TEST: Prima uscita con la SEF 15×12…


Come annunciato ieri, stamattina ho iniziato i primi test “live” della piastra SEF 15×12 che ho avuto in prestito da un gentile amico di ricerca.

Come molti sanno, i terreni che di solito frequento hanno una mineralizzazione ferrosa medio alta (in una scala da 1 a 15, di solito si attestano tra 10 e 12.5) quindi le piastre Doppia D dovrebbero avere un certo margine di vantaggio rispetto alle concentriche di pari misura.

La SEF (Symmetric Electro-Magnetic Field – Campo Elettro-magnetico Simmetrico), chiamata anche Butterfly (farfalla) per via della sua particolare geometria, rappresenta forse la massima evoluzione delle DoppiaD.

Progettata dalla Detech con un tempo di sviluppo di circa 3 anni, vede nel suo arsenale 5 modelli (prodotti poi per diverse marche e modelli di metal detector):

– SEF 8×6 (L’ultima nata!)

– SEF 12×10

– SEF 15×12 (Quella che sto testando)

– SEF 18×15

– SEF 21×17

Va da se che i numeri indicati sopra indicano le dimensioni verticali e orizzontali in pollici.

La piastra è arrivata a casa mia in un cartone bianco con il logo SEF arancio e rosso in fondo nero. Le dimensioni sono davvero ragguardevoli! Circa 38×30,5 cm!!! Rispetto a questo modello, la Eclipse 950, piastra standard da 9.5″ (circa 24 cm) del mio DFX sembra proprio piccolina!

Una delle mie preoccupazioni, ancora prima di ricevere questa piastra, era il suo peso. Avevo letto da diverse parti che le SEF, a partire dalla 12×10 in su, risultano piuttosto pesantine. Non appena ho sballato la confezione e ho sollevato la bobina ho tirato un mezzo sospiro di sollievo. Pur se veramente grandicella, la 15×10 non mi è sembrata poi così un macigno come avevo letto. Per pura curiosità l’ho messa su una bilancia alimentare e il display digitale mi ha indicato un peso di poco più di 700 grammi. All’incirca un paio di etti in più rispetto alla Eclipse 950. Tenendo conto che stiamo parlando di una piastra, la SEF, che è circa, fatte le debite proporzioni, il 30% più grande di quella standard, mi sembra che la differenza di peso sia piuttosto contenuta.

Stamattina, verso le 9.30, mi sono recato in un campo vicino casa mia che aspettava da un po’ di tempo di essere ri-spazzolato a dovere. Conoscevo bene la caratteristiche del terreno per averlo già iniziato a sondare con la Eclipse 950 e con la mia nuova Eclipse DD 6×10, la sua mineralizzazione media (misurata col metodo Jeff Foster) e il livello di umidità. Condizioni perfette ed ideali per un primo test serio per questa piastra.

Il montaggio è avvenuto senza alcun tipo di problema: la vite con bullone standard della White’s è perfetta per questo modello. Un veloce avvolgimento del cavo intorno all’asta del metal, l’inserimento dello spinotto con vite di sicurezza e via… accendiamo lo strumento!

La piastra, pur pesando 200 grammi in più rispetto alla 950 non sbilancia troppo il DFX in avanti. Il peso extra un po’ si sente, questo è vero, ma come si suol dire “pensavo peggio…”. Tenete conto che la piastra mi è stata prestata e quindi ho avuto la naturale tendenza di tenerla un po’ più sollevata da terra, con un evidente sforzo supplementare, per minimizzare i possibili contatti con pietre o altri ostacoli che potessero graffiarla eccessivamente. Da notare che la SEF viene venduta con il suo copri piastra, quindi è possibile, per chi l’acquista, iniziare subito a spazzolare senza troppe preoccupazioni.

Ho impostato, per iniziare, un programma di fabbrica, il RELIC, per vedere come si comporta con impostazioni piuttosto “tranquille” e conservative. La prima sensazione è stata quella di una stabilità sconcertante per le dimensioni di questa piastra. Silenziosa, stabilissima, senza falsi segnali, ha iniziato subito a far vedere di che pasta è fatta segnalando target non-ferrosi con audio solido e VDI e Signagraph piuttosto stabili. La profondità, con il programma standard caricato, mi ha subito meravigliato. Di solito, nei miei terreni, con il RELIC e la 950 o la 6×10 non si riesce a raggiungere profondità troppo elevate. Diciamo che la norma è tra i 5 e i 12-15 cm. Bhè, la SEF mi ha fatto subito scavare un target non ferroso delle dimensioni di una moneta a circa 20 cm!

Continuando a spazzolare, ho “pompato” il mio DFX con programmi molto più spinti. Mi aspettavo, da quello che avevo letto in alcuni forum, che la SEF facesse impazzire il Metal…
E invece? Ancora abbastanza stabile!!! Molto di più della 950 o della 6×10!

L’entusiasmo è cresciuto di pari passo all’aumento dei parametri di sensitività! E, di conseguenza, la profondità delle buche che la SEF mi ha fatto scavare. Tenete conto che alla fine delle quasi 5 ore di test, in un campo già parzialmente lavorato, ho scavato buche fino a 28-30 cm per target delle dimensioni medie di una moneta o anche meno!

La cosa per me più impressionante è stato non tanto il raggiungimento del top della profondità a 30 cm… ma il fatto che la MEDIA delle buche sia notevolmente più profonda di quelle che la 950 o la 6×10 mi hanno fatto fare. Questo perché, statisticamente, i target dalle mie parti non vanno mai troppo a fondo. Posso dire questo con una certa tranquillità datami dall’aver fatto un uso massivo della modalità di ricerca NO-MOTION che, come sapete, permette di raggiungere profondità assai superiori a quelle ottenibili in modalità MOTION.

Altro mio dubbio sulla SEF 15×12 riguardava la sua capacità di rilevare oggetti piccoli. Di solito le piastre grandi dimostrano di soffrire molto con target minuti. E invece, altra grande sorpresa!
La SEF mi segnala nettamente un target non ferroso a circa 10-12 cm: scavo e… Incredibile! Una monetina piccina piccina piccina! Circa 7 mm di diametro per uno spessore di circa 1 mm!!
Sono certo di aver stra-ripassato quel punto con la 950 e con la 6×10 senza aver avuto segnali affidabili e sono altrettanto stra-convinto che almeno la 950 non mi avrebbe mai segnalato correttamente quella monetina! Che dire? FANTASTICO!!!

Il Pin-point della piastra si rivela un po’ meno chirurgico della 950 ma senz’altro all’altezza della situazione. Come tutte le DoppiaD ci vuole un po’ di pratica ma dopo un po’ si impara ad individuare il punto di scavo con una discreta precisione. Tenete anche conto che l’incremento medio della profondità di rilevazione disturba sempre un po’ la precisione del pinpoint di QUALUNQUE piastra. Ecco perché la SEF ti costringe a fare un po’ di esercizi in più.

La separazione dei target si è rivelata assolutamente sorprendente. Non mi aspettavo, da una bobina così grande, una capacità così elevata di districarsi tra i vari target sepolti.

Ora vorrei dare qualche consiglio per chi userà questa piastra con il suo DFX: diminuite la Recovery Speed di circa un 30% e la Sweep Speed portatela al minimo (1). Questo per tarare la macchina alle generose dimensioni in larghezza della SEF. Impostate la PreAmp al massimo valore che permetta di tenere la macchina stabile collegandola ad un opportuno AC Sensitivity.

Abbassate pure tranquillamente un pochino la DC Sensitivity se sentite che il pin-point vi mette un po’ in difficoltà. Questo, ovviamente, se non siete pazzi come me ad usare il DFX in Mixed Mode.

Se volete andare sul velluto impostate il modo multi-frequenza Best Data e pompate pure le sensitivity per compensare la naturale perdita di performance di questa modalità rispetto alle Single-Frequency.

Se siete più temerari e il terreno ve lo consente, via con il 15KHz, PreAmp a 4 , AC sens a 80, Ground Filtering a 3-4, VCO su ON e Mixed Mode acceso! Vi divertirete sicuramente!!!!

Se proprio vogliamo trovare il pelo nell’uovo… Il peso extra della piastra… Ma ho già pensato di procurarmi una corda elastica (quella che si usa per fissare le cose sui portapacchi dell’auto) con i ganci per realizzare il mio “Swingy Thing” e risolvere anche questo problema. Per coloro che invece proprio non possano gestire questo piccolo peso in eccesso, magari la 12×10 può essere la soluzione…

Concludendo questo primo test, assolutamente POSITIVISSIMO, posso dire che la sensazione che mi ha lasciato la SEF 15×12 è questa: “Se c’è un target sotto terra… La SEF lo troverà!”

Happy Symmetric Hunting!

Bodhi3

THEORY: Tecniche avanzate di ricerca su spiaggia


Ringrazio infinitamente l’amico REGATANTE per avermi spedito questo interessantissimo articolo sulla ricerca in spiaggia frutto della sua pluriennale esperienza. Per correttezza devo dire che l’articolo è stato già pubblicato ieri nel forum METALDETECTORPERTUTTI. La versione che trovate qui è stata solo leggermente rivista e corretta (con il consenso di REGATANTE) e pubblicata per essere d’aiuto a tutti gli interessati.

Happy Beach Hunting!

Bodhi3

———————————————–
Ho raccolto in questa breve sintesi le mie esperienze di spiaggia rispondendo all’invito di MareaMarea . Indirizzato in special modo ai Dummies e a chi non ha mai fatto questo tipo di ricerca. Riferendomi al disegno allegato cercherò di spiegare il mio personalissimo COME, QUANDO e DOVE cercare in spiaggia durante l’inverno. Questo non toglie che in condizioni particolari i classici posti in cui si cerca a fine stagione estiva o durante (Vedi figura al punto 9 – Linea di ombrelloni, punti vendita, zone d’ingresso, zone giochi, passerelle, staccionate di confine tra lidi, ecc.) non siano ancora proficui. .Però c’è da dire che l’accumulo di sabbia dovuto al vento e lo sfruttamento sistematico da parte dei nostri colleghi rendono i suddetti luoghi meno produttivi. Quello che invece ho notato con piacere è il continuo rigenerarsi di alcune zone della spiaggia dovuto principalmente al mare e alle condizioni atmosferiche.

Andiamo per ordine…

Il COME: Svolgendosi l’attività nei pressi, se non addirittura nell’acqua, sarebbe indicato un metal detector almeno water-proof. Se la ricerca è limitata alla battigia va bene qualsiasi metal detector che abbia almeno la bobina stagna . Sulla tecnologia da usare sia i VLF e PI possono andare bene  ma, se si sceglie il VLF, si dovrebbe optare per un modello che non soffra troppo la mineralizzazione e il sale quindi un multifrequenza sarebbe il massimo. C’è chi conosce meglio di me quello che le varie marche offrono quindi non mi soffermerò sui modelli. Il PI (pulse induction) è più indicato se la zona di ricerca e proprio nei pressi della risacca o addirittura in acqua e comunque bisogna aver pazienza e scavare un po’ di più. Anche l’abbigliamento è importante: dei waders (stivaloni a salopette impermeabili in gomma) da pesca vanno benissimo. La solita pala con manico lungo agevola molto la ricerca.

Veniamo alla parte più interessante… L’argomento cardine è la spiaggia e come questa cambia. Io romanticamente dico che vive di una vita indotta dagli elementi atmosferici e dal mare. Il vento e la pioggia sono i due elementi atmosferici che cambiano la conformazione della spiaggia anche nella parte alta (per intenderci quella più lontana dall’acqua), il vento riesce ad aggiungere o togliere durante le giornate secche molti centimetri di sabbia. Non l’ho mai misurata ma se, come succede  spesso e volentieri dalle mie parti, il vento dura tre giorni (noi diciamo “nasc’,pasc’e mor’” – N.d.B3. “Nasce, cresce e muore”) non mi meraviglio quando trovo 15-20 cm in meno di manto sabbioso. Questo accade quando il vento viene da terra perché, se viene dal mare, la parte alta della spiaggia diventa quasi una duna. In più c’è da dire che molti gestori di bagni, per proteggere le strutture, creano artificialmente delle dune nei pressi degli stabilimenti. Se in quei giorni andate a cercare lì dove hanno preso la sabbia è facile trovare monete e oggetti antichi ma bisogna accontentarsi di pochi bersagli. La pioggia parimenti scava dei solchi e piccole valli; in quelle piccole depressioni è facile trovare qualcosa. In queste zone è quasi d’obbligo avere un MD che indichi con precisione ferro, tappi a corona, strappi di lattina e che abbia una buona profondità di ricerca.

Prima di andare avanti è utile capire come gli oggetti affondano e si muovono. Per fare questo basta che vi ricordiate quello che succede quando siete in riva al mare e le onde, anche se piccole, vi tolgono la sabbia da sotto i piedi. In pochi minuti, a causa del peso, vi trovate con la sabbia alle caviglie. La stessa cosa succede con tutte le altre sollecitazioni vento, pioggia, passi ecc. ecc. Naturalmente una moneta o altri oggetti piccoli scendono con una velocità molto più bassa perché  per sostenere il loro peso e necessario una forza minore. Guardando ancora la figura, con il numero 8 ho indicato quella zona di spiaggia che non sempre è in quella posizione, dove si accumulano gli oggetti più leggeri (specificamente riferito anche alle dimensioni). Questa è la zona di spiaggia che meno mi piace è sempre piena “e’ munnezz’” (N.d.B3. “di immondizia”) però, ahimè, spesso si va a sovrapporre al gradino di marea indicato con la linea nera vicino al Numero 7. Questa zona di “ munnezz’ ” la si riconosce subito anche perche ci sono molte piccole pietre pomici.

Arriviamo alla zona di spiaggia più interessante per la maggior parte dei cercatori che si accontentano anche senza entrare in acqua.

Prima di andare avanti vorrei far notare un dettaglio… Da questa zona in poi, se al posto della sabbia comincia ad esserci della ghiaia che aumenta man mano che vi avvicinate all’acqua, la pendenza cresce in modo esponenziale, il mare calmo diventa profondo (Più di 50-60 cm a meno di un metro dalla risacca). Ebbene potete abbandonate la ricerca in quel posto, i frutti saranno sicuramente scarsi.

Il gradino di marea l’ho disegnato in quel modo accentuato per fare riferimento al periodo invernale durante il quale è spesso maggiormente pronunciato a causa delle mareggiate che facilmente e velocemente tolgono la sabbia dalla linea di bagnasciuga.

Torniamo ad un profilo di spiaggia con acque basse.. Dal gradino di marea in poi il mare la fa da padrone; toglie e dispensa regali e molti di noi lo sanno. La regola generale ci dice che il mare agitato è avido di sabbia e ci restituisce oggetti leggerissimi e galleggianti o con un profilo che oppone molta superficie all’onda. La marea ascendente invece ci restituisce la sabbia con una velocità inferiore a quella della tempesta che l’ha fagocitata. Detto questo abbiamo capito che il momento migliore per cercare è al termine di una tempesta, possibilmente con la bassa marea e mare il più calmo possibile. I punti più proficui sono indicati dai pallini e corrispondono alle zone più basse della spiaggia. Consiglio sempre di cercare prima nelle zone più basse. Da non trascurare i punti bassi indicati al numero 7 e sotto lo scalino di marea.

Attenzione! Lo scalino di marea è sempre presente anche quando non lo vediamo come indicato al numero 1. E’ però facile accorgersene… dal lato alto è morbido, dal lato basso la sabbia è più compatta.

I posti più produttivi da questa zona in poi lo sono per due ragioni:

1) Il mare restituendo “il mal tolto” spinge gli oggetti su per il crinale. Ahimè lì dove ci sono ostacoli o buche non riesce a spostarli più di tanto quindi, dove ci sono barriere o buche, gli oggetti scivolano sulle pendenze e si accumulano.

2) Guarda caso questi punti sono quelli più vicini all’Hard-Pack di cui parleremo adesso. Nel riquadro più piccolo c’è una sezione della spiaggia. Le misure sono indicative e dipendono molto dalla pendenza delle rocce sottostanti. Maggiore è la pendenza, più diminuiscono le misure indicate. Man mano che si scende la sabbia è sempre più compatta e generalmente a granuli più grossi e comunque intorno al metro o poco meno. In ogni caso è impenetrabile, quindi gli oggetti anche persi da svariati anni non vanno oltre sia per la compattezza dovuta al peso del materiale sovrastante e sia per mancanza di movimenti. Per cui per “hard pack” intendiamo quella zona impenetrabile, anche se formata da sabbia, ad una profondità intorno ai 70-80 cm.

Che disdetta …siamo di poco oltre il limite delle attuali tecnologie. Dico questo perché se è vero che è una bella faticaccia scavare, lì si trovano le cose più antiche. Ma non disperiamo, spesso il lavorio del mare è tale da arrivarci durante le tempeste. Guardando il disegno della spiaggia in sezione vediamo che al punto 2 troviamo il solco di risacca, qui aumenta la probabilità di trovare anelli e bigiotteria perchè i bagnanti con le dita rattrappite dalla temperatura più bassa dell’acqua perdono più facilmente anellini. Anche le collanine è facile perdere per i movimenti che si fanno: tuffi, rincorse, giochi con e senza palla. Nelle spiagge dove le acque sono basse, la conformazione del fondo si presenta come nel disegno con due dune, una vicino a riva circa 1 o 2 metri ed un’altra più distante …spesso la prima affiora durante la bassa marea, anche da noi in Italia dove le maree non sono molto pronunciate. La marea con il maggiore gap tra bassa e alta può essere quantificata in circa 90 cm e solo in periodi ben precisi dell’anno. All’uopo ci sono programmi che calcolano le maree a seconda della latitudine e longitudine. Ricordiamoci: “In bassa marea si cerca meglio!”.

Tornando alle due dune: indico ai punti 3 – 4 le zone con maggiori probabilità di ritrovamento e cioè li dove il crinale della duna termina in basso. Da non trascurare le buche e i canali che si formano ai lati di scogli emersi dove la velocità dell’acqua, per l’effetto Venturi, aumenta. Le ricerche indicate ai punti 2 – 3 e 4 sono molto produttive per quanto riguarda i monili anche nel periodo estivo. Nelle zone appena indicate può essere utile usare un Metal Detector PI che ha una penetrazione maggiore rispetto ai VLF e che soffrono di meno la salinità dell’ambiente. Anche se, ad oggi, si può dire che questa differenza sia quasi completamente colmata dai Metal multifrequenza.

Non esiste la formula magica o la tecnica infallibile. Parafrasando un antico detto… “al cul non si comanda”. Queste righe possono essere utili a chi si avvicina a questo tipo di ricerca. Vorrei che sia ben chiaro, parliamo sempre di ritrovamenti occasionali che non arricchiscono ma almeno danno un valore aggiunto al nostro hobby che, principalmente, deve essere amore per le attività all’aria aperta e la natura: un riappacificarsi con le azioni lente e misurate dove anche il fisico più decrepito trova giovamento. Perdonate i miei svarioni linguistici …. non mi vergogno tanto solo perchè sono in vostra buona compagnia! Ehehehehe

——————————–

Grazie ancora Regatante! Spero solo sia il primo di tanti altri articoli!!!!

Con stima e affetto,

Bodhi3

DFX: Finalmente è arrivata la Eclipse DD 6″x10″!!!


Evviva!

Finalmente sono possessore di una piastra White’s Eclipse DD 6″x10″ per il mio DFX!

L’ho acquistata dall’amico CHIAVISTELLO del forum METALDETECTORPERTUTTI. Una persona davvero squisita e simpatica! E’ nuovissima, con tanto di copripiastra ed era ancora sigillata dal costruttore! Chiavistello l’aveva acquistata per il suo M6 ma, a causa di una serie di disguidi, quando gli è arrivata dall’inghilterra era ormai già passato ad un altro Metal Detector.

Dato che il terreno dove opero di solito ha una mineralizzazione medio-alta (sono in bassa Umbria), la piastra concentrica di serie Eclipse 950 9.5″ dimostrava di soffrire un po’ questa condizione operativa. Ora, con la DoppiaD, le cose dovrebbero andare meglio… NON VEDO L’ORA DI PROVARLA!

Happy DD Hunting!

Bodhi3

DFX: AUTOTRAC e condizioni estreme di ricerca


Una delle feature meglio riuscite del nostro amato DFX (e dell’XLT) è il cosiddetto AUTOTRAC. Questa funzionalità permette i mantenere automaticamente bilanciato il detector al variare della mineralizzazione di tipo ferroso del terreno.

Ci evita quindi di dover continuamente “risintonizzare” il bilanciamento mentre ci muoviamo sul nostro campo di ricerca.

Il sistema AUTOTRAC, modificabile attraverso il sottomenù PRO del DFX, è collegato in maniera diretta anche agli altri parametri G.E.B. (Ground Exclusion Balance).

Ho di seguito indicato quali sono questi parametri ed i valori che possono assumere:

# PARAMETRI VALORI
1 AUTOTRAC ON/OFF
2 TRACK VIEW ON/OFF
3 AUTOTRAC SPEED 1-20
4 AUTOTRAC OFFSET -10 / +20
5 TRAC INHIBIT ON/OFF
6 COARSE G.E.B. 0-255
7 FINE G.E.B. 0-255

1)     Innanzitutto, ovviamente, il parametro AUTOTRAC può essere ON o OFF abilitando o disabilitando la gestione automatica del bilanciamento del terreno. Ciò condizionerà di conseguenza tutti i restanti parametri.

2)     Il TRACK VIEW permette, se abilitato, di mostrare un “avviso di effettuato bilanciamento automatico” direttamente sul display. Se impostiamo su ON questa funzione, sul display apparirà ogni tanto la scritta “TRACK” che ci testimonierà l’effettivo nuovo bilanciamento. Secondo quanto esposto nei manuali White’s l’optimum sarebbe che questo avviso compaia ogni 3-5 spazzolate complete.

3)     AUTOTRAC SPEED permette di regolare con quanta frequenza debba essere effettuato il bilanciamento automatico. In condizioni di alta variabilità di mineralizzazione è consigliabile, come è intuibile, aumentare questo valore in modo che il sistema venga “aggiornato” sulle condizioni del terreno con maggiore frequenza in modo da garantire una migliore efficienza.

4) AUTOTRAC OFFSET può assumere valori positivi o negativi. Normalmente il sistema AUTOTRAC è piuttosto efficiente e preciso nel determinare il corretto livello di mineralizzazione del terreno e, di conseguenza, nel bilanciare la macchina. Può accadere però che, come ho già avuto modo di discutere in un vecchio articolo, target molto piccoli possano “sfuggire” al sistema di rilevamento del DFX perché il segnale risulta troppo debole per “sfondare” la barriera di sensibilità impostata. Settando l’OFFSET su valori leggermente positivi (+1 o +2) si fa si che il metal risulti “leggermente” più sensibile al terreno, aumentando di fatto il volume del segnale complessivamente rilevato (TERRENO MINERALIZZATO + EVENTUALI TARGET METALLICI). Va da se che, in questo caso, per target molto piccoli ove il segnale originale sarebbe stato troppo debole, si assiste ad una leggera amplificazione dello stesso che permette, in alcuni casi di “abbattere il muro” della sensibilità e dal luogo ad una segnalazione acustico/visiva. Viceversa, impostando valori AUTOTRAC OFFSET leggermente negativi (-1 / -2) si permette al DFX di gestire meglio le cosiddette HOTROCKS ovvero quelle pietre dotate di concentrazione anomala di mineralizzazione. Questo perché, il segnale complessivo indicato prima risulta più “smorzato” rispetto a quello con OFFSET 0 e quindi è più facile che questi “piccoli picchi” di segnale spurio vengano contenuti meglio.

5) Il TRAC INHIBIT è un’altra funzione utilissima del sistema di bilanciamento automatico del DFX. In condizioni di ricerca normale è molto utile che il nostro metal detector eviti di effettuare un nuovo bilanciamento automatico quando la piastra si trovi sopra un target metallico. E’ facile intuire che, se ciò invece avvenisse, ci troveremmo con una macchina con una taratura errata fino al successivo bilanciamento. Questo implicherebbe la possibilità neanche tanto remota di avere una macchina praticamente “cieca” per alcuni secondi. Vogliamo evitarlo no? Ecco che ci viene in aiuto il TRAC INHIBIT che, appunto, INIBISCE il tracking automatico in presenza di target metallici. Disabilitare questa funzione invece può essere utile quando ci si dedica prevalentemente alla ricerca di piccole pepite d’oro ovvero in condizioni di terreno che “naturalmente” sono condizionate da anomalie di carattere ferroso. Ritengo quindi che, nei contesti operativi della nostra penisola italiana, questo parametro possa essere tranquillamente lasciato sempre in posizione ON.

6+7) I COARSE e FINE G.E.B. rappresentano i gradi “Grossolano” e “Fine” del valore di bilanciamento manuale del terreno. In altre parole, disattivando l’AUTOTRAC, è possibile effettuare MANUALMENTE il bilanciamento del terreno. Va inoltre segnalato che, qual’ora l’AUTOTRAC sia invece attivo, accedendo a questi due parametri potremo visualizzare i valori che vengono letti in quell’istante dalla macchina. Ad un utente esperto tutto ciò può dare un’idea di quella che è la condizione del livello di mineralizzazione del terreno. Se abbiamo l’AUTOTRAC attivo e comunque andiamo a modificare il COARSE e FINE G.E.B., le variazioni potrebbero essere solo temporanee perché, dopo qualche istante, la sintonizzazione automatica potrebbe cambiare nuovamente questi valori in base alle mutate condizioni del terreno. Normalmente però è molto raro che si renda utile agire su questi valori in maniera manuale (ricordate sempre di disattivare l’AUTOTRAC!!!) perché il sistema automatico è notoriamente molto preciso ed affidabile. Potrebbe però in teoria capitare che, in particolarissime  e rare situazioni operative, il sistema AUTOTRAC possa non operare con l’efficacia da noi desiderata facendoci preferire un approccio manuale magari meno preciso ma più stabile. Per concludere su questi due parametri rimando i miei lettori al mio precedente articolo sulla misurazione della mineralizzazione secondo il metodo Jeff Foster dove si rende necessario, per arrivare al risultato, la modifica manuale del parametro COARSE.

Concludendo questo breve articolo vi lascio con un “trucchetto” che ho imparato dagli americani e che ho provato di persona in alcune occasioni.

In condizioni operative complesse ovvero con mineralizzazione medio/alta e sensibile “inquinamento” da ferraglia nel terreno è consigliabile seguire questa procedura:

1)     Trovare un punto nel terreno che non segnali presenza di metallo usando il PINPOINT.

2)     Disabilitare l’AUTOTRAC (AUTOTRAC OFF)

3)     Effettuare il bilanciamento ARIA/TERRA classico… come quello che si fa dopo aver caricato un programma ovvero…Premendo il tasto ENTER, piastra in alto,ENTER, piastra a terra, ENTER.

4)     Effettuate la vostra ricerca normale

5)     Ogni tanto rieffettuate il bilanciamento SOLO TERRA. Per eseguire il bilanciamento solo terra premete ENTER mentre tenete tirato a voi il grilletto del Pinpoint.

6)     Continuate le vostre ricerche…

Questo sistema serve a compensare l’errore introdotto nel bilanciamento automatico dalla forte presenza di mineralizzazione e dai rifiuti metallici che impediscono una corretta taratura. Va però ripetuto che si tratta di una procedura particolarmente valida in  condizioni estreme di ricerca.

Happy AUTOTRAC Hunting!

Bodhi3

GENERIC: Test avanzati per misurare le performance…


Oggi vorrei proporvi una serie di TEST AVANZATI per poter valutare in maniera più rigorosa le performance del vostro detector. Questa è solo la prima parte delle modalità di verifica.

Tenete conto che, normalmente, ci sono tanti fattori che potrebbero influenzare i risultati dei test ma, a parità di condizione, è possibile ottenere una certa coerenza e affidabilità nei valori misurati.

Per operare queste verifiche è però richiesta un minimo di perizia da parte dell’operatore, proprio per evitare dei grossolani errori (es. piastra non parallela al terreno, settaggi “esasperati”, inquinamento elettromagnetico etc) che possono compromettere decisamente la serietà dei test.

Va da se che l’operatore possa effettuare piccole modifiche alle procedure per renderle ancora più valide a seconda delle circostanze in cui si trova ad eseguire i test.

Alcuni consigli generali prima di partire…

1)      Verificate le connessioni e la carica delle pile del detector

2)      Prima di effettuare le verifiche effettuate il bilanciamento del terreno (se possibile) e tenete acceso il metal per 2-3 minuti prima di iniziare

3)      Impostate i settaggi a livelli elevati ma senza compromettere la stabilità del MD

4)      Verificate che il livello di umidità del terreno sia entro livelli contenuti

5)      Verificate che la piastra non sia bagnata e/o sporca

6)      Cercate di effettuare i test in terreno dove non ci siano altri oggetti metallici sepolti. Effettuate quindi una bonifica preventiva

7)      Armatevi di quaderno, matita, un metro e qualcosa per scavare buche piccole

8)      Buon divertimento!

“MAX DEPTH” Test

Questo test individua la massima profondità a cui è possibile rilevare un oggetto metallico.

1)      Distanza, almeno 50 cm tra i target.

2)      Numero passaggi: non meno di  25 cicli completi (destra-sinistra e sinistra-destra)

3)      Sepolti ogni 1-2 cm di profondità

4)      Variare l’orientamento del target

“RELIABILITY” Test

Questo test mira a verificare la consistenza delle identificazioni per i vari oggetti a varie profondità

1)      Distanza target almeno 50 cm

2)      Numero passaggi: non meno di  25 cicli completi (destra-sinistra e sinistra-destra)

3)      Profondità (in cm – valori positivi = in aria , valori negativi = target sepolti in terra): +20, +15,+ 10, +5, 0 , -5 , -10, -15, -20

4)      Target:

  1. Chiodo di ferro
  2. Ferro di cavallo arrugginito
  3. Linguetta lattina a strappo
  4. Linguetta lattina no-strappo
  5. Lattina intera
  6. Lattina schiacciata
  7. Carta stagnola
  8. Tappo birra
  9. Tappo bottiglia olio (a vite)
  10. 1 cent
  11. 5 cent
  12. 10 cent
  13. 20 cent
  14. 50 cent
  15. 1 euro
  16. 2 euro
  17. 200 lire
  18. 100 lire
  19. Anello oro
  20. Catenina oro sottile
  21. Moneta rame
  22. Moneta argento

“GOOD TARGET VS GOOD TARGET” Recovery Speed test

Questo test verifica la capacità del metal nel segnalare correttamente due target contigui considerati BUONI

1)      Prendere due monete da 50 cent e poggiarle a terra

2)      Iniziare tenendole a circa 15 cm di distanza tra loro

3)      Effettuare passaggi solo da Sinistra a Destra: almeno 10

4)      Verificare se il detector riesce a segnalare entrambi i target in modo corretto

5)      In caso positivo diminuire la distanza inter-target

6)      In caso negativo aumentare la distanza inter-target

7)      Il test si conclude quando il metal non riesce più a segnalare entrambi i target in maniera coerente e consistente (almeno 80% dei passaggi)

“NO GOOD TARGET VS GOOD TARGET” Recovery Speed Test

Questo test misura la distanza minima tra un target NON BUONO (DISCRIMINATO) e uno BUONO (NON DISCRIMINATO)

1)      Prendere un chiodo di ferro e una moneta da 50 cent e poggiarli a terra

2)      Impostare la discriminazione in modo che il chiodo venga “rifiutato” e la moneta sia “accettata” e correttamente segnalata

3)      Iniziare tenendolo i due oggetti a circa 15 cm di distanza tra loro

4)      Effettuare passaggi solo da Sinistra a Destra: almeno 10

5)      Verificare se il detector riesce a “chiudere” sul chiodo (discriminare) e segnalare la moneta in modo corretto

6)      In caso positivo diminuire la distanza inter-target

7)      In caso negativo aumentare la distanza inter-target

8)      Il test si conclude quando il metal non riesce più a segnalare il target “buono” in maniera coerente e consistente (almeno 80% dei passaggi) dopo che la piastra è passata sul target “non buono”

 

“X-RAY” TEST

Questo test misura la capacità di identificare correttamente un target BUONO quando è parzialmente o totalmente coperto da un target NON BUONO.

1)      Seppellire una moneta da 50 cent a circa 10 cm

2)      Seppellire un dischetto di ferro delle dimensioni di poco superiori alla moneta da 50 cent sulla esatta verticale della moneta ad una profondità di 5 cm.

3)      Verificare con 25 passaggi completi (SX-DX + DX-SX) se la moneta viene rilevata

4)      Se si, aumentare la profondità del dischetto di ferro, avvicinandolo alla moneta. Ripetere il punto 3

5)      Se no, diminuire la profondità del dischetto di ferro, allontanandolo dalla moneta. Ripeter il punto 3

6)      Il test termina quando viene individuata la distanza minima tra dischetto di copertura e moneta in modo tale che la moneta venga correttamente individuata in almeno l’80% dei passaggi

“PIN POINTING FOCUS” RELIABILITY IDENTIFICATION TEST*

(* solo per modelli con pinpoint incorporato)

Questo test ci permette di capire quanto è affidabile l’identificazione del target quando la piastra non è esattamente sulla verticale dell’oggetto stesso

1)      Prendete 4 monete da 50 cent e seppellitele a (distanza inter-target : almeno 50 cm):

  1. 0 cm (appoggiata al terreno)
  2. 5 cm sotto terra
  3. 10 cm sotto terra
  4. 15 cm sotto terra

2)      Individuate l’esatta verticale utilizzando il pinpoint

3)      Effettuate 20 cicli completi SX-DX+DX-SX e annotate i valori VDI riportati

4)      Spostare la piastra di 5 cm verso di voi rispetto al punto di verticale

5)      Effettuate altri 20 cicli completi e annotate i valori VDI riportati

6)      Spostate la piastra di altri 5 cm verso di voi

7)      Effettuate altri 20 cicli completi e annotate i valori VDI riportati

8)      Il test si interrompe quando il detector non è più in grado di rilevare il target per almeno il 70% delle volte

“SWEEP SPEED” TEST

Questo test ci permette di capire qual’è la velocità di spazzolata più indicata per il nostro metal detector in condizioni di ricerca ideali.

1) Prendete 4 monete da 50 cent e seppellitele a (distanza inter-target : almeno 50 cm):

  1. 0 cm (appoggiata al terreno)
  2. 5 cm sotto terra
  3. 10 cm sotto terra
  4. 15 cm sotto terra

2)      Individuate l’esatta verticale utilizzando il pinpoint

3)      Iniziate con la moneta a quota 0. Effettuate cicli completi SX-DX+DX-SX alla vostra velocità “standard”. Rallentate la velocità fino a quando il target non è più identificato. Ora aumentatela gradualmente fino a quando il target non è più identificato (se potete)

4)      Effettuate lo stesso test per le altre monete alle varie quote di profondità fino ad individuare la velocità migliore per identificare correttamente la media degli oggetti.

“DISCRIMINATION HOLE” TEST*

(* Solo per modelli che permettono la c.d. “Notch Discrimination”)

Questo test vi permette di capire meglio come la discriminazione possa influenzare la massima profondità raggiunta.

1)      Prendete 4 monete da 50 cent e seppellitele a (distanza inter-target : almeno 50 cm):

a    0 cm (appoggiata al terreno)

  1. 5 cm sotto terra
  2. 10 cm sotto terra
  3. 15 cm sotto terra

2)      Impostate il metal detector in modo che ACCETTI la moneta da 50 cm che giace a quota zero. Lasciate un pochino di margine (ne troppo ne troppo poco) di discriminazione verso destra e verso sinistra in ugual modo. Avrete così creato un “BUCO DI DISCRIMINAZIONE”. In altre parole, tutto ciò che è a sinistra dell’intervallo a ridosso della moneta è rifiutato e tutto ciò che è a destra dell’intervallo a ridosso della moneta è rifiutato. Avete creato una sorta di “trappola per monete da 50 cm”… Verificate la bontà del settaggio con alcuni target non validi.

3)      Effettuate una serie completa di venti passaggi SX-DX+DX-SX per verificare che almeno al 95-100% delle volte la moneta a quota 0 sia accettata

4)      Effettuate le verifiche sulle monete a profondità maggiore. Verificate se ci sono dei decadimenti nella qualità dell’identificazione.

Questi sono solo una parte dei test avanzati che vorrei proporvi. Nei prossimi giorni, non appena potrò pubblicherò anche gli altri.

Happy Metering Hunting!

Bodhi3

BOOKS: “Alla Ricerca dei Tesori Perduti” di Lucio “Meth” Morelli


Vorrei raccomandare a tutti i lettori del mio blog un’interessantissima lettura!

Il testo di intitola:
“ALLA RICERCA DEI TESORI PERDUTI”

L’autore, Lucio “Meth” Morelli, da anni protagonista della scena Metal Detecting italiana ed esperto ricercatore, ha deciso di scrivere un agile vademecum per il cercatore. Questa prima edizione speciale, in vendita su ebay ad un prezzo speciale, sarà un ottimo strumento di educazione specie per le giovani generazioni.

Con le stesse parole dell’autore: “Con questo testo, sinteticamente vengono descritti alcuni dei metodi per ricercare la storia del nostro territorio ma la cosa più importante ( ed appagante ) e’ ricercare le tracce che hanno lasciato le popolazioni che ci hanno preceduto. Ogni popolazione che ha vissuto per secoli in un luogo ha “sicuramente” lasciato delle tracce dei segni evidenti e non…”
I principali argomenti trattati sono:

– Le leggi dello stato inerenti i la ricerca archeologica ed eventuali fortuiti ritrovamenti – come ci si comporta – quali sono le regole da seguire e le leggi da rispettare

– Lo studio della  cartografia del territorio – sia storica che attuale;

– Lo studio delle fotografie Aeree con la sovrapposizione delle medesime nella carte IGM

– L’individuazione e lo studio delle vecchie strade per capirne le origini

– Esempi di centuriazioni romane

– Lo studio dei toponimi

Per chi fosse interessato all’acquisto (il prezzo è di € 5,00) ecco l’indirizzo.

http://cgi.ebay.it/ws/eBayISAPI.dll?ViewIt…=STRK:MESELX:IT

Happy SupportGoodBooks Hunting!

Bodhi3

THEORY: Profondità degli oggetti, “SINKING RATE” e i vermi di Charles Darwin…


Oggi l’amico 1500g ha posto un interessante quesito riguardante la possibilità di fare una stima approssimativa dell’età dei ritrovamenti in base alla loro profondità.

Si chiedeva infatti se fosse possibile dedurre l’età approssimativa di altri oggetti trovati in quel terreno in base alla loro profondità (tenendo come punto di riferimento la profondità di quelli già trovati e datati)

Recentemente mi sono incuriosito anch’io a questo argomento dopo aver letto un articolo di tale NASA Tom, un esperto di detecting molto conosciuto. Lui analizzava il comportamento degli oggetti metallici sulla battigia e mi ha dato spunti molto interessanti per ulteriori ricerche. Uno dei fattori più determinanti è la DENSITA’ dell’oggetto e quella del terreno.

Tom sostiene che, sostanzialmente e specie in spiaggia, l'”affondamento” prosegue fino a quando la densità dell’oggetto non è pari a quella del terreno che sta attraversando. Quando le due densità saranno uguali, la corsa si arresterà.

Sulla terra invece, oltre alla densità, ci sono tanti fattori in più da tenere in considerazione.

L’amico Iomirai infatti ricordava anche l’attività di “movimentazione del terreno” operata da lombrichi e talpe e le violente escursioni termiche.

Confermo anch’io l’importanza di tali fattori…

Ovviamente è raro che talpe e lombrichi possano vivere felicemente sotto la sabbia, quindi il loro effetto (che sulla terra è importantissimo) è trascurabile. Gli sbalzi di temperatura invece possono far “muovere” l’oggetto.
Ovviamente, specie in spiaggia, i temporali e il forte vento fanno la loro parte togliendo sabbia da sopra…

Approfondendo un pochino la cosa, una scienza che ci potrebbe aiutare è la cosiddetta Geologia Forense.
Questa branca della geologia, applicata a questioni criminal/legali, ha, tra i suoi principali obiettivi “…la rilevazione di corpi sepolti di qualunque natura mediante l’applicazione di metodi geofisici “no dig” e la rilevazione con conseguente attività di indagine su crimini ambientali.”
In altre parole è proprio quello che ci interessa…

Con un po’ di destrezza (ehehehe) ho trovato e ho iniziato a leggere un ebook gigantesco americano dove si parlava del comportamento di oggetti appoggiati sul terreno (pensate ad una pistola) e ai fenomeni che intervengono per farla “sprofondare” nel terreno.

Pensate che uno dei pionieri di questi esperimenti è stato nientemeno che Charles Darwin… Il padre della teoria dell’Evoluzione!

Per chi volesse darsi un’occhiata all’interessantissimo articolo (in inglese) di NASA Tom…
“LOVE IS DEEP” by NASA Tom

A questo punto l’amico Linux-Ubuntu ci ha ricordato che:

“Per quanto riguarda l’affondamento dei metalli è ovvio che in terra, dove ci sono alberi con notevoli foglie (castagni ad esempio) o dove ci sono pascoli con erba alta incolta, gli oggetti “affondano” di più perchè coperti dal materiale che cade, non certo per un problema di “galleggiamento” 🙂
La sabbia è un caso a se stante essendo in movimento perenne”

Mi viene in mente però una riflessione: “E nel caso di terra dove non ci sono alberi o altre cose che, cadendo dall’alto, ricoprano gli oggetti?”

Secondo gli studi di Charles Darwin descritti nel suo trattato “The Formation of Vegetable Mould Through the Action of Worms, bisogna tenere conto che due oggetti, poggiati sul terreno di prova nello stesso momento, ma con caratteristiche diverse (N.d.B3. ad esempio una linguetta di lattina e una moneta), dopo un tempo “T” abbastanza lungo si ritroveranno a profondità sostanzialmente diverse. Questo,
Se fosse come Linux propone, ovvero la profondità fosse solo legata alla “ricopertura” dall’alto di foglie etc, entrambi gli oggetti  sarebbero alla stessa profondità perchè ricoperti dalla stessa quantità di materiale “caduto sopra”. E ciò sarebbe in evidente contraddizione con gli studi di Darwin.

Faccio un  esempio concreto. Quante volte vi è capitato di trovare una linguetta di lattina a 10 cm e magari li accanto una moneta del 1800 alla stessa profondità? Trascurando situazioni particolari che possano aver creato delle anomalie, non credo quindi che nel 1800 bevessero CocaCola (bhè… nel 1866 si… ma solo in bottiglia…ehehehe).

In effetti il cosiddetto “SINKING RATE” (Coefficente di ‘Affondamento’) è influenzato da diversi fattori (questi sono tra i più critici ma ce ne sono tanti altri – e, per correttezza e dovere di riconoscenza, molti sono stati già indicati nel corso della discussione dagli esperti partecipanti) :

1) Densità del terreno

2) Composizione chimica del terreno

3) Densità dell’oggetto

4) Forma dell’oggetto e sua posizione tridimensionale del terreno

5) Peso dell’oggetto (LA GRAVITA‘!!!!!!!!)

6) Materiale di cui è composto l’oggetto

7) Attività animale nel sottosuolo (lombrichi, talpe e altri micro-macro organismi viventi)

8) Fenomeni Climatici ivi comprese le variazioni di temperatura e umidità

9) Sovrapposizione di materiale organico o inorganico per “caduta dall’alto” (è quello al quale si riferiva Linux-Ubuntu) o per spostamento superficiale.

10) Variazioni vegetative (anche questo…)

11) Movimenti tellurici

12) Presenza di altri materiali/oggetti che impediscono il movimento dell’oggetto

… ) Altri fattori

99) Azione meccanica di operatori di metal detector che interrompono l’affondamento attraverso lo scavo ed il recupero dei medesimi oggetti 😉

Come si può vedere sono tanti i fattori da tenere in considerazione. Risulta quindi molto difficile tentare di costruire delle tabelline che ci possano aiutare nel mettere in relazione un particolare oggetto e la profondità ipotetica che potrebbe raggiungere.

Sarebbe bellissimo poter sapere in anticipo, in base all’età dell’oggetto che cerchiamo, sapere a quale profondità approssimativamente lo potremmo ritrovare, vero?

Le cose da analizzare, come potete immaginare sono un po’ troppe, almeno per poter fare una stima “sul campo” senza doversi portare a casa campioni di terreno da analizzare con spettroscopi, densimetri, gascromatografi etc etc. 😀

E’ però vero che è possibile ALMENO TENTARE di farsi un idea (come si domandava l’amigo 1500g), in base alle condizioni MEDIE del terreno e al tipo di ritrovamenti fatti, di cosa ci potremmo aspettare di trovare.

Io aggiungo che sarà più facile capire quello che, per differenza, ci potremmo aspettare di NON TROVARE. Almeno non così facilmente…

Mi spiego meglio…

Se in uno spazio limitato trovo qualche moneta da 200 lire del 1970-80 a circa 20 cm di profondità, TEORICAMENTE, RIPETO TEORICAMENTE, sarà difficile che nei paraggi riusciremo a trovare monete più antiche.

Pur se in questo caso si parla solo in modo totalmente ipotetico e tutto ciò è suscettibile di errore, la teoria ci direbbe che monete più antiche PROBABILMENTE sono “UN PO’ PIU’ GIU’” (secondo gli studi effettuati da Darwin) rispetto a quei 20 cm ai quali abbiamo trovato le monete da 200 lire. Ciò implicherebbe che le monete più antiche potrebbero trovarsi a profondità “FUORI PORTATA” dei nostri amati metal detector.

Ma, ripeto… E’ solo teoria… La pratica spesso ci dice il contrario… Caspita…Sti’ vermi… 😀

Happy WormSinking Hunting!

Bodhi3

DFX: Oggetti sottili, 15KHz, Legge di Lenz e “Skin Effect”…


Oggi vorrei spendere due parole sul perchè le frequenze più alte (nel caso del DFX i 15KHz) dovrebbero essere preferite quando si tenta di rilevare oggetti sottili (oggetti sottili in argento, catenine d’oro per esempio… 😉 )

A prescindere dai discorsi già fatti in questo blog relativi a discriminazione, frequenze e materiali indagati e sto alludendo al fatto che con le alte frequenze si riesce a discriminare meglio tra alluminio e oro, come molti di voi sanno già, l’uso del 15KHz si dimostra più “sensibile” agli oggetti minuscoli rispetto ai 3KHz.

Oggi vorrei anche TENTARE di spiegare il perchè (con parole spero semplici) da un punto di vista tecnico…

Come molti già sanno, il nostro metal detector, tramite il passaggio di corrente alternata nella sua bobina “trasmittente”, produce un campo magnetico che si propaga sia sopra che sotto la piastra.

Tralasciando la forma di questo campo magnetico e il suo legame con il tipo di piastra, ciò che ci interessa osservare è cosa accade quando questo campo magnetico, attraversando il terreno, incontra un oggetto metallico.

Quando ciò accade, grazie alla legge di induzione di Faraday, all’interno dell’oggetto metallico si genera una corrente elettrica appunto INDOTTA dal campo magnetico. Questa corrente ha un strano e particolare andamento… Ruota in circolo…come in un gorgo d’acqua…

Questa particolare corrente viene appunto chiamata CORRENTE EDDY (dalla parola inglese “eddy” che significa “vortice”.

Una breve citazione da Wikipedia non farà male… ehehehe

“Le correnti parassite o correnti di Foucault o correnti di eddy (dall’inglese eddy: vortice) sono delle correnti indotte in masse metalliche conduttrici che si trovano immerse in un campo magnetico variabile o che, muovendosi, attraversano un campo magnetico costante o variabile. In ogni caso la variazione del flusso magnetico genera queste correnti.
Il fenomeno fu scoperto dal fisico francese Jean Bernard Léon Foucault nel 1851.

Il termine “eddy current” (letteralmente: correnti di vortice) deriva dal comportamento del remo quando lo si immerge nell’acqua e crea piccoli vortici mentre la barca avanza.”

Ora, se la frequenza che utilizziamo sarà 3KHz, le correnti eddy indotte nell’oggetto di metallo dovranno, dato che si tratta di correnti alternate, cambiare direzione di percorrenza esattamente 3.000 volte al secondo. Se utilizziamo i 15KHz, ovviamente, questo “gira di qua-fermati-vai nell’altra direzione-riparti” e così via accadrà 15.000 volte in un secondo.

Questi “STOP, GIRATI & GO!” continuativi sono i responsabili di un altro interessante effetto fisico descritto dal fisico russo Heinrich Lenz nella sua famosa legge. Questa legge (chi vuole può approfondire su internet o su un buon testo di fisica elettronica) ci dice che, nelle condizioni di alternanza di corrente eddy, si viene a creare un effetto elettrico di “auto-repulsione” che, in parole povere, spinge le correnti verso la superficie dell’oggetto metallico.

Questo fenomeno prende il nome di SKIN EFFECT (Effetto “Pelle”). Secondo la Legge di Lenz, questo effetto è tanto maggiore quanto più alta è la frequenza e tanto più sottile l’oggetto.

In altre parole, le correnti eddy di un oggetto sottile attraversato da un campo magnetico generato da una frequenza ALTA (15KHz), sono “PIU’ SUPERFICIALI” (Qui avevo scritto “PIU’ ALTE” e, giustamente, l’amico Cossaro mi ha suggerito il termine più corretto) rispetto a quelle di un oggetto sottile ma attraversato da un campo magnetico generato da una frequenza BASSA (3KHz).

Se guardiamo questi dati sperimentali ci renderemo immediatamente di cosa significhi.

In questa  tabella si è esaminato un pezzo di rame investito da campo magnetico generato a varie frequenze e si è calcolata la Profondità dell’Effetto Pelle. Essa rappresenta la profondità in Micrometri in cui la corrente si “muove”. Minore è la profondità (o lo “spessore della pelle”), maggiore sarà la resistenza al passaggio di corrente e, di conseguenza (per quello che ci interessa) l’identificabilità del nostro oggetto.

Frequenza Profondità Effetto Pelle (SKIN EFFECT) (in μm)
60 Hz 8470
10 kHz 660
100 kHz 210
1 MHz 66
10 MHz 21

Guardate tra 10 KHz e 100KHz come lo spessore si sia ridotto di oltre 2/3!

Concludendo, come avrete già intuito è proprio questa legge della fisica che ci permette di usare le frequenze alte (nel caso del DFX – i 15KHz) con maggiore profitto nella ricerca di oggetti molto piccoli.

Happy Skin Hunting!

Bodhi3

THEORY: Semplici considerazioni su profondità, discriminazione e pizza margherita…


Ciao a tutti!

Mentre aspetto che si cuocia la pizza che mi sta preparando la mia ragazza, vi butto giù due parole circa la relazione tra discriminazione e profondità di rilevazione in modalità MOTION. Premetto che non mi addentrerò troppo in disquisizioni troppo teoriche/ingegneristiche primo perchè non ne ho le competenze, secondo perchè in questo caso non serve, terzo perché quando ho fame ragiono male… 😀

In teoria questi due concetti potrebbero non avere nulla a che fare tra loro ma, basta riflettere un po’ per capire che in realtà un legame c’è…e pure abbastanza semplice da verificare.

Per semplificare ancora di più la chiacchierata, ho realizzato un orribile grafico che spero possa rendere più intuitivo il mio discorso. Chiedo ancora scusa per la sua bruttezza… l’ho fatto di fretta e sotto i morsi della fame di pizza.

Depth+Discrim

Sulla parte bassa del grafico troviamo un segmento che rappresenta la gamma completa dei cosiddetti VDI (Visual Discrimination Indication) ovvero, per semplificare, un numero che ci aiuta ad identificare il target. Per chi possiede un White’s DFX, XLT e, credo ma non sono certo MXT e M6, sa bene che la scala dei loro VDI va da -95 (Massimo ferroso) a +95 (Massimo Non ferroso). Non lasciamoci distrarre però dallo specifico modello. Questa rappresentazione è valida per la quasi totalità dei metal VLF. Anche l’ACE 250 indica il massimo ferroso a sinistra fino ad arrivare al massimo NON ferroso all’estremo destro. Alcuni modelli potrebbero invertire la destra con la sinistra ma il ragionamento non cambierebbe.

Come vedete, sulla sinistra ci sono i VDI dei target ferrosi e, man mano che ci si sposta verso destra, incontreremo i VDI dei target NON ferrosi (ovvero quelli “buoni”). Al centro c’è lo 0 che indica lo spartiacque tra ferrosi e non ferrosi (una parentesi… di solito sullo 0 e li intorno c’è il feedback della mineralizzazione da sale). X è il VDI esatto (ideale) dell’oggetto che andremo a rilevare con il nostro metal. Immaginiamo che sia una moneta che ci dia un valore VDI di 50 (valore totalmente arbitrario e usato solo per esempio)

Una parte del nostro segmento è stata colorata di rosso per indicare che quei valori sono stati DISCRIMINATI dall’utente attraverso i vari setting dei nostri metal (manopole, programmi, tacche etc etc)

Ho impostato un range a caso che parte dai VDI più ferrosi fino ad una piccola parte dei VDI NON ferrosi che potrebbe, realisticamente, essere la carta stagnola. Ripeto, è un range assolutamente arbitrario e mi serve solo per illustrare come, se si imposta una discriminazione TROPPO FORTE, si perda non solo parecchi target buoni PERCHE’ INCLUSI NELLA DISCRIMINAZIONE, ma si perda anche in profondità di rilevazione di target che, almeno in teoria, non dovrebbero ricadere nell’area DISCRIMINATA.

Alla sinistra del grafico trovate due frecce. Una che va dall’alto in basso e che indica la profondità e l’altra che al contrario va dal basso all’alto e che indica l’intensità (la “forza”) con cui viene segnalato un oggetto.

Tutti sanno infatti che, più un oggetto sepolto è in superficie, maggiore sarà l’intensità del suo segnale con cui verrà rilevata la sua presenza.

Il Triangolone nero è una area ideale dove, spostandoci verticalmente lungo la profondità, potrebbe ricadere il VDI dell’oggetto. Cosa significa? Molto semplice. Immaginiamo che l’oggetto metallico sia appoggiato SOPRA il terreno quindi alla profondità MINIMA TEORICA. Qui, come ho detto prima, l’intensità del segnale sarà massima e il VDI individuato dal 99,99% delle passate della piastra sarà (se il metal non è proprio una ciofeca :D) esattamente X=50, ovvero il valore che noi ci aspettiamo da quell’oggetto.

Se iniziamo a seppellire la moneta a 1, 2, 3, 5, 10  etc centimetri, ovvero AUMENTIAMO LA PROFONDITA’, l’INTENSITA’ DI SEGNALE DIMINUIRA’ e LA PRECISIONE DELLA MISURAZIONE DEL VDI DIMINUIRA’ IN PROPORZIONE. Ovvio direte voi, se il segnale è più debole è più facile che il metal sbagli ad interpretare i dati “dubbi” e che quindi il VDI sia più “ballerino” rispetto a quello, solido come una roccia, individuato prima.

Ecco infatti che l’oscillazione dei VDI si “allarga” rispetto al valore ideale di 50 ipoteticamente sia a destra che a sinistra. Nel grafico infatti vedete che la base del triangolone è la più ampia proprio perché è alla massima profondità rilevabile (e quindi alla minima intensità di segnale).

E qui entra in gioco la discriminazione!!!

Se una discriminazione troppo forte potrebbe non influenzare la ricerca se l’oggetto si trova ancora ad una profondità non eccessiva ove il range dei VDI è ancora abbastanza “stretto” da non ricascare nei valori RIFIUTATI dalla discriminazione! Nel grafico infatti si vede che , alle basse profondità, il triangolone non è toccato dalla zona rossa. Se invece aumentiamo la profondità e quindi l’oscillazione dei VDI, è più facile che essi ricadano nella “zona rossa” di rifiuto e il nostro metal, per tutta risposta, ci dia un segnale “spurio, inconsistente, rovinato o quantomeno molto dubbio” e non più uno solido e limpido.

Quante volte abbiamo lasciato in terra questi segnali che non ci convincono? Tantissime volte direi… Pure troppe… Bhè non è detto che sia stato un pezzo di ferro a generare quel “suonaccio”… potrebbe essere stato un oggetto buono che, dato che era troppo in profondità, ha confuso la macchina mandando qualche valore nel range di quelli da rifiutare a causa della discriminazione.

Semplice no?

Happy ThinkBeforeDig Hunting!

Bodhi3

THEORY: Una semplice introduzione alla teoria della discriminazione dei metalli


Il principio fondamentale di funzionamento della discriminazione dei metalli, almeno nei modelli VLF (Very Low Frequency – ovvero la maggior parte in commercio) è collegato al concetto di “ritardo di fase”. In parole povere (gli ingegneri e i fisici mi perdoneranno) il nostro metal detector, tramite la sua piastra emette un campo magnetico che finisce nel terreno. Questo campo magnetico, paragonabile ad un onda, interagisce con gli oggetti di metallo sepolti e poi “torna indietro” e viene ricevuto dalla piastra con un maggiore o minore ritardo (detto “di fase”). Se l’onda incontra un oggetto NON ferroso, avrà un ritardo di fase più lungo, viceversa gli oggetti ferrosi produrranno ritardi di fase più brevi.

E’ proprio interpretando questi “ritardi” che il nostro metal sarà in grado di identificare e, volendo, di discriminare i vari metalli sepolti.

C’è però un altro importante elemento di cui dobbiamo tener conto… LA FREQUENZA OPERATIVA DEL NOSTRO METAL!

Se volessimo creare una tabella dei vari ritardi di fase e costruire così una mappatura dei vari metalli non possiamo fare a meno di tenere in considerazione qual’è la frequenza che viene usata dal nostro metal per creare il campo magnetico di cui abbiamo parlato prima.

Se immaginiamo di segnare lungo un segmento i vari ritardi di fase relativi ai vari metalli, la “posizione relativa” (tecnicamente si parlerebbe di differenza di ritardo di fase del segnale) dei vari tipi di metalli è legata fortemente alla frequenza operativa utilizzata per rilevarla.

Faccio un esempio pratico che la maggior parte di voi potrebbe già conoscere…

Se utilizzo un metaldetector che opera ad una frequenza medio-alta, tipo 15-18 KHz, la differenza del ritardo di fase tra la stagnola e l’oro sarà più marcata. Viceversa, utilizzando invece un modello che emette una frequenza bassa (3KHz) tenderanno ad essere molto vicine, quasi a coincidere.

Si può ovviamente immaginare ciò cosa comporti. Con le alte frequenze si riesce a discriminare meglio tra stagnola e oro… con le basse invece, come si intuisce… non altrettanto bene se non addirittura non ci si riesce affatto…

Happy Phase Hunting!
Bodhi3