NEWBIE: Consigli per ben cominciare…


Durante il bellissimo raduno organizzato qui dalle mie parti da Giuseppe102, dal forum SuperElite di Sagoyo e con la partecipazione anche di Giove di MetalDetectorPerTutti e con me che rappresentavo simpaticamente la “Scuola di Metal Detector” di Metal Detector World, ho avuto il piacere di conoscere personalmente tanti amici di ricerca ed in special modo Patwaj, da pochi giorni possessore di un DFX.

Francesco/Patwaj, ex utilizzatore di ACE 250, come è capitato a tutti (me compreso ovviamente) sta trovando qualche difficoltà iniziale con questa sofisticata macchina White’s. E’ stato veramente un piacere chiacchierare con lui e trasmettergli quel po’ di esperienza che ho accumulato su questo metal anche perchè, come accennavo prima, “anche io ci sono passato…”

Oltre a consigli specifici sul DFX, ho colto l’occasione di dargli qualche dritta che credo possa essere utile anche ad altri principianti, qualsiasi modello possiedano.

Colgo quindi l’occasione, dopo aver osservato Patwaj in ricerca (ma non solo lui che è ancora un relativo principiante – anche molti utenti più esperti lo fanno), per riparlare di alcune cose che, a mio modesto parere, vanno sempre migliorate e/o modificate per ottenere risultati ancora migliori:

1) Posizione Scorretta della piastra. Come ho fatto notare a Patwaj, qualche volta la sua piastra non era parallela al terreno, specie dopo aver colpito un ostacolo. Ciò comporta almeno due problemi che fanno perdere efficienza: a) più spazio tra piastra e terreno = meno profondità massima raggiungibile; b) una posizione scorretta inganna le elaborazioni dei metal detector circa il segnale riveniente dal terreno facendogli quindi aumentare il numero di falsi segnali (Cfr Pag. 74  e seguenti del mio libro “Teoria e Tecnica Avanzata del Metal Detecting” – TTAMD).

2) Velocità di Spazzolata non ottimale. Spesso velocità di spazzolata, anche a causa degli ostacoli (erba) presenti, era troppo lenta. Ciò impedisce ai Filtri Ground, responsabili della identificazione dei target nel terreno, di funzionare in modo efficiente. In questo caso si dovrà, se possibile, cercare di aumentare la velocità relativa di spazzolata attraverso alcuni sistemi fisici (maggior vigore o cambio piastra) o hardware/software. (Cfr. Pag 22 e ss TTAMD).

Anche una spazzolata eccessivamente corta, dovuta a spazi stretti, può avere delle controindicazioni. Di solito infatti, per mantenere la spazzolata corta, non si riesce ad accelerare abbastanza e quindi la velocità media è sempre troppo bassa, rendendo ancora una volta la vita difficile ai filtri ground. (Cfr. Pag. 25 TTAMD)

3) Errato posizionamento della piastra sul Target. L’identificazione corretta di un target dipende SEMPRE dalla qualità del segnale ricevuto. Ho fatto tesoro di questo insegnamento perchè è utile con TUTTI i metal di ogni marca e modello! Quando si sente un bersaglio che “potrebbe” essere buono ma che magari, essendo abbastanza profondo, non da un suono ripetibile SEMPRE ad ogni passaggio, bisognerebbe sempre centrarlo al meglio possibile in NO MOTION (col pin-point incorporato nel metal) e poi ripetere le spazzolate ESATTAMENTE sopra il target, variando la velocità e l’angolazione. In questo modo l’identificazione diventerà più stabile e precisa e si risparmieranno un sacco di buche a vuoto.

BOOK: Prime recensioni ufficiali e commenti sul mio libro!


Con mio infinito piacere riporto qui le prime recensioni ufficiali del mio libro!

Effettuate da Chrisp75 e SuperGigi73,  tra i primi acquirenti del mio libro, sono state postate nel forum METALDETECTORPERTUTTI.

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Recensione di Chrisp75

Inviata il: 22/4/2010, 21:51

Mi lascio andare ad una prima e breve “recensione a caldo” del libro “Teoria e Tecnica Avanzata del Metal Detecting” del neo scrittore Leonardo “Bodhi3” Ciocca.

Premetto che avevo già “spulciato” molti argomenti ed articoli sul blog da cui questo libro ne deriva.

Trovo il libro estremamente scorrevole nella lettura e gli articoli sono scritti in un linguaggio “tecnico” ma semplice allo stesso tempo e risultano, quindi, di facile interpretazione anche per i meno esperti.

Gli argomenti trattati spaziano dalla teoria del funzionamento di un metal detector (impostazioni, discriminazione, influenza del terreno di ricerca, ecc.) alla pratica, con esempi “applicabili” e “testabili” da subito.

Inizialmente consiglio, soprattutto per i principianti (lo sono anch’io ), di leggersi il libro “tutto di un fiato”. Potreste rimanere leggermente confusi dagli argomenti che ancora non masticate ma è solo una prima lettura per avere “un’infarinatura” generale sul Metal Detecting. Successivamente potrete approfondire i vari argomenti saltando da una pagina all’altra. I più esperti potranno, invece, affrontare gli argomenti come meglio credono secondo i propri gusti o le necessità del momento. Nel mio caso, ad esempio, “salto” da un argomento all’altro (non perchè sia esperto ma perchè, bene o male, ho già letto quasi tutto sul blog) cercando di approfondire quegli articoli che, in quel momento, possono aiutarmi a comprendere un settaggio particolare o a risolvere un problema riscontrato.

Una particolarità del libro è che può essere usato sia come “testo di base” per conoscere quest’hobby che come “manuale” da consultare ad ogni dubbio o problema. Ogni articolo sembra strutturato in maniera molto razionale: si parte da un problema, lo stesso viene analizzato e spiegato “scientificamente”, per arrivare poi ad una possibile soluzione o “escamotage”.
Ad esempio io mi sono da poco cimentato con dei problemi dovuti a lattine schiacciate che “suonano” benissimo e, guarda caso, … Leonardo ci spiega il perchè e cosa fare in questi casi.

In conclusione devo dire che è un libro che assolutamente non deve mancare a tutti i possessori di metal e soprattutto (ma non solo, visto i numerosi articoli teorici!!!) ai possessori di White’s ed in particolar modo XLT,DFX e V3!!! (Secondo me dovrebbero darlo insieme alla vendita di questi metal!!!).

Ottimo lavoro Leo!!!!!

Vado avanti con la consultazione del mio Manuale!!!!

Chris.

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Ecco i brevi commenti di SuperGigi73:

Oggi il postino mi ha recapitato il libro di Bodhi3 , già letto metà capitoli, sono veramente contento di questo acquisto , super consigliato !

Sinceramente ti conviene prendere il libro che ti propone Bodhi3 , è più agile e comodo leggere tutte le info sul V3 , e su molti altri argomenti inerenti il metal detecting, su carta che sul web .

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Per coloro che siano interessati all’acquisto del libro, basta cliccare sull’icona qui sotto…

Support independent publishing: Buy this book on Lulu.

BOOK: Ormai ci siamo…


E’ con grande piacere che annuncio che le correzioni del mio libro sono oramai terminate…

Il titolo è “Teoria e Tecnica Avanzata del Metal Detecting”

Il volume, adattamento del mio blog, è destinato a tutti gli appassionati di metal detecting che vogliano approfondire le loro conoscenze teoriche e tecniche per un migliore funzionamento dei loro amati strumenti di ricerca.

Con un occhio di riguardo verso il modelli White’s DFX, XLT e Spectra V3, il manuale sarà però utile anche ai possessori di metal differenti dato che gli argomenti trattati sono spesso universali ed adattabili anche ad altre marche.

Fa piacere ricordare che il libro è il frutto delle discussioni di questo e di altri noti forum e che molti degli utenti con cui ho interagito sono citati nelle pagine del volume. Grazie Ragazzi!

Attualmente conta circa 226 pagine, formato A5 (cm 21×15), con foto e grafici in bianco e nero, rilegatura termica e copertina morbida.

Sarà acquistabile solo su Internet ad un prezzo contenuto che è ancora in via di definizione.

Stasera spero di pubblicare anche l’indice completo….

Il libro è l’edizione riveduta e corretta dei contenuti del blog. Gli articoli sono stati rieditati uno per uno, corretti e integrati, riadattati al formato A5, reimpaginati, ho aggiunto foto e grafici e, insomma… mi sono fatto un discreto “mazzo” per rendere il tutto più ordinato, completo, comprensibile e divertente da leggere. Ho voluto poi realizzarlo su carta per poter essere portato ovunque (anche sotto l’ombrellone!) senza necessità di dover accendere il PC o di avere tanti fogli sparsi.

So che tanti utenti hanno fatto dei fantastici “copia e incolla” del mio blog, mi pare normale e, tutto sommato, non mi da neanche troppo fastidio, d’altronde se pubblico il libro è sostanzialmente per una soddisfazione personale e per condividere questo lavoro con i tanti amici dei forum (quasi tutti puntualmente citati nella dedica iniziale e nelle pagine del volume) e non per lucrarci sopra.

Spero che anche tu che stai leggendo queste righe vorrai possedere una copia cartacea del volume (credimi, se deciderai di non acquistarlo non ci sono problemi! ;) )  anche solo per poter dire: IO C’ERO!!!!

E il blog? Che fine farà?
Bhè, gli articoli che compongono questo libro sono, per ora, momentaneamente inaccessibili (non credo che sia una cosa tanto strana, no?). In futuro qualcuno probabilmente verrà riattivato e di sicuro il blog ospiterà i nuovi articoli.

Nel prossimo futuro poi è in progetto una “Guida al Metal Detecting per Principianti Illuminati”… Una sorta di “Zen e l’Arte della Prospezione” dove i novizi potranno apprendere le basi di questo affascinante hobby, spero, in maniera divertente e approfondita.

Nel frattempo Vi ringrazio tutti per la preziosissima collaborazione e per i bellissimi attestati di stima e simpatia che ho immeritatamente ricevuto dai miei tanti “nuovi amici di ricerca”.

Con affetto,

Leonardo “Bodhi3”

V3: “SALT COMPENSATE” e miglioramento della Stabilità


Vorrei spendere due parole circa una feature del V3 che può essere utilizzata per migliorare, anche di molto, la stabilità complessiva della macchina.
Oggi infatti, girovagando in alcuni forum americani, ho trovato un importante riscontro ad una cosa che avevo notato durante la prova dello Spectra.

Come dovreste sapere, il V3 può operare sia in Multifrequenza (3 frequenze tutte insieme) che in mono-frequenza (a scelta fra 2.5, 7.5 e 22.5KHz).

La prima modalità può poi essere pilotata da 3 algoritmi diversi:

1) BEST DATA – Ovvero il V3 prenderà il migliore dei segnali tra le tre frequenze ignorando le altre due.  PRO: E’ la modalità che fornisce la migliore discriminazione in assoluto e, tra le modalità multifrequenza, è quella che va più a fondo. CONTRO: Rispetto alla (giusta) monofrequenza non è altrettanto performante in termini di profondità. Non è il massimo in battigia e in acqua di mare

2) CORRELATE MODE – In questo caso lo Spectra verificherà se c’è appunto una correlazione tra le tre risposte. In caso positivo darà la segnalazione del target, in caso negativo (ovvero con risposte NON coerenti) ignorerà il tutto. PRO: Questa modalità è la migliore in caso di elevato inquinamento da ferro. CONTRO: E’ la modalità monofrequenza che va meno a fondo. Non è il massimo in battigia e in acqua di mare.

3) SALT COMPENSATE – Questo modo implementa sia l’algoritmo BEST DATA che quello di “SALT SUBTRACTION“. Quest’ultimo algoritmo provvede a bilanciare il V3 anche verso il sale marino/alcalino insieme al tradizionale bilanciamento verso la mineralizzazione ferrosa. Da notare che questo Modo Operativo è sostanzialmente uguale al funzionamento BEST DATA del DFX ove non era possibile impedire la compensazione del sale ne nel BEST ne nel CORRELATE.  PRO: E’ la migliore modalità per l’uso in battigia e in acqua marina CONTRO: A parità di sensitivity, si potrebbe notare un pochino di sensibilità in meno sui piccoli oggetti in oro. Questo perchè il Segnale dell’Oro Piccolo e quello del Sale sono molto vicini nella scala VDI e l’algoritmo SALT COMPENSATE va proprio a diminuire la sensibilità in quella zona.

Ora, facendo in miei test su terreno a mineralizzazione ferrosa media, medio-alta e alta, ho notato che, impostando la SALT COMPENSATE (anche quindi lontano dal mare!), il V3 diventa molto più stabile e “tranquillo” anche a settaggi ben pompati. Li per li, non ci ho badato più di tanto, ho pensato ad una semplice coincidenza, ma oggi ho avuto modo di leggere parecchi post che confermano questa mia accidentale osservazione.

Se poi ci riflettiamo su un pochino non è poi così strana come cosa. La SALT COMPENSATE tende a “smorzare” i segnali che ruotano intorno al VDI=+2, sia a destra (VDI positivi = Segnali NON Ferrosi) che a sinistra. (VDI negativi = Segnali Ferrosi + Maggioranza Falsi Segnali) .. Ecco perchè questo settaggio può far diventare più tranquillo il V3 quando, all’aumentare dei valori di Gain e Discrimination Sensitivity, aumenteranno normalmente anche i falsi segnali.

Tutto ciò ha ovviamente un piccolo rovescio della medaglia…

Si potrà quindi assistere ad una leggera perdita di sensibilità sull’oro piccolo (vedi sopra) ma che nella ricerca su terra, in tutta onestà, è statisticamente trascurabile, e una leggera perdita di profondità a tutto tondo.

Quest’ultimo problemino potrà però essere quasi tutto compensato dalla possibilità di settare Gain e Discrim Sens più alti grazie alla maggiore “tranquillità” della macchina…

Happy SALTY Hunting!

Bodhi3

TEST: Variazione di programma… E’ in arrivo l’M6!


Comunicazione di servizio…

Alcuni giorni fa avevo annunciato nel blog che il prossimo metal da testare (dopo il Fisher F2) sarebbe stato il White’s MXT 300. Purtroppo il fornitore del mezzo mi ha dovuto richiamare dicendomi che, al momento, non ne aveva più disponibili per la prova. Mi ha proposto un’alternativa temporanea che io ho immediatamente accettato: White’s M6!

Non vedo l’ora di provare questo famosissimo modello di fascia media dell’azienda di Sweet Home, Oregon!

Dopo l’M6 probilmente verrà testato l’MXT 300 o, udite udite, forse un XP DEUS!

Happy StayTuned Hunting!

Bodhi3

TEST: Prova “sul campo” del Fisher F2


Dopo aver provato il top di gamma della White’s, ho avuto il piacere di testare un modello decisamente distante come fascia di prezzo e funzionalità rispetto al V3: il Fisher Labs F2.

Il motivo di questo test è da cercare nel mio desiderio di conoscere meglio un ventaglio di prodotti adatti sia ai novizi come primo metal detector che agli esperti come comoda unità di back-up.

Fornitomi dalla GEOTEK CENTER (www.geotekcenter.it), questo metal detector rappresenta l’entry level digitale VLF dell’azienda di El Paso, Texas.

Prima di parlare della vera e propria prova, permettetemi di introdurre questo MD con una breve scheda tecnica:

  • Tecnologia: VLF Monofrequenza
  • Frequenza Operativa: 5.9 KHz
  • Modalità di Ricerca: MOTION – Silent Search
  • Bilanciamento del Terreno: Preimpostato di fabbrica
  • Display: Digitale LCD
  • Discriminazione Visiva: a 7 segmenti
  • Tipo di Discriminazione: Normale e Notch
  • Multitono a 4 toni con altoparlante incorporato e presa cuffie
  • Volume: NON REGOLABILE
  • Indicazione del VDI (Visual Discrimination Indicator) a 2 cifre
  • Pinpoint NO-MOTION con indicazione numerica della profondità (in pollici)
  • Sensitivity regolabile a 5 tacche
  • Controllo Notch Discrimination
  • Piastra di serie: Concentrica Spider da 8”
  • Indicazione di profondità in modalità MOTION
  • Peso: Kg 1.18 (Batterie incluse)
  • Forma: Asta con manico a “S” (tipo ACE 250)
  • Asta superiore: Alluminio
  • Asta inferiore: Fibra
  • Sistema di bloccaggio aste: Bloccaggio a molla + Ghiere di serraggio
  • Poggiagomito: SI – Non regolabile
  • ControlBox: Sopra al manico e non staccabile
  • Alimentazione: 2x9V Alcaline
  • Piastre opzionali: 4”, 10” e 11”

Dopo la tradizionale carrellata di dati tecnici passiamo subito al resoconto della “prova su strada” del metal Fisher.

Anche stavolta mi sono recato nel locale parco pubblico del mio paese perchè rappresenta un ambiente ideale per iniziare a prendere confidenza con i modelli da testare sia per la buona qualità del terreno, sia per la presenza, specie in alcune zone specifiche del parco, di un bell’inquinamento di linguette, lattine, carta stagnola che mi è molto utile per capire se lo strumento sia o meno capace di districarsi con agilità in questi contesti.

Il montaggio della macchina non presenta nessuna difficoltà. La qualità dei materiali è piuttosto buona e i bloccaggi a molla agiscono in maniera efficace e sicura. A garantire ulteriore solidità c’è anche una ghiera di serraggio dell’asta che per me che vengo dal mondo White’s è sempre assai gradita.

Il control box, non proprio piccolissimo ma assai leggero, non può essere staccato per utilizzarlo in hip-mount ed è situato sopra la maniglia a “S”. Quest’ultima, ricoperta da un soffice supporto di spugna, risulta comoda anche se, per le mie dita non proprio lunghissime, forse un pelino distante dai tasti del box. Per premere il tasto del pinpoint infatti ho spesso dovuto utilizzare il dito indice invece del classico pollice. Ma devo dire che questo non è stato un grosso problema anche perchè la macchina è davvero leggerissima con il suoi 1.18 Kg ed è anche molto ben bilanciata. Si può infatti utilizzare per tutta la giornata senza mai stancarsi anche grazie alla piastra da 8” di serie che è un vero peso-piuma.

Una volta accesa la macchina e indossate le cuffie sono pronto per iniziare le ricerche!

Spazzolare con una macchina così leggera è un vero piacere. Il terreno, a mineralizzazione media o  bassa, mi ha permesso di impostare la macchina alla massima Sensitivity senza quasi produrre falsi segnali. Rispetto ad un altro famosissimo modello Entry Level (Si.. quello col box giallo… :D) al quale di solito viene comparato, l’F2 si è subito dimostrato molto più stabile e meno sensibile agli urti e “bottarelle” della piastra. Iniziando a rilevare i target ho subito fatto conoscenza con il sistema di segnalazione audio multitono a 4 toni e con le informazioni sul display.

Per quanto riguarda la parte audio, i toni sono legati ovviamente al tipo di metallo rilevato con un tono basso che mi indicava la ferraglia (chiodi etc), uno medio-basso per le linguette e le 100 lire, uno medio per l’oro e uno più alto per le monete da 1 cent in su.

Devo dire che, anche se non mi sono messo a fare prove sistematiche in aria, il sistema multitonale si è rivelato molto efficace. L’unica cosa che ho gradito poco, ma che è solo questione di abitudine, è la relativa brevità del segnale sonoro. Va detto però che questa stessa brevità rende la macchina veramente reattiva e veloce nel districarsi nello “sporco” e con target vicini.

Il display è dotato di una indicazione VDI a 2 cifre. Nel corso della prova ho appurato che l’indicazione è piuttosto precisa e stabile, specie nei primi 10-13 cm di profondità. Se si scende oltre l’indicazione inizia ad essere un po’ più “ballerina” ma il multitono ci verrà in soccorso. Il sistema di discriminazione è sia normale che notch è stato efficace e non ho mai scavato ferro in 3 e più ore di prove. Ahimè però va detto che è possibile attivare/disattivare solo le prime cinque tacche. Poco male… Non mi è mai capitato di aver necessità di discriminare le monete buone!

La separazione dei target, pur con una piastra concentrica da 8”, è risultata piuttosto efficace. Pensate che esiste pure una piastra da 4” che è possibile utilizzare in contesti ancora più estremi!

La macchina è dotata sia di profondimetro MOTION, attivo sempre ed in tempo reale con tre semplici tacche che indicano orientativamente la profondità del target rilevato, sia di uno che si attiva premendo il tasto pin-point e che quindi opera in NO-MOTION. Quest’ultimo, molto più preciso e dettagliato, misura la profondità in pollici. Ho notato che la misurazione risulta un pochino più abbondante rispetto al vero. Facendo qualche ricerca su internet ho scoperto che gli altri utenti di F2 suggeriscono di sollevare di 2-3 cm la piastra da terra prima di attivare il PINPOINT. Voilà… Il trucco funziona e la misura torna ad essere precisa! Semplice no?

Il Pinpoint si è dimostrato piuttosto preciso nel centraggio anche su bersagli non superficiali. Per la cronaca la macchina in Pinpoint riesce a sentire una moneta da 50 cents fino a circa 20 cm.

Per quanto riguarda la profondità massima raggiunta posso dire che l’F2 ha dimostrato di rilevare correttamente target grandi come monete tra i 15 e i 19 cm. Nulla di straordinario direte voi.. Ma va però detto che non ci si compra un modello entry level come l’F2 per raggiungere profondità stratosferiche ma bensì vanno maggiormente tenute in considerazione le sue eccellenti doti di identificazione, discriminazione, leggerezza, qualità dei materiali, robustezza, reattività e facilità d’uso.

Purtroppo, come tanti di voi già sanno, io abito in Umbria e non posso facilmente testare i metal detector per un utilizzo in spiaggia. Mi sono quindi ieri consultato con l’amico Regatante che ha posseduto questo modello e che lo ha provato proprio in quel contesto operativo. Secondo lui l’F2 su spiaggia asciutta si comporta molto bene con una bella stabilità e potendo utilizzare quasi tutta la sensitivity (4 su 5) senza falsi segnali. Passando invece sulla sabbia bagnata, come prevedibile, saremo costretti ad abbassare un po’ la sensibilità per evitare i falsi segnali. Anche in questo caso però la macchina è ancora in grado di cercare monete, anche se non troppo profonde.

Prima di concludere, per completezza e obiettività, vorrei riepilogare in due parole su quei punti dell’F2 che ho gradito un po’ meno. Innanzitutto la macchina perde l’impostazione ogni volta che si spegne e poi si riaccende. Certo, non essendo particolarmente complessa da settare ci vorranno 10 secondi per rimettere tutto a posto, ma è comunque una cosa seccante. Poi, come accennavo prima, se avessero avvicinato un pochino di più il controlbox al manico avrei potuto premere il tasto pinpoint col pollice, come faccio su tutte le altre macchine che ho usato (ma questo è un dettaglio legato alla lunghezza delle mie dita).

Concludendo questa breve prova posso affermare con certezza che il Fisher F2 è una macchina molto divertente, sicuramente orientata al CoinShooting (ricerca di monete) non estremo, precisa nell’identificazione e dotata di una discriminazione efficace e funzionale. L’estrema leggerezza permette anche ai più piccoli (un ottimo regalo per i propri figli quindi!) di usare questo metal senza problemi o di portare l’unità sempre con noi in uno zainetto. Se poi penso che potrei montare anche altre piastre e rendere l’unità assai più performante anche in termini di profondità… Bhè… Caro il mio famosissimo e ultravenduto “Metal detector dal Controlbox Giallo” ( Ci siamo capiti no? 😀 ) … Penso proprio di aver trovato un nuovo pretendente al trono di Entry Level di Riferimento!

Happy MDisFun Hunting!

Bodhi3

TEST: White’s MXT 300 Tracker in arrivo…


Domani lo Spectra V3 verrà rispedito al distributore italiano White’s che me lo ha gentilmente dato in prestito per la prova ed il relativo articolo.

Prossimamente forse avrò uno a disposizione il White’s MXT 300 (con piastra concentrica da 12″ di serie) per testarlo di persona e scrivere una recensione completa.

Tra l’altro ora ho ben 5 piastre da poterci provare (9.5″ Concentrica, 12″ Concentrica, 6″x10″ Doppia D, 8″x14″ Doppia D e 15″x12″ Butterfly SEF), quindi sono molto curioso di vedere come si comporta questo bel modello della White’s a seconda delle varie piastre…

Happy StayTuned Hunting!
Bodhi3

ARCHEO: I Romani e la scoperta del Brasile


Dopo il grande successo del primo articolo, sono entusiasta nel pubblicare un secondo pezzo dell’amico Ruggero “Sagoyo”, amministratore del forum SUPERELITE. Questa volta il nostro Ruggero ci parlerà di Romani e Brasile… E della sua emozionante archeo-avventura vissuta in terra sudamericana…

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“Diamo a Cesare quel che è di Cesare”

La Storia la conosciamo tutti:l’America l’ha scoperta Cristoforo Colombo o, perlomeno, Colombo fu colui che diede seguito ad una scoperta territoriale. Quindi una conquista vera e propria.  Perchè scoprire una terra, a quei tempi, e non farla seguire da una sistematica occupazione, equivale all’inventore che non brevetta la propria idea (per questo,vedere sotto la voce:Meucci/Bell.).

Ogni tanto però,  qualche studioso,  o pseudo tale,  cerca di propinarci il concetto dei Vichinghi come primi scopritori delle Americhe. Personalmente, non trovo così astrusa l’idea di una o più barche vichinghe capitate da quelle parti per necessità o per caso. Ma questo può essere successo a tante altre popolazioni del passato, prima fra tutti i Fenici.

E allora, si può parlare di scoperta? Direi di no.

O perlomeno dovremmo dire di una scoperta senza nessun seguito, senza nessuna interferenza, e senza nessuna conseguenza, positiva o negativa che sia. Ed ecco che all’orizzonte, con nessun clamore e con nessuna copertura mediatica, a ben studiare, vedremmo qual è il popolo che per primo in assoluto ha scoperto le Americhe, allacciando rapporti commerciali. Rendendo, quindi, la scoperta un qualcosa di duraturo e vantaggioso per i popoli interessati.

Questi primi scopritori furono gli antichi Romani!

Impero Romano in America.

La scoperta nel 1886 in Texas di un antico natante romano e la presenza nello stesso territorio di monete imperiali romane dello stesso periodo suggerirebbero un antico contatto tra Romani e nativi americani nel IV secolo d.C. Un incontro le cui tracce resterebbero nell’antica lingua dei Karankawa,  la tribù del posto oggi estintasi. Nel giugno e agosto del 1886 alcune tempeste erosero una considerevole parte della spiaggia di Galveston Island,  in Texas.”

(Questo articolo lo potete leggere per intero qui: www.oopart.it/i-romani-in-merica.html )

Io mi soffermo, invece, sui Romani in Brasile. Poco se ne conosce, e nessuno ne scrive.

Nel 2004, ho avuto la fortunata coincidenza di trovarmi nei pressi degli scavi condotti da archeologi brasiliani, nella città di Salvador de Bahia, nel nord-est del Brasile. Scavi sul sito di un’antica fortezza a difesa della città.

Vista la mia insistente(e forse fastidiosa) curiosità, un’archeologa decideva di farmi entrare nel sito proprio nel momento topico:l’estrazione dal terreno di un’anforetta contenente delle monete, un tesoretto. Poco prima, quando ancora ero oltre le barriere di protezione, l’archeologa mi aveva accennato a monete che all’apparenza sembravano romane.Le avevano portate già via, sotto chiave, e non poteva mostrarmele.

Tolta, con ogni cautela, l’anforetta dal terreno i numerosi addetti ai lavori rimasero basiti, stupiti, senza parole. Un gesto del capo-scavo, rivolto a dei poliziotti a guardia del sito, e subito mi ritrovo fuori, con nessun riguardo. E la stessa archeologa, così tanto carina prima, ora negava anche una semplice parola.

Ma che succede, anzi, cosa era successo?

La risposta non tarderà ad arrivare.Dopo circa un’ora di attesa, all’esterno del recinto, uno degli addetti, presumibilmente un archeologo mi si avvicina e mi dice: “Le monete sembrano romane, ma non è possibile. Ora portiamo tutto via, se domani torni magari qualcosa la possiamo dire”.

Ringrazio per la notizia, in fondo non erano tenuti a darmi nessuna spiegazione. Non riesco però ad aggiungere altro.  Troppa la sorpesa, tanta la coincidenza, e a dirla tutta, mi sembrava di vivere un sogno. Il giorno dopo ritorno armato di macchinetta fotografica e cellulare, cose che il giorno prima, purtroppo, non avevo con me, visto che provenivo da una mattinata trascorsa al mare. Ma tutto era cambiato:il sito blindato da una recinzione in lastre di ferro, divieto assoluto anche solo ad avvicinarsi,  polizia militare sorda ad ogni richiesta, faceva precipitare ogni sogno di poterne sapere di più, in mare.

Ritornare sul sito anche nei giorni seguenti, non valse a nulla. Solo un trafiletto nel giornale O Globo, diceva di uno ritrovamento di monete di provenienza mediterranea.

Ho sognato? Troppa immaginazione? No!
Esistono altri riscontri sull’effettiva esistenza di colonie e commerci romani in Brasile.

Vediamoli…

Non dico che quello che sto per scrivere possa cambiare la Storia. Però, anche solo la consapevolezza dei fatti, potrà renderci più critici su tutto quello che altri decidono sia giusto per noi.

Nel 1976 un subacqueo si immerge nelle acque di Pedra do Xaréu, Ilha do Governador,  nello Stato di Rio de janeiro, Brasile. Scopre due anfore romane e pezzi di ceramica, visionatole la ricercatrice americana Elisabeth Will le considera subito romane, III sec a.C. Invece, gli archeologi brasiliani non ne sono convinti.

Nel 1982, Robert Marx, ricercatore americano, decide di andare sul sito per nuove immersioni.
E scopre, incredibilmente, i resti di un’imbarcazione romana del III sec. Logicamente si capisce da dove provenissero le famose anfore trovate nel ’76.

E da questo momento si può tranquillamente dire che non fu Cabral lo scopritore del Brasile, ma gli antichi Romani!

Sembra una cosa logica, ma non lo è.  Il Governo brasiliano fa di tutto per non divulgare la notizia ed in più la taccia, attraverso accademici, di essere infondata. Non vuole togliere a Cabral il titolo di scopritore del Brasile. Se ne occupa addirittura la Marina Militare brasiliana, affermando che Marx
era solo interessato a contrabbandare i suoi ritrovamenti e farli valere di più dicendoli romani.
Aggiungendo inoltre, che si tratta di resti di un relitto portoghese, una Caravella del XVI sec. trovata nei paraggi.

Un certo Americo Santarelli (nomen omen), vicino all’ambiente del Governo, dichiara di essere stato lui a mettere quelle anfore in mare, solo per renderle più “vissute”. Il Brasile, quindi, espelle Robert Marx, decisione che fa intendere molte cose. Visto però che la polemica non si placa, si chiamano i rinforzi: da Lisbona, Portogallo, il ricercatore Francisco Alves dichiara nel 2003, che una nave così piccola(la romana) con un solo albero maestro, non avrebbe mai potuto navigare contro-vento nell’Oceano ed arrivare sino al Brasile.

Il finale è scontato: le due anfore scomparse misteriosamente, ed il sito subacqueo del ritrovamento vietato ad ogni attività, perchè diventato luogo di esercitazioni(cannoneggiamenti)della Marina Militare brasiliana!

La Storia è diventata storia!

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© 2010 by Ruggero “Sagoyo” – http://metaldetectorsuperelite.blogfree.net

TEST: Prima Prova “in Ricerca” del White’s Spectra V3


Dopo giorni e giorni di maltempo, finalmente sono riuscito a provare lo White’s Spectra V3sul campo”. Non si è trattato di un test “simulato” ma di una vera due giorni di ricerche in contesto reale!

Il primo giorno, sabato, ho affrontato due campi agricoli con terra rossa molto mineralizzata (direi un valore 3.5 su 13.5 della Scala di Jeff Foster con 0 Max e 13.5 Min) mentre il giorno successivo l’ho dedicato ad un parco pubblico con erbetta bassa e terreno con mineralizzazione media (valore 5.0-6.5 della Scala Foster) ma con grande inquinamento da alluminio consistente in un tappeto di carta stagnola e linguette di lattina.

Appena accesa la macchina e scelto il programma (sono partito con un tranquillo “Coins & Jewerly”) ho subito provveduto, come raccomandato dal manuale, a bilanciare la macchina tirando il grilletto, tenendo premuto il tasto ENTER e “pompando” quattro/cinque volte la piastra sul terreno fino a sentire un suono di soglia stabile e vellutato. Questa procedura può essere fatta anche solo a macchina appena accesa ma, personalmente, raccomando a tutti di ripeterla qualora si notasse una drammatica variazione di tipologia del terreno.

Non è obbligatorio fare tutto ciò, dato che il sistema AUTOTRAC di bilanciamento automatico funziona veramente in modo egregio ma, in caso di passaggi estremi, gli si rende vita più semplice.

Il settaggio Factory “Coins & Jewerly” (Monete e Gioielli) è un programma con impostazioni molto rigide in fatto di discriminazione e con settaggi di potenza molto conservativi, in piena tradizione White’s. Riguardo al primo aspetto, la rigidità nel discriminare appunto, va però detto che, rispetto al suo anziano genitore DFX, non penalizza eccessivamente le performance nel senso della profondità grazie ad una notevolmente aumentata precisione nell’identificazione dei target da parte della macchina. Ma tornerò più avanti a parlarne dettagliatamente.

La macchina, col programma caricato e adeguatamente bilanciata, si è dimostrata molto molto stabile. Personalmente ho da prima pensato che tale “tranquillità” fosse esclusivamente data dai settaggi di gain e sensitivity notoriamente, come accennavo prima, bassini. Ho quindi, pigiando un paio di tasti, provveduto ad aumentare il valore di DISCRIMINATION SENSITIVITY (conosciuta nell’XLT/DFX come AC SENSITIVITY) a valori molto alti, fino a 92 su 100 e impostando l’RX GAIN (nel mondo XLT/DFX si chiamava PreAmp Gain) a 14 su 15 ed avevo ancora una macchina con quasi nessun segnale falso. Stupendo!

Come prima uscita ho preferito divertirmi ad usare le tre frequenze tutte insieme, con settaggi non estremi, per verificare il comportamento sostanzialmente “normale” della macchina piuttosto che puntare subito all’Exploit… Ci sarà tempo e modo per cercare di fare i Record! :D

Lo Spectra, ben bilanciato anche se leggermente più pesante del papà DFX, ha iniziato subito a dare i suoi frutti iniziando a farmi trovare oggetti non ferrosi a varie profondità. Ho trovato schegge di piombo piccoline anche a 20 cm di profondità in un terreno piuttosto ostico dal punto di vista della mineralizzazione.
Il display è sempre molto visibile anche in condizioni di pieno sole e, di giorno, si può tranquillamente tenere con la retroilluminazione spenta dato che si vede comunque benissimo e anche i colori sono sempre abbastanza vividi.

Immagino che chi non sia abituato a display particolarmente ricchi di informazioni tipo Minelab E-TRAC / EXPLORER o White’s XLT e DFX si possa sentire un po’ confuso all’inizio dalla “spettacolare” ricchezza visiva del V3. Nei programmi standard di solito abbiamo (aggiornati in tempo reale!) in contemporanea ben TRE spettrografi colorati, uno per ogni frequenza (2.5KHz, 7.5KHz e 22.5KHz), la scala di discriminazione che indica visualmente quali VDI sono rifiutati e quali accettati (questa cosa mi manca molto sul DFX!), l’indicazione del numero VDI del target rilevato, le due icone che rappresentano graficamente la prima possibile identificazione e la seconda in ordine di probabilità (es. Linguetta e Anello d’oro o Moneta e Tappo a vite), il profondimetro in tempo reale (impostabile in pollici o in centimetri –anche a livello di prima cifra decimale o sotto forma di frazione!), delle piccole icone di servizio che indicano il funzionamento delle cuffie wireless e del TX BOOST (amplificazione del segnale trasmesso), due pulsanti LIVE CONTROL per le modifiche “al volo” e tutto questo è solo UNO dei modi di ricerca attivabili nel Vision!

Tutto ciò non ci deve spaventare, anzi! Dopo un po’ impareremo ad apprezzare davvero tantissimo le informazioni che lo Spectra ci da.

Ma prima di andare avanti, sgombriamo subito il discorso da un dubbio fondamentale… Lo Spectra V3 può TRANQUILLAMENTE essere usato con grande profitto ANCHE SENZA MAI GUARDARE IL DISPLAY!

Ci tengo a sottolineare questo aspetto perché molti cercatori, specie i veterani del detecting, hanno espresso parecchie perplessità sulla concreta utilizzabilità di questa macchina in modo, come dire, “old school”. Ribadisco che la parte audio del V3 è davvero superba e garantisce anche all’utente “NO-DISPLAY-GRAZIE!” ricerche piene di soddisfazione.

Il V3 E’ infatti dotato di:
1) Ricerca in Discriminazione “MOTION” con soglia di base e segnalazione in monotono o multitono programmabile a 2, 3, … fino a 195 toni diversi ovvero uno per ogni VDI

2) Ricerca in ALL-METAL “NO MOTION” con soglia di base e segnalazione normale o con VCO

3) Ricerca in MIXED-MODE “MOTION+NO MOTION” ovvero il meglio di entrambe le precedenti!

Non manca quindi una ricchezza di dettaglio audio che renderà la ricerca SENZA DISPLAY comunque molto efficace ma è ovvio però che non si è pagato il V3 per non utilizzare mai le informazioni visive che ci fornisce!

Dopo questa doverosa precisazione, passiamo alla pratica…

Individuato un target grazie ad un suono alto, solido e ripetibile, un occhiata al display per verificare la risposta delle tre frequenze e il valore VDI, ecco cosa normalmente dedurremo: “OK…NON FERROSO… VDI=tra 52 e 56… Probabile moneta da 10 cents… Profondità 15.5 centimetri…Evvai! Si Scava!”

A questo punto possiamo fare due cose: tirare il grilletto e passare in modalità PIN POINT, dove tre barre colorate in rosso, verde e blu, associate alle tre frequenze (ovviamente se ci troviamo in questa modalità, altrimenti ne verrà visualizzata solo una), ci indicheranno la risposta in tempo reale del target a queste ultime. Muovendo la piastra con il solito gioco a “T” o a “X” e esaminando le tre barre avremo immediatamente conferma del centraggio e, contemporaneamente, della probabile tipologia del materiale. Per fare un esempio, se la barra più lunga sarà quella legata alla frequenza 7.5KHz, è molto probabile che il metallo indagato sia quello di una moneta tipo 10, 20 o 50 cents. Se invece vediamo spuntare sulle altre la barra dei 22.5KHz, al 99% si tratterà di oro o alluminio. Ovviamente anche il modo PIN POINT ci da la profondità in tempo reale del target. Una cosa che ho notato è che con la piastra D2 da 10” doppia D, il profondimetro tende ad essere molto più preciso a partire da profondità maggiori di 5-7 cm. Se invece il target è più superficiale mi è capitato più volte che l’indicazione fosse errata specie se il target aveva una forma irregolare. Mi riprometto di effettuare altre verifiche in tal senso per vedere se ci sono delle correlazioni. Una cosa fantastica è stata la precisione e la stabilità del profondimetro con target veramente profondi.

Una piccola parentesi… Il secondo giorno, nel parco pubblico con terreno a media mineralizzazione, ho voluto fare un test un po’ estremo: ho sepolto una moneta da 1 euro (quindi a composizione mista), forse la più “difficile” delle monete in attuale circolazione, a non meno di 24-25 cm di profondità. E’ vero che il segnale audio era fortemente dubbio e che c’era uno “spargimento” di barre nello spettrografo ma, nota positivissima, queste barre erano al 90% nella zona “NON FERROSA” della scala VDI e che il profondimetro mi indicava in maniera STABILISSIMA la giusta profondità della moneta! In questo caso io avrei certamente scavato! Se il profondimetro mi avesse dato valori “ballerini” magari avrei anche potuto pensare ad un falso segnale ma, data la sua stabilità, era un messaggio chiaro del V3 che mi diceva “Ascolta… E’ NON FERROSO all’80-90%, non capisco bene cos’è perché c’è un casino terribile con la mineralizzazione e il bersaglio è veramente profondo. Ad agganciare, l’ho agganciato… si trova tra i 23 e i 24 cm. Ora decidi tu: o provi a giocare con i filtri ground, per vedere se riesco a capire meglio cos’è, o scavi un po’ di terra e poi riproviamo a vedere cos’è sto’ coso…”. E’ bastato infatti smuovere un po’ di terra per veder restringere lo “spargimento” delle barre dello spettrografo e la variabilità del VDI. Bingo! Si scava!

Va detto che è necessaria un po’ di pazienza e applicazione per imparare a centrare il target con la D2. Come tutte le Doppia D richiede una tecnica spesso leggermente diversa della “X” e qualche volta sembra che vengano prodotti segnali “fantasma” che spostano il punto vero a lato di quello indicato.

L’ultima cosa che possiamo fare prima di scavare, oltre quindi al PINPOINT, è passare in modalità ANALISYS SCREEN tirando il grilletto in avanti. A questo punto apparirà un grafico bidimensionale ad ogni passata di piastra sul target. Qui le tre frequenze saranno espresse sotto forma di tre curve indipendenti colorate in rosso, blu e verde. La forma delle curve: irregolare, piatta, frastagliata, a “gobba di cammello”, la loro ampiezza verticale e orizzontale, le eventuali “doppie gobbe” o gli avvallamenti prima o dopo la gobba principale ci forniranno informazioni preziose sia sulla forma, sulla dimensione, sulla composizione (a seconda della frequenza dominante) e addirittura sulla posizione (di piatto o di taglio) del target. Sono forse informazioni che molti chiamerebbero ridondanti ma che, a mio modesto parere, rendono la ricerca ancora più divertente.

La separazione dei target è eccellente, ma mi aspettavo tutto ciò dalla piastra D2. La reattività della macchina in segnalazione è sicuramente all’altezza delle aspettative.

Va ulteriormente aggiunto che la cosiddetta Recovery Speed è totalmente programmabile ed adattabile al maggiore o minore “inquinamento” ferroso del terreno. Target non ferrosi vicini a target ferrosi anche dimensionalmente importanti vengono quasi sempre correttamente e chiaramente segnalati. Sarà inoltre possibile riconoscere queste situazioni sia attraverso l’audio, con un chiarissimo e veloce “singhiozzo” iniziale, che attraverso le informazioni visuali laddove negli spettroscopi verranno visualizzate barre sia dal lato ferro che dal lato non-ferro.

Altro test che ho effettuato è stato il seguente: ho preso una moneta da 1 euro (come dicevo prima, la più “tosta” del panorama EURO) e sopra ci ho messo un mattoncino refrattario delle dimensioni 10x10x2.5 cm.
Il mattoncino quindi copriva ampiamente la moneta. Passo la piastra e la segnalazione è stata PERFETTA! VDI stabilissimo, spettrografo con barre strette nel non ferroso e ANALISYS SCREEN con le gobbe che indicavano un target rotondo e delle dimensioni giuste. Ok! Aggiungo un altro mattoncino… E siamo a 5 cm di spessore… riprovo… Ancora PERFETTO!!!

Esperimento ESTREMO: scavo una buca di 10 cm in terra fortemente mineralizzata, metto la moneta sul fondo, un pezzetto di mattoncino da 3 cm di spessore e sopra i due mattoncini a creare quindi un “tappo” di coccio di ben 8 cm. Ricopro tutto con la terra e passo la piastra. Ora inizio ad avere problemi. La segnalazione è instabile, il target è segnalato solo 1 volta ogni 4-5 passate e lo spettrografo mi da “barre sparse” su tutta la scala. Non so se avrei scavato un segnale così. E’ ovvio però che mi sono voluto mettere in una condizione assolutamente IRREALE solo per puro divertimento. La prossima volta voglio provare a “smanettare un po’” con i ground filter per vedere se posso fare qualche magia…

La giornata è finita con una sensazione molto piacevole. Quella di aver impiegato uno strumento potentissimo, preciso e divertente e che ha un margine di crescita ancora assai elevato. Le braccia e la schiena non sono troppo affaticate e questa è un’altra bella cosa…

Il secondo giorno sono voluto andare nel parco pubblico del mio paese. E’ un posto dove vado spesso per effettuare le mie prove, ha una mineralizzazione media, un terreno facile da scavare, non troppi sassi, quasi nessun coccio, erbetta bassa, si possono trovare monete ma anche tante tante tante tante tante linguette di lattina, tappi di bibite e pezzi di carta stagnola (LI MORTACCI LORO!!!!).

Una giornata piena di sole, poca gente in giro e il Test Park tutto per me… Evvai!

Sapevo già che i target in questo terreno sono situati al 90% entro i primi 10-15 cm quindi ho appositamente evitato settaggi troppo spinti concentrandomi di più sulla discriminazione ed identificazione. La precisione del V3 in questo senso è STRABILIANTE! Ho potuto velocemente capire quando segnala una linguetta tipo vecchio, tipo nuovo, messa di taglio o un pezzo di stagnola piccolo e uno grande.

Per non parlare poi delle monete! Il V3 dice “VDI=51… Sono 10 centesimi… Scava TONTO!!!”: Ragazzi… CASSAZIONE!!! Mai un errore!! E ti da VDI=51 sia appoggiata a terra, che sotto 10 cm, che messa di taglio!

Da questo punto di vista il Vision straccia il DFX!

Ti dice “VDI=55… Ciccio… Sono 20 centesimi…Che fai, li lasci li?”. Una stabilità spaventosa anche aumentando la Sensitivity e il RX Gain. C’è anche la possibilità di analizzare, premendo pochi tasti, la perdita di segnale dovuta alla mineralizzazione e la quantità di “Rumore Elettromagnetico” rilevato. Oltre a ciò, tramite un algoritmo, la macchina da anche un suggerimento circa il Gain da impostare per ottenere il massimo della performance. Queste informazioni ci possono anche suggerire l’adozione di una piastra diversa che, in condizioni difficili, possa fornire prestazioni migliori di quella fornita in dotazione.

In conclusione di questa “prima sessione di prove libere”, per usare un linguaggio da Formula 1, ho trovato lo Spectra V3 uno strumento potente, precisissimo, ricco di potenzialità, robusto ma soprattutto, almeno per il mio modo di vedere, TREMENDAMENTE DIVERTENTE DA USARE! E questo è un elemento che, in un hobby…ricordiamocelo…un HOBBY… va tenuto in assoluta considerazione.
Vi lascio con la promessa di altre prove, ancora più rigorose, e con la mia totale disponibilità a rispondere a quesiti di ogni genere sul V3.

Solo ad una domanda non risponderò: “Dove lo posso comprare?”. A garanzia di totale trasparenza e per rispettare le regole di concorrenza, lascio a voi la ricerca delle migliori condizioni d’acquisto.

Happy Vision Hunting!
Bodhi3

WEB: Il Bodhi3’s Advanced White’s Lab diventa Internazionale!


E’ con grande piacere che da qualche giorno ho scoperto che il mio blog è addirittura citato in un forum RUSSO: REVIEWDETECTOR.RU !!!

In questo post:

http://reviewdetector.ru/index.php?showtopic=11308&st=40

Si fa appunto riferimento a:

на итальянском сайте по 15х12 интересные рассуждения и прога..” (segue il link del mio blog)

Che tradotto significa “Un sito italiano con informazioni interessanti e programmi per la SEF 15×12

Happy Soviet Hunting!
Bodhi3

TEST: In arrivo la prova delle White’s Deepscan DD 1400 8″x14″ e della Super 12″


Mentre mi preparo a stilare l’articolo della prima prova “sul campo” dello Spectra V3, avvenuta tra sabato e domenica, ho il piacere di annunciare che sono in arrivo, dopo essere state acquistate dall’amico del forum  Micciulino, le piastre White’s Eclipse DeepScan DD 1400 8″x14″ e la White’s Super 12″ .

La prima è una doppia D che darà il suo meglio nei terreni a mineralizzazione medio-alta e alta e la seconda è invece una bella “piastrona” concentrica da 300mm che promette ottime performance in terreni a mineralizzazione bassa e medio-bassa.

Restate sintonizzati!

Happy CoilTest Hunting!

Bodhi3

PS Di nuovo grazie a Stefano “Micciulino” per avermi anche concesso uno sconticino speciale “pro-matrimoniale”. 😀 😀 😀

THEORY+DFX+V3: Mono VS Multifrequenza


Facciamo un po’ di chiarezza sulla questione “Mono VS Multi Frequenza“…

Per capire meglio quando è preferibile usare una e quando tutte e tre le frequenze, è necessario sapere come il V3 (ma prima di lui il DFX) funziona in modalità multi frequenza.

Il brevetto White’s di Mark D. Rowan (“Method and apparatus for distinguishing metal objects employng multiple frequency interrogation” – US 6.879.161 B2) prevede che in caso di utilizzo di 2 o più frequenze, il trattamento dati avvenga sul cosiddetto segnale COMPOSITO ovvero ottenuto dalla combinazione degli “n” segnali rivenienti dalle “n” frequenze impiegate (nel caso DFX, n=2… in quello Spectra V3 n=3). Questa combinazione non è però una semplice somma dei segnali ma segue un interessante e intelligente algoritmo:

1)      Se il segnale è uguale per tutte le frequenze, IGNORA IL VALORE…
2)     Se il segnale è diverso, UNISCI I RISULTATI NEL SEGNALE FINALE COMPOSITO.

Perché questo sistema? Perché, come ho già trattato in un articolo riguardante la cosiddetta “signal subtraction”, si è notato che “PIU’ O MENO” tutte le frequenze reagiscono allo stesso modo nella parte NEGATIVA della scala VDI, ovvero in quella parte che riguarda la risposta a target ferrosi, ivi compresa la MINERALIZZAZIONE FERROSA DEL TERRENO!

Mmmm… Ma non è che questo sistema di combinazione dei segnali ha anche a che fare con il bilanciamento del terreno ? ESATTO!!! E’ proprio così! Se notiamo che le varie frequenze ritornano un segnale sempre “sostanzialmente” identico, al 99.9% significherà che abbiamo a che fare con un target ferroso o con il segnale riveniente dalla mineralizzazione ferrosa del terreno. Per contrastare appunto questo fenomeno (ovvero la mineralizzazione ferrosa) la White’s ha pensato ad un semplice “trucchetto”:

1)      Rileva la risposta alla mineralizzazione di ogni singola frequenza…
2)      Verifica che siano “più o meno” identiche…
3)      Allinea le risposte delle n frequenze e farle diventare uguali (SIGNAL SUBTRACTION!)
4)      Fa in modo che, in base all’algoritmo sopra indicato… Queste, dato che sono uguali, VENGANO IGNORATE!

Fermatevi un attimo a riflettere e vi renderete presto conto che questo tipo di gestione della multi-frequenza lega la SENSIBILITA’ del metal detector alla DIVERSITA’ DEL SEGNALE RIVENIENTE DALLE SINGOLE FREQUENZE UTILIZZATE. Più sono diverse le risposte, più il segnale composito evidenzierà il target rilevato.

Ahimè, il sistema di realizzazione del segnale composito non è immune da possibili problemi. Innanzitutto è sempre possibile che alcuni dati si perdano a causa della SOMMA CON ALGORITMO. Questo ovviamente pregiudicherà un l’efficienza della resa del multifrequenza in termini di sensibilità complessiva rispetto all’utilizzo in monofrequenza.  Secondo poi, a causa delle limitate risorse energetiche di cui il metal dispone, la potenza complessiva di trasmissione deve essere ripartita in modo uguale per le diverse frequenze, comportando poi, in fase di creazione del finale composito, un segnale in un certo senso “meno amplificato” .

Per farvi capire meglio cosa accade nel V3 e nel DFX, immaginate che la potenza massima COMPLESSIVA di trasmissione sia pari a PC=100%….

ATTENZIONE!!! I valori qui riportati non sono in valore assoluto ma sono espressi sottoforma di percentuale. Questo per dire che la potenza complessiva=100 del V3 non è uguale alla potenza complessiva=100 del DFX. E’ ben noto infatti che la quantità IN VALORE ASSOLUTO trasmessa dal V3 è ben superiore a quella del DFX!

Caso SPECTRA V3 MODALITA’ MONOFREQUENZA:

POTENZA FREQUENZA BASSA 2.5KHZ (PB) = 100/100
Oppure…
POTENZA FREQUENZA MEDIA 7.5KHz (PM) = 100/100
Oppure
POTENZA FREQUENZA ALTA 22.5KHz (PA) = 100/100
—–
POTENZA COMPLESSIVA: PB=PC=100 oppure PM=PC=100 oppure PA=PM=100

Caso DFX MODALITA’ MONOFREQUENZA:

POTENZA FREQUENZA BASSA 3KHz (PB) = circa 50-60/100
Oppure…
POTENZA FREQUENZA ALTA 15KHz (PA) = circa 50-60/100

POTENZA COMPLESSIVA: PB=PC=circa 50-60 oppure PA=PM=circa 50-60

Nota: Nel V3, in modalità Monofrequenza, TUTTA l’energia è riservata alla singola frequenza selezionata. In questo modo si otterrà il massimo risultato possibile per ogni tipologia avendo la possibilità di impiegare il 100% delle risorse senza alcun compromesso. Nel DFX invece, l’energia riservata alla singola frequenza è pari invece a circa il 50-60%. Ecco perché il DFX in modalità monofrequenza risulta MOLTO MENO performante rispetto alla stessa modalità per il V3.

Caso SPECTRA V3 MODALITA’ MULTIFREQUENZA:

POTENZA FREQUENZA BASSA 2.5KHZ (PB) = 33.3/100
POTENZA FREQUENZA MEDIA 7.5KHz (PM) = 33.3/100
POTENZA FREQUENZA ALTA 22.5KHz (PA) = 33.3/100

POTENZA COMPLESSIVA: PB+PM+PA=PC=100/100

Caso DFX MODALITA’ MULTIFREQUENZA:

POTENZA FREQUENZA BASSA 3KHz (PB) = 50/100
POTENZA FREQUENZA ALTA 15KHz (PA) = 50/100

POTENZA COMPLESSIVA: PB+PA=PC=100/100

Nota: La potenza complessiva è data dalla somma aritmetica delle tre frequenze che hanno, ognuna, un terzo delle risorse a disposizione. Va da se però che una segnale investigato con 1/3 della potenza non sarà MAI equivalente a quello riveniente dall’applicazione del 100% della potenza portando quindi ad una perdita di performance generale intorno al 5-10% (variabile a seconda del mutare di numerosi fattori). Ecco perché, sia per il DFX che anche per il V3, nel caso dell’utilizzo in Multi-frequenza avremo una performance, in termini di SENSIBILITA’ GENERALE, leggermente inferiore a quella ottenuta in monofrequenza. Dobbiamo però  ricordare che mentre il DFX può operare SOLO in “multi-frequenza con salt-compensate”, bilanciata contemporaneamente sia per mineralizzazione ferrosa che salina e, per questo, con un leggero calo di sensibilità globale, il V3 può lavorare sia in questa modalità sia in multi-frequenza “NO SALT” , bilanciata solo verso la mineralizzazione ferrosa e quindi con una migliore performance su terreni non salinizzati. Tutto ciò, oltre ad una scelta più oculata delle frequenze, una potenza in valore assoluto sensibilmente maggiore, la possibilità di avere un TX BOOST, una migliore gestione del segnale fanno risultare le performance GENERALI (sia in mono che in multifreq) del V3 nettamente superiori a quelle del già ottimo DFX.

Ribadisco però, e con questo concludo, che in ogni modo la sensibilità del V3 (e anche del DFX) risulta migliore in monofrequenza che in multifrequenza. Discorso invece assai diverso è la qualità della discriminazione tra i due modi operativi. Rimando ad un prossimo articolo l’approfondimento di questo aspetto.

Happy MonoVsMulti Hunting!

Bodhi3

TEST: Spectra V3 – Introduzione (Prima Parte)


Inizio oggi, ufficialmente, la prova e recensione del prodotto top di gamma della White’s: lo SPECTRA V3. In ossequio a quanto deciso di comune accordo nel forum MARCHE, voglio subito precisare che questo modello è stato gentilmente messo a disposizione da ELECTRONICS COMPANY (www.mediaelettra.com), distributore ufficiale White’s per l’Italia. Ribadiamo per l’ennesima volta, che la prova è eseguita a titolo gratuito, che non ci sono legami di nessun tipo tra l’autore e la ditta fornitrice e che il metal verrà puntualmente restituito al termine del periodo di prova.

Iniziamo…

Per gli amanti dell’aneddotica, il modello all’inizio si chiamava “Vision” e ne furono perfino prodotti diversi esemplari (alcuni sono anche stati venduti) prima che, a causa di un conflitto di marchi con un altra azienda, la ditta di Sweet Home, Oregon decidesse di modificare il nome in “Spectra V3” in onore dello Spectragraph (lo spettrografo che è implementato nel software) e delle 3 frequenze operative del MD. Per mio piacere personale, ogni tanto chiamerò questo modello anche “Vision” come tributo del suo ideatore originale: Mark D. Rowan (ex ingegnere capo della White’s e disegnatore di XLT e DFX)

Sono ormai pochi a non sapere che lo Spectra è una macchina VLF multi-frequenza che può operare con 3 frequenze operative contemporaneamente o le può utilizzare in maniera individuale: 2.5 KHz, 7.5 KHz e 22.5 KHz. Per i più smaliziati aggiungerò che si tratta di un multi-frequenza “vero” che opera nel Frequency-Domain con onda quadrata e con analisi del ritardo di fase  dell’onda ricevuta.

L’analisi congiunta è effettuata anche in questo modello (come per il DFX) secondo gli algoritmi “BEST DATA” e “CORRELATE”. Maggiori approfondimenti su questi due modi di analizzare i dati sono reperibili in uno dei miei più recenti articoli. Aggiungo solo che in questo modello è stata ulteriormente prevista una modalità multifrequenza chiamata “SALT COMPENSATE” che ottimizza ulteriormente la gestione della mineralizzazione salina.

Dopo questa prima veloce introduzione… bhè passiamo alla pratica!

Ho finalmente iniziato a “giochicchiare” con la macchina.

In attesa di uscire sul campo mi sono divertito a smanettare un po’ con i vari menù. Devo dire che non è poi così complicato come ho sentito dire!

Ovvio che chi già conosce macchine come DFX o XLT si troverà molto avvantaggiato, ma anche chi proviene da altre marche non farà una grossa fatica ad essere subito operativo e con una macchina settata a puntino. D’altronde tutti noi utilizziamo un PC e posso assicurarvi che, per farlo funzionare, mettiamo in pratica delle procedure molto più complicate di quelle necessarie per operare con successo il Vision.

Innanzitutto un applauso per la scelta dell’LCD Sharp! E’ veramente di ottima fattura e garantisce ottima visibilità da un ampia angolazione. Ho avuto la fortuna di partecipare ad un congresso (Lo SHARP Innovation Forum) vicino a Monaco di Baviera 3 anni fa dove fu presentato proprio il prototipo del modello che poi la White’s ha implementato nel V3. E’ anche abbastanza robusto, ottima scelta Ken!

La pulsantiera è di tipo piatto (tipo Minelab) con leggeri rilievi e serigrafie ben visibili. Così si protegge piuttosto efficacemente i delicati circuiti presenti nel Display Box da fango e umidità eccessiva. Mi piace anche la disposizione e io che ho dita non troppo lunghe, non ho trovato difficoltà a raggiungere tutti i tasti abbastanza comodamente.

Il classico “grilletto” White’s è sempre presente. Si tratta del solito interruttore di metallo a tre posizioni inserito sotto il display e raggiungibile con l’indice della mano che regge il metal.

Come nei modelli precedenti, questo grilletto svolge varie funzioni. In posizione centrale mette la macchina in modalità “Ricerca”.

Tirandolo, se siamo in “Ricerca” passeremo alla modalità PINPOINT, mentre servirà per uscire dai menù come una specie di tasto ESC del computer.

Questa modalità, a differenza per esempio del DFX, visualizza delle barre colorate (in tempo reale!) che corrispondono alla intensità di rilevazione delle tre frequenze del V3 (2.5 KHz, 7.5 KHz e 22.5 KHz). Se tiriamo il grilletto e poi togliamo pressione, esso ritornerà naturalmente nella posizione centrale di “ricerca”.

Se invece spingiamo in avanti il grilletto, esso rimarrà bloccato in avanti fino al nostro successivo richiamo. In questo caso verrà attivata la modalità “ANALYSIS SCREEN”: una vera esclusiva del V3, che permette una analisi visiva-grafica della risposta delle tre frequenze al target rilevato per mezzo di curve (tipo gobbe di dromedario o con altre forme) che ci daranno informazioni preziosissime, tra cui anche la dimensione stimata dell’oggetto e che, durante le nostre prove, studieremo nel dettaglio.

La cuffia wireless si attiva premendo semplicemente un bottone e si spegne automaticamente quando spegniamo il V3. Ottimo! Così non rischiamo di consumare le batterie nel caso le dimenticassimo accese. Si sentono molto bene e non ho notato alcun ritardo tra il rilevamento e la segnalazione. E’ prevista anche la possibilità di utilizzare cuffie a filo, come al solito inserendo il jack da 6 mm nel retro del control box. Per la cronaca, il foro è protetto da un comodo tappino in plastica che impedisce alla polvere di entrare. L’appena citato control box è sempre, nella tradizione White’s, di alluminio ergal, molto robusto e resistente agli urti e alle cadute.

Ad occhio mi sembra un pochino più piccolo in lunghezza di quello del mio DFX. Il poggia gomito è sempre regolabile e vengono forniti in dotazione i due sticker imbottiti da applicare. Il look complessivo non è cambiato affatto rispetto al DFX ai suoi predecessori… C’è a chi piace e c’è chi lo trova oramai un po’ “vecchiotto” e fuori moda… Mah…

La piastra di serie è la White’s D2 da 10” doppia D. Un prodotto veramente pregevole già sperimentato in passato sulle macchine DFX/MXT/M6 e che ora è stato prodotto in versione “V” in grado quindi di operare con efficacia anche con la frequenza 22.5KHz e con il famoso “TX BOOST” (Amplificazione del segnale trasmesso) attivo. Dato che è una DD, darà ovviamente il meglio di se con i terreni a mineralizzazione media e medio alta. Ovviamente è possibile montare altre piastre per ottenere performance ancora migliori a seconda del terreno.

Finito di montare, il Vision si presenta ben bilanciato. Sicuramente è un po’ più pesante nel “retrotreno” rispetto al DFX per causa del display LCD di maggiori dimensioni. Comunque si tratta di un peso sostenibilissimo per chiunque.

Da quello che avevo letto, la Piastra D2 10” doveva sembrare più pesante e invece non ho notato una drammatica differenza rispetto alla Eclipse 950 standard del mio DFX. Probabilmente molto del merito è dovuto al differente gioco di bilanciamento della macchina.

Le finiture complessivamente sono eccellenti. La qualità si vede e si percepisce molto bene. D’altronde, dato il costo, non mi sarei accontentato di meno. La sensazione è di un metal molto robusto e capace di resistere ad un utilizzo anche poco delicato.

L’alimentazione è demandata ad un blocco batteria ricaricabile al NiMH (incluso nella confezione con tanto di caricabatterie) o da un blocco di batterie alcaline (nella confezione è incluso il portapile). Cercherò prossimamente di stimare la durata delle pile a seguito di un utilizzo normale e lo pubblicherò immediatamente.

Per oggi mi fermo qui…

Nella prossima parte inizieremo l’esplorazione delle funzionalità del V3 a partire dai suoi programmi di fabbrica.

Vi lascio solo con una chicca…

Ieri sera accendo il V3 nel mio studio, carico il programma HI-PRO, imposto il Gain a 15 (su 15) e la Sensitivity a  93 (su 100), il TX BOOST su ON, il Filtro Ground a 5.0Hz e la Monofrequenza a 22.5KHz… Risultato? Metal stabile e una moneta da 1 euro sentita PERFETTAMENTE a 44 cm!

E non ci ho perso più di 30 secondi… con ulteriori “smanettamenti” ho la sensazione che si possa fare anche meglio…

Happy StayTuned Hunting!

Bodhi3

TEST+OTHER: Prossima Prova… FISHER LABS F2!


Sono veramente lieto di annunciare che il mio appello ai venditori /distributori è stato prontamente ascoltato!

La GEOTEK CENTER (www.geotekcenter.it), che ringrazio per la disponibilità, mi ha inviato in prova l’Entry Level digitale della Fisher Labs: il modello F2.

Ecco una breve scheda tecnica fornita dal costruttore:

FREQUENZA OPERATIVA: 5,9 KHz
RICERCA DI TIPO: Motion
BILANCIAMENTO DEL TERRENO: Automatico
RICERCA IN: Discriminazione
RICERCA IN: All metal
RICERCA IN: Discriminazione variabile
REGOLAZIONE SENSIBILITÁ: Si
REGOLAZIONE DISCRIMINAZIONE: Si
REGOLAZIONE VOLUME: Si
REGOLAZIONE SOGLIA: Si
SURFACE ELIMINATION: No
SALT ELIMINATION MODE: No
PINPOINT: Si
PROGRAMMI PRE-IMPOSTATI: No
INDICAZIONE PROFONDITÁ: Si
INDICAZIONE TIPO DI METALLO RILEVATO: Si
TONI DI RILEVAZIONE: 4
UNITÁ DI ELABORAZIONE: Microprocessore
DISPLAY: LCD
BOX COMANDI: ABS
PIASTRA DI RICERCA: da 8″ (203,2 mm)da 4″ (101,6 mm)
TIPO DI PIASTRA: Ragno
COPRI PIASTRA: No
ALTOPARLANTE INTERNO: Si
ALIMENTAZIONE: 2 pile da 9 Volt
CARICA BATTERIE: No
AUTONOMIA: Circa 35 -50 ore
SEGNALE BATTERIE SCARICHE: Si
BATTERIE RICARICABILI: No
PRESA CUFFIE: Si ¼”
CUFFIE: Si
ASTE SCOMPONIBILI: Si – 3 parti
LUNGHEZZA: 115 – 137cm
SACCA HIPMOUNT: No
BORSA DI TRASPORTO: No
PESO: 1,150Kg
ISTRUZIONI IN: Italiano e Inglese
ISTRUZIONI VIDEO: No
GARANZIA: 2 anni

Si presenta quindi come un concorrente del leggendario ACE 250.

Compatibilmente con le prove dello Spectra V3 farò del mio meglio per una prova rigorosa del “Piccolino” della Fisher… Pregi e Difetti… Prove finalmente “Senza Veli”…

Restate sintonizzati…

Happy Fisher Hunting!
Bodhi3


THEORY: Frequenze operative, Bilanciamento, VDI e Effetto “WRAP”


Partiamo innanzitutto da un assunto. Sostanzialmente, in condizioni di media ed elevata mineralizzazione, la sensibilità di un metal ad alta frequenza (22.5KHz) e a bassa frequenza (2.5KHz) non è poi tanto diversa, se parliamo di target della grandezza di una normale moneta.

La maggiore INefficienza delle frequenze alte in contesti ad alta mineralizzazione è non tanto legato alla frequenza in se, quanto al sistema di bilanciamento del terreno.

Se mettiamo a confronto la risposta in segnale di due frequenze, esempio 2.5 e 22.5KHz vedremo che, segnalando una moneta tipo 1 euro, la prima frequenza produrrà un certo VDI, la seconda un VDI più alto.
Questa differenza, E IN QUESTO ORDINE, ci sarà sempre per i metalli non ferrosi. Cosa sta a significare? Significa semplicemente che, confrontando varie frequenze rispetto allo stesso target NON ferroso, la FREQUENZA PIU’ ALTA produrrà sempre (o quasi) il VDI PIU’ ALTO ovvero “PIU’ VICINO AL FONDO SCALA DEI NON-FERROSI”.

Normalmente uno immagina la scala dei VDI come un segmento che va da sinistra a destra. Di solito a sinistra mettiamo i TARGET FERROSI e a destra i NON FERROSI (possiamo anche invertire…non cambia nulla… il ragionamento è identico).

Di solito immaginiamo per comodità che questo segmento sia fatto così…

VDILinear

Ora,come dicevo prima, utilizzando 2 frequenze, una bassa (2.5KHz) e una alta (22.5KHz) su un target NON ferroso, la tendenza sarà che la 2.5 darà un certo VDI, diciamo VDI=+75 mentre la frequenza 22.5KHz darà un VDI=+85 (i valori sono volutamente un po’ esagerati ai fini della spiegazione).

Come vedete dal grafico, il VDI della 22.5 è molto più vicino di quello della 2.5 al margine superiore della scala VDI (+95) ovvero la massima NON FERROSITA’.
Bhè, direte voi, che problema c’è?

Il problema è che la scala VDI non andrebbe pensata in questo modo!

Ricordiamoci sempre che il VDI (Visual Discrimination Indication) è legato al parametro di ritardo di fase tra onda trasmessa e onda riveniente dall’interazione con il target che è appunto “RITARDATA” rispetto all’originale.

La scala VDI andrebbe pensata come circolare, non come lineare. Con l’estremo negativo che tocca il positivo, in questo modo…

 

vdiwheel

Cosa accade pensando alla scala VDI in questo modo e che relazione c’è con i dati VDI indicati prima?

Semplice…

Più ci si avvicina all’estremo positivo +95, più ci avvicineremo (proprio grazie alla circolarità) all’estremo -95…

E COSA C’E’ DI SOLITO VICINO A VDI=-95 ????

Ve lo dico io… Il VDI COLLEGATO ALLA MINERALIZZAZIONE DEL TERRENO!!!

Ci siamo quasi…

Voi potrete rispondere… ECCHISSENEFREGA!!! Ma fareste un grave errore!
Dato che il Metal, dopo aver individuato il punto VDI riveniente dal terreno attraverso il bilanciamento tenderà a rendere MENO SENSIBILE se stesso proprio li intorno,la DESENSIBILIZZAZIONE passerà anche dai valori -93, -94, -95 ai VALORI POSITIVI +95, +94, +93 e così via… Ovvero “SALTERA’ IL FOSSO” tra FERROSO E NON FERROSO!!!

Capite quindi che più il nostro target sarà lontano dall’estremo positivo +95 meno sarà penalizzato dall’abbattimento legato al bilanciamento del terreno!

Ecco perchè le frequenze più basse “TENDONO” a comportarsi meglio in condizioni di elevata mineralizzazione e quelle più alte invece “TENDONO” a comportarsi meglio in condizioni di bassa mineralizzazione.

Ho scritto appositamente “TENDONO” perchè questo è il comportamento “GENERALE” dei metal. Va da se che ci siano alcuni metal (Il GMP è uno di quelli) che hanno adottato tutta una serie di sistemi hardware e software per contrastare tale effetto mediante piastre DD, “normalizzazione” della scala VDI, gestione efficiente dei filtri pur se operano a frequenze che, per la loro stessa natura, incontrano più difficoltà a causa dei sistemi ordinari di bilanciamento del terreno.

Happy BalanceVsFreq Hunting!
Bodhi3

PS Scusate per l’orripilante primo grafico… Sono in ufficio e ho solo il Paint di Windows. Il secondo grafico invece è (c) di Jeff Foster