TEST: White’s MXT 300 Tracker in arrivo…


Domani lo Spectra V3 verrà rispedito al distributore italiano White’s che me lo ha gentilmente dato in prestito per la prova ed il relativo articolo.

Prossimamente forse avrò uno a disposizione il White’s MXT 300 (con piastra concentrica da 12″ di serie) per testarlo di persona e scrivere una recensione completa.

Tra l’altro ora ho ben 5 piastre da poterci provare (9.5″ Concentrica, 12″ Concentrica, 6″x10″ Doppia D, 8″x14″ Doppia D e 15″x12″ Butterfly SEF), quindi sono molto curioso di vedere come si comporta questo bel modello della White’s a seconda delle varie piastre…

Happy StayTuned Hunting!
Bodhi3

ARCHEO: I Romani e la scoperta del Brasile


Dopo il grande successo del primo articolo, sono entusiasta nel pubblicare un secondo pezzo dell’amico Ruggero “Sagoyo”, amministratore del forum SUPERELITE. Questa volta il nostro Ruggero ci parlerà di Romani e Brasile… E della sua emozionante archeo-avventura vissuta in terra sudamericana…

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“Diamo a Cesare quel che è di Cesare”

La Storia la conosciamo tutti:l’America l’ha scoperta Cristoforo Colombo o, perlomeno, Colombo fu colui che diede seguito ad una scoperta territoriale. Quindi una conquista vera e propria.  Perchè scoprire una terra, a quei tempi, e non farla seguire da una sistematica occupazione, equivale all’inventore che non brevetta la propria idea (per questo,vedere sotto la voce:Meucci/Bell.).

Ogni tanto però,  qualche studioso,  o pseudo tale,  cerca di propinarci il concetto dei Vichinghi come primi scopritori delle Americhe. Personalmente, non trovo così astrusa l’idea di una o più barche vichinghe capitate da quelle parti per necessità o per caso. Ma questo può essere successo a tante altre popolazioni del passato, prima fra tutti i Fenici.

E allora, si può parlare di scoperta? Direi di no.

O perlomeno dovremmo dire di una scoperta senza nessun seguito, senza nessuna interferenza, e senza nessuna conseguenza, positiva o negativa che sia. Ed ecco che all’orizzonte, con nessun clamore e con nessuna copertura mediatica, a ben studiare, vedremmo qual è il popolo che per primo in assoluto ha scoperto le Americhe, allacciando rapporti commerciali. Rendendo, quindi, la scoperta un qualcosa di duraturo e vantaggioso per i popoli interessati.

Questi primi scopritori furono gli antichi Romani!

Impero Romano in America.

La scoperta nel 1886 in Texas di un antico natante romano e la presenza nello stesso territorio di monete imperiali romane dello stesso periodo suggerirebbero un antico contatto tra Romani e nativi americani nel IV secolo d.C. Un incontro le cui tracce resterebbero nell’antica lingua dei Karankawa,  la tribù del posto oggi estintasi. Nel giugno e agosto del 1886 alcune tempeste erosero una considerevole parte della spiaggia di Galveston Island,  in Texas.”

(Questo articolo lo potete leggere per intero qui: www.oopart.it/i-romani-in-merica.html )

Io mi soffermo, invece, sui Romani in Brasile. Poco se ne conosce, e nessuno ne scrive.

Nel 2004, ho avuto la fortunata coincidenza di trovarmi nei pressi degli scavi condotti da archeologi brasiliani, nella città di Salvador de Bahia, nel nord-est del Brasile. Scavi sul sito di un’antica fortezza a difesa della città.

Vista la mia insistente(e forse fastidiosa) curiosità, un’archeologa decideva di farmi entrare nel sito proprio nel momento topico:l’estrazione dal terreno di un’anforetta contenente delle monete, un tesoretto. Poco prima, quando ancora ero oltre le barriere di protezione, l’archeologa mi aveva accennato a monete che all’apparenza sembravano romane.Le avevano portate già via, sotto chiave, e non poteva mostrarmele.

Tolta, con ogni cautela, l’anforetta dal terreno i numerosi addetti ai lavori rimasero basiti, stupiti, senza parole. Un gesto del capo-scavo, rivolto a dei poliziotti a guardia del sito, e subito mi ritrovo fuori, con nessun riguardo. E la stessa archeologa, così tanto carina prima, ora negava anche una semplice parola.

Ma che succede, anzi, cosa era successo?

La risposta non tarderà ad arrivare.Dopo circa un’ora di attesa, all’esterno del recinto, uno degli addetti, presumibilmente un archeologo mi si avvicina e mi dice: “Le monete sembrano romane, ma non è possibile. Ora portiamo tutto via, se domani torni magari qualcosa la possiamo dire”.

Ringrazio per la notizia, in fondo non erano tenuti a darmi nessuna spiegazione. Non riesco però ad aggiungere altro.  Troppa la sorpesa, tanta la coincidenza, e a dirla tutta, mi sembrava di vivere un sogno. Il giorno dopo ritorno armato di macchinetta fotografica e cellulare, cose che il giorno prima, purtroppo, non avevo con me, visto che provenivo da una mattinata trascorsa al mare. Ma tutto era cambiato:il sito blindato da una recinzione in lastre di ferro, divieto assoluto anche solo ad avvicinarsi,  polizia militare sorda ad ogni richiesta, faceva precipitare ogni sogno di poterne sapere di più, in mare.

Ritornare sul sito anche nei giorni seguenti, non valse a nulla. Solo un trafiletto nel giornale O Globo, diceva di uno ritrovamento di monete di provenienza mediterranea.

Ho sognato? Troppa immaginazione? No!
Esistono altri riscontri sull’effettiva esistenza di colonie e commerci romani in Brasile.

Vediamoli…

Non dico che quello che sto per scrivere possa cambiare la Storia. Però, anche solo la consapevolezza dei fatti, potrà renderci più critici su tutto quello che altri decidono sia giusto per noi.

Nel 1976 un subacqueo si immerge nelle acque di Pedra do Xaréu, Ilha do Governador,  nello Stato di Rio de janeiro, Brasile. Scopre due anfore romane e pezzi di ceramica, visionatole la ricercatrice americana Elisabeth Will le considera subito romane, III sec a.C. Invece, gli archeologi brasiliani non ne sono convinti.

Nel 1982, Robert Marx, ricercatore americano, decide di andare sul sito per nuove immersioni.
E scopre, incredibilmente, i resti di un’imbarcazione romana del III sec. Logicamente si capisce da dove provenissero le famose anfore trovate nel ’76.

E da questo momento si può tranquillamente dire che non fu Cabral lo scopritore del Brasile, ma gli antichi Romani!

Sembra una cosa logica, ma non lo è.  Il Governo brasiliano fa di tutto per non divulgare la notizia ed in più la taccia, attraverso accademici, di essere infondata. Non vuole togliere a Cabral il titolo di scopritore del Brasile. Se ne occupa addirittura la Marina Militare brasiliana, affermando che Marx
era solo interessato a contrabbandare i suoi ritrovamenti e farli valere di più dicendoli romani.
Aggiungendo inoltre, che si tratta di resti di un relitto portoghese, una Caravella del XVI sec. trovata nei paraggi.

Un certo Americo Santarelli (nomen omen), vicino all’ambiente del Governo, dichiara di essere stato lui a mettere quelle anfore in mare, solo per renderle più “vissute”. Il Brasile, quindi, espelle Robert Marx, decisione che fa intendere molte cose. Visto però che la polemica non si placa, si chiamano i rinforzi: da Lisbona, Portogallo, il ricercatore Francisco Alves dichiara nel 2003, che una nave così piccola(la romana) con un solo albero maestro, non avrebbe mai potuto navigare contro-vento nell’Oceano ed arrivare sino al Brasile.

Il finale è scontato: le due anfore scomparse misteriosamente, ed il sito subacqueo del ritrovamento vietato ad ogni attività, perchè diventato luogo di esercitazioni(cannoneggiamenti)della Marina Militare brasiliana!

La Storia è diventata storia!

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© 2010 by Ruggero “Sagoyo” – http://metaldetectorsuperelite.blogfree.net

TEST: Prima Prova “in Ricerca” del White’s Spectra V3


Dopo giorni e giorni di maltempo, finalmente sono riuscito a provare lo White’s Spectra V3sul campo”. Non si è trattato di un test “simulato” ma di una vera due giorni di ricerche in contesto reale!

Il primo giorno, sabato, ho affrontato due campi agricoli con terra rossa molto mineralizzata (direi un valore 3.5 su 13.5 della Scala di Jeff Foster con 0 Max e 13.5 Min) mentre il giorno successivo l’ho dedicato ad un parco pubblico con erbetta bassa e terreno con mineralizzazione media (valore 5.0-6.5 della Scala Foster) ma con grande inquinamento da alluminio consistente in un tappeto di carta stagnola e linguette di lattina.

Appena accesa la macchina e scelto il programma (sono partito con un tranquillo “Coins & Jewerly”) ho subito provveduto, come raccomandato dal manuale, a bilanciare la macchina tirando il grilletto, tenendo premuto il tasto ENTER e “pompando” quattro/cinque volte la piastra sul terreno fino a sentire un suono di soglia stabile e vellutato. Questa procedura può essere fatta anche solo a macchina appena accesa ma, personalmente, raccomando a tutti di ripeterla qualora si notasse una drammatica variazione di tipologia del terreno.

Non è obbligatorio fare tutto ciò, dato che il sistema AUTOTRAC di bilanciamento automatico funziona veramente in modo egregio ma, in caso di passaggi estremi, gli si rende vita più semplice.

Il settaggio Factory “Coins & Jewerly” (Monete e Gioielli) è un programma con impostazioni molto rigide in fatto di discriminazione e con settaggi di potenza molto conservativi, in piena tradizione White’s. Riguardo al primo aspetto, la rigidità nel discriminare appunto, va però detto che, rispetto al suo anziano genitore DFX, non penalizza eccessivamente le performance nel senso della profondità grazie ad una notevolmente aumentata precisione nell’identificazione dei target da parte della macchina. Ma tornerò più avanti a parlarne dettagliatamente.

La macchina, col programma caricato e adeguatamente bilanciata, si è dimostrata molto molto stabile. Personalmente ho da prima pensato che tale “tranquillità” fosse esclusivamente data dai settaggi di gain e sensitivity notoriamente, come accennavo prima, bassini. Ho quindi, pigiando un paio di tasti, provveduto ad aumentare il valore di DISCRIMINATION SENSITIVITY (conosciuta nell’XLT/DFX come AC SENSITIVITY) a valori molto alti, fino a 92 su 100 e impostando l’RX GAIN (nel mondo XLT/DFX si chiamava PreAmp Gain) a 14 su 15 ed avevo ancora una macchina con quasi nessun segnale falso. Stupendo!

Come prima uscita ho preferito divertirmi ad usare le tre frequenze tutte insieme, con settaggi non estremi, per verificare il comportamento sostanzialmente “normale” della macchina piuttosto che puntare subito all’Exploit… Ci sarà tempo e modo per cercare di fare i Record! :D

Lo Spectra, ben bilanciato anche se leggermente più pesante del papà DFX, ha iniziato subito a dare i suoi frutti iniziando a farmi trovare oggetti non ferrosi a varie profondità. Ho trovato schegge di piombo piccoline anche a 20 cm di profondità in un terreno piuttosto ostico dal punto di vista della mineralizzazione.
Il display è sempre molto visibile anche in condizioni di pieno sole e, di giorno, si può tranquillamente tenere con la retroilluminazione spenta dato che si vede comunque benissimo e anche i colori sono sempre abbastanza vividi.

Immagino che chi non sia abituato a display particolarmente ricchi di informazioni tipo Minelab E-TRAC / EXPLORER o White’s XLT e DFX si possa sentire un po’ confuso all’inizio dalla “spettacolare” ricchezza visiva del V3. Nei programmi standard di solito abbiamo (aggiornati in tempo reale!) in contemporanea ben TRE spettrografi colorati, uno per ogni frequenza (2.5KHz, 7.5KHz e 22.5KHz), la scala di discriminazione che indica visualmente quali VDI sono rifiutati e quali accettati (questa cosa mi manca molto sul DFX!), l’indicazione del numero VDI del target rilevato, le due icone che rappresentano graficamente la prima possibile identificazione e la seconda in ordine di probabilità (es. Linguetta e Anello d’oro o Moneta e Tappo a vite), il profondimetro in tempo reale (impostabile in pollici o in centimetri –anche a livello di prima cifra decimale o sotto forma di frazione!), delle piccole icone di servizio che indicano il funzionamento delle cuffie wireless e del TX BOOST (amplificazione del segnale trasmesso), due pulsanti LIVE CONTROL per le modifiche “al volo” e tutto questo è solo UNO dei modi di ricerca attivabili nel Vision!

Tutto ciò non ci deve spaventare, anzi! Dopo un po’ impareremo ad apprezzare davvero tantissimo le informazioni che lo Spectra ci da.

Ma prima di andare avanti, sgombriamo subito il discorso da un dubbio fondamentale… Lo Spectra V3 può TRANQUILLAMENTE essere usato con grande profitto ANCHE SENZA MAI GUARDARE IL DISPLAY!

Ci tengo a sottolineare questo aspetto perché molti cercatori, specie i veterani del detecting, hanno espresso parecchie perplessità sulla concreta utilizzabilità di questa macchina in modo, come dire, “old school”. Ribadisco che la parte audio del V3 è davvero superba e garantisce anche all’utente “NO-DISPLAY-GRAZIE!” ricerche piene di soddisfazione.

Il V3 E’ infatti dotato di:
1) Ricerca in Discriminazione “MOTION” con soglia di base e segnalazione in monotono o multitono programmabile a 2, 3, … fino a 195 toni diversi ovvero uno per ogni VDI

2) Ricerca in ALL-METAL “NO MOTION” con soglia di base e segnalazione normale o con VCO

3) Ricerca in MIXED-MODE “MOTION+NO MOTION” ovvero il meglio di entrambe le precedenti!

Non manca quindi una ricchezza di dettaglio audio che renderà la ricerca SENZA DISPLAY comunque molto efficace ma è ovvio però che non si è pagato il V3 per non utilizzare mai le informazioni visive che ci fornisce!

Dopo questa doverosa precisazione, passiamo alla pratica…

Individuato un target grazie ad un suono alto, solido e ripetibile, un occhiata al display per verificare la risposta delle tre frequenze e il valore VDI, ecco cosa normalmente dedurremo: “OK…NON FERROSO… VDI=tra 52 e 56… Probabile moneta da 10 cents… Profondità 15.5 centimetri…Evvai! Si Scava!”

A questo punto possiamo fare due cose: tirare il grilletto e passare in modalità PIN POINT, dove tre barre colorate in rosso, verde e blu, associate alle tre frequenze (ovviamente se ci troviamo in questa modalità, altrimenti ne verrà visualizzata solo una), ci indicheranno la risposta in tempo reale del target a queste ultime. Muovendo la piastra con il solito gioco a “T” o a “X” e esaminando le tre barre avremo immediatamente conferma del centraggio e, contemporaneamente, della probabile tipologia del materiale. Per fare un esempio, se la barra più lunga sarà quella legata alla frequenza 7.5KHz, è molto probabile che il metallo indagato sia quello di una moneta tipo 10, 20 o 50 cents. Se invece vediamo spuntare sulle altre la barra dei 22.5KHz, al 99% si tratterà di oro o alluminio. Ovviamente anche il modo PIN POINT ci da la profondità in tempo reale del target. Una cosa che ho notato è che con la piastra D2 da 10” doppia D, il profondimetro tende ad essere molto più preciso a partire da profondità maggiori di 5-7 cm. Se invece il target è più superficiale mi è capitato più volte che l’indicazione fosse errata specie se il target aveva una forma irregolare. Mi riprometto di effettuare altre verifiche in tal senso per vedere se ci sono delle correlazioni. Una cosa fantastica è stata la precisione e la stabilità del profondimetro con target veramente profondi.

Una piccola parentesi… Il secondo giorno, nel parco pubblico con terreno a media mineralizzazione, ho voluto fare un test un po’ estremo: ho sepolto una moneta da 1 euro (quindi a composizione mista), forse la più “difficile” delle monete in attuale circolazione, a non meno di 24-25 cm di profondità. E’ vero che il segnale audio era fortemente dubbio e che c’era uno “spargimento” di barre nello spettrografo ma, nota positivissima, queste barre erano al 90% nella zona “NON FERROSA” della scala VDI e che il profondimetro mi indicava in maniera STABILISSIMA la giusta profondità della moneta! In questo caso io avrei certamente scavato! Se il profondimetro mi avesse dato valori “ballerini” magari avrei anche potuto pensare ad un falso segnale ma, data la sua stabilità, era un messaggio chiaro del V3 che mi diceva “Ascolta… E’ NON FERROSO all’80-90%, non capisco bene cos’è perché c’è un casino terribile con la mineralizzazione e il bersaglio è veramente profondo. Ad agganciare, l’ho agganciato… si trova tra i 23 e i 24 cm. Ora decidi tu: o provi a giocare con i filtri ground, per vedere se riesco a capire meglio cos’è, o scavi un po’ di terra e poi riproviamo a vedere cos’è sto’ coso…”. E’ bastato infatti smuovere un po’ di terra per veder restringere lo “spargimento” delle barre dello spettrografo e la variabilità del VDI. Bingo! Si scava!

Va detto che è necessaria un po’ di pazienza e applicazione per imparare a centrare il target con la D2. Come tutte le Doppia D richiede una tecnica spesso leggermente diversa della “X” e qualche volta sembra che vengano prodotti segnali “fantasma” che spostano il punto vero a lato di quello indicato.

L’ultima cosa che possiamo fare prima di scavare, oltre quindi al PINPOINT, è passare in modalità ANALISYS SCREEN tirando il grilletto in avanti. A questo punto apparirà un grafico bidimensionale ad ogni passata di piastra sul target. Qui le tre frequenze saranno espresse sotto forma di tre curve indipendenti colorate in rosso, blu e verde. La forma delle curve: irregolare, piatta, frastagliata, a “gobba di cammello”, la loro ampiezza verticale e orizzontale, le eventuali “doppie gobbe” o gli avvallamenti prima o dopo la gobba principale ci forniranno informazioni preziose sia sulla forma, sulla dimensione, sulla composizione (a seconda della frequenza dominante) e addirittura sulla posizione (di piatto o di taglio) del target. Sono forse informazioni che molti chiamerebbero ridondanti ma che, a mio modesto parere, rendono la ricerca ancora più divertente.

La separazione dei target è eccellente, ma mi aspettavo tutto ciò dalla piastra D2. La reattività della macchina in segnalazione è sicuramente all’altezza delle aspettative.

Va ulteriormente aggiunto che la cosiddetta Recovery Speed è totalmente programmabile ed adattabile al maggiore o minore “inquinamento” ferroso del terreno. Target non ferrosi vicini a target ferrosi anche dimensionalmente importanti vengono quasi sempre correttamente e chiaramente segnalati. Sarà inoltre possibile riconoscere queste situazioni sia attraverso l’audio, con un chiarissimo e veloce “singhiozzo” iniziale, che attraverso le informazioni visuali laddove negli spettroscopi verranno visualizzate barre sia dal lato ferro che dal lato non-ferro.

Altro test che ho effettuato è stato il seguente: ho preso una moneta da 1 euro (come dicevo prima, la più “tosta” del panorama EURO) e sopra ci ho messo un mattoncino refrattario delle dimensioni 10x10x2.5 cm.
Il mattoncino quindi copriva ampiamente la moneta. Passo la piastra e la segnalazione è stata PERFETTA! VDI stabilissimo, spettrografo con barre strette nel non ferroso e ANALISYS SCREEN con le gobbe che indicavano un target rotondo e delle dimensioni giuste. Ok! Aggiungo un altro mattoncino… E siamo a 5 cm di spessore… riprovo… Ancora PERFETTO!!!

Esperimento ESTREMO: scavo una buca di 10 cm in terra fortemente mineralizzata, metto la moneta sul fondo, un pezzetto di mattoncino da 3 cm di spessore e sopra i due mattoncini a creare quindi un “tappo” di coccio di ben 8 cm. Ricopro tutto con la terra e passo la piastra. Ora inizio ad avere problemi. La segnalazione è instabile, il target è segnalato solo 1 volta ogni 4-5 passate e lo spettrografo mi da “barre sparse” su tutta la scala. Non so se avrei scavato un segnale così. E’ ovvio però che mi sono voluto mettere in una condizione assolutamente IRREALE solo per puro divertimento. La prossima volta voglio provare a “smanettare un po’” con i ground filter per vedere se posso fare qualche magia…

La giornata è finita con una sensazione molto piacevole. Quella di aver impiegato uno strumento potentissimo, preciso e divertente e che ha un margine di crescita ancora assai elevato. Le braccia e la schiena non sono troppo affaticate e questa è un’altra bella cosa…

Il secondo giorno sono voluto andare nel parco pubblico del mio paese. E’ un posto dove vado spesso per effettuare le mie prove, ha una mineralizzazione media, un terreno facile da scavare, non troppi sassi, quasi nessun coccio, erbetta bassa, si possono trovare monete ma anche tante tante tante tante tante linguette di lattina, tappi di bibite e pezzi di carta stagnola (LI MORTACCI LORO!!!!).

Una giornata piena di sole, poca gente in giro e il Test Park tutto per me… Evvai!

Sapevo già che i target in questo terreno sono situati al 90% entro i primi 10-15 cm quindi ho appositamente evitato settaggi troppo spinti concentrandomi di più sulla discriminazione ed identificazione. La precisione del V3 in questo senso è STRABILIANTE! Ho potuto velocemente capire quando segnala una linguetta tipo vecchio, tipo nuovo, messa di taglio o un pezzo di stagnola piccolo e uno grande.

Per non parlare poi delle monete! Il V3 dice “VDI=51… Sono 10 centesimi… Scava TONTO!!!”: Ragazzi… CASSAZIONE!!! Mai un errore!! E ti da VDI=51 sia appoggiata a terra, che sotto 10 cm, che messa di taglio!

Da questo punto di vista il Vision straccia il DFX!

Ti dice “VDI=55… Ciccio… Sono 20 centesimi…Che fai, li lasci li?”. Una stabilità spaventosa anche aumentando la Sensitivity e il RX Gain. C’è anche la possibilità di analizzare, premendo pochi tasti, la perdita di segnale dovuta alla mineralizzazione e la quantità di “Rumore Elettromagnetico” rilevato. Oltre a ciò, tramite un algoritmo, la macchina da anche un suggerimento circa il Gain da impostare per ottenere il massimo della performance. Queste informazioni ci possono anche suggerire l’adozione di una piastra diversa che, in condizioni difficili, possa fornire prestazioni migliori di quella fornita in dotazione.

In conclusione di questa “prima sessione di prove libere”, per usare un linguaggio da Formula 1, ho trovato lo Spectra V3 uno strumento potente, precisissimo, ricco di potenzialità, robusto ma soprattutto, almeno per il mio modo di vedere, TREMENDAMENTE DIVERTENTE DA USARE! E questo è un elemento che, in un hobby…ricordiamocelo…un HOBBY… va tenuto in assoluta considerazione.
Vi lascio con la promessa di altre prove, ancora più rigorose, e con la mia totale disponibilità a rispondere a quesiti di ogni genere sul V3.

Solo ad una domanda non risponderò: “Dove lo posso comprare?”. A garanzia di totale trasparenza e per rispettare le regole di concorrenza, lascio a voi la ricerca delle migliori condizioni d’acquisto.

Happy Vision Hunting!
Bodhi3

WEB: Il Bodhi3’s Advanced White’s Lab diventa Internazionale!


E’ con grande piacere che da qualche giorno ho scoperto che il mio blog è addirittura citato in un forum RUSSO: REVIEWDETECTOR.RU !!!

In questo post:

http://reviewdetector.ru/index.php?showtopic=11308&st=40

Si fa appunto riferimento a:

на итальянском сайте по 15х12 интересные рассуждения и прога..” (segue il link del mio blog)

Che tradotto significa “Un sito italiano con informazioni interessanti e programmi per la SEF 15×12

Happy Soviet Hunting!
Bodhi3

TEST: In arrivo la prova delle White’s Deepscan DD 1400 8″x14″ e della Super 12″


Mentre mi preparo a stilare l’articolo della prima prova “sul campo” dello Spectra V3, avvenuta tra sabato e domenica, ho il piacere di annunciare che sono in arrivo, dopo essere state acquistate dall’amico del forum  Micciulino, le piastre White’s Eclipse DeepScan DD 1400 8″x14″ e la White’s Super 12″ .

La prima è una doppia D che darà il suo meglio nei terreni a mineralizzazione medio-alta e alta e la seconda è invece una bella “piastrona” concentrica da 300mm che promette ottime performance in terreni a mineralizzazione bassa e medio-bassa.

Restate sintonizzati!

Happy CoilTest Hunting!

Bodhi3

PS Di nuovo grazie a Stefano “Micciulino” per avermi anche concesso uno sconticino speciale “pro-matrimoniale”. 😀 😀 😀

THEORY+DFX+V3: Mono VS Multifrequenza


Facciamo un po’ di chiarezza sulla questione “Mono VS Multi Frequenza“…

Per capire meglio quando è preferibile usare una e quando tutte e tre le frequenze, è necessario sapere come il V3 (ma prima di lui il DFX) funziona in modalità multi frequenza.

Il brevetto White’s di Mark D. Rowan (“Method and apparatus for distinguishing metal objects employng multiple frequency interrogation” – US 6.879.161 B2) prevede che in caso di utilizzo di 2 o più frequenze, il trattamento dati avvenga sul cosiddetto segnale COMPOSITO ovvero ottenuto dalla combinazione degli “n” segnali rivenienti dalle “n” frequenze impiegate (nel caso DFX, n=2… in quello Spectra V3 n=3). Questa combinazione non è però una semplice somma dei segnali ma segue un interessante e intelligente algoritmo:

1)      Se il segnale è uguale per tutte le frequenze, IGNORA IL VALORE…
2)     Se il segnale è diverso, UNISCI I RISULTATI NEL SEGNALE FINALE COMPOSITO.

Perché questo sistema? Perché, come ho già trattato in un articolo riguardante la cosiddetta “signal subtraction”, si è notato che “PIU’ O MENO” tutte le frequenze reagiscono allo stesso modo nella parte NEGATIVA della scala VDI, ovvero in quella parte che riguarda la risposta a target ferrosi, ivi compresa la MINERALIZZAZIONE FERROSA DEL TERRENO!

Mmmm… Ma non è che questo sistema di combinazione dei segnali ha anche a che fare con il bilanciamento del terreno ? ESATTO!!! E’ proprio così! Se notiamo che le varie frequenze ritornano un segnale sempre “sostanzialmente” identico, al 99.9% significherà che abbiamo a che fare con un target ferroso o con il segnale riveniente dalla mineralizzazione ferrosa del terreno. Per contrastare appunto questo fenomeno (ovvero la mineralizzazione ferrosa) la White’s ha pensato ad un semplice “trucchetto”:

1)      Rileva la risposta alla mineralizzazione di ogni singola frequenza…
2)      Verifica che siano “più o meno” identiche…
3)      Allinea le risposte delle n frequenze e farle diventare uguali (SIGNAL SUBTRACTION!)
4)      Fa in modo che, in base all’algoritmo sopra indicato… Queste, dato che sono uguali, VENGANO IGNORATE!

Fermatevi un attimo a riflettere e vi renderete presto conto che questo tipo di gestione della multi-frequenza lega la SENSIBILITA’ del metal detector alla DIVERSITA’ DEL SEGNALE RIVENIENTE DALLE SINGOLE FREQUENZE UTILIZZATE. Più sono diverse le risposte, più il segnale composito evidenzierà il target rilevato.

Ahimè, il sistema di realizzazione del segnale composito non è immune da possibili problemi. Innanzitutto è sempre possibile che alcuni dati si perdano a causa della SOMMA CON ALGORITMO. Questo ovviamente pregiudicherà un l’efficienza della resa del multifrequenza in termini di sensibilità complessiva rispetto all’utilizzo in monofrequenza.  Secondo poi, a causa delle limitate risorse energetiche di cui il metal dispone, la potenza complessiva di trasmissione deve essere ripartita in modo uguale per le diverse frequenze, comportando poi, in fase di creazione del finale composito, un segnale in un certo senso “meno amplificato” .

Per farvi capire meglio cosa accade nel V3 e nel DFX, immaginate che la potenza massima COMPLESSIVA di trasmissione sia pari a PC=100%….

ATTENZIONE!!! I valori qui riportati non sono in valore assoluto ma sono espressi sottoforma di percentuale. Questo per dire che la potenza complessiva=100 del V3 non è uguale alla potenza complessiva=100 del DFX. E’ ben noto infatti che la quantità IN VALORE ASSOLUTO trasmessa dal V3 è ben superiore a quella del DFX!

Caso SPECTRA V3 MODALITA’ MONOFREQUENZA:

POTENZA FREQUENZA BASSA 2.5KHZ (PB) = 100/100
Oppure…
POTENZA FREQUENZA MEDIA 7.5KHz (PM) = 100/100
Oppure
POTENZA FREQUENZA ALTA 22.5KHz (PA) = 100/100
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POTENZA COMPLESSIVA: PB=PC=100 oppure PM=PC=100 oppure PA=PM=100

Caso DFX MODALITA’ MONOFREQUENZA:

POTENZA FREQUENZA BASSA 3KHz (PB) = circa 50-60/100
Oppure…
POTENZA FREQUENZA ALTA 15KHz (PA) = circa 50-60/100

POTENZA COMPLESSIVA: PB=PC=circa 50-60 oppure PA=PM=circa 50-60

Nota: Nel V3, in modalità Monofrequenza, TUTTA l’energia è riservata alla singola frequenza selezionata. In questo modo si otterrà il massimo risultato possibile per ogni tipologia avendo la possibilità di impiegare il 100% delle risorse senza alcun compromesso. Nel DFX invece, l’energia riservata alla singola frequenza è pari invece a circa il 50-60%. Ecco perché il DFX in modalità monofrequenza risulta MOLTO MENO performante rispetto alla stessa modalità per il V3.

Caso SPECTRA V3 MODALITA’ MULTIFREQUENZA:

POTENZA FREQUENZA BASSA 2.5KHZ (PB) = 33.3/100
POTENZA FREQUENZA MEDIA 7.5KHz (PM) = 33.3/100
POTENZA FREQUENZA ALTA 22.5KHz (PA) = 33.3/100

POTENZA COMPLESSIVA: PB+PM+PA=PC=100/100

Caso DFX MODALITA’ MULTIFREQUENZA:

POTENZA FREQUENZA BASSA 3KHz (PB) = 50/100
POTENZA FREQUENZA ALTA 15KHz (PA) = 50/100

POTENZA COMPLESSIVA: PB+PA=PC=100/100

Nota: La potenza complessiva è data dalla somma aritmetica delle tre frequenze che hanno, ognuna, un terzo delle risorse a disposizione. Va da se però che una segnale investigato con 1/3 della potenza non sarà MAI equivalente a quello riveniente dall’applicazione del 100% della potenza portando quindi ad una perdita di performance generale intorno al 5-10% (variabile a seconda del mutare di numerosi fattori). Ecco perché, sia per il DFX che anche per il V3, nel caso dell’utilizzo in Multi-frequenza avremo una performance, in termini di SENSIBILITA’ GENERALE, leggermente inferiore a quella ottenuta in monofrequenza. Dobbiamo però  ricordare che mentre il DFX può operare SOLO in “multi-frequenza con salt-compensate”, bilanciata contemporaneamente sia per mineralizzazione ferrosa che salina e, per questo, con un leggero calo di sensibilità globale, il V3 può lavorare sia in questa modalità sia in multi-frequenza “NO SALT” , bilanciata solo verso la mineralizzazione ferrosa e quindi con una migliore performance su terreni non salinizzati. Tutto ciò, oltre ad una scelta più oculata delle frequenze, una potenza in valore assoluto sensibilmente maggiore, la possibilità di avere un TX BOOST, una migliore gestione del segnale fanno risultare le performance GENERALI (sia in mono che in multifreq) del V3 nettamente superiori a quelle del già ottimo DFX.

Ribadisco però, e con questo concludo, che in ogni modo la sensibilità del V3 (e anche del DFX) risulta migliore in monofrequenza che in multifrequenza. Discorso invece assai diverso è la qualità della discriminazione tra i due modi operativi. Rimando ad un prossimo articolo l’approfondimento di questo aspetto.

Happy MonoVsMulti Hunting!

Bodhi3

TEST: Spectra V3 – Introduzione (Prima Parte)


Inizio oggi, ufficialmente, la prova e recensione del prodotto top di gamma della White’s: lo SPECTRA V3. In ossequio a quanto deciso di comune accordo nel forum MARCHE, voglio subito precisare che questo modello è stato gentilmente messo a disposizione da ELECTRONICS COMPANY (www.mediaelettra.com), distributore ufficiale White’s per l’Italia. Ribadiamo per l’ennesima volta, che la prova è eseguita a titolo gratuito, che non ci sono legami di nessun tipo tra l’autore e la ditta fornitrice e che il metal verrà puntualmente restituito al termine del periodo di prova.

Iniziamo…

Per gli amanti dell’aneddotica, il modello all’inizio si chiamava “Vision” e ne furono perfino prodotti diversi esemplari (alcuni sono anche stati venduti) prima che, a causa di un conflitto di marchi con un altra azienda, la ditta di Sweet Home, Oregon decidesse di modificare il nome in “Spectra V3” in onore dello Spectragraph (lo spettrografo che è implementato nel software) e delle 3 frequenze operative del MD. Per mio piacere personale, ogni tanto chiamerò questo modello anche “Vision” come tributo del suo ideatore originale: Mark D. Rowan (ex ingegnere capo della White’s e disegnatore di XLT e DFX)

Sono ormai pochi a non sapere che lo Spectra è una macchina VLF multi-frequenza che può operare con 3 frequenze operative contemporaneamente o le può utilizzare in maniera individuale: 2.5 KHz, 7.5 KHz e 22.5 KHz. Per i più smaliziati aggiungerò che si tratta di un multi-frequenza “vero” che opera nel Frequency-Domain con onda quadrata e con analisi del ritardo di fase  dell’onda ricevuta.

L’analisi congiunta è effettuata anche in questo modello (come per il DFX) secondo gli algoritmi “BEST DATA” e “CORRELATE”. Maggiori approfondimenti su questi due modi di analizzare i dati sono reperibili in uno dei miei più recenti articoli. Aggiungo solo che in questo modello è stata ulteriormente prevista una modalità multifrequenza chiamata “SALT COMPENSATE” che ottimizza ulteriormente la gestione della mineralizzazione salina.

Dopo questa prima veloce introduzione… bhè passiamo alla pratica!

Ho finalmente iniziato a “giochicchiare” con la macchina.

In attesa di uscire sul campo mi sono divertito a smanettare un po’ con i vari menù. Devo dire che non è poi così complicato come ho sentito dire!

Ovvio che chi già conosce macchine come DFX o XLT si troverà molto avvantaggiato, ma anche chi proviene da altre marche non farà una grossa fatica ad essere subito operativo e con una macchina settata a puntino. D’altronde tutti noi utilizziamo un PC e posso assicurarvi che, per farlo funzionare, mettiamo in pratica delle procedure molto più complicate di quelle necessarie per operare con successo il Vision.

Innanzitutto un applauso per la scelta dell’LCD Sharp! E’ veramente di ottima fattura e garantisce ottima visibilità da un ampia angolazione. Ho avuto la fortuna di partecipare ad un congresso (Lo SHARP Innovation Forum) vicino a Monaco di Baviera 3 anni fa dove fu presentato proprio il prototipo del modello che poi la White’s ha implementato nel V3. E’ anche abbastanza robusto, ottima scelta Ken!

La pulsantiera è di tipo piatto (tipo Minelab) con leggeri rilievi e serigrafie ben visibili. Così si protegge piuttosto efficacemente i delicati circuiti presenti nel Display Box da fango e umidità eccessiva. Mi piace anche la disposizione e io che ho dita non troppo lunghe, non ho trovato difficoltà a raggiungere tutti i tasti abbastanza comodamente.

Il classico “grilletto” White’s è sempre presente. Si tratta del solito interruttore di metallo a tre posizioni inserito sotto il display e raggiungibile con l’indice della mano che regge il metal.

Come nei modelli precedenti, questo grilletto svolge varie funzioni. In posizione centrale mette la macchina in modalità “Ricerca”.

Tirandolo, se siamo in “Ricerca” passeremo alla modalità PINPOINT, mentre servirà per uscire dai menù come una specie di tasto ESC del computer.

Questa modalità, a differenza per esempio del DFX, visualizza delle barre colorate (in tempo reale!) che corrispondono alla intensità di rilevazione delle tre frequenze del V3 (2.5 KHz, 7.5 KHz e 22.5 KHz). Se tiriamo il grilletto e poi togliamo pressione, esso ritornerà naturalmente nella posizione centrale di “ricerca”.

Se invece spingiamo in avanti il grilletto, esso rimarrà bloccato in avanti fino al nostro successivo richiamo. In questo caso verrà attivata la modalità “ANALYSIS SCREEN”: una vera esclusiva del V3, che permette una analisi visiva-grafica della risposta delle tre frequenze al target rilevato per mezzo di curve (tipo gobbe di dromedario o con altre forme) che ci daranno informazioni preziosissime, tra cui anche la dimensione stimata dell’oggetto e che, durante le nostre prove, studieremo nel dettaglio.

La cuffia wireless si attiva premendo semplicemente un bottone e si spegne automaticamente quando spegniamo il V3. Ottimo! Così non rischiamo di consumare le batterie nel caso le dimenticassimo accese. Si sentono molto bene e non ho notato alcun ritardo tra il rilevamento e la segnalazione. E’ prevista anche la possibilità di utilizzare cuffie a filo, come al solito inserendo il jack da 6 mm nel retro del control box. Per la cronaca, il foro è protetto da un comodo tappino in plastica che impedisce alla polvere di entrare. L’appena citato control box è sempre, nella tradizione White’s, di alluminio ergal, molto robusto e resistente agli urti e alle cadute.

Ad occhio mi sembra un pochino più piccolo in lunghezza di quello del mio DFX. Il poggia gomito è sempre regolabile e vengono forniti in dotazione i due sticker imbottiti da applicare. Il look complessivo non è cambiato affatto rispetto al DFX ai suoi predecessori… C’è a chi piace e c’è chi lo trova oramai un po’ “vecchiotto” e fuori moda… Mah…

La piastra di serie è la White’s D2 da 10” doppia D. Un prodotto veramente pregevole già sperimentato in passato sulle macchine DFX/MXT/M6 e che ora è stato prodotto in versione “V” in grado quindi di operare con efficacia anche con la frequenza 22.5KHz e con il famoso “TX BOOST” (Amplificazione del segnale trasmesso) attivo. Dato che è una DD, darà ovviamente il meglio di se con i terreni a mineralizzazione media e medio alta. Ovviamente è possibile montare altre piastre per ottenere performance ancora migliori a seconda del terreno.

Finito di montare, il Vision si presenta ben bilanciato. Sicuramente è un po’ più pesante nel “retrotreno” rispetto al DFX per causa del display LCD di maggiori dimensioni. Comunque si tratta di un peso sostenibilissimo per chiunque.

Da quello che avevo letto, la Piastra D2 10” doveva sembrare più pesante e invece non ho notato una drammatica differenza rispetto alla Eclipse 950 standard del mio DFX. Probabilmente molto del merito è dovuto al differente gioco di bilanciamento della macchina.

Le finiture complessivamente sono eccellenti. La qualità si vede e si percepisce molto bene. D’altronde, dato il costo, non mi sarei accontentato di meno. La sensazione è di un metal molto robusto e capace di resistere ad un utilizzo anche poco delicato.

L’alimentazione è demandata ad un blocco batteria ricaricabile al NiMH (incluso nella confezione con tanto di caricabatterie) o da un blocco di batterie alcaline (nella confezione è incluso il portapile). Cercherò prossimamente di stimare la durata delle pile a seguito di un utilizzo normale e lo pubblicherò immediatamente.

Per oggi mi fermo qui…

Nella prossima parte inizieremo l’esplorazione delle funzionalità del V3 a partire dai suoi programmi di fabbrica.

Vi lascio solo con una chicca…

Ieri sera accendo il V3 nel mio studio, carico il programma HI-PRO, imposto il Gain a 15 (su 15) e la Sensitivity a  93 (su 100), il TX BOOST su ON, il Filtro Ground a 5.0Hz e la Monofrequenza a 22.5KHz… Risultato? Metal stabile e una moneta da 1 euro sentita PERFETTAMENTE a 44 cm!

E non ci ho perso più di 30 secondi… con ulteriori “smanettamenti” ho la sensazione che si possa fare anche meglio…

Happy StayTuned Hunting!

Bodhi3

TEST+OTHER: Prossima Prova… FISHER LABS F2!


Sono veramente lieto di annunciare che il mio appello ai venditori /distributori è stato prontamente ascoltato!

La GEOTEK CENTER (www.geotekcenter.it), che ringrazio per la disponibilità, mi ha inviato in prova l’Entry Level digitale della Fisher Labs: il modello F2.

Ecco una breve scheda tecnica fornita dal costruttore:

FREQUENZA OPERATIVA: 5,9 KHz
RICERCA DI TIPO: Motion
BILANCIAMENTO DEL TERRENO: Automatico
RICERCA IN: Discriminazione
RICERCA IN: All metal
RICERCA IN: Discriminazione variabile
REGOLAZIONE SENSIBILITÁ: Si
REGOLAZIONE DISCRIMINAZIONE: Si
REGOLAZIONE VOLUME: Si
REGOLAZIONE SOGLIA: Si
SURFACE ELIMINATION: No
SALT ELIMINATION MODE: No
PINPOINT: Si
PROGRAMMI PRE-IMPOSTATI: No
INDICAZIONE PROFONDITÁ: Si
INDICAZIONE TIPO DI METALLO RILEVATO: Si
TONI DI RILEVAZIONE: 4
UNITÁ DI ELABORAZIONE: Microprocessore
DISPLAY: LCD
BOX COMANDI: ABS
PIASTRA DI RICERCA: da 8″ (203,2 mm)da 4″ (101,6 mm)
TIPO DI PIASTRA: Ragno
COPRI PIASTRA: No
ALTOPARLANTE INTERNO: Si
ALIMENTAZIONE: 2 pile da 9 Volt
CARICA BATTERIE: No
AUTONOMIA: Circa 35 -50 ore
SEGNALE BATTERIE SCARICHE: Si
BATTERIE RICARICABILI: No
PRESA CUFFIE: Si ¼”
CUFFIE: Si
ASTE SCOMPONIBILI: Si – 3 parti
LUNGHEZZA: 115 – 137cm
SACCA HIPMOUNT: No
BORSA DI TRASPORTO: No
PESO: 1,150Kg
ISTRUZIONI IN: Italiano e Inglese
ISTRUZIONI VIDEO: No
GARANZIA: 2 anni

Si presenta quindi come un concorrente del leggendario ACE 250.

Compatibilmente con le prove dello Spectra V3 farò del mio meglio per una prova rigorosa del “Piccolino” della Fisher… Pregi e Difetti… Prove finalmente “Senza Veli”…

Restate sintonizzati…

Happy Fisher Hunting!
Bodhi3


THEORY: Frequenze operative, Bilanciamento, VDI e Effetto “WRAP”


Partiamo innanzitutto da un assunto. Sostanzialmente, in condizioni di media ed elevata mineralizzazione, la sensibilità di un metal ad alta frequenza (22.5KHz) e a bassa frequenza (2.5KHz) non è poi tanto diversa, se parliamo di target della grandezza di una normale moneta.

La maggiore INefficienza delle frequenze alte in contesti ad alta mineralizzazione è non tanto legato alla frequenza in se, quanto al sistema di bilanciamento del terreno.

Se mettiamo a confronto la risposta in segnale di due frequenze, esempio 2.5 e 22.5KHz vedremo che, segnalando una moneta tipo 1 euro, la prima frequenza produrrà un certo VDI, la seconda un VDI più alto.
Questa differenza, E IN QUESTO ORDINE, ci sarà sempre per i metalli non ferrosi. Cosa sta a significare? Significa semplicemente che, confrontando varie frequenze rispetto allo stesso target NON ferroso, la FREQUENZA PIU’ ALTA produrrà sempre (o quasi) il VDI PIU’ ALTO ovvero “PIU’ VICINO AL FONDO SCALA DEI NON-FERROSI”.

Normalmente uno immagina la scala dei VDI come un segmento che va da sinistra a destra. Di solito a sinistra mettiamo i TARGET FERROSI e a destra i NON FERROSI (possiamo anche invertire…non cambia nulla… il ragionamento è identico).

Di solito immaginiamo per comodità che questo segmento sia fatto così…

VDILinear

Ora,come dicevo prima, utilizzando 2 frequenze, una bassa (2.5KHz) e una alta (22.5KHz) su un target NON ferroso, la tendenza sarà che la 2.5 darà un certo VDI, diciamo VDI=+75 mentre la frequenza 22.5KHz darà un VDI=+85 (i valori sono volutamente un po’ esagerati ai fini della spiegazione).

Come vedete dal grafico, il VDI della 22.5 è molto più vicino di quello della 2.5 al margine superiore della scala VDI (+95) ovvero la massima NON FERROSITA’.
Bhè, direte voi, che problema c’è?

Il problema è che la scala VDI non andrebbe pensata in questo modo!

Ricordiamoci sempre che il VDI (Visual Discrimination Indication) è legato al parametro di ritardo di fase tra onda trasmessa e onda riveniente dall’interazione con il target che è appunto “RITARDATA” rispetto all’originale.

La scala VDI andrebbe pensata come circolare, non come lineare. Con l’estremo negativo che tocca il positivo, in questo modo…

 

vdiwheel

Cosa accade pensando alla scala VDI in questo modo e che relazione c’è con i dati VDI indicati prima?

Semplice…

Più ci si avvicina all’estremo positivo +95, più ci avvicineremo (proprio grazie alla circolarità) all’estremo -95…

E COSA C’E’ DI SOLITO VICINO A VDI=-95 ????

Ve lo dico io… Il VDI COLLEGATO ALLA MINERALIZZAZIONE DEL TERRENO!!!

Ci siamo quasi…

Voi potrete rispondere… ECCHISSENEFREGA!!! Ma fareste un grave errore!
Dato che il Metal, dopo aver individuato il punto VDI riveniente dal terreno attraverso il bilanciamento tenderà a rendere MENO SENSIBILE se stesso proprio li intorno,la DESENSIBILIZZAZIONE passerà anche dai valori -93, -94, -95 ai VALORI POSITIVI +95, +94, +93 e così via… Ovvero “SALTERA’ IL FOSSO” tra FERROSO E NON FERROSO!!!

Capite quindi che più il nostro target sarà lontano dall’estremo positivo +95 meno sarà penalizzato dall’abbattimento legato al bilanciamento del terreno!

Ecco perchè le frequenze più basse “TENDONO” a comportarsi meglio in condizioni di elevata mineralizzazione e quelle più alte invece “TENDONO” a comportarsi meglio in condizioni di bassa mineralizzazione.

Ho scritto appositamente “TENDONO” perchè questo è il comportamento “GENERALE” dei metal. Va da se che ci siano alcuni metal (Il GMP è uno di quelli) che hanno adottato tutta una serie di sistemi hardware e software per contrastare tale effetto mediante piastre DD, “normalizzazione” della scala VDI, gestione efficiente dei filtri pur se operano a frequenze che, per la loro stessa natura, incontrano più difficoltà a causa dei sistemi ordinari di bilanciamento del terreno.

Happy BalanceVsFreq Hunting!
Bodhi3

PS Scusate per l’orripilante primo grafico… Sono in ufficio e ho solo il Paint di Windows. Il secondo grafico invece è (c) di Jeff Foster

V3: E’ arrivato il White’s SPECTRA V3!


Ragazzi!
Una grande notizia!

Stefano Morsiani, titolare della Electronics Company, mi ha gentilmente messo a disposizione per un po’ di tempo uno White’s Spectra V3.

Ringrazio ovviamente il Sig. Morsiani per la cortese disponibilità.

Da oggi iniziano i test e le prove!!!

Verranno evidenziati i PRO e i CONTRO di questa complessa macchina White’s.

Aggiungo inoltre che, sempre da oggi, il nome completo del blog sarà…

“Bodhi3’s Advanced White’s DFX and SPECTRA V3 Italian Research Lab”

Restate sintonizzati!

Happy Vision Hunting!
Bodhi3

V3: Monofrequenza VS Multifrequenza…


Il V3, come il DFX,  può operare sia con tutte e tre (il DFX due) le frequenze insieme che in monofrequenza. Inoltre permette di utilizzare le tre frequenze contemporanee con la funzione “SALT COMPENSATE” (nel DFX non è un opzione separata) che, grazie alla “sottrazione del segnale” di cui ho spesso parlato nel blog,  rende il metal molto più performante in battigia e in acqua di mare.

Per quanto riguarda invece l’uso in mono-frequenza dello SPECTRA V3, ecco le peculiarità di ognuna:

2.5 kHz – Garantisce una sensibilità migliore ai metalli ad alta conduttività come argento e rame. E’ anche la migliore soluzione per operare in condizioni di alta mineralizzazione a causa delle peculiarità del sistema di bilanciamento del terreno. Chi mi legge sa di cosa parlo…

7.5 kHz – E’ la migliore frequenza “tutto fare”. Non predilige una tipologia particolare ma da buoni risultati un po’ con tutto.

22.5 kHz – Questa è la frequenza che dovremmo utilizzare se cerchiamo oggetti minuti (piccoli gioielli, fiocchi d’oro etc) e per i metalli a bassa conduttività come alluminio e nickel. E’ la frequenza che si dimostra più efficiente in condizioni di mineralizzazione bassa . Per chi volesse approfondire la relazione tra alte frequenze e oggetti sottili suggerisco di rileggere il mio post :  DFX – Oggetti sottili, 15KHz, Legge di Lenz e Skin Effect

Possiamo inoltre aggiungere che i V3 possono operare in Multifrequenza nelle modalità analitiche BEST DATA o CORRELATE. Cosa significa? E’ presto detto.

1) BEST DATA: il Metal trasmette le frequenze, riceve ed analizza le frequenze rivenienti dal target e sceglie la risposta MIGLIORE (BEST, nel senso di maggiore energia) tra queste per identificare il target. Questo algoritmo si basa proprio sulla migliore predisposizione delle varie frequenze ai vari tipi di target.

2) CORRELATE MODE: Il Metal trasmette sempre le tre frequenze, riceve ad analizza le frequenze rivenienti dal target, LE CONFRONTA FRA LORO e, se non sono sostanzialmente CONCORDANTI (in base ad una funzione di normalizzazione), decide che il target va ignorato e non da la segnalazione. Questa modalità è davvero eccezionale quando si opera in terreni infestati dal ferro dove le segnalazioni non si concentrano effettivamente su un preciso VDI ma tendono ad “aprirsi a ventaglio” in forma pseudo-casuale. E’ appunto questa pseudo-casualità che produce, quando il V3, analizza i dati, la NON CONCORDANZA che permette di “domare” questo tipo di contesti di ricerca. In altre parole, in caso di “sparpagliamento” dei dati, il metal, grazie al CORRELATE, capisce che ciò che lo ha provocato al 99.9% è ferro e quindi SOPPRIME la segnalazione. Ulteriore finezza della macchina White’s è la possibilità di regolare la “granularità” di questo “addomestica-ferro” attraverso la funzione SPAN che da modo di settare il detector in modo che sia più o meno tollerante.

Concludendo, l’utilizzo della Monofrequenza è preodinato al raggiungimento della massima performance di profondità e sensibilità PER TIPOLOGIA DI METALLO E/O LIVELLO DI MINERALIZZAZIONE anche grazie al completo sfruttamento della potenza di trasmissione e di calcolo in maniera esclusiva. L’uso della Multifrequenza invece è più indicato per raggiungere l’eccellenza in termini di identificazione e discriminazione, nonchè per la gestione efficace dell’inquinamento da ferro e della mineralizzazione da sale marino (se attiviamo il SALT COMPENSATE)

Happy Rowan Hunting!
Bodhi3

TEST: Seconda prova Garrett ACE 250 VS Collanina d’oro da 4 grammi


Dopo essermi confrontato con l’amico NUMES che riportava valori diversi di rilevazione della catenina da 4 grammi (la sua è da 4.7 per 50cm) ho avuto il sospetto che le batterie utilizzate nella prima prova (nuove, di produzione cinese) potessero aver avuto un ruolo determinante. Ho provveduto quindi a rieffettuare il test con delle Duracell ULTRA nuovissime. Ecco i risultati…
Nota: Tra parentesi l’incremento rispetto alla prima prova.

Metal Detector: ACE 250
Settaggio: All Metal
Sensitivity: Massima
Target: Collanina in oro a maglia fina – Peso 4g
Location: Giardino di casa mia
Terreno: Mineralizzato (Valore 4.0 su 13.5 della Scala Jeff Foster)
Pile: Duracell ULTRA Nuove

Test in Aria
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Test “A”: Collanina aperta e distesa:
Segnale dubbio altalenante tra 2°-3°-4° tacca (Metallo Ferroso)
Distanza Massima Coerente (più del 75% di segnalazioni valide): 3.5 cm (+1.5cm)
Distanza Massima Assoluta (almeno il 30% di segnalazioni valide): 4.0 cm (+1.5cm)

Test “B”: Collanina chiusa e disposta “a binario”
Segnale dubbio altalenante tra 3°-4° tacca (Metallo Ferroso)
Distanza Massima Coerente (più del 75% di segnalazioni valide): 4.5 cm (+1 cm)
Distanza Massima Assoluta (almeno il 30% di segnalazioni valide): 5.5 cm (+1.5 cm)

Test “C”: Collanina chiusa e appallottolata
Segnale dubbio altalenante tra 3°-4° tacca (Metallo Ferroso)
Distanza Massima Coerente (più del 75% di segnalazioni valide): 4.5 cm (+1 cm)
Distanza Massima Assoluta (almeno il 30% di segnalazioni valide): 6.0 cm (+1.5cm)

Test Appoggiata a Terra
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Test “A”: Collanina aperta e distesa:
Segnale dubbio altalenante tra 1°-2°-3° tacca (Metallo Ferroso)
Distanza Massima Coerente (più del 75% di segnalazioni valide): 3.0 cm (+1.5 cm)
Distanza Massima Assoluta (almeno il 30% di segnalazioni valide): 5.0 cm (+2.5cm)

Test “B”: Collanina chiusa e disposta “a binario”
Segnale dubbio altalenante tra 1°-2° tacca (Metallo Ferroso)
Distanza Massima Coerente (più del 75% di segnalazioni valide): 4.0 cm (+2.0 cm)
Distanza Massima Assoluta (almeno il 30% di segnalazioni valide): 5.0 cm (+2.5 cm)

Test “C”: Collanina chiusa e appallottolata
Segnale dubbio altalenante tra 1°-2°-3° tacca (Metallo Ferroso)
Distanza Massima Coerente (più del 75% di segnalazioni valide): 4.0 cm (+2.0 cm)
Distanza Massima Assoluta (almeno il 30% di segnalazioni valide): 5.5 cm (+3.5 cm)

Test Sotto Terra
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Test “A”: Collanina aperta e distesa:
Segnale solido 1° tacca (Metallo Ferroso)
Distanza Massima Coerente (più del 75% di segnalazioni valide): 1.5 cm (+0.5 cm)
Distanza Massima Assoluta (almeno il 30% di segnalazioni valide): 2.5 cm (+1.0 cm)

Test “B”: Collanina chiusa e disposta “a binario”
Segnale dubbio altalenante tra 1°-2° tacca (Metallo Ferroso)
Distanza Massima Coerente (più del 75% di segnalazioni valide): 2.0 cm (+1.0 cm)
Distanza Massima Assoluta (almeno il 30% di segnalazioni valide): 2.5 cm (+1.0 cm)

Test “C”: Collanina chiusa e appallottolata
Segnale dubbio altalenante tra 1°-2° tacca (Metallo Ferroso)
Distanza Massima Coerente (più del 75% di segnalazioni valide): 2.5 cm (+1.0 cm)
Distanza Massima Assoluta (almeno il 30% di segnalazioni valide): 3.5 cm (+1.5 cm)

Conclusioni del secondo test:
Pur se con la sostituzione delle pile si sono notati incrementi di profondità da 0.5 a 3.5 cm nei test in aria e appoggiata al terreno, l’incremento medio con la catenina sotterrata è risultato molto più contenuto (tra 0.5 e 1.5 cm) e l’identificazione è comunque totalmente errata. Confermo quindi quanto sostenuto nelle conclusioni della prima prova ribadendo l’effettivo fallimento del test in condizioni di ricerca reali.

Happy BetterButStillNoGO Hunting!
Bodhi3

TEST: Garrett ACE 250 e catenine d’oro da 4 grammi…


Alcuni giorni fa, nel Forum Metal Detector Marche, qualche amico mi ha chiesto la gentilezza di effettuare un test rigoroso per verificare la capacità del Garrett ACE 250 di rilevare catenine sottili in oro.

Pubblico di seguito l’esito della prova e le mie considerazioni finali.

Metal Detector: ACE 250
Settaggio: All Metal
Sensitivity: Massima
Target: Collanina in oro a maglia fina – Peso 4g
Location: Giardino di casa mia
Terreno: Mineralizzato (Valore 4.0 su 13.5 della Scala Jeff Foster)

Test in Aria
Test “A”: Collanina aperta e distesa
Segnale dubbio altalenante tra 2°-3°-4° tacca (Metallo Ferroso)
Distanza Massima Coerente (più del 75% di segnalazioni valide): 2.0 cm
Distanza Massima Assoluta (almeno il 30% di segnalazioni valide): 2.5 cm

Test “B”: Collanina chiusa e disposta “a binario”
Segnale dubbio altalenante tra 3°-4° tacca (Metallo Ferroso)
Distanza Massima Coerente (più del 75% di segnalazioni valide): 3.5 cm
Distanza Massima Assoluta (almeno il 30% di segnalazioni valide): 4.0 cm

Test “C”: Collanina chiusa e appallottolata
Segnale dubbio altalenante tra 3°-4° tacca (Metallo Ferroso)
Distanza Massima Coerente (più del 75% di segnalazioni valide): 3.5 cm
Distanza Massima Assoluta (almeno il 30% di segnalazioni valide): 4.5 cm

Test Appoggiata a Terra

Test “A”: Collanina aperta e distesa
Segnale dubbio altalenante tra 1°-2°-3° tacca (Metallo Ferroso)
Distanza Massima Coerente (più del 75% di segnalazioni valide): 1.5 cm
Distanza Massima Assoluta (almeno il 30% di segnalazioni valide): 2.5 cm

Test “B”: Collanina chiusa e disposta “a binario”
Segnale dubbio altalenante tra 1°-2° tacca (Metallo Ferroso)
Distanza Massima Coerente (più del 75% di segnalazioni valide): 2.0 cm
Distanza Massima Assoluta (almeno il 30% di segnalazioni valide): 2.5 cm

Test “C”: Collanina chiusa e appallottolata
Segnale dubbio altalenante tra 1°-2°-3° tacca (Metallo Ferroso)
Distanza Massima Coerente (più del 75% di segnalazioni valide): 2.0 cm
Distanza Massima Assoluta (almeno il 30% di segnalazioni valide): 2.5 cm

Test Sotto Terra
Test “A”: Collanina aperta e distesa
Segnale solido 1° tacca (Metallo Ferroso)
Distanza Massima Coerente (più del 75% di segnalazioni valide): 1.0 cm
Distanza Massima Assoluta (almeno il 30% di segnalazioni valide): 1.5 cm

Test “B”: Collanina chiusa e disposta “a binario”
Segnale dubbio altalenante tra 1°-2° tacca (Metallo Ferroso)
Distanza Massima Coerente (più del 75% di segnalazioni valide): 1.0 cm
Distanza Massima Assoluta (almeno il 30% di segnalazioni valide): 1.5 cm

Test “C”: Collanina chiusa e appallottolata
Segnale dubbio altalenante tra 1°-2° tacca (Metallo Ferroso)
Distanza Massima Coerente (più del 75% di segnalazioni valide): 1.5 cm
Distanza Massima Assoluta (almeno il 30% di segnalazioni valide): 2.0 cm

Conclusioni:
Dall’esperienza fatta in situazioni controllate posso tranquillamente affermare che in ordinarie condizioni di ricerca l’ACE 250 non potrebbe garantire alcuna affidabilità nel rilevare correttamente tale tipologia di target. Con una normale velocità di spazzolata le possibilità concrete di segnalazione “solida e ripetibile” sono alquanto aleatorie. A ciò va aggiunto che IN NESSUN CASO la macchina ha dato indicazioni affidabili sulla reale natura del metallo riportando sostanzialmente valori che passano dalla 1° alla 3° tacca e solo raramente ha indicato i 5 US Cents (4° tacca, inizio oro).
Concludendo, pur se lo strumento è effettivamente in grado di segnalare questo target, anche se i maniera totalmente inaffidabile e di scarsa praticità in contesti reali, posso affermare con una certa convinzione che il test di rilevazione di una catenina sottile (4 grammi) con ACE 250 è sostanzialmente FALLITO.

Happy NoGO Hunting!
Bodhi3

TEST: DeepTech Vista RG 750 (Prima Parte)


Come preannunciato sul forum MARCHE, dopo alcuni veloci test “in aria”, ho effettuato la prima uscita di ricerca con il DeepTech Vista RG 750. Prima di entrare nel dettaglio, penso si utile una breve presentazione di questo prodotto con una agile schedina tecnica:

Marca: DEEPTECH
Modello: Vista RG 750
Paese d’origine: Bulgaria
Tecnologia di Ricerca: VLF
Frequenza Operativa: 8,6 KHz
Piastra in Dotazione: 11” Doppia D Widescan
Metodo di rilevazione:  Motion Discrimination + Motion All-Metal (selezionabile con switch)
Metodo di segnalazione acustica: Mono-tono
Suono di Soglia: NO (Silent Search)
Metodo di segnalazione visiva: Nessuno
Sistema di Bilanciamento terreno: Manuale
Regolazione della Sensibilità: Manuale
Sistema di Discriminazione: Tradizionale Lineare
Metodo di Regolazione Discriminazione: Manuale
Pinpoint: NO
Profondimetro: NO
Connettore Cuffia: SI – Jack da 6.5mm
Altoparlante: SI
Batterie: 4xMinistilo 1.5V da inserire nel box sotto il gomito
Durata Batterie: 20-25 ore (dato fornito dal costruttore)
Segnalazione Batterie Esaurite: Led luminoso + Segnale Acustico
Materiale Control Box: Plastica
Materiale Battery Box: Plastica
Materiale Poggia Gomito: Plastica
Materiale Asta Finale: Fibra
Materiale Asta Mediana: Metallo (alluminio?)
Materiale Asta Control Box + Sotto Avambraccio: Metallo (alluminio?)
Sistema di bloccaggio Aste: Bottoni a molla + Ghiere di serraggio (in plastica)
Peso complessivo: Circa 1.4 Kg

Dopo questa carrellata di dati passiamo ad una descrizione qualitativa di questo strumento.

Quando la scatola mi è arrivata a casa, sollevandola ho avuto la sensazione che fosse quasi vuota tanto è leggero questo metal. Aprendola mi sono trovato di fronte a pochi pezzi e ad minuscolo manualino di istruzione (in inglese). Osservando attentamente la fattura ho avuto una sensazione di “artigianalità” del tutto. La resinatura della piastra è stata evidentemente effettuata a mano e la finitura dell’asta finale in fibra è tutt’altro che perfetta. Ma non mi sono lasciato ingannare da queste considerazioni iniziali ed ho proceduto rapidamente al montaggio del Metal che, anche senza ricorrere alle istruzioni, è piuttosto semplice. Unica nota stonata è legata al box batterie (situato sotto l’arm-rest) che richiede di svitare ben 4 viti per aprirlo ed accedere al vano. Mmm… Mi immagino durante una ricerca… con il metal che segnala le batterie esaurite… e l’eco delle mie parolacce per aver dimenticato il cacciavite a casa!!! Spero che in una prossima produzione venga adottato il sistema a incastro per semplificare la sostituzione delle pile.

Il metal si dimostra molto leggero e ben bilanciato. Le due ghiere di serraggio delle aste danno ulteriore solidità all’ancoraggio tramite bottone a molla. Tutto sommato la sensazione è di discreta robustezza. Ho notato la mancanza della striscia di tela pesante con velcro che blocca l’avambraccio all’arm-rest e che io trovo molto comoda e che permette di faticare meno durante le lunghe spazzolate. Peccato… un piccolo accorgimento che avrebbe fatto comodo.

La piastra da 11” (doppia D) è rotonda di tipo aperto (è possibile vedere il terreno sottostante), e piuttosto robusta. Dato che nella confezione non è presente un copri piastra, raccomando a tutti l’acquisto onde evitare graffi alla resinatura posta nella parte inferiore e che, al tatto, sembra abbastanza morbida. Per questi miei test mi sono arrangiato proteggendola con abbondante nastro adesivo che, come tutti sanno, non inficia le performance del metal.

I miei primi test “in aria” , già pubblicati nel forum,  mi fornivano indicazioni di potenza di rilevazione assolutamente interessanti e che, ovviamente, mi hanno spinto a cercare conferme sul terreno.

Il primo luogo di test “live” è stato un terreno composto da terriccio e sabbia, a bassa mineralizzazione, sulle rive di un fiume. Il Metal si accende ruotando il pomello della Sensitivity che va ruotato poi fino a raggiungere il massimo possibile senza che ci sia produzione di falsi segnali. Il bilanciamento manuale è avvenuto in pochi secondi “pompando” la piastra in su e in giù mentre si agisce sull’apposito pomello. Devo dire che, specie le prime volte, è necessario fare alcune prove per trovare la giusta “gradualità” nel ruotare il pomellino e individuare la corretta posizione. Non bisogna dimenticare che questo metal è di tipo “SILENT SEARCH” (senza suono di soglia) e quindi risultà un po’ più difficile calibrarlo correttamente.  Il rischio maggiore è quello di sovra-bilanciarlo un pochino perdendo un po’ di sensibilità. La mia raccomandazione è quella di, dopo aver effettuato il bilanciamento, poggiare una moneta in terra e verificare la distanza di rilevazione una prima volta. Ora diminuite un pochino il bilanciamento e verificate se la distanza è ancora la stessa o se è aumentata o diminuita.

Dato che la discriminazione è legata alla posizione di un terzo pomello, sarà necessario, per ottenere i migliori risultati, fare qualche prova con target-campione per individuare le corrette posizioni del potenziometro. Personalmente, essendo abituato a metal detector con display, all’inizio mi sono sentito un po’ spaesato ed ho avuto costantemente il timore di aver settato il MD in maniera troppo rigida in termini di discriminazione. Ciò, inevitabilmente, mi ha portato ad abbassare un pochino la soglia, aumentando si la profondità generale, ma anche perdendo in qualità di discriminazione. La potenza pura di questo metal è ovviamente il suo punto di forza: il primo target non ferroso rilevato (una pezzo di carta stagnola appallottolata) è stato estratto a ben 45 cm di profondità! Nel corso delle prove ho estratto altri target validi delle dimensioni di una comune moneta a profondità che andavano dai 15 ai 30 cm. La mancanza di un pin-point ahimè si fa sentire, specie ad uno come me abituato a quello chirurgico del DFX.

L’RG 750 si è dimostrato parecchio sensibile anche agli anelli degli strappi di lattina. Se non settate opportunamente la discriminazione, potrete rilevarli a profondità davvero notevoli.

Dopo questo primo test “fluviale” mi sono spostato nel locale parco pubblico dove, di solito, metto alla prova le macchine in condizioni di elevato inquinamento metallico, target sostanzialmente superficiali e spazzolata ampia grazie all’erbetta rasata.

Rieffettuo il bilanciamento del terreno (va detto che la macchina, dopo che si effettua il primo bilanciamento, tende a rimanere abbastanza stabile per un bel po’ di tempo) e inizio a spazzolare.

Le condizioni del terreno sono cambiate radicalmente. La terra è molto più mineralizzata (4.0 su 13.5 della scala di Jeff Foster con 0 Massima Mineralizzazione e 13.5 Minima Mineralizzazione) e ci sono tantissimi frammenti di metallo (ferrosi e non ferrosi) che inquinano la ricerca.

Dopo aver ricordato che questo metal è un motion-monotono, va detto che i target “buoni” vengono segnalati con un suono più pieno e rotondo, mentre quelli vicini al punto di discriminazione sono leggermente più sincopati, crepitanti o con un piccolo “schiocco” all’inizio dell’emissione sonora. Ahimè durante queste prove ho avuto la conferma di un fastidioso effetto che si era già manifestato durante i pre-test in casa e nel mio giardino.

Con sistematicità evidente, i target superficiali (diciamo entro i primi 5-7 cm) vengono segnalati con un doppio beep. Il primo viene emesso sostanzialmente in corrispondenza del target, il secondo, di pari intensità, è come se fosse una eco del primo. La spiegazione tecnica di questa doppia segnalazione è legata al fatto che la finestra di campionamento del segnale, messa in correlazione con la velocità di spazzolata, fa si che la piastra non abbia il tempo di superare completamente il target dando luogo ad una nuova segnalazione dato che il medesimo oggetto si trova ancora sotto la piastra. Ho provato ad accelerare considerevolmente la spazzolata ma, ahimè, la macchina si è dimostrata sempre troppo reattiva.

Potete immaginare che, in condizioni di relativa elevata densità di target, tutto ciò complichi tantissimo il lavoro dell’operatore che dovrà perdere un sacco di tempo nell’individuazione del punto giusto dove scavare. Tra beep-buoni, beep-eco, suoni a “schiocco” e crepitanti, diventa veramente complicato farsi un’idea precisa della situazione. Va detto però che, per l’utilizzo che io vedo naturale dell’RG 750, ovvero la ricerca militaria o relic in ambienti relativamente poco “trafficati”, questo doppio-beep potrebbe essere addirittura comodo per capire se il target è più o meno in profondità. A mio modesto parere, un minimo di multi-tono (3 toni) avrebbe garantito un punteggio più alto al RG 750 sotto questo aspetto.

La centratura del target, tenendo conto che la piastra è una Doppia D, è piuttosto buona.

La tecnica più utile per individuare il punto X è quella tipica per questa tipologia di piastre: Il sistema a “T”. Bisogna spazzolare mentre si muove la bobina verso di noi. Quando il segnale decade rapidamente, con ottime probabilità il target si trova sotto il bordo superiore della piastra. Con un po’ di pratica questa tecnica si padroneggia senza problemi.

Le prove al parco hanno messo in luce, anche se col problema del doppio beep, delle buone qualità del Vista come cerca-monete (coin-shooting) grazie al suono rotondo e pieno che di solito si può sentire quando si rileva tale tipologia di target. Va di nuovo sottolineato come le performance in termini di profondità siano da primo della classe.

Con una macchina così mi sembra, come accennavo prima, che la sua naturale inclinazione sia la ricerca di relic e militaria, in contesti dove la leggerezza, la potenza pura e una discriminazione efficace anche se un po’ “grezza” siano fattori determinanti. Il fattore robustezza operativa mi riservo di analizzarlo con più calma, per fornire un giudizio più consistente e veritiero.

Nella seconda parte dei miei test, andrò ad analizzare più nel dettaglio le capacità di separazione dei target, la recovery speed, l’Iron Masking e la capacità di gestire condizioni estreme di mineralizzazione.

Tipologia Naturale di Ricerca: Militaria / Relic

Voto sull’estetica: 4/10

Voto sulla profondità: 8.5/10

Voto sulla discriminazione: 6.5/10

Voto sulla reattività: 7/10*  (* con riserva per colpa del “doppio beep”)

Voto sulla precisione localizzazione target: 7.5/10

Voto sulla separazione dei target: 6/10* (*Mi riservo di riverificare per colpa del “doppio beep”)

Voto sulla quantità di informazione fornita all’operatore: 5/10

Voto sulla qualità dell’informazione fornita all’operatore: 6/10

Voto complessivo dopo il primo test: 7 / 10

Happy Bulgarian Hunting!

Bodhi3

THEORY+DFX+XLT+V3: S.A.T., Sweep, Recovery e AUTOTRAC Speed


Riporto qui alcuni quesiti posti dall’amico MAREAMAREA circa la Self Adjusting Threshold (SAT), la Recovery Speed e il Bilanciamento del terreno.

Ho aperto questa discussione, per rimarcare meglio i concetti su questi 4 parametri: Recovery Speed, Recovery Delay, Sweep Speed, SAT. Possono interessare maggiormente a chi usa i Whites, ma sono intrinseci nel software di ogni metal non programmabile (Bodhi3 mi corregga sè dico inesattezze).

Ciao Mario!

Innanzitutto diciamo che Recovery Speed e Recovery Delay sono la stessa cosa. Nel Vision V3 hanno semplicemente cambiato dizione da Speed a Delay ma il succo non cambia. Effettivamente questi 3 parametri interessano tutti i metal detector. Ahimè ci sono MD che possono permettere all’operatore di intervenire con delle correzioni automatiche o manuali, altri invece che sono FISSI su valori preimpostati dalla fabbrica.

Solo ora, vengo a conoscenza che il comando Recovery Speed è identico al Recovery Delay, cambia il nome, ma la funzione è la stessa.ossia :Velocità di recupero(identificazione del target in quel determinato istante). Suppongo che questa caratteristica del Recovery, più o meno sviluppata sia legata allo sviluppo più o meno sofisticato dell’ hardware del metal, e alla velocità di elaborazione del processore. Correggetemi se sbaglio !

Bravo… Vedo che le nostre chiacchierate su Skype portano grandi risultati!

La Recovery Speed in senso ampio indica la velocità con cui il nostro amato MD riesce ad essere nuovamente in grado di segnalare un target dopo averne segnalato un altro. Come scrissi un po’ di tempo fa, dovete sempre tenere conto che, in modalità MOTION/DISCRIMINATION, quando un metal rileva e segnala un target (che sia o meno discriminato), esso è progettato per perdere immediatamente sensibilità onde evitare, venendo immediatamente a contatto con altri target magari di diversa natura, di dare segnalazioni anche contrastanti che possono confondere l’operatore. E’ ovvio che, più è lunga la durata di questo “stordimento”, maggiore è la possibilità che si perdano target che si trovino in prossimità del primo rilevato. Se invece il periodo di “desensibilizzazione” è troppo breve può accadere che:

1) Il medesimo target, specie se non troppo piccolo, venga segnalato più volte causando ovviamente confusione

2) Che la segnalazione sia così breve da essere confusa con un falso segnale

E’ ovvio che la Recovery Speed è legata anche ad altri fattori critici del metal detector, sia legati all’elettronica, sia alla meccanica, sia all’operatore umano.

Una implementazione elettronica della Recovery rapida, equilibrata ed efficace permette una migliore separazione dei target ed una diminuzione del cosiddetto IRON MASKING.

Parlando di meccanica invece, la dimensione della piastra, la sua forma e la sua tipologia, ovviamente influenzano la resa della recovery. Legato a questo c’è il fattore umano, con la velocità di spazzolata. Bisogna infatti cercare di spazzolare ad una velocità corretta per tentare, per quanto possibile, di arrivare ad un tempo/spazio di recupero ottimale.

Passo al secondo punto che è quello dello Sweep Speed (velocità di spazzolata) o meglio chiamarla come dice Bodhi3, “boost del Ground Filter” ossia l’ottimizzazione della velocità per rendere efficace l’attvità di quel determinato filtro funzionante in quel momento.

Faccio un esempio pratico semplice (alla Bodhi3 ) : Se piove a dirotto

(filtri) ho bisogno di aumentare la velocità del tergicristallo per vedere meglio attraverso il parabrezza.

Bravissimo Mario! Il parametro Sweep Speed (SS) è senz’altro meglio vederlo come se fosse un “POTENZIATORE DEI GROUND FILTERS”. Come molti sanno, all’aumentare della mineralizzazione nel terreno, è opportuno aumentare di conseguenza il numero dei filtri applicati (il cui funzionamento è stato ampiamente trattato nel mio blog). La conseguenza diretta è che, per ottenere un funzionamento efficace al top, la macchina richiede un aumento di velocità della spazzolata. Ma cosa posso fare in condizioni di elevato inquinamento da immondizia ferrosa o in spazi angusti dove non è possibile “agitarsi” più di tanto? Bhè, le soluzioni possono essere 2…

La prima soluzione passa attraverso l’adozione di una piastra più stretta di quella standard. Tale soluzione geometrica comporta che la velocità con cui il target passerà sotto la piastra (Velocità=Dimensione Piastra diviso il Tempo di Passaggio del Target sotto la stessa) aumenterà rendendo dunque più efficace il filtraggio.

L’altra soluzione è di tipo elettronico: i DFX/XLT/V3 permettono di migliorare la resa dei filtri agendo sul parametro Sweep Speed che permette, tecnicamente, di regolare l’ampiezza periodale di campionamento del segnale. Valori minimi permettono un periodo di campionamento del segnale più esteso, valori massimi restringono questa “finestra”. Ciò si traduce, in parole povere, nella “simulazione elettronica” di una piastra più o meno piccola e quindi, pensando a ciò che ho scritto prima, più o meno performante a seconda del filtraggio applicato.

Chiarito a mio modo, questo concetto, passo al punto SAT, quello che potrebbe confondere le idee, almeno le mie le ha confuse.

Cosa è la SAT:SAT SPEED (velocità della soglia autoregolante)

Serve a regolare la velocità del bilanciamento automatico effettuato dal M-D

Usare numeri bassi per un movimento lento della piastra.

Usare numeri un pò più alti per un movimento normale della piastra ( circa 60 cm al sec ).

Usare numeri più alti per un movimento veloce della piastra.

Ahimè, come ti dicevo questa mattina su Skype, qui c’è un pochino di confusione.

La SAT (Self Adjusting Threshold) Speed NON REGOLA la velocità del bilanciamento automatico del terreno effettuata dal MD.

Dovete tenere sempre a mente che il suono di Soglia (Threshold), mano a mano che si spazzola, può prendere delle “derive” rispetto al suo valore medio, a causa di variazioni della mineralizzazione, dell’interazione con target ACCETTATI o RIFIUTATI e della eventuale presenza di interferenze elettromagnetiche. I vecchi modelli di MD di solito disponevano di un pulsantino (o di un “grilletto”) che permettevano all’operatore di resettare manualmente la soglia al suo valore medio. I Metal dotati di SAT possono invece occuparsi in maniera totalmente automatica di questa noiosa incombenza. E’ ovvio che in condizioni di maggiore variabilità delle condizioni di mineralizzazione o in posti dove ci sia parecchia immondizia, sarà utile aumentare il valore di questo parametro per fare in modo che la soglia “tenga il passo”. Parimenti, in condizioni più tranquille, è meglio abbassare tale valore per non sovraccaricare la macchina inutilmente.

Questa è la terminologia ed il significato, ma mi chiedo la SAT ha una relazione con la SWEEP SPEED?

Non penso siano la stessa cosa !

Regola la velocità di bilanciamento del metal, ossia regola con che frequenza il metal si bilancia nell’arco di un tempo stabilito ?

Ossia in un minuto il metal si bilancia 2 volte ?

Quindi il movimento più o meno veloce della piastra, può inficiare il corretto bilanciamento?

Mi pare che non ci siano correlazioni tra SWEEP SPEEED che serve per una cosa e SAT !

Possiamo dire che non ci sono relazioni dirette tra SAT e Sweep Speed. E’ ovvio però che ci possono essere effetti derivati dalle variazioni di questi parametri.

Colgo l’occasione per ricordare che la gestione automatica del bilanciamento del terreno, nei metal White’s, è affidato al cosiddetto AUTOTRAC. Esso, almeno in alcuni modelli, è addirittura programmabile nel senso che è possibile impostare una sorta di velocità di bilanciamento del terreno. Questo termine (Velocità) è però stato usato a sproposito perché tale concetto è legato al tempo mentre invece l’AUTOTRAC SPEED si basa su un fattore ben diverso.

Faccio alcuni esempi prima di entrare nel dettaglio…

Immaginiamo di spazzolare alla nostra velocità abituale e di aver impostato l’AUTOTRAC SPEED ad un valore pari a 10 (valore inventato!). Se abbiamo la possibilità di impostare anche la funzione TRACK VIEW (DFX/XLT/V3), il metal ci segnalerà sul display (con la scritta TRACK) quando sta materialmente ri-sintonizzandosi con il terreno. Immaginiamo che tale segnalazioni compaia circa ogni 5-6 secondi. Ora, se raddoppiamo il valore di AUTOTRAC SPEED ci potremmo aspettare di veder apparire la scritta TRACK non più ogni 5-6 secondi ma dopo 2 o 3… E invece…

E invece magari continua ad apparirci dopo 5-6 secondi… Ma allora questo AUTOTRAC SPEED come funziona?

Funziona semplicemente modificando la soglia minima di variazione con cui “scatta” la procedura di ri-bilanciamento automatico. Mi spiego meglio. Con valori di A.S. bassi, il Metal Detector rieffettuerà il bilanciamento solo se esso rileva una variazione RELATIVAMENTE GRANDE nella mineralizzazione del terreno. Con valori di A.S. elevati invece il metal sarà sensibile anche a variazioni minime. Come dire che è possibile impostare la “tolleranza” del metal a queste variazioni. E’ ovvio che, all’aumentare del valore di AUTOTRAC SPEED, è PIU’ FACILE E FREQUENTE che il metal rilevi minuscole variazioni di mineralizzazione, facendoci quindi credere che è AUMENTATA LA VELOCITA’ DI RI-BILANCIAMENTO. Semplice no? Ecco perché, in condizioni particolari (leggi dove la mineralizzazione è sostanzialmente costante o quasi nulla) variare questo parametro, come nello stupido esempio che ho fatto prima, potrebbe non sortire alcun effetto.

Happy TrackThis Hunting!

Bodhi3