WEB: Il Bodhi3’s Advanced White’s Lab diventa Internazionale!


E’ con grande piacere che da qualche giorno ho scoperto che il mio blog è addirittura citato in un forum RUSSO: REVIEWDETECTOR.RU !!!

In questo post:

http://reviewdetector.ru/index.php?showtopic=11308&st=40

Si fa appunto riferimento a:

на итальянском сайте по 15х12 интересные рассуждения и прога..” (segue il link del mio blog)

Che tradotto significa “Un sito italiano con informazioni interessanti e programmi per la SEF 15×12

Happy Soviet Hunting!
Bodhi3

TEST: In arrivo la prova delle White’s Deepscan DD 1400 8″x14″ e della Super 12″


Mentre mi preparo a stilare l’articolo della prima prova “sul campo” dello Spectra V3, avvenuta tra sabato e domenica, ho il piacere di annunciare che sono in arrivo, dopo essere state acquistate dall’amico del forum  Micciulino, le piastre White’s Eclipse DeepScan DD 1400 8″x14″ e la White’s Super 12″ .

La prima è una doppia D che darà il suo meglio nei terreni a mineralizzazione medio-alta e alta e la seconda è invece una bella “piastrona” concentrica da 300mm che promette ottime performance in terreni a mineralizzazione bassa e medio-bassa.

Restate sintonizzati!

Happy CoilTest Hunting!

Bodhi3

PS Di nuovo grazie a Stefano “Micciulino” per avermi anche concesso uno sconticino speciale “pro-matrimoniale”. 😀 😀 😀

THEORY+DFX+V3: Mono VS Multifrequenza


Facciamo un po’ di chiarezza sulla questione “Mono VS Multi Frequenza“…

Per capire meglio quando è preferibile usare una e quando tutte e tre le frequenze, è necessario sapere come il V3 (ma prima di lui il DFX) funziona in modalità multi frequenza.

Il brevetto White’s di Mark D. Rowan (“Method and apparatus for distinguishing metal objects employng multiple frequency interrogation” – US 6.879.161 B2) prevede che in caso di utilizzo di 2 o più frequenze, il trattamento dati avvenga sul cosiddetto segnale COMPOSITO ovvero ottenuto dalla combinazione degli “n” segnali rivenienti dalle “n” frequenze impiegate (nel caso DFX, n=2… in quello Spectra V3 n=3). Questa combinazione non è però una semplice somma dei segnali ma segue un interessante e intelligente algoritmo:

1)      Se il segnale è uguale per tutte le frequenze, IGNORA IL VALORE…
2)     Se il segnale è diverso, UNISCI I RISULTATI NEL SEGNALE FINALE COMPOSITO.

Perché questo sistema? Perché, come ho già trattato in un articolo riguardante la cosiddetta “signal subtraction”, si è notato che “PIU’ O MENO” tutte le frequenze reagiscono allo stesso modo nella parte NEGATIVA della scala VDI, ovvero in quella parte che riguarda la risposta a target ferrosi, ivi compresa la MINERALIZZAZIONE FERROSA DEL TERRENO!

Mmmm… Ma non è che questo sistema di combinazione dei segnali ha anche a che fare con il bilanciamento del terreno ? ESATTO!!! E’ proprio così! Se notiamo che le varie frequenze ritornano un segnale sempre “sostanzialmente” identico, al 99.9% significherà che abbiamo a che fare con un target ferroso o con il segnale riveniente dalla mineralizzazione ferrosa del terreno. Per contrastare appunto questo fenomeno (ovvero la mineralizzazione ferrosa) la White’s ha pensato ad un semplice “trucchetto”:

1)      Rileva la risposta alla mineralizzazione di ogni singola frequenza…
2)      Verifica che siano “più o meno” identiche…
3)      Allinea le risposte delle n frequenze e farle diventare uguali (SIGNAL SUBTRACTION!)
4)      Fa in modo che, in base all’algoritmo sopra indicato… Queste, dato che sono uguali, VENGANO IGNORATE!

Fermatevi un attimo a riflettere e vi renderete presto conto che questo tipo di gestione della multi-frequenza lega la SENSIBILITA’ del metal detector alla DIVERSITA’ DEL SEGNALE RIVENIENTE DALLE SINGOLE FREQUENZE UTILIZZATE. Più sono diverse le risposte, più il segnale composito evidenzierà il target rilevato.

Ahimè, il sistema di realizzazione del segnale composito non è immune da possibili problemi. Innanzitutto è sempre possibile che alcuni dati si perdano a causa della SOMMA CON ALGORITMO. Questo ovviamente pregiudicherà un l’efficienza della resa del multifrequenza in termini di sensibilità complessiva rispetto all’utilizzo in monofrequenza.  Secondo poi, a causa delle limitate risorse energetiche di cui il metal dispone, la potenza complessiva di trasmissione deve essere ripartita in modo uguale per le diverse frequenze, comportando poi, in fase di creazione del finale composito, un segnale in un certo senso “meno amplificato” .

Per farvi capire meglio cosa accade nel V3 e nel DFX, immaginate che la potenza massima COMPLESSIVA di trasmissione sia pari a PC=100%….

ATTENZIONE!!! I valori qui riportati non sono in valore assoluto ma sono espressi sottoforma di percentuale. Questo per dire che la potenza complessiva=100 del V3 non è uguale alla potenza complessiva=100 del DFX. E’ ben noto infatti che la quantità IN VALORE ASSOLUTO trasmessa dal V3 è ben superiore a quella del DFX!

Caso SPECTRA V3 MODALITA’ MONOFREQUENZA:

POTENZA FREQUENZA BASSA 2.5KHZ (PB) = 100/100
Oppure…
POTENZA FREQUENZA MEDIA 7.5KHz (PM) = 100/100
Oppure
POTENZA FREQUENZA ALTA 22.5KHz (PA) = 100/100
—–
POTENZA COMPLESSIVA: PB=PC=100 oppure PM=PC=100 oppure PA=PM=100

Caso DFX MODALITA’ MONOFREQUENZA:

POTENZA FREQUENZA BASSA 3KHz (PB) = circa 50-60/100
Oppure…
POTENZA FREQUENZA ALTA 15KHz (PA) = circa 50-60/100

POTENZA COMPLESSIVA: PB=PC=circa 50-60 oppure PA=PM=circa 50-60

Nota: Nel V3, in modalità Monofrequenza, TUTTA l’energia è riservata alla singola frequenza selezionata. In questo modo si otterrà il massimo risultato possibile per ogni tipologia avendo la possibilità di impiegare il 100% delle risorse senza alcun compromesso. Nel DFX invece, l’energia riservata alla singola frequenza è pari invece a circa il 50-60%. Ecco perché il DFX in modalità monofrequenza risulta MOLTO MENO performante rispetto alla stessa modalità per il V3.

Caso SPECTRA V3 MODALITA’ MULTIFREQUENZA:

POTENZA FREQUENZA BASSA 2.5KHZ (PB) = 33.3/100
POTENZA FREQUENZA MEDIA 7.5KHz (PM) = 33.3/100
POTENZA FREQUENZA ALTA 22.5KHz (PA) = 33.3/100

POTENZA COMPLESSIVA: PB+PM+PA=PC=100/100

Caso DFX MODALITA’ MULTIFREQUENZA:

POTENZA FREQUENZA BASSA 3KHz (PB) = 50/100
POTENZA FREQUENZA ALTA 15KHz (PA) = 50/100

POTENZA COMPLESSIVA: PB+PA=PC=100/100

Nota: La potenza complessiva è data dalla somma aritmetica delle tre frequenze che hanno, ognuna, un terzo delle risorse a disposizione. Va da se però che una segnale investigato con 1/3 della potenza non sarà MAI equivalente a quello riveniente dall’applicazione del 100% della potenza portando quindi ad una perdita di performance generale intorno al 5-10% (variabile a seconda del mutare di numerosi fattori). Ecco perché, sia per il DFX che anche per il V3, nel caso dell’utilizzo in Multi-frequenza avremo una performance, in termini di SENSIBILITA’ GENERALE, leggermente inferiore a quella ottenuta in monofrequenza. Dobbiamo però  ricordare che mentre il DFX può operare SOLO in “multi-frequenza con salt-compensate”, bilanciata contemporaneamente sia per mineralizzazione ferrosa che salina e, per questo, con un leggero calo di sensibilità globale, il V3 può lavorare sia in questa modalità sia in multi-frequenza “NO SALT” , bilanciata solo verso la mineralizzazione ferrosa e quindi con una migliore performance su terreni non salinizzati. Tutto ciò, oltre ad una scelta più oculata delle frequenze, una potenza in valore assoluto sensibilmente maggiore, la possibilità di avere un TX BOOST, una migliore gestione del segnale fanno risultare le performance GENERALI (sia in mono che in multifreq) del V3 nettamente superiori a quelle del già ottimo DFX.

Ribadisco però, e con questo concludo, che in ogni modo la sensibilità del V3 (e anche del DFX) risulta migliore in monofrequenza che in multifrequenza. Discorso invece assai diverso è la qualità della discriminazione tra i due modi operativi. Rimando ad un prossimo articolo l’approfondimento di questo aspetto.

Happy MonoVsMulti Hunting!

Bodhi3

TEST: Spectra V3 – Introduzione (Prima Parte)


Inizio oggi, ufficialmente, la prova e recensione del prodotto top di gamma della White’s: lo SPECTRA V3. In ossequio a quanto deciso di comune accordo nel forum MARCHE, voglio subito precisare che questo modello è stato gentilmente messo a disposizione da ELECTRONICS COMPANY (www.mediaelettra.com), distributore ufficiale White’s per l’Italia. Ribadiamo per l’ennesima volta, che la prova è eseguita a titolo gratuito, che non ci sono legami di nessun tipo tra l’autore e la ditta fornitrice e che il metal verrà puntualmente restituito al termine del periodo di prova.

Iniziamo…

Per gli amanti dell’aneddotica, il modello all’inizio si chiamava “Vision” e ne furono perfino prodotti diversi esemplari (alcuni sono anche stati venduti) prima che, a causa di un conflitto di marchi con un altra azienda, la ditta di Sweet Home, Oregon decidesse di modificare il nome in “Spectra V3” in onore dello Spectragraph (lo spettrografo che è implementato nel software) e delle 3 frequenze operative del MD. Per mio piacere personale, ogni tanto chiamerò questo modello anche “Vision” come tributo del suo ideatore originale: Mark D. Rowan (ex ingegnere capo della White’s e disegnatore di XLT e DFX)

Sono ormai pochi a non sapere che lo Spectra è una macchina VLF multi-frequenza che può operare con 3 frequenze operative contemporaneamente o le può utilizzare in maniera individuale: 2.5 KHz, 7.5 KHz e 22.5 KHz. Per i più smaliziati aggiungerò che si tratta di un multi-frequenza “vero” che opera nel Frequency-Domain con onda quadrata e con analisi del ritardo di fase  dell’onda ricevuta.

L’analisi congiunta è effettuata anche in questo modello (come per il DFX) secondo gli algoritmi “BEST DATA” e “CORRELATE”. Maggiori approfondimenti su questi due modi di analizzare i dati sono reperibili in uno dei miei più recenti articoli. Aggiungo solo che in questo modello è stata ulteriormente prevista una modalità multifrequenza chiamata “SALT COMPENSATE” che ottimizza ulteriormente la gestione della mineralizzazione salina.

Dopo questa prima veloce introduzione… bhè passiamo alla pratica!

Ho finalmente iniziato a “giochicchiare” con la macchina.

In attesa di uscire sul campo mi sono divertito a smanettare un po’ con i vari menù. Devo dire che non è poi così complicato come ho sentito dire!

Ovvio che chi già conosce macchine come DFX o XLT si troverà molto avvantaggiato, ma anche chi proviene da altre marche non farà una grossa fatica ad essere subito operativo e con una macchina settata a puntino. D’altronde tutti noi utilizziamo un PC e posso assicurarvi che, per farlo funzionare, mettiamo in pratica delle procedure molto più complicate di quelle necessarie per operare con successo il Vision.

Innanzitutto un applauso per la scelta dell’LCD Sharp! E’ veramente di ottima fattura e garantisce ottima visibilità da un ampia angolazione. Ho avuto la fortuna di partecipare ad un congresso (Lo SHARP Innovation Forum) vicino a Monaco di Baviera 3 anni fa dove fu presentato proprio il prototipo del modello che poi la White’s ha implementato nel V3. E’ anche abbastanza robusto, ottima scelta Ken!

La pulsantiera è di tipo piatto (tipo Minelab) con leggeri rilievi e serigrafie ben visibili. Così si protegge piuttosto efficacemente i delicati circuiti presenti nel Display Box da fango e umidità eccessiva. Mi piace anche la disposizione e io che ho dita non troppo lunghe, non ho trovato difficoltà a raggiungere tutti i tasti abbastanza comodamente.

Il classico “grilletto” White’s è sempre presente. Si tratta del solito interruttore di metallo a tre posizioni inserito sotto il display e raggiungibile con l’indice della mano che regge il metal.

Come nei modelli precedenti, questo grilletto svolge varie funzioni. In posizione centrale mette la macchina in modalità “Ricerca”.

Tirandolo, se siamo in “Ricerca” passeremo alla modalità PINPOINT, mentre servirà per uscire dai menù come una specie di tasto ESC del computer.

Questa modalità, a differenza per esempio del DFX, visualizza delle barre colorate (in tempo reale!) che corrispondono alla intensità di rilevazione delle tre frequenze del V3 (2.5 KHz, 7.5 KHz e 22.5 KHz). Se tiriamo il grilletto e poi togliamo pressione, esso ritornerà naturalmente nella posizione centrale di “ricerca”.

Se invece spingiamo in avanti il grilletto, esso rimarrà bloccato in avanti fino al nostro successivo richiamo. In questo caso verrà attivata la modalità “ANALYSIS SCREEN”: una vera esclusiva del V3, che permette una analisi visiva-grafica della risposta delle tre frequenze al target rilevato per mezzo di curve (tipo gobbe di dromedario o con altre forme) che ci daranno informazioni preziosissime, tra cui anche la dimensione stimata dell’oggetto e che, durante le nostre prove, studieremo nel dettaglio.

La cuffia wireless si attiva premendo semplicemente un bottone e si spegne automaticamente quando spegniamo il V3. Ottimo! Così non rischiamo di consumare le batterie nel caso le dimenticassimo accese. Si sentono molto bene e non ho notato alcun ritardo tra il rilevamento e la segnalazione. E’ prevista anche la possibilità di utilizzare cuffie a filo, come al solito inserendo il jack da 6 mm nel retro del control box. Per la cronaca, il foro è protetto da un comodo tappino in plastica che impedisce alla polvere di entrare. L’appena citato control box è sempre, nella tradizione White’s, di alluminio ergal, molto robusto e resistente agli urti e alle cadute.

Ad occhio mi sembra un pochino più piccolo in lunghezza di quello del mio DFX. Il poggia gomito è sempre regolabile e vengono forniti in dotazione i due sticker imbottiti da applicare. Il look complessivo non è cambiato affatto rispetto al DFX ai suoi predecessori… C’è a chi piace e c’è chi lo trova oramai un po’ “vecchiotto” e fuori moda… Mah…

La piastra di serie è la White’s D2 da 10” doppia D. Un prodotto veramente pregevole già sperimentato in passato sulle macchine DFX/MXT/M6 e che ora è stato prodotto in versione “V” in grado quindi di operare con efficacia anche con la frequenza 22.5KHz e con il famoso “TX BOOST” (Amplificazione del segnale trasmesso) attivo. Dato che è una DD, darà ovviamente il meglio di se con i terreni a mineralizzazione media e medio alta. Ovviamente è possibile montare altre piastre per ottenere performance ancora migliori a seconda del terreno.

Finito di montare, il Vision si presenta ben bilanciato. Sicuramente è un po’ più pesante nel “retrotreno” rispetto al DFX per causa del display LCD di maggiori dimensioni. Comunque si tratta di un peso sostenibilissimo per chiunque.

Da quello che avevo letto, la Piastra D2 10” doveva sembrare più pesante e invece non ho notato una drammatica differenza rispetto alla Eclipse 950 standard del mio DFX. Probabilmente molto del merito è dovuto al differente gioco di bilanciamento della macchina.

Le finiture complessivamente sono eccellenti. La qualità si vede e si percepisce molto bene. D’altronde, dato il costo, non mi sarei accontentato di meno. La sensazione è di un metal molto robusto e capace di resistere ad un utilizzo anche poco delicato.

L’alimentazione è demandata ad un blocco batteria ricaricabile al NiMH (incluso nella confezione con tanto di caricabatterie) o da un blocco di batterie alcaline (nella confezione è incluso il portapile). Cercherò prossimamente di stimare la durata delle pile a seguito di un utilizzo normale e lo pubblicherò immediatamente.

Per oggi mi fermo qui…

Nella prossima parte inizieremo l’esplorazione delle funzionalità del V3 a partire dai suoi programmi di fabbrica.

Vi lascio solo con una chicca…

Ieri sera accendo il V3 nel mio studio, carico il programma HI-PRO, imposto il Gain a 15 (su 15) e la Sensitivity a  93 (su 100), il TX BOOST su ON, il Filtro Ground a 5.0Hz e la Monofrequenza a 22.5KHz… Risultato? Metal stabile e una moneta da 1 euro sentita PERFETTAMENTE a 44 cm!

E non ci ho perso più di 30 secondi… con ulteriori “smanettamenti” ho la sensazione che si possa fare anche meglio…

Happy StayTuned Hunting!

Bodhi3

TEST+OTHER: Prossima Prova… FISHER LABS F2!


Sono veramente lieto di annunciare che il mio appello ai venditori /distributori è stato prontamente ascoltato!

La GEOTEK CENTER (www.geotekcenter.it), che ringrazio per la disponibilità, mi ha inviato in prova l’Entry Level digitale della Fisher Labs: il modello F2.

Ecco una breve scheda tecnica fornita dal costruttore:

FREQUENZA OPERATIVA: 5,9 KHz
RICERCA DI TIPO: Motion
BILANCIAMENTO DEL TERRENO: Automatico
RICERCA IN: Discriminazione
RICERCA IN: All metal
RICERCA IN: Discriminazione variabile
REGOLAZIONE SENSIBILITÁ: Si
REGOLAZIONE DISCRIMINAZIONE: Si
REGOLAZIONE VOLUME: Si
REGOLAZIONE SOGLIA: Si
SURFACE ELIMINATION: No
SALT ELIMINATION MODE: No
PINPOINT: Si
PROGRAMMI PRE-IMPOSTATI: No
INDICAZIONE PROFONDITÁ: Si
INDICAZIONE TIPO DI METALLO RILEVATO: Si
TONI DI RILEVAZIONE: 4
UNITÁ DI ELABORAZIONE: Microprocessore
DISPLAY: LCD
BOX COMANDI: ABS
PIASTRA DI RICERCA: da 8″ (203,2 mm)da 4″ (101,6 mm)
TIPO DI PIASTRA: Ragno
COPRI PIASTRA: No
ALTOPARLANTE INTERNO: Si
ALIMENTAZIONE: 2 pile da 9 Volt
CARICA BATTERIE: No
AUTONOMIA: Circa 35 -50 ore
SEGNALE BATTERIE SCARICHE: Si
BATTERIE RICARICABILI: No
PRESA CUFFIE: Si ¼”
CUFFIE: Si
ASTE SCOMPONIBILI: Si – 3 parti
LUNGHEZZA: 115 – 137cm
SACCA HIPMOUNT: No
BORSA DI TRASPORTO: No
PESO: 1,150Kg
ISTRUZIONI IN: Italiano e Inglese
ISTRUZIONI VIDEO: No
GARANZIA: 2 anni

Si presenta quindi come un concorrente del leggendario ACE 250.

Compatibilmente con le prove dello Spectra V3 farò del mio meglio per una prova rigorosa del “Piccolino” della Fisher… Pregi e Difetti… Prove finalmente “Senza Veli”…

Restate sintonizzati…

Happy Fisher Hunting!
Bodhi3


THEORY: Frequenze operative, Bilanciamento, VDI e Effetto “WRAP”


Partiamo innanzitutto da un assunto. Sostanzialmente, in condizioni di media ed elevata mineralizzazione, la sensibilità di un metal ad alta frequenza (22.5KHz) e a bassa frequenza (2.5KHz) non è poi tanto diversa, se parliamo di target della grandezza di una normale moneta.

La maggiore INefficienza delle frequenze alte in contesti ad alta mineralizzazione è non tanto legato alla frequenza in se, quanto al sistema di bilanciamento del terreno.

Se mettiamo a confronto la risposta in segnale di due frequenze, esempio 2.5 e 22.5KHz vedremo che, segnalando una moneta tipo 1 euro, la prima frequenza produrrà un certo VDI, la seconda un VDI più alto.
Questa differenza, E IN QUESTO ORDINE, ci sarà sempre per i metalli non ferrosi. Cosa sta a significare? Significa semplicemente che, confrontando varie frequenze rispetto allo stesso target NON ferroso, la FREQUENZA PIU’ ALTA produrrà sempre (o quasi) il VDI PIU’ ALTO ovvero “PIU’ VICINO AL FONDO SCALA DEI NON-FERROSI”.

Normalmente uno immagina la scala dei VDI come un segmento che va da sinistra a destra. Di solito a sinistra mettiamo i TARGET FERROSI e a destra i NON FERROSI (possiamo anche invertire…non cambia nulla… il ragionamento è identico).

Di solito immaginiamo per comodità che questo segmento sia fatto così…

VDILinear

Ora,come dicevo prima, utilizzando 2 frequenze, una bassa (2.5KHz) e una alta (22.5KHz) su un target NON ferroso, la tendenza sarà che la 2.5 darà un certo VDI, diciamo VDI=+75 mentre la frequenza 22.5KHz darà un VDI=+85 (i valori sono volutamente un po’ esagerati ai fini della spiegazione).

Come vedete dal grafico, il VDI della 22.5 è molto più vicino di quello della 2.5 al margine superiore della scala VDI (+95) ovvero la massima NON FERROSITA’.
Bhè, direte voi, che problema c’è?

Il problema è che la scala VDI non andrebbe pensata in questo modo!

Ricordiamoci sempre che il VDI (Visual Discrimination Indication) è legato al parametro di ritardo di fase tra onda trasmessa e onda riveniente dall’interazione con il target che è appunto “RITARDATA” rispetto all’originale.

La scala VDI andrebbe pensata come circolare, non come lineare. Con l’estremo negativo che tocca il positivo, in questo modo…

 

vdiwheel

Cosa accade pensando alla scala VDI in questo modo e che relazione c’è con i dati VDI indicati prima?

Semplice…

Più ci si avvicina all’estremo positivo +95, più ci avvicineremo (proprio grazie alla circolarità) all’estremo -95…

E COSA C’E’ DI SOLITO VICINO A VDI=-95 ????

Ve lo dico io… Il VDI COLLEGATO ALLA MINERALIZZAZIONE DEL TERRENO!!!

Ci siamo quasi…

Voi potrete rispondere… ECCHISSENEFREGA!!! Ma fareste un grave errore!
Dato che il Metal, dopo aver individuato il punto VDI riveniente dal terreno attraverso il bilanciamento tenderà a rendere MENO SENSIBILE se stesso proprio li intorno,la DESENSIBILIZZAZIONE passerà anche dai valori -93, -94, -95 ai VALORI POSITIVI +95, +94, +93 e così via… Ovvero “SALTERA’ IL FOSSO” tra FERROSO E NON FERROSO!!!

Capite quindi che più il nostro target sarà lontano dall’estremo positivo +95 meno sarà penalizzato dall’abbattimento legato al bilanciamento del terreno!

Ecco perchè le frequenze più basse “TENDONO” a comportarsi meglio in condizioni di elevata mineralizzazione e quelle più alte invece “TENDONO” a comportarsi meglio in condizioni di bassa mineralizzazione.

Ho scritto appositamente “TENDONO” perchè questo è il comportamento “GENERALE” dei metal. Va da se che ci siano alcuni metal (Il GMP è uno di quelli) che hanno adottato tutta una serie di sistemi hardware e software per contrastare tale effetto mediante piastre DD, “normalizzazione” della scala VDI, gestione efficiente dei filtri pur se operano a frequenze che, per la loro stessa natura, incontrano più difficoltà a causa dei sistemi ordinari di bilanciamento del terreno.

Happy BalanceVsFreq Hunting!
Bodhi3

PS Scusate per l’orripilante primo grafico… Sono in ufficio e ho solo il Paint di Windows. Il secondo grafico invece è (c) di Jeff Foster

V3: E’ arrivato il White’s SPECTRA V3!


Ragazzi!
Una grande notizia!

Stefano Morsiani, titolare della Electronics Company, mi ha gentilmente messo a disposizione per un po’ di tempo uno White’s Spectra V3.

Ringrazio ovviamente il Sig. Morsiani per la cortese disponibilità.

Da oggi iniziano i test e le prove!!!

Verranno evidenziati i PRO e i CONTRO di questa complessa macchina White’s.

Aggiungo inoltre che, sempre da oggi, il nome completo del blog sarà…

“Bodhi3’s Advanced White’s DFX and SPECTRA V3 Italian Research Lab”

Restate sintonizzati!

Happy Vision Hunting!
Bodhi3

V3: Monofrequenza VS Multifrequenza…


Il V3, come il DFX,  può operare sia con tutte e tre (il DFX due) le frequenze insieme che in monofrequenza. Inoltre permette di utilizzare le tre frequenze contemporanee con la funzione “SALT COMPENSATE” (nel DFX non è un opzione separata) che, grazie alla “sottrazione del segnale” di cui ho spesso parlato nel blog,  rende il metal molto più performante in battigia e in acqua di mare.

Per quanto riguarda invece l’uso in mono-frequenza dello SPECTRA V3, ecco le peculiarità di ognuna:

2.5 kHz – Garantisce una sensibilità migliore ai metalli ad alta conduttività come argento e rame. E’ anche la migliore soluzione per operare in condizioni di alta mineralizzazione a causa delle peculiarità del sistema di bilanciamento del terreno. Chi mi legge sa di cosa parlo…

7.5 kHz – E’ la migliore frequenza “tutto fare”. Non predilige una tipologia particolare ma da buoni risultati un po’ con tutto.

22.5 kHz – Questa è la frequenza che dovremmo utilizzare se cerchiamo oggetti minuti (piccoli gioielli, fiocchi d’oro etc) e per i metalli a bassa conduttività come alluminio e nickel. E’ la frequenza che si dimostra più efficiente in condizioni di mineralizzazione bassa . Per chi volesse approfondire la relazione tra alte frequenze e oggetti sottili suggerisco di rileggere il mio post :  DFX – Oggetti sottili, 15KHz, Legge di Lenz e Skin Effect

Possiamo inoltre aggiungere che i V3 possono operare in Multifrequenza nelle modalità analitiche BEST DATA o CORRELATE. Cosa significa? E’ presto detto.

1) BEST DATA: il Metal trasmette le frequenze, riceve ed analizza le frequenze rivenienti dal target e sceglie la risposta MIGLIORE (BEST, nel senso di maggiore energia) tra queste per identificare il target. Questo algoritmo si basa proprio sulla migliore predisposizione delle varie frequenze ai vari tipi di target.

2) CORRELATE MODE: Il Metal trasmette sempre le tre frequenze, riceve ad analizza le frequenze rivenienti dal target, LE CONFRONTA FRA LORO e, se non sono sostanzialmente CONCORDANTI (in base ad una funzione di normalizzazione), decide che il target va ignorato e non da la segnalazione. Questa modalità è davvero eccezionale quando si opera in terreni infestati dal ferro dove le segnalazioni non si concentrano effettivamente su un preciso VDI ma tendono ad “aprirsi a ventaglio” in forma pseudo-casuale. E’ appunto questa pseudo-casualità che produce, quando il V3, analizza i dati, la NON CONCORDANZA che permette di “domare” questo tipo di contesti di ricerca. In altre parole, in caso di “sparpagliamento” dei dati, il metal, grazie al CORRELATE, capisce che ciò che lo ha provocato al 99.9% è ferro e quindi SOPPRIME la segnalazione. Ulteriore finezza della macchina White’s è la possibilità di regolare la “granularità” di questo “addomestica-ferro” attraverso la funzione SPAN che da modo di settare il detector in modo che sia più o meno tollerante.

Concludendo, l’utilizzo della Monofrequenza è preodinato al raggiungimento della massima performance di profondità e sensibilità PER TIPOLOGIA DI METALLO E/O LIVELLO DI MINERALIZZAZIONE anche grazie al completo sfruttamento della potenza di trasmissione e di calcolo in maniera esclusiva. L’uso della Multifrequenza invece è più indicato per raggiungere l’eccellenza in termini di identificazione e discriminazione, nonchè per la gestione efficace dell’inquinamento da ferro e della mineralizzazione da sale marino (se attiviamo il SALT COMPENSATE)

Happy Rowan Hunting!
Bodhi3

TEST: Seconda prova Garrett ACE 250 VS Collanina d’oro da 4 grammi


Dopo essermi confrontato con l’amico NUMES che riportava valori diversi di rilevazione della catenina da 4 grammi (la sua è da 4.7 per 50cm) ho avuto il sospetto che le batterie utilizzate nella prima prova (nuove, di produzione cinese) potessero aver avuto un ruolo determinante. Ho provveduto quindi a rieffettuare il test con delle Duracell ULTRA nuovissime. Ecco i risultati…
Nota: Tra parentesi l’incremento rispetto alla prima prova.

Metal Detector: ACE 250
Settaggio: All Metal
Sensitivity: Massima
Target: Collanina in oro a maglia fina – Peso 4g
Location: Giardino di casa mia
Terreno: Mineralizzato (Valore 4.0 su 13.5 della Scala Jeff Foster)
Pile: Duracell ULTRA Nuove

Test in Aria
————–
Test “A”: Collanina aperta e distesa:
Segnale dubbio altalenante tra 2°-3°-4° tacca (Metallo Ferroso)
Distanza Massima Coerente (più del 75% di segnalazioni valide): 3.5 cm (+1.5cm)
Distanza Massima Assoluta (almeno il 30% di segnalazioni valide): 4.0 cm (+1.5cm)

Test “B”: Collanina chiusa e disposta “a binario”
Segnale dubbio altalenante tra 3°-4° tacca (Metallo Ferroso)
Distanza Massima Coerente (più del 75% di segnalazioni valide): 4.5 cm (+1 cm)
Distanza Massima Assoluta (almeno il 30% di segnalazioni valide): 5.5 cm (+1.5 cm)

Test “C”: Collanina chiusa e appallottolata
Segnale dubbio altalenante tra 3°-4° tacca (Metallo Ferroso)
Distanza Massima Coerente (più del 75% di segnalazioni valide): 4.5 cm (+1 cm)
Distanza Massima Assoluta (almeno il 30% di segnalazioni valide): 6.0 cm (+1.5cm)

Test Appoggiata a Terra
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Test “A”: Collanina aperta e distesa:
Segnale dubbio altalenante tra 1°-2°-3° tacca (Metallo Ferroso)
Distanza Massima Coerente (più del 75% di segnalazioni valide): 3.0 cm (+1.5 cm)
Distanza Massima Assoluta (almeno il 30% di segnalazioni valide): 5.0 cm (+2.5cm)

Test “B”: Collanina chiusa e disposta “a binario”
Segnale dubbio altalenante tra 1°-2° tacca (Metallo Ferroso)
Distanza Massima Coerente (più del 75% di segnalazioni valide): 4.0 cm (+2.0 cm)
Distanza Massima Assoluta (almeno il 30% di segnalazioni valide): 5.0 cm (+2.5 cm)

Test “C”: Collanina chiusa e appallottolata
Segnale dubbio altalenante tra 1°-2°-3° tacca (Metallo Ferroso)
Distanza Massima Coerente (più del 75% di segnalazioni valide): 4.0 cm (+2.0 cm)
Distanza Massima Assoluta (almeno il 30% di segnalazioni valide): 5.5 cm (+3.5 cm)

Test Sotto Terra
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Test “A”: Collanina aperta e distesa:
Segnale solido 1° tacca (Metallo Ferroso)
Distanza Massima Coerente (più del 75% di segnalazioni valide): 1.5 cm (+0.5 cm)
Distanza Massima Assoluta (almeno il 30% di segnalazioni valide): 2.5 cm (+1.0 cm)

Test “B”: Collanina chiusa e disposta “a binario”
Segnale dubbio altalenante tra 1°-2° tacca (Metallo Ferroso)
Distanza Massima Coerente (più del 75% di segnalazioni valide): 2.0 cm (+1.0 cm)
Distanza Massima Assoluta (almeno il 30% di segnalazioni valide): 2.5 cm (+1.0 cm)

Test “C”: Collanina chiusa e appallottolata
Segnale dubbio altalenante tra 1°-2° tacca (Metallo Ferroso)
Distanza Massima Coerente (più del 75% di segnalazioni valide): 2.5 cm (+1.0 cm)
Distanza Massima Assoluta (almeno il 30% di segnalazioni valide): 3.5 cm (+1.5 cm)

Conclusioni del secondo test:
Pur se con la sostituzione delle pile si sono notati incrementi di profondità da 0.5 a 3.5 cm nei test in aria e appoggiata al terreno, l’incremento medio con la catenina sotterrata è risultato molto più contenuto (tra 0.5 e 1.5 cm) e l’identificazione è comunque totalmente errata. Confermo quindi quanto sostenuto nelle conclusioni della prima prova ribadendo l’effettivo fallimento del test in condizioni di ricerca reali.

Happy BetterButStillNoGO Hunting!
Bodhi3

TEST: Garrett ACE 250 e catenine d’oro da 4 grammi…


Alcuni giorni fa, nel Forum Metal Detector Marche, qualche amico mi ha chiesto la gentilezza di effettuare un test rigoroso per verificare la capacità del Garrett ACE 250 di rilevare catenine sottili in oro.

Pubblico di seguito l’esito della prova e le mie considerazioni finali.

Metal Detector: ACE 250
Settaggio: All Metal
Sensitivity: Massima
Target: Collanina in oro a maglia fina – Peso 4g
Location: Giardino di casa mia
Terreno: Mineralizzato (Valore 4.0 su 13.5 della Scala Jeff Foster)

Test in Aria
Test “A”: Collanina aperta e distesa
Segnale dubbio altalenante tra 2°-3°-4° tacca (Metallo Ferroso)
Distanza Massima Coerente (più del 75% di segnalazioni valide): 2.0 cm
Distanza Massima Assoluta (almeno il 30% di segnalazioni valide): 2.5 cm

Test “B”: Collanina chiusa e disposta “a binario”
Segnale dubbio altalenante tra 3°-4° tacca (Metallo Ferroso)
Distanza Massima Coerente (più del 75% di segnalazioni valide): 3.5 cm
Distanza Massima Assoluta (almeno il 30% di segnalazioni valide): 4.0 cm

Test “C”: Collanina chiusa e appallottolata
Segnale dubbio altalenante tra 3°-4° tacca (Metallo Ferroso)
Distanza Massima Coerente (più del 75% di segnalazioni valide): 3.5 cm
Distanza Massima Assoluta (almeno il 30% di segnalazioni valide): 4.5 cm

Test Appoggiata a Terra

Test “A”: Collanina aperta e distesa
Segnale dubbio altalenante tra 1°-2°-3° tacca (Metallo Ferroso)
Distanza Massima Coerente (più del 75% di segnalazioni valide): 1.5 cm
Distanza Massima Assoluta (almeno il 30% di segnalazioni valide): 2.5 cm

Test “B”: Collanina chiusa e disposta “a binario”
Segnale dubbio altalenante tra 1°-2° tacca (Metallo Ferroso)
Distanza Massima Coerente (più del 75% di segnalazioni valide): 2.0 cm
Distanza Massima Assoluta (almeno il 30% di segnalazioni valide): 2.5 cm

Test “C”: Collanina chiusa e appallottolata
Segnale dubbio altalenante tra 1°-2°-3° tacca (Metallo Ferroso)
Distanza Massima Coerente (più del 75% di segnalazioni valide): 2.0 cm
Distanza Massima Assoluta (almeno il 30% di segnalazioni valide): 2.5 cm

Test Sotto Terra
Test “A”: Collanina aperta e distesa
Segnale solido 1° tacca (Metallo Ferroso)
Distanza Massima Coerente (più del 75% di segnalazioni valide): 1.0 cm
Distanza Massima Assoluta (almeno il 30% di segnalazioni valide): 1.5 cm

Test “B”: Collanina chiusa e disposta “a binario”
Segnale dubbio altalenante tra 1°-2° tacca (Metallo Ferroso)
Distanza Massima Coerente (più del 75% di segnalazioni valide): 1.0 cm
Distanza Massima Assoluta (almeno il 30% di segnalazioni valide): 1.5 cm

Test “C”: Collanina chiusa e appallottolata
Segnale dubbio altalenante tra 1°-2° tacca (Metallo Ferroso)
Distanza Massima Coerente (più del 75% di segnalazioni valide): 1.5 cm
Distanza Massima Assoluta (almeno il 30% di segnalazioni valide): 2.0 cm

Conclusioni:
Dall’esperienza fatta in situazioni controllate posso tranquillamente affermare che in ordinarie condizioni di ricerca l’ACE 250 non potrebbe garantire alcuna affidabilità nel rilevare correttamente tale tipologia di target. Con una normale velocità di spazzolata le possibilità concrete di segnalazione “solida e ripetibile” sono alquanto aleatorie. A ciò va aggiunto che IN NESSUN CASO la macchina ha dato indicazioni affidabili sulla reale natura del metallo riportando sostanzialmente valori che passano dalla 1° alla 3° tacca e solo raramente ha indicato i 5 US Cents (4° tacca, inizio oro).
Concludendo, pur se lo strumento è effettivamente in grado di segnalare questo target, anche se i maniera totalmente inaffidabile e di scarsa praticità in contesti reali, posso affermare con una certa convinzione che il test di rilevazione di una catenina sottile (4 grammi) con ACE 250 è sostanzialmente FALLITO.

Happy NoGO Hunting!
Bodhi3

TEST: DeepTech Vista RG 750 (Prima Parte)


Come preannunciato sul forum MARCHE, dopo alcuni veloci test “in aria”, ho effettuato la prima uscita di ricerca con il DeepTech Vista RG 750. Prima di entrare nel dettaglio, penso si utile una breve presentazione di questo prodotto con una agile schedina tecnica:

Marca: DEEPTECH
Modello: Vista RG 750
Paese d’origine: Bulgaria
Tecnologia di Ricerca: VLF
Frequenza Operativa: 8,6 KHz
Piastra in Dotazione: 11” Doppia D Widescan
Metodo di rilevazione:  Motion Discrimination + Motion All-Metal (selezionabile con switch)
Metodo di segnalazione acustica: Mono-tono
Suono di Soglia: NO (Silent Search)
Metodo di segnalazione visiva: Nessuno
Sistema di Bilanciamento terreno: Manuale
Regolazione della Sensibilità: Manuale
Sistema di Discriminazione: Tradizionale Lineare
Metodo di Regolazione Discriminazione: Manuale
Pinpoint: NO
Profondimetro: NO
Connettore Cuffia: SI – Jack da 6.5mm
Altoparlante: SI
Batterie: 4xMinistilo 1.5V da inserire nel box sotto il gomito
Durata Batterie: 20-25 ore (dato fornito dal costruttore)
Segnalazione Batterie Esaurite: Led luminoso + Segnale Acustico
Materiale Control Box: Plastica
Materiale Battery Box: Plastica
Materiale Poggia Gomito: Plastica
Materiale Asta Finale: Fibra
Materiale Asta Mediana: Metallo (alluminio?)
Materiale Asta Control Box + Sotto Avambraccio: Metallo (alluminio?)
Sistema di bloccaggio Aste: Bottoni a molla + Ghiere di serraggio (in plastica)
Peso complessivo: Circa 1.4 Kg

Dopo questa carrellata di dati passiamo ad una descrizione qualitativa di questo strumento.

Quando la scatola mi è arrivata a casa, sollevandola ho avuto la sensazione che fosse quasi vuota tanto è leggero questo metal. Aprendola mi sono trovato di fronte a pochi pezzi e ad minuscolo manualino di istruzione (in inglese). Osservando attentamente la fattura ho avuto una sensazione di “artigianalità” del tutto. La resinatura della piastra è stata evidentemente effettuata a mano e la finitura dell’asta finale in fibra è tutt’altro che perfetta. Ma non mi sono lasciato ingannare da queste considerazioni iniziali ed ho proceduto rapidamente al montaggio del Metal che, anche senza ricorrere alle istruzioni, è piuttosto semplice. Unica nota stonata è legata al box batterie (situato sotto l’arm-rest) che richiede di svitare ben 4 viti per aprirlo ed accedere al vano. Mmm… Mi immagino durante una ricerca… con il metal che segnala le batterie esaurite… e l’eco delle mie parolacce per aver dimenticato il cacciavite a casa!!! Spero che in una prossima produzione venga adottato il sistema a incastro per semplificare la sostituzione delle pile.

Il metal si dimostra molto leggero e ben bilanciato. Le due ghiere di serraggio delle aste danno ulteriore solidità all’ancoraggio tramite bottone a molla. Tutto sommato la sensazione è di discreta robustezza. Ho notato la mancanza della striscia di tela pesante con velcro che blocca l’avambraccio all’arm-rest e che io trovo molto comoda e che permette di faticare meno durante le lunghe spazzolate. Peccato… un piccolo accorgimento che avrebbe fatto comodo.

La piastra da 11” (doppia D) è rotonda di tipo aperto (è possibile vedere il terreno sottostante), e piuttosto robusta. Dato che nella confezione non è presente un copri piastra, raccomando a tutti l’acquisto onde evitare graffi alla resinatura posta nella parte inferiore e che, al tatto, sembra abbastanza morbida. Per questi miei test mi sono arrangiato proteggendola con abbondante nastro adesivo che, come tutti sanno, non inficia le performance del metal.

I miei primi test “in aria” , già pubblicati nel forum,  mi fornivano indicazioni di potenza di rilevazione assolutamente interessanti e che, ovviamente, mi hanno spinto a cercare conferme sul terreno.

Il primo luogo di test “live” è stato un terreno composto da terriccio e sabbia, a bassa mineralizzazione, sulle rive di un fiume. Il Metal si accende ruotando il pomello della Sensitivity che va ruotato poi fino a raggiungere il massimo possibile senza che ci sia produzione di falsi segnali. Il bilanciamento manuale è avvenuto in pochi secondi “pompando” la piastra in su e in giù mentre si agisce sull’apposito pomello. Devo dire che, specie le prime volte, è necessario fare alcune prove per trovare la giusta “gradualità” nel ruotare il pomellino e individuare la corretta posizione. Non bisogna dimenticare che questo metal è di tipo “SILENT SEARCH” (senza suono di soglia) e quindi risultà un po’ più difficile calibrarlo correttamente.  Il rischio maggiore è quello di sovra-bilanciarlo un pochino perdendo un po’ di sensibilità. La mia raccomandazione è quella di, dopo aver effettuato il bilanciamento, poggiare una moneta in terra e verificare la distanza di rilevazione una prima volta. Ora diminuite un pochino il bilanciamento e verificate se la distanza è ancora la stessa o se è aumentata o diminuita.

Dato che la discriminazione è legata alla posizione di un terzo pomello, sarà necessario, per ottenere i migliori risultati, fare qualche prova con target-campione per individuare le corrette posizioni del potenziometro. Personalmente, essendo abituato a metal detector con display, all’inizio mi sono sentito un po’ spaesato ed ho avuto costantemente il timore di aver settato il MD in maniera troppo rigida in termini di discriminazione. Ciò, inevitabilmente, mi ha portato ad abbassare un pochino la soglia, aumentando si la profondità generale, ma anche perdendo in qualità di discriminazione. La potenza pura di questo metal è ovviamente il suo punto di forza: il primo target non ferroso rilevato (una pezzo di carta stagnola appallottolata) è stato estratto a ben 45 cm di profondità! Nel corso delle prove ho estratto altri target validi delle dimensioni di una comune moneta a profondità che andavano dai 15 ai 30 cm. La mancanza di un pin-point ahimè si fa sentire, specie ad uno come me abituato a quello chirurgico del DFX.

L’RG 750 si è dimostrato parecchio sensibile anche agli anelli degli strappi di lattina. Se non settate opportunamente la discriminazione, potrete rilevarli a profondità davvero notevoli.

Dopo questo primo test “fluviale” mi sono spostato nel locale parco pubblico dove, di solito, metto alla prova le macchine in condizioni di elevato inquinamento metallico, target sostanzialmente superficiali e spazzolata ampia grazie all’erbetta rasata.

Rieffettuo il bilanciamento del terreno (va detto che la macchina, dopo che si effettua il primo bilanciamento, tende a rimanere abbastanza stabile per un bel po’ di tempo) e inizio a spazzolare.

Le condizioni del terreno sono cambiate radicalmente. La terra è molto più mineralizzata (4.0 su 13.5 della scala di Jeff Foster con 0 Massima Mineralizzazione e 13.5 Minima Mineralizzazione) e ci sono tantissimi frammenti di metallo (ferrosi e non ferrosi) che inquinano la ricerca.

Dopo aver ricordato che questo metal è un motion-monotono, va detto che i target “buoni” vengono segnalati con un suono più pieno e rotondo, mentre quelli vicini al punto di discriminazione sono leggermente più sincopati, crepitanti o con un piccolo “schiocco” all’inizio dell’emissione sonora. Ahimè durante queste prove ho avuto la conferma di un fastidioso effetto che si era già manifestato durante i pre-test in casa e nel mio giardino.

Con sistematicità evidente, i target superficiali (diciamo entro i primi 5-7 cm) vengono segnalati con un doppio beep. Il primo viene emesso sostanzialmente in corrispondenza del target, il secondo, di pari intensità, è come se fosse una eco del primo. La spiegazione tecnica di questa doppia segnalazione è legata al fatto che la finestra di campionamento del segnale, messa in correlazione con la velocità di spazzolata, fa si che la piastra non abbia il tempo di superare completamente il target dando luogo ad una nuova segnalazione dato che il medesimo oggetto si trova ancora sotto la piastra. Ho provato ad accelerare considerevolmente la spazzolata ma, ahimè, la macchina si è dimostrata sempre troppo reattiva.

Potete immaginare che, in condizioni di relativa elevata densità di target, tutto ciò complichi tantissimo il lavoro dell’operatore che dovrà perdere un sacco di tempo nell’individuazione del punto giusto dove scavare. Tra beep-buoni, beep-eco, suoni a “schiocco” e crepitanti, diventa veramente complicato farsi un’idea precisa della situazione. Va detto però che, per l’utilizzo che io vedo naturale dell’RG 750, ovvero la ricerca militaria o relic in ambienti relativamente poco “trafficati”, questo doppio-beep potrebbe essere addirittura comodo per capire se il target è più o meno in profondità. A mio modesto parere, un minimo di multi-tono (3 toni) avrebbe garantito un punteggio più alto al RG 750 sotto questo aspetto.

La centratura del target, tenendo conto che la piastra è una Doppia D, è piuttosto buona.

La tecnica più utile per individuare il punto X è quella tipica per questa tipologia di piastre: Il sistema a “T”. Bisogna spazzolare mentre si muove la bobina verso di noi. Quando il segnale decade rapidamente, con ottime probabilità il target si trova sotto il bordo superiore della piastra. Con un po’ di pratica questa tecnica si padroneggia senza problemi.

Le prove al parco hanno messo in luce, anche se col problema del doppio beep, delle buone qualità del Vista come cerca-monete (coin-shooting) grazie al suono rotondo e pieno che di solito si può sentire quando si rileva tale tipologia di target. Va di nuovo sottolineato come le performance in termini di profondità siano da primo della classe.

Con una macchina così mi sembra, come accennavo prima, che la sua naturale inclinazione sia la ricerca di relic e militaria, in contesti dove la leggerezza, la potenza pura e una discriminazione efficace anche se un po’ “grezza” siano fattori determinanti. Il fattore robustezza operativa mi riservo di analizzarlo con più calma, per fornire un giudizio più consistente e veritiero.

Nella seconda parte dei miei test, andrò ad analizzare più nel dettaglio le capacità di separazione dei target, la recovery speed, l’Iron Masking e la capacità di gestire condizioni estreme di mineralizzazione.

Tipologia Naturale di Ricerca: Militaria / Relic

Voto sull’estetica: 4/10

Voto sulla profondità: 8.5/10

Voto sulla discriminazione: 6.5/10

Voto sulla reattività: 7/10*  (* con riserva per colpa del “doppio beep”)

Voto sulla precisione localizzazione target: 7.5/10

Voto sulla separazione dei target: 6/10* (*Mi riservo di riverificare per colpa del “doppio beep”)

Voto sulla quantità di informazione fornita all’operatore: 5/10

Voto sulla qualità dell’informazione fornita all’operatore: 6/10

Voto complessivo dopo il primo test: 7 / 10

Happy Bulgarian Hunting!

Bodhi3

THEORY+DFX+XLT+V3: S.A.T., Sweep, Recovery e AUTOTRAC Speed


Riporto qui alcuni quesiti posti dall’amico MAREAMAREA circa la Self Adjusting Threshold (SAT), la Recovery Speed e il Bilanciamento del terreno.

Ho aperto questa discussione, per rimarcare meglio i concetti su questi 4 parametri: Recovery Speed, Recovery Delay, Sweep Speed, SAT. Possono interessare maggiormente a chi usa i Whites, ma sono intrinseci nel software di ogni metal non programmabile (Bodhi3 mi corregga sè dico inesattezze).

Ciao Mario!

Innanzitutto diciamo che Recovery Speed e Recovery Delay sono la stessa cosa. Nel Vision V3 hanno semplicemente cambiato dizione da Speed a Delay ma il succo non cambia. Effettivamente questi 3 parametri interessano tutti i metal detector. Ahimè ci sono MD che possono permettere all’operatore di intervenire con delle correzioni automatiche o manuali, altri invece che sono FISSI su valori preimpostati dalla fabbrica.

Solo ora, vengo a conoscenza che il comando Recovery Speed è identico al Recovery Delay, cambia il nome, ma la funzione è la stessa.ossia :Velocità di recupero(identificazione del target in quel determinato istante). Suppongo che questa caratteristica del Recovery, più o meno sviluppata sia legata allo sviluppo più o meno sofisticato dell’ hardware del metal, e alla velocità di elaborazione del processore. Correggetemi se sbaglio !

Bravo… Vedo che le nostre chiacchierate su Skype portano grandi risultati!

La Recovery Speed in senso ampio indica la velocità con cui il nostro amato MD riesce ad essere nuovamente in grado di segnalare un target dopo averne segnalato un altro. Come scrissi un po’ di tempo fa, dovete sempre tenere conto che, in modalità MOTION/DISCRIMINATION, quando un metal rileva e segnala un target (che sia o meno discriminato), esso è progettato per perdere immediatamente sensibilità onde evitare, venendo immediatamente a contatto con altri target magari di diversa natura, di dare segnalazioni anche contrastanti che possono confondere l’operatore. E’ ovvio che, più è lunga la durata di questo “stordimento”, maggiore è la possibilità che si perdano target che si trovino in prossimità del primo rilevato. Se invece il periodo di “desensibilizzazione” è troppo breve può accadere che:

1) Il medesimo target, specie se non troppo piccolo, venga segnalato più volte causando ovviamente confusione

2) Che la segnalazione sia così breve da essere confusa con un falso segnale

E’ ovvio che la Recovery Speed è legata anche ad altri fattori critici del metal detector, sia legati all’elettronica, sia alla meccanica, sia all’operatore umano.

Una implementazione elettronica della Recovery rapida, equilibrata ed efficace permette una migliore separazione dei target ed una diminuzione del cosiddetto IRON MASKING.

Parlando di meccanica invece, la dimensione della piastra, la sua forma e la sua tipologia, ovviamente influenzano la resa della recovery. Legato a questo c’è il fattore umano, con la velocità di spazzolata. Bisogna infatti cercare di spazzolare ad una velocità corretta per tentare, per quanto possibile, di arrivare ad un tempo/spazio di recupero ottimale.

Passo al secondo punto che è quello dello Sweep Speed (velocità di spazzolata) o meglio chiamarla come dice Bodhi3, “boost del Ground Filter” ossia l’ottimizzazione della velocità per rendere efficace l’attvità di quel determinato filtro funzionante in quel momento.

Faccio un esempio pratico semplice (alla Bodhi3 ) : Se piove a dirotto

(filtri) ho bisogno di aumentare la velocità del tergicristallo per vedere meglio attraverso il parabrezza.

Bravissimo Mario! Il parametro Sweep Speed (SS) è senz’altro meglio vederlo come se fosse un “POTENZIATORE DEI GROUND FILTERS”. Come molti sanno, all’aumentare della mineralizzazione nel terreno, è opportuno aumentare di conseguenza il numero dei filtri applicati (il cui funzionamento è stato ampiamente trattato nel mio blog). La conseguenza diretta è che, per ottenere un funzionamento efficace al top, la macchina richiede un aumento di velocità della spazzolata. Ma cosa posso fare in condizioni di elevato inquinamento da immondizia ferrosa o in spazi angusti dove non è possibile “agitarsi” più di tanto? Bhè, le soluzioni possono essere 2…

La prima soluzione passa attraverso l’adozione di una piastra più stretta di quella standard. Tale soluzione geometrica comporta che la velocità con cui il target passerà sotto la piastra (Velocità=Dimensione Piastra diviso il Tempo di Passaggio del Target sotto la stessa) aumenterà rendendo dunque più efficace il filtraggio.

L’altra soluzione è di tipo elettronico: i DFX/XLT/V3 permettono di migliorare la resa dei filtri agendo sul parametro Sweep Speed che permette, tecnicamente, di regolare l’ampiezza periodale di campionamento del segnale. Valori minimi permettono un periodo di campionamento del segnale più esteso, valori massimi restringono questa “finestra”. Ciò si traduce, in parole povere, nella “simulazione elettronica” di una piastra più o meno piccola e quindi, pensando a ciò che ho scritto prima, più o meno performante a seconda del filtraggio applicato.

Chiarito a mio modo, questo concetto, passo al punto SAT, quello che potrebbe confondere le idee, almeno le mie le ha confuse.

Cosa è la SAT:SAT SPEED (velocità della soglia autoregolante)

Serve a regolare la velocità del bilanciamento automatico effettuato dal M-D

Usare numeri bassi per un movimento lento della piastra.

Usare numeri un pò più alti per un movimento normale della piastra ( circa 60 cm al sec ).

Usare numeri più alti per un movimento veloce della piastra.

Ahimè, come ti dicevo questa mattina su Skype, qui c’è un pochino di confusione.

La SAT (Self Adjusting Threshold) Speed NON REGOLA la velocità del bilanciamento automatico del terreno effettuata dal MD.

Dovete tenere sempre a mente che il suono di Soglia (Threshold), mano a mano che si spazzola, può prendere delle “derive” rispetto al suo valore medio, a causa di variazioni della mineralizzazione, dell’interazione con target ACCETTATI o RIFIUTATI e della eventuale presenza di interferenze elettromagnetiche. I vecchi modelli di MD di solito disponevano di un pulsantino (o di un “grilletto”) che permettevano all’operatore di resettare manualmente la soglia al suo valore medio. I Metal dotati di SAT possono invece occuparsi in maniera totalmente automatica di questa noiosa incombenza. E’ ovvio che in condizioni di maggiore variabilità delle condizioni di mineralizzazione o in posti dove ci sia parecchia immondizia, sarà utile aumentare il valore di questo parametro per fare in modo che la soglia “tenga il passo”. Parimenti, in condizioni più tranquille, è meglio abbassare tale valore per non sovraccaricare la macchina inutilmente.

Questa è la terminologia ed il significato, ma mi chiedo la SAT ha una relazione con la SWEEP SPEED?

Non penso siano la stessa cosa !

Regola la velocità di bilanciamento del metal, ossia regola con che frequenza il metal si bilancia nell’arco di un tempo stabilito ?

Ossia in un minuto il metal si bilancia 2 volte ?

Quindi il movimento più o meno veloce della piastra, può inficiare il corretto bilanciamento?

Mi pare che non ci siano correlazioni tra SWEEP SPEEED che serve per una cosa e SAT !

Possiamo dire che non ci sono relazioni dirette tra SAT e Sweep Speed. E’ ovvio però che ci possono essere effetti derivati dalle variazioni di questi parametri.

Colgo l’occasione per ricordare che la gestione automatica del bilanciamento del terreno, nei metal White’s, è affidato al cosiddetto AUTOTRAC. Esso, almeno in alcuni modelli, è addirittura programmabile nel senso che è possibile impostare una sorta di velocità di bilanciamento del terreno. Questo termine (Velocità) è però stato usato a sproposito perché tale concetto è legato al tempo mentre invece l’AUTOTRAC SPEED si basa su un fattore ben diverso.

Faccio alcuni esempi prima di entrare nel dettaglio…

Immaginiamo di spazzolare alla nostra velocità abituale e di aver impostato l’AUTOTRAC SPEED ad un valore pari a 10 (valore inventato!). Se abbiamo la possibilità di impostare anche la funzione TRACK VIEW (DFX/XLT/V3), il metal ci segnalerà sul display (con la scritta TRACK) quando sta materialmente ri-sintonizzandosi con il terreno. Immaginiamo che tale segnalazioni compaia circa ogni 5-6 secondi. Ora, se raddoppiamo il valore di AUTOTRAC SPEED ci potremmo aspettare di veder apparire la scritta TRACK non più ogni 5-6 secondi ma dopo 2 o 3… E invece…

E invece magari continua ad apparirci dopo 5-6 secondi… Ma allora questo AUTOTRAC SPEED come funziona?

Funziona semplicemente modificando la soglia minima di variazione con cui “scatta” la procedura di ri-bilanciamento automatico. Mi spiego meglio. Con valori di A.S. bassi, il Metal Detector rieffettuerà il bilanciamento solo se esso rileva una variazione RELATIVAMENTE GRANDE nella mineralizzazione del terreno. Con valori di A.S. elevati invece il metal sarà sensibile anche a variazioni minime. Come dire che è possibile impostare la “tolleranza” del metal a queste variazioni. E’ ovvio che, all’aumentare del valore di AUTOTRAC SPEED, è PIU’ FACILE E FREQUENTE che il metal rilevi minuscole variazioni di mineralizzazione, facendoci quindi credere che è AUMENTATA LA VELOCITA’ DI RI-BILANCIAMENTO. Semplice no? Ecco perché, in condizioni particolari (leggi dove la mineralizzazione è sostanzialmente costante o quasi nulla) variare questo parametro, come nello stupido esempio che ho fatto prima, potrebbe non sortire alcun effetto.

Happy TrackThis Hunting!

Bodhi3

TEST: Seconda prova della SEF 15×12 con White’s DFX


Questo sabato, giornata stupenda, ho effettuato la seconda uscita Test con la SEF 15×12 montata sul mio DFX.

La prima parte della mattinata si è svolta su un terreno arato, leggermente sabbioso, pochi sassi sepolti e mineralizzazione media; la seconda parte su un campo da pascolo con manto erboso basso, pochi sassi sepolti e mineralizzazione medio-alta. In entrambi i casi mi trovavo abbastanza vicino (circa 100 metri) ad un terreno dove si stavano svolgendo voli d’addestramento con piccoli elicotteri civili (ddu’ cojoni… un casino che non immaginate…)

Come la scorsa volta, ho iniziato prima a cercare caricando il programma di fabbrica RELIC. Quando devo testare un nuovo accessorio mi piace sempre partire da impostazioni “conservative” per vedere come se la cava in condizioni di relativa rilassatezza. Il peso (circa 700 e rotti grammi) della piastra si è rivelato più gestibile, forse grazie all'”allenamento” della settimana scorsa, al fatto che avendo preso un po’ di dimestichezza con la piastra tendevo a tenerla ancora più vicina al terreno (sforzando quindi di meno il polso per evitare il minimo contatto con gli ostacoli) ma soprattutto al fatto che ho imparato che questa piastra può (secondo me DEVE) essere mossa più lentamente delle altre.

Quello che ho appena detto contraddice in pieno la teoria del metal detecting che dice che sono le piastre piccole che possono essere usate lentamente senza perdere efficacia (chi legge il mio blog sa il perchè) mentre le più grandi andrebbero mosse con più brio. Il bello è che la SEF 15×12, anche a muoverla non troppo rapidamente, si rivela assolutamente performante permettendomi quindi di non affaticarmi troppo durante la spazzolata.

E’ ovvio, prevengo i vostri commenti, che aumentando la velocità di spazzolata le prestazioni aumenteranno leggermente, ma per ottenere quel pollice in più di profondità, vi costerà un bello sforzo… Decidete voi…

Come dicevo, i primi test sono stati effettuati su un campo arato. La dimensione delle zolle di terreno non era eccessiva ma comunque non si trattava di un terreno “piatto”. Normalmente sui campi arati le piastre grandi soffrono un po’ perché, non potendo seguire il profilo delle zolle in maniera aderente come è possibile fare con piastre più piccoline, siamo costretti a tenerle leggermente sollevate perdendo di profondità. In questo caso, per fortuna, le generose dimensioni della SEF 15×12 compensano almeno in parte questa perdita di profondità.

La stabilità della piastra anche stavolta è stata superlativa. Ho testato il mio DFX su quel terreno non solo con alcune Factory Preset (Relic, Jewelry e Jewelry/Beach) ma anche con programmi molto noti per le loro performance (es. Bazooka – vedi in fondo all’articolo ) e anche in questo caso la piastra si è comportata in maniera superba.

Memore dell’esperienza precedente, ho abbassato un pochino la DC Sensitivity in modo da avere un pin-point più preciso e, anche grazie all’esperienza accumulata, la mia precisione di individuazione e scavo è diventata “QUASI” assoluta. Ho scritto “QUASI” non a caso… fra poco spiegherò il perché…

Anche in questa condizione operativa i risultati non sono mancati e dopo un po’ (tenete conto che questo campo l’avevo già lavorato con la Eclipse 950 e con un ACE 250) sono iniziati a spuntare oggetti non ferrosi a varie profondità. Come al solito la profondità media è stata sicuramente superiore a quella ottenibile con la piastra standard in quelle condizioni di terreno. Dato il quasi inesistente inquinamento da ferro, non ho avuto modo di riprovare in modo intensivo la recovery speed e la sepazione dei target.

La seconda parte del test è avvenuta su un campo da pascolo bellissimo. Erbetta bassa bassa tipo campo da golf… sole stupendo… nessuno che scassava (a parte gli elicotteri che mi sorvolavano ogni 5 minuti!).

Dato che non avevo troppo tempo a disposizione, mi sono concentrato su alcuni test “artificiali”.

Ho scavato una bella buchetta da circa 22-25 cm (non vado in giro col righello!) e ci ho infilato dentro una moneta da 50 cents. Ho ricoperto il tutto e pigiato ben bene per far aderire la terra.

So per certo che ne la 950 ne la 6×10 sarebbero riusciti a sentirla con quella mineralizzazione (parliamo di un valore pari a 4 su 13.5 nella scala Jeff Foster dove 0 è mineralizzazione estrema e 13.5 è nessuna mineralizzazione) avendo già fatto quel test durante un’uscita precedente.

Bhè… la SEF la sentiva… e pure bene!

Per onestà va detto che l’audio era abbastanza solido e ripetibile mentre il Signagraph e il VDI erano piuttosto variabili anche se sempre con valori positivi. Dato che stavo usando il programma Bazooka che è notoriamente estremo e tende a dare anche diversi falsi segnali, ho pensato: “Ma non è che posso scambiare il segnale del mio target buono con un falso segnale e ‘tirare avanti’ senza fermarmi?” e allora ho voluto fare un secondo test che tagliava la testa al toro…

Ho abbassato i valori di AC Sensitivity da 80 a 67, la DC a 35 e il PreAmp Gain da 4 a 3.

Voi direte, “Ma che sei matto? Non sentirai una moneta manco se l’appoggi sulla piastra!!! Quei valori sono TROOOPPO bassi!”

Bhè… Il suono di soglia è diventato di velluto… Falsi segnali ZERO e… Passando la SEF sulla moneta: BEEEP!!! Beccata!!!! Impossibile confondersi ora!!! Ho fatto anche altre prove seppellendo altri oggetti ed ho avuto altre conferme. Morale della favola: se non siete interessati a profondità da sindrome cinese ma volete certezze e ottima profondità, NON SETTATE LA MACCHINA CON VALORI TROPPO ALTI! Seguendo questa filosofia mi sono trovato con una macchina ultra-stabile, silenziosissima e che, se segnalava qualcosa…era un target valido con un livello di confidenza di circa il 90%. E non ho perso tanto in profondità!

E’ certo che se siete interessati alla SUPER-PERFORMANCE dovrete, ma questo è comune a qualsiasi piastra, accettare un compromesso: settaggi “pompati”, un maggior numero di falsi segnali e quindi peggiore qualità di ricerca in senso ampio.

Un settaggio da super-esperti? Prendete il Bazooka, abbassate i valori di AC, DC e PreAmp ai valori che ho detto sopra, verificate di trovarvi in monofrequenza 15KHz, GEB Offset a +1, SweepSpeed a 1, HotRock Reject e BottleCap Rejection al minimo e Recovery Speed intorno a 10-12. Ground Filtering a seconda della mineralizzazione (se potete usare il valore 3 è meglio). Ma soprattutto VCO e MIXED MODE su ON…

So che il Mixed Mode non è per tutti… Causa parecchi mal di testa specie se siete in zone inquinate da ferro. Ma se non avete troppi problemi con la spazzatura metallica vi permette di iniziare a sentire il target prima di passarci sopra con la piastra! Divertimento assicurato!

Per concludere voglio tornare al discorso lasciato a metà sul PINPOINT….

Ho scritto che, con la pratica la precisione di scavo diventa QUASI assoluta. Infatti possono esserci i casi in cui potreste letteralmente diventare matti per trovare il target. Durante le mie ultime prove mi è capitato più di una volta di sentire un target con audio solido e signagraph solido. Verificavo la posizione col pin-point e, dopo aver individuato il punto esatto, iniziavo a scavare… Nulla…Eppure il meter è abbastanza preciso anche con la SEF… Scavo più a fondo… nulla… Allargo un po’ la buca…ancora nulla… Vado più giù… nulla… Eccheccacchio!

Poi, all’improvviso, mi ritorna in mente un brandello di un post di un forum americano dove si accennava a SEF e Segnali Fantasma. Bingo!

La SEF, per la sua particolare conformazione, spesso può ingannare l’operatore quando il target è messo con una particolare angolazione. Può accadere infatti che pur segnalando il massimo livello di segnale al centro della piastra, in realtà il target si trovi a lato della medesima. In altre parole il campo elettromagnetico è come se fosse deviato dall’angolazione del target e spostato lateralmente.

Ciò, a dire il vero, non capita di frequente, anzi, succede pochissime volte, ma quando succede è piuttosto noioso. Personalmente ho notato questo. Quando mi è capitato questo fenomeno, ho visto che, al lato della piastra, un paio di cm fuori dal suo bordo, il metal mi segnalava un altro target valido alla stessa profondità del primo. Scavando poi mi accorgevo che il target VERO si trovava più o meno in un punto a metà dei due target VIRTUALI segnalati.

A questo punto ho elaborato una strategia. Quando sospettavo una situazione del genere, usavo il PINPOINT per ispezionare l’area INTORNO al primo target segnalato per verificare la presenza del suo “Fantasma”. A quel punto scavavo tra i due punti e di solito funziona!

Ripeto… Su 100 segnali validi questo effetto fantasma potrà capitare 5-6 volte… Nulla di preoccupante quindi…e poi vi ho appena indicato come aggirare il problema.

Concludendo la mia prova riconfermo l’assoluta qualità di questo prodotto il cui acquisto consiglio vivamente specie a tutti coloro che cercano una piastra ultra-performante in profondità, copertura, stabilità e precisione nella discriminazione e nella separazione dei target.

Spero, nel prossimo futuro, di poter testare anche la sorella minore 12×10 per verificare, come dicono, che non perda troppo rispetto alla 15×12 garantendo però un peso sensibilmente inferiore.

Happy SEF Hunting!

Bodhi3

BAZOOKA PROGRAM PRG
BASIC ADJUSTMENTS: BAZOOKA
TARGET VOLUME 48 – 63 1 50
AUDIO THRESHOLD 0 – 42 2 15
TONE (AUDIO FREQ.) 0 – 255 3 231
AUDIO DISC. ON/OFF 4 ON
SILENT SEARCH ON/OFF 5 OFF
MIXED-MODE ON/OFF 6 OFF
A.C. SENSITIVITY 1 – 85 7 80
D.C. SENSITIVITY 1 – 60 8 50
BACKLIGHT 0 – 6 9 0
VIEWING ANGLE 1 – 25 10 25
PRO OPTIONS:
AUDIO RATCHET PINPOINT ON/OFF 1 OFF
S.A.T.SPEED 0 – 10 2 5
TONE I.D. ON/OFF 3 ON
V.C.O. ON/OFF 4 ON
MODULATION ON/OFF 5 ON
G.E.B. AUTOTRAC ON/OFF 6 ON
TRAC VIEW ON/OFF 7 OFF
AUTOTRAC SPEED 1 – 20 8 8
AUTOTRAC OFFSET -10 – +10 9 0
TRAC INHIBIT ON/OFF 10 ON
COARSE G.E.B. 0 – 255 11 AUT
FINE G.E.B. 0 – 255 12 AUT
DISCRIM-INATION DISC. EDIT -95 – +95  (n.a.) 13 REJ:-95,
BLOCK EDIT -95 – +95 14 -71
ACC:-70,
95
LEARN ACCEPT ON/OFF 15 OFF
LEARN REJECT ON/OFF 16 OFF
RECOVERY SPEED 1 – 40 17 16-20
BOTTLECAP REJECT 1 – 20 18 1
HOT ROCK REJECT 0 – 20 19 10-20
SWEEP SPEED 1 – 20 20 1
GROUND FILTERING 2 – 6 21 5
DISPLAY VISUAL DISC. ON/OFF 22 OFF
ICONS ON/OFF 23 PREF
V.D.I. SENSITIVITY 0 – 99 24 90
D.C. PHASE ON/OFF 25 ON
GRAPH AVERAGING ON/OFF 26 OFF
GRAPH ACCUMULATE ON/OFF 27 ON
FADE RATE 1 – 14 28 5
PREAMP PREAMP GAIN 1 – 4 29 3
MULTI FREQ. METHOD 2 FREQ. (BEST DATA) ON/OFF 30 OFF
2 FREQ. (CORRELATE) ON/OFF 31 OFF
V.D.I. NORMALIZED ON/OFF 32 ON
1 FREQUENCY (3kHz) ON/OFF 33 ON
1 FREQUENCY (15kHz) ON/OFF 34 OFF

TEST: Prima uscita con la SEF 15×12…


Come annunciato ieri, stamattina ho iniziato i primi test “live” della piastra SEF 15×12 che ho avuto in prestito da un gentile amico di ricerca.

Come molti sanno, i terreni che di solito frequento hanno una mineralizzazione ferrosa medio alta (in una scala da 1 a 15, di solito si attestano tra 10 e 12.5) quindi le piastre Doppia D dovrebbero avere un certo margine di vantaggio rispetto alle concentriche di pari misura.

La SEF (Symmetric Electro-Magnetic Field – Campo Elettro-magnetico Simmetrico), chiamata anche Butterfly (farfalla) per via della sua particolare geometria, rappresenta forse la massima evoluzione delle DoppiaD.

Progettata dalla Detech con un tempo di sviluppo di circa 3 anni, vede nel suo arsenale 5 modelli (prodotti poi per diverse marche e modelli di metal detector):

– SEF 8×6 (L’ultima nata!)

– SEF 12×10

– SEF 15×12 (Quella che sto testando)

– SEF 18×15

– SEF 21×17

Va da se che i numeri indicati sopra indicano le dimensioni verticali e orizzontali in pollici.

La piastra è arrivata a casa mia in un cartone bianco con il logo SEF arancio e rosso in fondo nero. Le dimensioni sono davvero ragguardevoli! Circa 38×30,5 cm!!! Rispetto a questo modello, la Eclipse 950, piastra standard da 9.5″ (circa 24 cm) del mio DFX sembra proprio piccolina!

Una delle mie preoccupazioni, ancora prima di ricevere questa piastra, era il suo peso. Avevo letto da diverse parti che le SEF, a partire dalla 12×10 in su, risultano piuttosto pesantine. Non appena ho sballato la confezione e ho sollevato la bobina ho tirato un mezzo sospiro di sollievo. Pur se veramente grandicella, la 15×10 non mi è sembrata poi così un macigno come avevo letto. Per pura curiosità l’ho messa su una bilancia alimentare e il display digitale mi ha indicato un peso di poco più di 700 grammi. All’incirca un paio di etti in più rispetto alla Eclipse 950. Tenendo conto che stiamo parlando di una piastra, la SEF, che è circa, fatte le debite proporzioni, il 30% più grande di quella standard, mi sembra che la differenza di peso sia piuttosto contenuta.

Stamattina, verso le 9.30, mi sono recato in un campo vicino casa mia che aspettava da un po’ di tempo di essere ri-spazzolato a dovere. Conoscevo bene la caratteristiche del terreno per averlo già iniziato a sondare con la Eclipse 950 e con la mia nuova Eclipse DD 6×10, la sua mineralizzazione media (misurata col metodo Jeff Foster) e il livello di umidità. Condizioni perfette ed ideali per un primo test serio per questa piastra.

Il montaggio è avvenuto senza alcun tipo di problema: la vite con bullone standard della White’s è perfetta per questo modello. Un veloce avvolgimento del cavo intorno all’asta del metal, l’inserimento dello spinotto con vite di sicurezza e via… accendiamo lo strumento!

La piastra, pur pesando 200 grammi in più rispetto alla 950 non sbilancia troppo il DFX in avanti. Il peso extra un po’ si sente, questo è vero, ma come si suol dire “pensavo peggio…”. Tenete conto che la piastra mi è stata prestata e quindi ho avuto la naturale tendenza di tenerla un po’ più sollevata da terra, con un evidente sforzo supplementare, per minimizzare i possibili contatti con pietre o altri ostacoli che potessero graffiarla eccessivamente. Da notare che la SEF viene venduta con il suo copri piastra, quindi è possibile, per chi l’acquista, iniziare subito a spazzolare senza troppe preoccupazioni.

Ho impostato, per iniziare, un programma di fabbrica, il RELIC, per vedere come si comporta con impostazioni piuttosto “tranquille” e conservative. La prima sensazione è stata quella di una stabilità sconcertante per le dimensioni di questa piastra. Silenziosa, stabilissima, senza falsi segnali, ha iniziato subito a far vedere di che pasta è fatta segnalando target non-ferrosi con audio solido e VDI e Signagraph piuttosto stabili. La profondità, con il programma standard caricato, mi ha subito meravigliato. Di solito, nei miei terreni, con il RELIC e la 950 o la 6×10 non si riesce a raggiungere profondità troppo elevate. Diciamo che la norma è tra i 5 e i 12-15 cm. Bhè, la SEF mi ha fatto subito scavare un target non ferroso delle dimensioni di una moneta a circa 20 cm!

Continuando a spazzolare, ho “pompato” il mio DFX con programmi molto più spinti. Mi aspettavo, da quello che avevo letto in alcuni forum, che la SEF facesse impazzire il Metal…
E invece? Ancora abbastanza stabile!!! Molto di più della 950 o della 6×10!

L’entusiasmo è cresciuto di pari passo all’aumento dei parametri di sensitività! E, di conseguenza, la profondità delle buche che la SEF mi ha fatto scavare. Tenete conto che alla fine delle quasi 5 ore di test, in un campo già parzialmente lavorato, ho scavato buche fino a 28-30 cm per target delle dimensioni medie di una moneta o anche meno!

La cosa per me più impressionante è stato non tanto il raggiungimento del top della profondità a 30 cm… ma il fatto che la MEDIA delle buche sia notevolmente più profonda di quelle che la 950 o la 6×10 mi hanno fatto fare. Questo perché, statisticamente, i target dalle mie parti non vanno mai troppo a fondo. Posso dire questo con una certa tranquillità datami dall’aver fatto un uso massivo della modalità di ricerca NO-MOTION che, come sapete, permette di raggiungere profondità assai superiori a quelle ottenibili in modalità MOTION.

Altro mio dubbio sulla SEF 15×12 riguardava la sua capacità di rilevare oggetti piccoli. Di solito le piastre grandi dimostrano di soffrire molto con target minuti. E invece, altra grande sorpresa!
La SEF mi segnala nettamente un target non ferroso a circa 10-12 cm: scavo e… Incredibile! Una monetina piccina piccina piccina! Circa 7 mm di diametro per uno spessore di circa 1 mm!!
Sono certo di aver stra-ripassato quel punto con la 950 e con la 6×10 senza aver avuto segnali affidabili e sono altrettanto stra-convinto che almeno la 950 non mi avrebbe mai segnalato correttamente quella monetina! Che dire? FANTASTICO!!!

Il Pin-point della piastra si rivela un po’ meno chirurgico della 950 ma senz’altro all’altezza della situazione. Come tutte le DoppiaD ci vuole un po’ di pratica ma dopo un po’ si impara ad individuare il punto di scavo con una discreta precisione. Tenete anche conto che l’incremento medio della profondità di rilevazione disturba sempre un po’ la precisione del pinpoint di QUALUNQUE piastra. Ecco perché la SEF ti costringe a fare un po’ di esercizi in più.

La separazione dei target si è rivelata assolutamente sorprendente. Non mi aspettavo, da una bobina così grande, una capacità così elevata di districarsi tra i vari target sepolti.

Ora vorrei dare qualche consiglio per chi userà questa piastra con il suo DFX: diminuite la Recovery Speed di circa un 30% e la Sweep Speed portatela al minimo (1). Questo per tarare la macchina alle generose dimensioni in larghezza della SEF. Impostate la PreAmp al massimo valore che permetta di tenere la macchina stabile collegandola ad un opportuno AC Sensitivity.

Abbassate pure tranquillamente un pochino la DC Sensitivity se sentite che il pin-point vi mette un po’ in difficoltà. Questo, ovviamente, se non siete pazzi come me ad usare il DFX in Mixed Mode.

Se volete andare sul velluto impostate il modo multi-frequenza Best Data e pompate pure le sensitivity per compensare la naturale perdita di performance di questa modalità rispetto alle Single-Frequency.

Se siete più temerari e il terreno ve lo consente, via con il 15KHz, PreAmp a 4 , AC sens a 80, Ground Filtering a 3-4, VCO su ON e Mixed Mode acceso! Vi divertirete sicuramente!!!!

Se proprio vogliamo trovare il pelo nell’uovo… Il peso extra della piastra… Ma ho già pensato di procurarmi una corda elastica (quella che si usa per fissare le cose sui portapacchi dell’auto) con i ganci per realizzare il mio “Swingy Thing” e risolvere anche questo problema. Per coloro che invece proprio non possano gestire questo piccolo peso in eccesso, magari la 12×10 può essere la soluzione…

Concludendo questo primo test, assolutamente POSITIVISSIMO, posso dire che la sensazione che mi ha lasciato la SEF 15×12 è questa: “Se c’è un target sotto terra… La SEF lo troverà!”

Happy Symmetric Hunting!

Bodhi3

THEORY: Tecniche avanzate di ricerca su spiaggia


Ringrazio infinitamente l’amico REGATANTE per avermi spedito questo interessantissimo articolo sulla ricerca in spiaggia frutto della sua pluriennale esperienza. Per correttezza devo dire che l’articolo è stato già pubblicato ieri nel forum METALDETECTORPERTUTTI. La versione che trovate qui è stata solo leggermente rivista e corretta (con il consenso di REGATANTE) e pubblicata per essere d’aiuto a tutti gli interessati.

Happy Beach Hunting!

Bodhi3

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Ho raccolto in questa breve sintesi le mie esperienze di spiaggia rispondendo all’invito di MareaMarea . Indirizzato in special modo ai Dummies e a chi non ha mai fatto questo tipo di ricerca. Riferendomi al disegno allegato cercherò di spiegare il mio personalissimo COME, QUANDO e DOVE cercare in spiaggia durante l’inverno. Questo non toglie che in condizioni particolari i classici posti in cui si cerca a fine stagione estiva o durante (Vedi figura al punto 9 – Linea di ombrelloni, punti vendita, zone d’ingresso, zone giochi, passerelle, staccionate di confine tra lidi, ecc.) non siano ancora proficui. .Però c’è da dire che l’accumulo di sabbia dovuto al vento e lo sfruttamento sistematico da parte dei nostri colleghi rendono i suddetti luoghi meno produttivi. Quello che invece ho notato con piacere è il continuo rigenerarsi di alcune zone della spiaggia dovuto principalmente al mare e alle condizioni atmosferiche.

Andiamo per ordine…

Il COME: Svolgendosi l’attività nei pressi, se non addirittura nell’acqua, sarebbe indicato un metal detector almeno water-proof. Se la ricerca è limitata alla battigia va bene qualsiasi metal detector che abbia almeno la bobina stagna . Sulla tecnologia da usare sia i VLF e PI possono andare bene  ma, se si sceglie il VLF, si dovrebbe optare per un modello che non soffra troppo la mineralizzazione e il sale quindi un multifrequenza sarebbe il massimo. C’è chi conosce meglio di me quello che le varie marche offrono quindi non mi soffermerò sui modelli. Il PI (pulse induction) è più indicato se la zona di ricerca e proprio nei pressi della risacca o addirittura in acqua e comunque bisogna aver pazienza e scavare un po’ di più. Anche l’abbigliamento è importante: dei waders (stivaloni a salopette impermeabili in gomma) da pesca vanno benissimo. La solita pala con manico lungo agevola molto la ricerca.

Veniamo alla parte più interessante… L’argomento cardine è la spiaggia e come questa cambia. Io romanticamente dico che vive di una vita indotta dagli elementi atmosferici e dal mare. Il vento e la pioggia sono i due elementi atmosferici che cambiano la conformazione della spiaggia anche nella parte alta (per intenderci quella più lontana dall’acqua), il vento riesce ad aggiungere o togliere durante le giornate secche molti centimetri di sabbia. Non l’ho mai misurata ma se, come succede  spesso e volentieri dalle mie parti, il vento dura tre giorni (noi diciamo “nasc’,pasc’e mor’” – N.d.B3. “Nasce, cresce e muore”) non mi meraviglio quando trovo 15-20 cm in meno di manto sabbioso. Questo accade quando il vento viene da terra perché, se viene dal mare, la parte alta della spiaggia diventa quasi una duna. In più c’è da dire che molti gestori di bagni, per proteggere le strutture, creano artificialmente delle dune nei pressi degli stabilimenti. Se in quei giorni andate a cercare lì dove hanno preso la sabbia è facile trovare monete e oggetti antichi ma bisogna accontentarsi di pochi bersagli. La pioggia parimenti scava dei solchi e piccole valli; in quelle piccole depressioni è facile trovare qualcosa. In queste zone è quasi d’obbligo avere un MD che indichi con precisione ferro, tappi a corona, strappi di lattina e che abbia una buona profondità di ricerca.

Prima di andare avanti è utile capire come gli oggetti affondano e si muovono. Per fare questo basta che vi ricordiate quello che succede quando siete in riva al mare e le onde, anche se piccole, vi tolgono la sabbia da sotto i piedi. In pochi minuti, a causa del peso, vi trovate con la sabbia alle caviglie. La stessa cosa succede con tutte le altre sollecitazioni vento, pioggia, passi ecc. ecc. Naturalmente una moneta o altri oggetti piccoli scendono con una velocità molto più bassa perché  per sostenere il loro peso e necessario una forza minore. Guardando ancora la figura, con il numero 8 ho indicato quella zona di spiaggia che non sempre è in quella posizione, dove si accumulano gli oggetti più leggeri (specificamente riferito anche alle dimensioni). Questa è la zona di spiaggia che meno mi piace è sempre piena “e’ munnezz’” (N.d.B3. “di immondizia”) però, ahimè, spesso si va a sovrapporre al gradino di marea indicato con la linea nera vicino al Numero 7. Questa zona di “ munnezz’ ” la si riconosce subito anche perche ci sono molte piccole pietre pomici.

Arriviamo alla zona di spiaggia più interessante per la maggior parte dei cercatori che si accontentano anche senza entrare in acqua.

Prima di andare avanti vorrei far notare un dettaglio… Da questa zona in poi, se al posto della sabbia comincia ad esserci della ghiaia che aumenta man mano che vi avvicinate all’acqua, la pendenza cresce in modo esponenziale, il mare calmo diventa profondo (Più di 50-60 cm a meno di un metro dalla risacca). Ebbene potete abbandonate la ricerca in quel posto, i frutti saranno sicuramente scarsi.

Il gradino di marea l’ho disegnato in quel modo accentuato per fare riferimento al periodo invernale durante il quale è spesso maggiormente pronunciato a causa delle mareggiate che facilmente e velocemente tolgono la sabbia dalla linea di bagnasciuga.

Torniamo ad un profilo di spiaggia con acque basse.. Dal gradino di marea in poi il mare la fa da padrone; toglie e dispensa regali e molti di noi lo sanno. La regola generale ci dice che il mare agitato è avido di sabbia e ci restituisce oggetti leggerissimi e galleggianti o con un profilo che oppone molta superficie all’onda. La marea ascendente invece ci restituisce la sabbia con una velocità inferiore a quella della tempesta che l’ha fagocitata. Detto questo abbiamo capito che il momento migliore per cercare è al termine di una tempesta, possibilmente con la bassa marea e mare il più calmo possibile. I punti più proficui sono indicati dai pallini e corrispondono alle zone più basse della spiaggia. Consiglio sempre di cercare prima nelle zone più basse. Da non trascurare i punti bassi indicati al numero 7 e sotto lo scalino di marea.

Attenzione! Lo scalino di marea è sempre presente anche quando non lo vediamo come indicato al numero 1. E’ però facile accorgersene… dal lato alto è morbido, dal lato basso la sabbia è più compatta.

I posti più produttivi da questa zona in poi lo sono per due ragioni:

1) Il mare restituendo “il mal tolto” spinge gli oggetti su per il crinale. Ahimè lì dove ci sono ostacoli o buche non riesce a spostarli più di tanto quindi, dove ci sono barriere o buche, gli oggetti scivolano sulle pendenze e si accumulano.

2) Guarda caso questi punti sono quelli più vicini all’Hard-Pack di cui parleremo adesso. Nel riquadro più piccolo c’è una sezione della spiaggia. Le misure sono indicative e dipendono molto dalla pendenza delle rocce sottostanti. Maggiore è la pendenza, più diminuiscono le misure indicate. Man mano che si scende la sabbia è sempre più compatta e generalmente a granuli più grossi e comunque intorno al metro o poco meno. In ogni caso è impenetrabile, quindi gli oggetti anche persi da svariati anni non vanno oltre sia per la compattezza dovuta al peso del materiale sovrastante e sia per mancanza di movimenti. Per cui per “hard pack” intendiamo quella zona impenetrabile, anche se formata da sabbia, ad una profondità intorno ai 70-80 cm.

Che disdetta …siamo di poco oltre il limite delle attuali tecnologie. Dico questo perché se è vero che è una bella faticaccia scavare, lì si trovano le cose più antiche. Ma non disperiamo, spesso il lavorio del mare è tale da arrivarci durante le tempeste. Guardando il disegno della spiaggia in sezione vediamo che al punto 2 troviamo il solco di risacca, qui aumenta la probabilità di trovare anelli e bigiotteria perchè i bagnanti con le dita rattrappite dalla temperatura più bassa dell’acqua perdono più facilmente anellini. Anche le collanine è facile perdere per i movimenti che si fanno: tuffi, rincorse, giochi con e senza palla. Nelle spiagge dove le acque sono basse, la conformazione del fondo si presenta come nel disegno con due dune, una vicino a riva circa 1 o 2 metri ed un’altra più distante …spesso la prima affiora durante la bassa marea, anche da noi in Italia dove le maree non sono molto pronunciate. La marea con il maggiore gap tra bassa e alta può essere quantificata in circa 90 cm e solo in periodi ben precisi dell’anno. All’uopo ci sono programmi che calcolano le maree a seconda della latitudine e longitudine. Ricordiamoci: “In bassa marea si cerca meglio!”.

Tornando alle due dune: indico ai punti 3 – 4 le zone con maggiori probabilità di ritrovamento e cioè li dove il crinale della duna termina in basso. Da non trascurare le buche e i canali che si formano ai lati di scogli emersi dove la velocità dell’acqua, per l’effetto Venturi, aumenta. Le ricerche indicate ai punti 2 – 3 e 4 sono molto produttive per quanto riguarda i monili anche nel periodo estivo. Nelle zone appena indicate può essere utile usare un Metal Detector PI che ha una penetrazione maggiore rispetto ai VLF e che soffrono di meno la salinità dell’ambiente. Anche se, ad oggi, si può dire che questa differenza sia quasi completamente colmata dai Metal multifrequenza.

Non esiste la formula magica o la tecnica infallibile. Parafrasando un antico detto… “al cul non si comanda”. Queste righe possono essere utili a chi si avvicina a questo tipo di ricerca. Vorrei che sia ben chiaro, parliamo sempre di ritrovamenti occasionali che non arricchiscono ma almeno danno un valore aggiunto al nostro hobby che, principalmente, deve essere amore per le attività all’aria aperta e la natura: un riappacificarsi con le azioni lente e misurate dove anche il fisico più decrepito trova giovamento. Perdonate i miei svarioni linguistici …. non mi vergogno tanto solo perchè sono in vostra buona compagnia! Ehehehehe

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Grazie ancora Regatante! Spero solo sia il primo di tanti altri articoli!!!!

Con stima e affetto,

Bodhi3