CategoryCULTURES


RALLY+CULTURES: 1° Raduno “Metal Detector Sicilia”


10686909_816895325021642_7123657453471265456_nE’ con vero piacere, dopo averne dato annuncio diversi giorni fa, ospitare il reportage del 1° Raduno Metal Detector Sicilia, organizzato dallo staff dell’omonimo Gruppo Facebook, con il supporto della Detek Apulia che ha gentilmente fornito i premi per i vincitori della gara.

Il raduno si è svolto il 26 Ottobre scorso nel terreno messo a disposizione dall’utente e partecipante Marco Di Caro, appena fuori Floridia, in provincia di Siracusa.

Il reportage è stato scritto dalla bravissima ed attivissima Daniela Lualdi, infaticabile admin del Gruppo FB e facente parte della squadra che ha organizzato l’evento…. Continue Reading

CULTURES: Sardegna, un mare di tesori … Sardinia, unu mari ‘e scrixoxus …


bandiere_sardegna_italia_europa_530x400Sono veramente orgoglioso di presentare un nuovo e, permettetemelo, emozionante progetto di AMDTT: CULTURES.

Grazie alla preziosissima collaborazione di Roberta Cuccu, di Iglesias, autrice del bellissimo articolo e di Federica Selis che ha curato la traduzione in Campidanese, lingua sarda, AMDTT è fiera di presentare ai suoi lettori il primo articolo dedicato al metal detecting scritto in italiano ed in lingua sarda!

La sensibilità di Roberta, cercatrice novizia ma determinata, e il suo amore per la sua bellissima terra, mi ha spinto a proporgli di collaborare. Quando poi lei mi ha chiesto la possibilità di presentare anche una versione “in lingua originale” è stato un grandissimo piacere ed onore. La passione per questo hobby ma soprattutto il profondo rispetto per la storia e le tradizioni della Sardegna traspaiono evidenti nelle parole dell’Autrice. Con questo primo articolo ho voluto inaugurare una nuova categoria: CULTURES. Sarà dedicata allo studio e alla scoperta delle varie culture locali italiane ma anche estere. Perchè metal detecting non significhi solo fare buche e disseppellire oggetti di metallo, ma cultura, conoscenza e apertura di nuovi orizzonti.

Non voglio tediarvi oltre… Vi lascio quindi al bellissimo articolo di Roberta, 100% Made in Ichnussa (Antica denominazione di origine greca dell’Isola) .

Ah… Le foto sono state scattate da Roberta e da Federica, bellissime vero?

Leonardo/”Bodhi3″
Direttore AMD Tech Team

——————-

Bandiera-Tricolore-ItalianaSARDEGNA, UN MARE DI TESORI …
(Edizione in Lingua Italiana)

(c) 2013 by Roberta Cuccu for AMDTT

Ho vissuto coi venti, coi boschi, con le montagne.  Ho mille volte appoggiato la testa ai tronchi degli alberi, alle pietre, alle rocce per ascoltare la voce delle foglie; ciò che dicevano gli uccelli, ciò che raccontava l’acqua corrente;…ho ascoltato i canti e le musiche tradizionali e le fiabe e i discorsi del popolo, e così si è formata la mia arte, come una canzone od un motivo che sgorga spontaneo dalle labbra di un poeta primitivo.
(Grazia Deledda)

Mi piace pensare che se un secolo fa Grazia Deledda avesse avuto fra le mani un metal detector, oltre a vincere il premio Nobel per la letteratura, sarebbe diventata una detectorista d’eccellenza.

1175365_10200257702501366_731119298_n copiaAmava la Sardegna e il suo popolo, e  mai nessuno come lei è riuscito a descriverli con tanta passione e  sincerità, nel bene e nel male. Ha raccontato la nostra storia, quella vera, a volte scomoda ma sempre fiera. Ha raccontato miti e leggende di un popolo e, da detectorista, potrei dire che ha ”scavato” nella storia e nel cuore dei Sardi, portando alla luce dei veri tesori senza alcun valore economico, ma che di sicuro rappresentano  un tesoro per chi questa terra la ama incondizionatamente.

Le sue parole, i suoi racconti, le sue leggende sono un album fotografico, un album di ricordi, da sfogliare sempre con curiosità e con la certezza di scoprire ogni giorno qualcosa di nuovo. Ha scritto di una terra misteriosa, a volte da amare, altre da odiare; piegata dal vento, arida e rocciosa ma unica al mondo. Un’isola meravigliosa, che vanta una storia antichissima ma sempre attuale, viva nei ricordi, nei racconti e  nelle tradizioni.

Un vero paradiso per chi ci vive, per chi ha avuto l’occasione di trascorrerci anche solo qualche giorno di vacanza e per chi l’ha conosciuta e la porta sempre nel cuore.

Un  paradiso per il mare limpido e cristallino, per i boschi e per i profumi, per la cordialità e l’ospitalità innata, ancestrale, che ogni Sardo timidamente ripropone con chi sardo non è.

Un paradiso per i detectoristi:  millenni di storia da riscoprire, passeggiando lungo gli arenili, dentro un pugno di sabbia dorata, o in una zolla di terra all’ombra di boschi di lecci e querce; passando per vecchi sentieri e mulattiere; ripercorrendo le strade che conducevano alle miniere, attraverso  non uno ma mille possibili percorsi storici e naturalistici.

Questa è la mia Sardegna: una terra che conosco e che vivo ogni giorno ma che non finisce mai di stupirmi e di incuriosirmi. Ecco perché ho deciso di farmi un regalo: un piccolo metal, un Ace 250, che uso come una bacchetta magica per scoprire piccoli tesori affondando le mani nella sabbia e nella terra  dove trovo le radici della mia storia.

Qualcuno pensa che con il metal ci si possa arricchire: io penso che anche un semplice bottone, un piccolo fregio militare, qualche monetina possano arricchirmi sì culturalmente, di certo non economicamente.

Ogni oggetto ritrovato è l’input per iniziare una ricerca storica: alcune volte semplice, alcune difficile, altre impossibili ma fantasiose.

180535_1548870357828_5285873_n copiaLe prime volte che ho utilizzato il mio “garrettino” in spiaggia, spesso sotto lo sguardo attento e curioso di alcuni passanti, mi sono sentita un po’ ridicola. Continuavo a scavare, scavare, scavare (ho scavato talmente tanto che pensavo mi avrebbero ritrovata in Cina!), facevo riaffiorare linguette, tappi, piombi e quando sollevavo lo sguardo vedevo la delusione e l’ironia di chi era rimasto li ad aspettare pensando che avrei  riportato alla luce chissà quale tesoro. Ma  ero comunque felice, abbozzavo un sorriso e continuavo a scavare, mi divertivo e ogni volta imparavo qualcosa di nuovo. Impazzivo cercando di decifrare i suoni, l’intensità, il tono, i segnali del display: profondità, tipo di metallo, sensibilità, discriminatore, pin pointer: una marea di nozioni a me totalmente sconosciute e volutamente ignorate. Mi sono rifiutata di leggere il manuale, di guardare il dvd e mi son detta che avrei impiegato sicuramente più tempo per imparare ad utilizzarlo, ma alla fine il mio garrettino sarebbe diventato il prolungamento del mio braccio e della mia mente. Così è stato, ho vinto io e ora iniziano a riaffiorare le prime monete, i primi oggetti curiosi.

Ora giro per spiagge e per boschi e impostarlo è diventato un gioco, come quando si impara a guidare la macchina: all’inizio stai a pensare che per cambiar marcia devi schiacciare la frizione, che se vuoi spuntare devi farlo in prima e non in terza, ma poi diventa tutto  automatico.

Ormai i falsi segnali nemmeno li sento più e ho imparato che, comunque, è meglio scavare sempre perché non si sa mai! Ho imparato che è meglio se le batterie hanno il massimo della carica perché il metal risponde meglio, e che è preferibile utilizzare batterie ricaricabili se non vuoi spendere troppo (ma ho anche constatato che il consumo è veramente basso).

Prima di procedere all’acquisto ho letto diverse recensioni e alla fine ho optato per il Garrett Ace 250; oggi, a distanza di otto mesi dall’acquisto (a dire il vero me l’ha portato in dono Babbo Natale. Adoro quest’uomo!), posso dire di essere pienamente soddisfatta, e anche se forse un giorno deciderò di sceglierne uno professionale, per ora questo è perfetto.

540106_386962771429230_939433360_nI professionisti proveranno orrore leggendo ciò che sto per scrivere ma, per onestà, devo dire che la molla è scattata  guardando il programma tv con il folle Ric Savage! Tuttavia, sappiano che non mi vergogno a scriverlo e, anzi, ci rido su e spesso al riaffiorare di un oggetto ridicolo uso la stessa sua espressione: “Booooom Baby!”

A chi mi chiede “Perché?” rispondo semplicemente che è un hobby e come tale deve esser vissuto: deve divertire, rilassare, suscitare curiosità e gioia, ed è così che io lo vivo. Senza farmi prendere dalla smania dei grandi ritrovamenti, senza pianificare troppo le uscite, a volte evitando luoghi nei quali avrei quasi la certezza matematica di ritrovare qualcosa,  a volte invece, prediligendo luoghi completamente sconosciuti ma che mi hanno sempre regalato grandi sorprese.

Infine, a chi mi chiede se sia legale, rispondo per l’ennesima volta: “Sì”. Non esiste alcuna legge che ne impedisca l’utilizzo, ad eccezione di alcuni casi particolari.

Qualcuno penserà che sono una novellina e, forse, avrà pure ragione, ma io mi definisco romanticamente una detectorista old style, che rispetta le regole e per la quale il Codice di Boston è l’abc della correttezza e del buon senso. Dopotutto si tratta di semplici regole da imparare a memoria e da metter in pratica sempre: ricoprire le buche, raccogliere tutto e smistare seguendo le regole della differenziata. È semplicemente una questione di civiltà, a prescindere dal fatto che si tenga in mano un MD. È una questione di onestà evitare di usare il metal nei luoghi in cui la legge ne vieta l’utilizzo ed è una questione di onestà anche denunciare i ritrovamenti di oggetti per i quali non è consentita la detenzione.

Finché di queste poche regole si farà tesoro, sarà un hobby meraviglioso: tutto il resto è storia. Da spazzolare, ovviamente!

——————

bandiera_sardaSARDINIA, UNU MARI ‘E SCRIXOXUS …
(Editzioni in Lingua Sarda)

(c) 2013 by Roberta Cuccu for AMDTT
Traduzione di Federica Selis

Appu bividu in su entu, in is boscus, cun is montis. Milla bortas mi seu acconcoinada a unu trunc ’e matta, in is perdas, in is arroccas po ascurtai sa boxi de is follas; su chi naranta is pillonis, su chi contada s’abba;…appu ascurtau is cantus e is sonus de sa traditzioni e is fiabas e is discursus de su populu, e diacci s’arti mia s’est formada, a commenti una cantzoni o unu motivu chi ndi essit  solu solu de is murrus de unu componidori antigu.
(Grazia Deledda)

181692_1568141839603_717313_n copiaMi praxidi pensai ca, si in su seculu passau Grazia Deledda ddi hat tentu in is manus sua unu metal detector, oltra a essit  bincidu su premiu Nobel po sa litteradura,  et essit stettida una detectorista meda brava.

Issa stimada meda sa terra e su populu suu, e mai nisciunu a comment’e issa est arrinescidu a ddu su descridi cun sa propria passioni e sinceridadi: in su beni e in su mali. Issa hat contau sa storia nostra, cussa vera, calincun’orta scomuda ma fiera sempri. Hat contau is fabulas e is contus de unu populu, e de detectorista s’hat a podit narri chi hat “sgavau” in sa storia e in su coru de is Sardus, portendi a pilu scrixoxus “de dus soddus”, ma chi funti unu scrixoxu diadedus po chini custa terra dda stimat incondizionatamenti.

Is fueddus de issa, is contus suus, is leggendas funti un album de fotografias, de arregordus, de sfoliai d’onnia dii cun curiosidadi e cun sa certesa de scoberri sempri calincuna cosa noa. Hat iscrittu de una terra misteriosa, certas bortas de stimai, attras de odiai; piegada de su bentu, sciutta e prena de arroccas ma unica in su mundu; un’isula meraviliosa, chi abantat una storia meda antiga ma sempri attuali, chi bivit in is arregordus, in is contus e in is traditzionis.

Unu paradisu po chini n’doi bivit, po chini hat tentu s’opportunidadi de nci passai scetti calincuna dì  de pasiu e fine po chini dd’hat connotta e dda portada sempri in su coru.

Unu paradisu po su mari suu, limpidu e cristallinu, poi is boscus e po su profumu suu, po sa gentilesa e s’ospitalidadi, antiga, chi d’onnia Sardu timidamenti abantada cun chini sardu non est.

Unu paradisu po is detectoristas: millennius de storia de scoberri, passillendi poi is arenilis, aintru de unu punigosu de arena dorada, o in d’unu boscus de ilixi o de suergiu, passendi po andaras e moris, torrendi a fai is arrugas chi portanta a is mineras, non ind’unu modu ma cun millas attrus possibilis aintru sa storia e in sa natura.

Custa est sa Sardinia mia: una terra chi conosciu i chi bivu d’onnia dì ma chi no accabat mai de mi spantai e de mi poni curiosidadi: est po cussu chi appu decidiru de mi fai un’arregalu, unu metal, pitticcu, unu Ace 250, chi maniggiu acommenti una bacchetta magica, po scoberri scrixoxus, affundendi is manus mias in s’arena e in sa terra, aundi agattu is arrexinis de sa storia mia.

Calincunu podit fince pensai chi cun su metal si nci podit arriccai: deu pensu chi fince unu buttoni, unu fregiu militari pitticcu, calincunu soddu mi podint certu arriccai, ma culturalmenti scetti, non certu economicamenti.

D’onnia cosa aggattada est su spuntu po incumenciai una ricerca storica, calincun’orta semplici, calincuna difficili, attras impossibili ma faulosas.

999614_386963791429128_1312465346_nIs primus bortas chi appu manniggiau su garrettinu miu in s’arena, meda bortas scroccada de calincunu curiosu, m’intendemmu unu pagheddu ridicula, ma sighemmu a forrogai, forrogai, forrogai (appu forrogau diacci tanti chi calincun’orta appu pensau chi mi ant’a pozzidu agattai in Cina!), femmu torrai a pilu linguettas, tappus, prumus e candu mi ndi pesamu biemu sa delusioni e s’ironia de chini fiat scrocchendi, pensendi cali scrixoxu em’essi agattau; ma deu fuit su propriu cuntenta, ddi femmu una bella facci e sighemu a scorrovettai, poitta mi spassiamu e d’onnia borta fiat una cosa in prusu chi imparamu. Ci perdemu sa conca cicchendi de cumprendi is sonus, s’intensidadi, su tonu, su giumiu de su display… sa profondidadi, su tipu de metallu, sa sensibilidadi, su scioberadori, su pin pointer: un’ascantu ‘e cosas sconoscidas po mimi e ignoradas apposta. Mi seu arriffurada de liggi su manuali, de castiai su dvd e mi seu nada chi nci em’essi postu de securu meda tempu in prusu po imparai a ddu maniggiai, ma a sa fini su garrettinu miu et essi stettidu su prolungamentu de su bracciu e de sa menti mia. E diacci est stettidu, appu bintu deu e immoi initzianta a ndi torrai a pilu is primus soddus e is primus cositteddas curiosas.

Immoi bandu in giru po is arenas e po is boscus, e ddu impostai est bessidu unu giogu, acommenti candu s’imparat a guidai sa macchina: a s’initziu abarras a pensai chi po cambiai sa marcia nci deppis streccai sa fritzioni, chi si boris spuntai ddu depis fai in prima e no in terza…ma a pustis bessi tottu automaticu.

Immoi is farsus segnalis mancu ddu s’intendu prus, e appu imparau ca est mellus scorrovettai sempri poitta non si scit mai! Appu imparau ca est mellus si is batterias tennint su massimu de sa garriga poitta su metal arrispundit mellus, e ca si non bolis spendi meda est preferibili manniggiai batterias ricaricabilis ( ma apu fince cumprendiu ca su consumu est basciu meda).

1236758_386965188095655_931420848_nPrimus de dd’aquistai appu liggiu medas recensionis e a sa fini appu sciobedau de pigai su Garrett Ace 250; oi, chi funt passaus ottu mesis de s’aquistu ( po sa beridadi est stettidu un’arregalu de Babbo Natale. Deu ddu stimu meda cust’omini!), potzu narri de essi meda soddisfatta, e fince si mancari una dì nd’appu a sciobedai unu prus professionali, po mimi immoi custu est perfettu.

Is professionistas mancari ant’a provai arrori liggendi su chi seu po scridi, ma po onestadi deppu narri chi su disigiu m’est beniu castiendi su programma con cussu maccu de Ric Savage; ma, cussus ddu deppint scidi ca deu non tengu bregungia a ddu scridi, anzis, mi benid de arridi e medas bortascandu agattu mancari una cosittedda ridicula manniggiu su propriu modu de narri de issu: “Boooom Baby!”

A chini mi domandat “Poittei?” arrespundu semplicementi ca custu po mimi est un hobby e diacci deppit essi bividu: deppit addiverti, rilassai, poni curiosidadi e gioia ed est propriu diacci ca ddu bivu deu; sene mi fai pigai de su disigiu de unu mannu arritrovamentu, sene mi pianificai meda is bessidas, carincun’orta cicchendi de evitai is logus aundi tengu sa certesa casi de agattai carincuna cosa. Certas bortas scioberendi apposta is logus pagu connottus ma chi podint arregalai sorpresas mannas.

L'Autrice, Roberta Cuccu

L’Autrice, Roberta Cuccu

A chini mi domandat invecis si sa lei ddu permittit, arrespundu po s’urtima borta: “eja”. Non esistit nisciuna lej che naressit chi non si podit maniggiai su metal, mancari scetti in calincun’orta particolari.

Calincunu at a pensai chi deu seu noa po custa cosa e mancari at a tenni fince arrexoni, ma a mimi praxit pensai de essi una detectorista “old style”, chi arrispettat is arregulas e po mimi su “Codice di Boston” est s’abc de sa currettesa; funt scetti semplicis arregulas de imparai a memoria e de ponni in pratica: sempri! Torrai a tuppai sempri su fossu, arregolli sempri tottu e fulliai a secunda de cussas chi funti is regulad de s’alliga differenziada; es semplicementi una chistioni de civiltadi, fini si non si portat in manu unu md. Est una chistioni de onestadi evitai de manniggiai su metal in is logus aundi sa lej non permittit su manniggiu ed est fince una chistioni sempri de onestadi denunciai sa scoberta de oggetteddus chi non si podint tenni.

Fintzas a candu s’ant a rispettai custas arregulas, custu at a essi unu hobby meda bellu: tottu s’attru est storia. De scovittai, ovviamenti!