CategoryTHEORY


Tecniche avanzate di gestione della Sensibilità e della Discriminazione


di Leonardo Ciocca – © 2016 AMD Tech Team

Ho deciso di scrivere questo articolo dopo aver effettuato numerosi esperimenti sia in ricerca vera che in ambiente controllato. Molto spesso ho sentito amici detectoristi lamentarsi che questo o quel detector, specie tra i modelli più blasonati, gli facevano “scavare troppo ferro” o addirittura gli facevano fare buche enormi senza trovare nulla.

Perché questo accade?

Cercherò di spiegarne i motivi nel modo più semplice possibile, quindi tranquilli… non sarò troppo noioso, almeno lo spero… 😀

Partiamo dai fondamentali…

Continue Reading


White’s scommette sulla tecnologia ibrida VLF/Pulse Induction


L’AMD Tech Team ha sempre dedicato molto spazio alle innovazioni tecnologiche legate al metal detecting. Abbiamo anche creato una pagina apposita dove, con una certa regolarità, aggiungiamo documenti tecnici, brevetti e altre informazioni relative ai progressi che vengono fatti in questo campo.

Oggi vogliamo accendere i riflettori su un, relativamente, nuovo (Marzo 2016) brevetto registrato dalla White’s Electronics che promette davvero molto bene: “TRUNCATED HALF-SINE METHODS FOR METAL DETECTING” (US Patent N. 9,285,496 B1), che tradotto sta per “METODI PER METAL DETECTING (BASATI) SU MEZZE SINUSOIDI TRONCATE“, registrato il 15 marzo 2016 e depositato addirittura nell’ottobre 2013! Continue Reading


Come trovare target più in profondità (Prima Parte)


Quante volte mi hanno fatto la domanda: “Ma qual è il detector che va più in profondità?” oppure: “Come posso andare più in profondità col mio metal detector?”. Se avessi ricevuto un centesimo per ogni volta che mi è stata rivolta questa domanda, bhè, forse non dovrei più lavorare per mantenermi.

In realtà rispondere a questo quesito in modo assoluto non solo è molto difficile, ma direi praticamente impossibile. Sicuramente ci sarà qualcuno che dirà: “Semplice… basta comprare questo detector qui… o montare questa piastra qua… e, FIDATI, con queste impostazioni ‘sfondi’ di sicuro!”. Ho letto mille volte frasi del genere e, onestamente, non mi hanno mai convinto…

Continue Reading


XP DEUS: Frequenze operative, facciamo chiarezza?


Sin dall’uscita della prima versione dell’XP DEUS, molti dubbi e confusione si sollevarono circa le caratteristiche funzionali delle 4 frequenze disponibili: 4, 8, 12 e 18 kHz.

Nel tempo questa confusione è andata aumentando per via di alcuni banali equivoci nella interpretazione della traduzione dal manuale originale francese a quello in lingua inglese e poi in italiano.

Ma partiamo dalle basi…

Cosa cambia tra una frequenza bassa, media e alta?

Come sapete, sul mercato ci sono modelli di metal detector VLF/IB che funzionano con frequenze operative anche molto diverse. Si va da detector a frequenze molto basse (2-2.5 kHz) andando poi verso le medio basse (6-7 kHz) le medie (12-15 kHz), medio alte (18-22.5) fino a quelle cosiddette alte, oltre i 30 kHz, che formalmente fanno perdere l’appellativo di VLF (Very Low Frequency) alla macchina.

Perché i vari detector hanno frequenze diverse tra loro?

Continue Reading


Volume del Ferro: cerchiamo di fare chiarezza…


di Leonardo Ciocca – (c) 2016 for AMD Tech Team

Concedetemi qualche secondo del vostro tempo per dire la mia una questione che da anni suscita ancora molta confusione e incomprensioni: l’influenza del cosiddetto VOLUME DEL FERRO (Iron Volume) sulle prestazioni del nostro detector.

Ultimamente poi, in una interessante discussione nel gruppo FB “XP DEUS ASSISTENZA EXPERT” (https://www.facebook.com/groups/xpdeusassistenzaexpert), ho avuto occasione di riparlarne con altri detectoristi e con l’amico Pino Infantino, cercatore di grandissima esperienza.

Ovviamente quanto segue sarà d’interesse solo per coloro che posseggono un modello capace di regolare questo parametro, come i modelli della XP (GoldMaxx, Mito, Maxxim, Deus etc), C-Scope (CS6MXi), Makro (CF77), White’s (MX Sport) ed alcuni altri…

Continue Reading


Guida all’uso intelligente dei Sistemi di Bilanciamento


Una delle più grandi innovazioni introdotte con i metal detector basati su tecnologia VLF/IB (Very Low Frequency/Induction Balance) è stata sicuramente la capacità di bilanciare il disturbo introdotto dal terreno. E’ ben noto che la mineralizzazione ferrosa presente nel suolo, in quantità che va dal quasi nullo all’estremo, disturbi il campo elettromagnetico emesso dal detector compromettendone le prestazioni. I primi detector per uso hobbistico, basati su tecnologia BFO (Beat Frequency Oscillator) e TR (Trasmit-Receive) erano parecchio limitati da questo disturbo e offrivano, specie su terreni estremamente mineralizzati, prestazioni scadenti se non addirittura diventavano inutilizzabili…

Continue Reading


Introduzione alle Piastre per VLF…


In questo breve articolo illustreremo in modo semplice le caratteristiche peculiari delle piastre più diffuse sul mercato dei Metal Detector VLF. Devo molto delle mie competenze ai forum americani e agli articoli di Carl Moreland (amministratore del forum GEOTECH, ex capo ingegnere White’s e attualmente in forza alla Fisher Labs). Voglio inoltre ringraziare gli amici MareaMarea per lo spunto e Asolone per alcune precisazioni che troverete in fondo.

Le tipologie di piastre (qualcuno le chiama anche “bobine” o “teste rilevatrici”) più diffuse per VLF sono di questi tipi:

1) Piastre Coassiali

2) Piastre Concentriche

3) Piastre a Doppia D

4) Piastre a “8”

5) Piastre Speciali Continue Reading


UPDATE: Due parole sulla Pulse Induction e la gestione della Mineralizzazione…


In questi giorni, alcuni mie amici mi hanno chiesto di fornire qualche chiarimento circa la capacità dei metal detector Pulse Induction di non essere (o quanto meno esserlo in maniera molto minore rispetto ai VLF) disturbati dalla mineralizzazione del terreno.

Per avendo conoscenze ancora piuttosto limitate della tecnologia PI, posso dire che la gestione della mineralizzazione salina e ferrosa è molto più semplice, almeno rispetto alle macchine VLF, venendo a mancare completamente la componente X (reattiva) nel segnale indotto ricevuto dalla piastra e che rappresenta la parte più consistente del segnale proveniente dal terreno/battigia complessivamente rilevato dalla macchina.

Continue Reading

TEST: Imaging Analysis con lo White’s Spectra V3i


spectra_v3iCome annunciato un paio di settimane fa, ho deciso di iniziare a pubblicare uno studio che sto personalmente effettuando circa le possibilità di effettuare un analisi di tipo “IMAGING” (per immagini) con il White’s Spectra V3i. Ovviamente non si può pretendere la precisione ed il rigore delle analisi Imaging professionali ottenute attraverso il campionamento di dati RAW (grezzi) direttamente dalle elettroniche del detector come si possono trovare in alcune pubblicazioni scientifiche, specie quelle dedicate agli studi degli impieghi dei metal detector per operazioni umanitarie di sminamento (Si vedano i lavori dell’EUDEM et alii).

Premessa metodologica

Chi possiede uno Spectra V3i forse già sa che una delle modalità di rappresentazione grafica più interessanti è il cosiddetto SCAN GRAPH o semplicemente SCAN. Questo tracciato si può attivare sia nel Live Search che nel PinPoint o nell’Analysis Screen. In sostanza questo grafico permette di visualizzare l’intensità di segnale delle frequenze utilizzate (mono o multifrequenza) e il suo variare nel tempo. Il grafico infatti scorre con certa una velocità (programmabile) permettendo di poter vedere come l’intensità del segnale cambi durante le varie spazzolate. Continue Reading

THEORY: I Segreti delle piastre SEF…


Piastra SEF 15"x12"

SEF è l’acronimo di Symmetric Electromagnetic Field (Campo Elettromagnetico Simmetrico) ed è una tecnologia proprietaria della francese  DETECH.

Le piastre SEF, dette anche “a farfalla” sono state prodotte per numerosi modelli di MD (Garrett, XP, Minelab, White’s, Fisher etc) ed in vari formati a partire dalla piccola 6×8 pollici fino alla gigantesca 21×17. Chi ha provato questi prodotti sostiene un netto miglioramento in profondità e nella gestione della mineralizzazione rispetto alle piastre standard concentriche e DD.

Alcuni definiscono le SEF come varianti delle piastre Doppia D (WideScan) con le due bobine ovali invece che a forma di D.

Lessi tempo fa un interessante post di Carl Moreland (attualmente Capo Ingegnere della White’s) su questo tipo di tecnologia che vorrei sintetizzare qui.

Carl ricordava che una delle cose più importanti per avere ottimi risultati e contenere gli effetti della mineralizzazione del terreno è legato all’avere un buon equilibrio di induzione (“Induction Balance”) tra la bobina trasmittente e quella ricevente… il cosiddetto NULLING insomma…

Le piastre vengono progettate proprio affinche questo equilibrio tra TX e RX sia il migliore possibile. Più c’è equilibrio tra TX e RX e migliore sarà la sensibilità della macchina.
La mineralizzazione del terreno è la prima responsabile del cosiddetto “Effetto Ground“, ovvero dello “schiacchiamento” del campo elettromagnetico emesso dalla bobina trasmittente. Questa deformazione viene rilevata dalla bobina RX (si parla di “accoppiamento”) e ciò implica una perdita di equilibrio di induzione causando una perdita di performance e falsi segnali.

Piastra "OO" del NEXUS

Secondo Carl, teoricamente parlando la migliore forma delle bobine per evitare questo problema sarebbe quello perfettamente circolare (OO) con una sovrapposizione simile a quella DD. Se le bobine sono perfettamente tonde, lo schiacciamento del campo elettromagnetico risulta essere simmetrico e preciso e se questa deformazione è simmetrica l’accoppiamento è minimo.

Il vantaggio delle OO rispetto alle DD è che queste ultime, a causa della notevole curvatura delle intersezioni tra parte dritta e curva producono delle concentrazioni di campo magnetico. Tutto ciò implica un campo TX non simmetrico e definito e da qui uno schiacciamento non simmetrico.

Se osserviamo le SEF noteremo che le bobine sono ovali e non sono perfettamente rotonde.
Questa forma implica che, nel lato dove la curva è più stretta (in alto e in basso) ci siano delle concentrazioni elettromagnetiche maggiori ma, ovviamente, non così drammatiche come nella doppia D. Ciò, alla fine dei giochi, si traduce in una migliore gestione della mineralizzazione rispetto alle DD. Ecco svelato il loro segreto…

Spero di essere stato utile…

THEORY: DD VS CONCENTRIC – DOMANDE E RISPOSTE


Dopo la pubblicazione del mio ultimo articolo sul confronto tra Piastre DD e Concentriche, si è aperto un ampio dibattito in un noto forum italiano.

Ho pensato di fare cosa utile agli interessati riassumendo il contenuto del dibattito in un file PDF che ripropone l’articolo originale e una serie di “Botta e Risposta” tra alcuni utenti del forum e il sottoscritto. Il testo di questo PDF è ulteriormente arricchito da una serie di grafici esplicativi dei temi trattati.

Ovviamente ringrazio calorosamente tutti coloro che sono intervenuti nella discussione e in particolar modo: Linux/Ubuntu, Margiop, 1Bit, Christian B, Cravetou e Brutale78.

Vi consiglio quindi di non indugiare e scaricare il file… Qui… THEORY – DD VS CONCENTRIC

E di scaricare anche la simulazione: SIMULATION_DIDA

Buona lettura…

Leonardo/Bodhi3

THEORY: Piastre DD VS Piastre Concentriche


Concentrica (a sinistra) e DD (destra) viste dal davanti

Oggi un mio amico cercatore (Rollaz) mi scritto che era in procinto di acquistare una piastra concentrica 9×12 per il suo amato Garrett AT PRO. Gli ho chiesto il motivo di questo acquisto tenendo conto che la piastra DD di serie è già capace di ottime performance. Lui mi ha risposto di aver letto nei forum americani che la concentrica si comporta meglio della DD nello “sporco”. Alla mia obiezione dicendogli che “…Di solito le DD (come quella di serie dell’AT PRO) sono più efficaci nello sporco perchè il campo magnetico che emanano è molto più ‘stretto’”, lui mi ha risposto che: “...E’ vero che il campo magnetico è più sottile, ma in presenza di molti bersagli ravvicinati, dicono che la recovery sia migliore quella della concentrica e che sfonda di più. La DD è meglio per il mineralizzato e per zone non super infestate…

E mi ha aggiunto il link alla discussione nel forum del famosissimo Tom Dankowski.

www.dankowskidetectors.com/discussions/read.php?2,9821,9821

Ora facciamo un po’ di chiarezza…

Ringrazio innanzitutto l’amico Alberto “622Mac622” per aver gentilmente reperito i grafici illustrativi.

Dankowski dice esattamente il contrario di quello che il mio amico sostiene. Nel suo breve post fa un esempio teorico con 2 casi distinti:

Caso A:
Moneta sepolta a 7″ e ESATTAMENTE SULLA VERTICALE ma a soli 4 “, c’è un pezzo di ferro/chiodo.

Caso B:
Moneta e chiodo sepolti alla stessa profondità ma UNO ACCANTO ALL’ALTRO.

Nel caso A, Dankowski giustamente sostiene che il campo magnetico della DD, che è più stretto e concentrato, è possibile che si “metta a fuoco” sul chiodo che è ESATTAMENTE SOPRA la moneta e, in questo modo, la mascheri. Usando invece una concentrica, che non ha un campo magnetico concentrato, è più facile che il metal possa non essere ingannato dal chiodo.

Caso opposto è invece quello B, dove la DD, PROPRIO GRAZIE alla particolare forma a “chiglia di nave” ha un grosso vantaggio nel separare target che si trovano UNO ACCANTO ALL’ALTRO.

Ora, per concludere la parte relativa alla “spazzatura”, è bene sempre ricordare che:

1) Le probabilità che 2 oggetti siano esattamente sulla verticale e che, tra l’altro , l’oggetto FERROSO sia più superficiale di quello NON FERROSO, sono molto minori a quelle che i due oggetti siano vicini ma non sulla stessa esatta verticale. Ergo, nello sporco, è sempre meglio (salvo appunto casi “eccezionali”) usare una DD. Ovviamente A PARITA’ DI DIMENSIONI delle piastre.

2) Il tempo di recovery del metal è influenzato sostanzialmente da 2 fattori. Il primo è relativo alla generale reattività della macchina, ovvero ai suoo cosiddetto “Shut-off timing”. Questo è il tempo che la macchina impiega per desensibilizzarsi e ritornare sensibile dopo il rilevamento di un target. Alcuni metal hanno un tempo fisso, altri addirittuta programmabile. Il secondo è legato alle dimensioni del campo magnetico lungo il suo asse orizzontale. A parità di metal e di dimensioni della piastra dunque, una piastra DD avrà sempre un tempo di recovery minore di quello di una concentrica perchè, come saprai, la recovery è legata al tempo che impiega il metal per passare da segnale ZERO a segnale MASSIMO per poi tornare a ZERO. Più è piccola la piastra (o il relativo campo magnetico), a parità di velocità di spazzolata, maggiore sarà la velocità di recovery. Questo perchè l’oggetto ci mette meno tempo a entrare ed uscire dal campo magnetico emesso.

Concentrica VS DDPer quanto riguarda invece il discorso “MINERALIZZAZIONE”, come ho già avuto modo spesso di dire, non è per una chissà quale proprietà “magica” delle DD che queste lavorano meglio rispetto alle concentriche in terreni mineralizzati, ma è semplicemente grazie al minor volume del campo magnetico emesso da questo tipo di piastre che riduce l’impatto della mineralizzazione. Oltre a ciò, i metal detector VLF di ultima generazione sono dotati di un numero maggiore di filtri digitali (4-6-8), rispetto ai modelli più vecchi che, di solito, ne avevano solo 2, per la separazione dei target buoni dalla “nebbia” della mineralizzazione. Questi filtri richiedono una spazzolata più briosa di quella normale per funzionare con piena efficacia. La ridotta dimensione del volume del campo magnetico delle DD rispetto alle concentriche va a vantaggio di questa necessità! Come ho spiegato prima facendo riferimento al tempo di recovery, a parità di dimensioni di piastra e di velocità di spazzolata, il Metal Detector “sente” il segnale della DD come se fosse risultante da una spazzolata “più veloce” rispetto a quella della concentrica proprio per il minor tempo di ingresso-uscita dei target sull’asse orizzontale. Ecco perchè le DD migliorano l’efficacia dei filtri ground presenti nei metal detector VLF.

Happy DDvsConcentric Hunting!

Bodhi3

THEORY+DFX+V3: Mono VS Multifrequenza


Facciamo un po’ di chiarezza sulla questione “Mono VS Multi Frequenza“…

Per capire meglio quando è preferibile usare una e quando tutte e tre le frequenze, è necessario sapere come il V3 (ma prima di lui il DFX) funziona in modalità multi frequenza.

Il brevetto White’s di Mark D. Rowan (“Method and apparatus for distinguishing metal objects employng multiple frequency interrogation” – US 6.879.161 B2) prevede che in caso di utilizzo di 2 o più frequenze, il trattamento dati avvenga sul cosiddetto segnale COMPOSITO ovvero ottenuto dalla combinazione degli “n” segnali rivenienti dalle “n” frequenze impiegate (nel caso DFX, n=2… in quello Spectra V3 n=3). Questa combinazione non è però una semplice somma dei segnali ma segue un interessante e intelligente algoritmo:

1)      Se il segnale è uguale per tutte le frequenze, IGNORA IL VALORE…
2)     Se il segnale è diverso, UNISCI I RISULTATI NEL SEGNALE FINALE COMPOSITO.

Perché questo sistema? Perché, come ho già trattato in un articolo riguardante la cosiddetta “signal subtraction”, si è notato che “PIU’ O MENO” tutte le frequenze reagiscono allo stesso modo nella parte NEGATIVA della scala VDI, ovvero in quella parte che riguarda la risposta a target ferrosi, ivi compresa la MINERALIZZAZIONE FERROSA DEL TERRENO!

Mmmm… Ma non è che questo sistema di combinazione dei segnali ha anche a che fare con il bilanciamento del terreno ? ESATTO!!! E’ proprio così! Se notiamo che le varie frequenze ritornano un segnale sempre “sostanzialmente” identico, al 99.9% significherà che abbiamo a che fare con un target ferroso o con il segnale riveniente dalla mineralizzazione ferrosa del terreno. Per contrastare appunto questo fenomeno (ovvero la mineralizzazione ferrosa) la White’s ha pensato ad un semplice “trucchetto”:

1)      Rileva la risposta alla mineralizzazione di ogni singola frequenza…
2)      Verifica che siano “più o meno” identiche…
3)      Allinea le risposte delle n frequenze e farle diventare uguali (SIGNAL SUBTRACTION!)
4)      Fa in modo che, in base all’algoritmo sopra indicato… Queste, dato che sono uguali, VENGANO IGNORATE!

Fermatevi un attimo a riflettere e vi renderete presto conto che questo tipo di gestione della multi-frequenza lega la SENSIBILITA’ del metal detector alla DIVERSITA’ DEL SEGNALE RIVENIENTE DALLE SINGOLE FREQUENZE UTILIZZATE. Più sono diverse le risposte, più il segnale composito evidenzierà il target rilevato.

Ahimè, il sistema di realizzazione del segnale composito non è immune da possibili problemi. Innanzitutto è sempre possibile che alcuni dati si perdano a causa della SOMMA CON ALGORITMO. Questo ovviamente pregiudicherà un l’efficienza della resa del multifrequenza in termini di sensibilità complessiva rispetto all’utilizzo in monofrequenza.  Secondo poi, a causa delle limitate risorse energetiche di cui il metal dispone, la potenza complessiva di trasmissione deve essere ripartita in modo uguale per le diverse frequenze, comportando poi, in fase di creazione del finale composito, un segnale in un certo senso “meno amplificato” .

Per farvi capire meglio cosa accade nel V3 e nel DFX, immaginate che la potenza massima COMPLESSIVA di trasmissione sia pari a PC=100%….

ATTENZIONE!!! I valori qui riportati non sono in valore assoluto ma sono espressi sottoforma di percentuale. Questo per dire che la potenza complessiva=100 del V3 non è uguale alla potenza complessiva=100 del DFX. E’ ben noto infatti che la quantità IN VALORE ASSOLUTO trasmessa dal V3 è ben superiore a quella del DFX!

Caso SPECTRA V3 MODALITA’ MONOFREQUENZA:

POTENZA FREQUENZA BASSA 2.5KHZ (PB) = 100/100
Oppure…
POTENZA FREQUENZA MEDIA 7.5KHz (PM) = 100/100
Oppure
POTENZA FREQUENZA ALTA 22.5KHz (PA) = 100/100
—–
POTENZA COMPLESSIVA: PB=PC=100 oppure PM=PC=100 oppure PA=PM=100

Caso DFX MODALITA’ MONOFREQUENZA:

POTENZA FREQUENZA BASSA 3KHz (PB) = circa 50-60/100
Oppure…
POTENZA FREQUENZA ALTA 15KHz (PA) = circa 50-60/100

POTENZA COMPLESSIVA: PB=PC=circa 50-60 oppure PA=PM=circa 50-60

Nota: Nel V3, in modalità Monofrequenza, TUTTA l’energia è riservata alla singola frequenza selezionata. In questo modo si otterrà il massimo risultato possibile per ogni tipologia avendo la possibilità di impiegare il 100% delle risorse senza alcun compromesso. Nel DFX invece, l’energia riservata alla singola frequenza è pari invece a circa il 50-60%. Ecco perché il DFX in modalità monofrequenza risulta MOLTO MENO performante rispetto alla stessa modalità per il V3.

Caso SPECTRA V3 MODALITA’ MULTIFREQUENZA:

POTENZA FREQUENZA BASSA 2.5KHZ (PB) = 33.3/100
POTENZA FREQUENZA MEDIA 7.5KHz (PM) = 33.3/100
POTENZA FREQUENZA ALTA 22.5KHz (PA) = 33.3/100

POTENZA COMPLESSIVA: PB+PM+PA=PC=100/100

Caso DFX MODALITA’ MULTIFREQUENZA:

POTENZA FREQUENZA BASSA 3KHz (PB) = 50/100
POTENZA FREQUENZA ALTA 15KHz (PA) = 50/100

POTENZA COMPLESSIVA: PB+PA=PC=100/100

Nota: La potenza complessiva è data dalla somma aritmetica delle tre frequenze che hanno, ognuna, un terzo delle risorse a disposizione. Va da se però che una segnale investigato con 1/3 della potenza non sarà MAI equivalente a quello riveniente dall’applicazione del 100% della potenza portando quindi ad una perdita di performance generale intorno al 5-10% (variabile a seconda del mutare di numerosi fattori). Ecco perché, sia per il DFX che anche per il V3, nel caso dell’utilizzo in Multi-frequenza avremo una performance, in termini di SENSIBILITA’ GENERALE, leggermente inferiore a quella ottenuta in monofrequenza. Dobbiamo però  ricordare che mentre il DFX può operare SOLO in “multi-frequenza con salt-compensate”, bilanciata contemporaneamente sia per mineralizzazione ferrosa che salina e, per questo, con un leggero calo di sensibilità globale, il V3 può lavorare sia in questa modalità sia in multi-frequenza “NO SALT” , bilanciata solo verso la mineralizzazione ferrosa e quindi con una migliore performance su terreni non salinizzati. Tutto ciò, oltre ad una scelta più oculata delle frequenze, una potenza in valore assoluto sensibilmente maggiore, la possibilità di avere un TX BOOST, una migliore gestione del segnale fanno risultare le performance GENERALI (sia in mono che in multifreq) del V3 nettamente superiori a quelle del già ottimo DFX.

Ribadisco però, e con questo concludo, che in ogni modo la sensibilità del V3 (e anche del DFX) risulta migliore in monofrequenza che in multifrequenza. Discorso invece assai diverso è la qualità della discriminazione tra i due modi operativi. Rimando ad un prossimo articolo l’approfondimento di questo aspetto.

Happy MonoVsMulti Hunting!

Bodhi3


THEORY: Frequenze operative, Bilanciamento, VDI e Effetto “WRAP”


Partiamo innanzitutto da un assunto. Sostanzialmente, in condizioni di media ed elevata mineralizzazione, la sensibilità di un metal ad alta frequenza (22.5KHz) e a bassa frequenza (2.5KHz) non è poi tanto diversa, se parliamo di target della grandezza di una normale moneta.

La maggiore INefficienza delle frequenze alte in contesti ad alta mineralizzazione è non tanto legato alla frequenza in se, quanto al sistema di bilanciamento del terreno.

Se mettiamo a confronto la risposta in segnale di due frequenze, esempio 2.5 e 22.5KHz vedremo che, segnalando una moneta tipo 1 euro, la prima frequenza produrrà un certo VDI, la seconda un VDI più alto.
Questa differenza, E IN QUESTO ORDINE, ci sarà sempre per i metalli non ferrosi. Cosa sta a significare? Significa semplicemente che, confrontando varie frequenze rispetto allo stesso target NON ferroso, la FREQUENZA PIU’ ALTA produrrà sempre (o quasi) il VDI PIU’ ALTO ovvero “PIU’ VICINO AL FONDO SCALA DEI NON-FERROSI”.

Normalmente uno immagina la scala dei VDI come un segmento che va da sinistra a destra. Di solito a sinistra mettiamo i TARGET FERROSI e a destra i NON FERROSI (possiamo anche invertire…non cambia nulla… il ragionamento è identico).

Di solito immaginiamo per comodità che questo segmento sia fatto così…

VDILinear

Ora,come dicevo prima, utilizzando 2 frequenze, una bassa (2.5KHz) e una alta (22.5KHz) su un target NON ferroso, la tendenza sarà che la 2.5 darà un certo VDI, diciamo VDI=+75 mentre la frequenza 22.5KHz darà un VDI=+85 (i valori sono volutamente un po’ esagerati ai fini della spiegazione).

Come vedete dal grafico, il VDI della 22.5 è molto più vicino di quello della 2.5 al margine superiore della scala VDI (+95) ovvero la massima NON FERROSITA’.
Bhè, direte voi, che problema c’è?

Il problema è che la scala VDI non andrebbe pensata in questo modo!

Ricordiamoci sempre che il VDI (Visual Discrimination Indication) è legato al parametro di ritardo di fase tra onda trasmessa e onda riveniente dall’interazione con il target che è appunto “RITARDATA” rispetto all’originale.

La scala VDI andrebbe pensata come circolare, non come lineare. Con l’estremo negativo che tocca il positivo, in questo modo…

 

vdiwheel

Cosa accade pensando alla scala VDI in questo modo e che relazione c’è con i dati VDI indicati prima?

Semplice…

Più ci si avvicina all’estremo positivo +95, più ci avvicineremo (proprio grazie alla circolarità) all’estremo -95…

E COSA C’E’ DI SOLITO VICINO A VDI=-95 ????

Ve lo dico io… Il VDI COLLEGATO ALLA MINERALIZZAZIONE DEL TERRENO!!!

Ci siamo quasi…

Voi potrete rispondere… ECCHISSENEFREGA!!! Ma fareste un grave errore!
Dato che il Metal, dopo aver individuato il punto VDI riveniente dal terreno attraverso il bilanciamento tenderà a rendere MENO SENSIBILE se stesso proprio li intorno,la DESENSIBILIZZAZIONE passerà anche dai valori -93, -94, -95 ai VALORI POSITIVI +95, +94, +93 e così via… Ovvero “SALTERA’ IL FOSSO” tra FERROSO E NON FERROSO!!!

Capite quindi che più il nostro target sarà lontano dall’estremo positivo +95 meno sarà penalizzato dall’abbattimento legato al bilanciamento del terreno!

Ecco perchè le frequenze più basse “TENDONO” a comportarsi meglio in condizioni di elevata mineralizzazione e quelle più alte invece “TENDONO” a comportarsi meglio in condizioni di bassa mineralizzazione.

Ho scritto appositamente “TENDONO” perchè questo è il comportamento “GENERALE” dei metal. Va da se che ci siano alcuni metal (Il GMP è uno di quelli) che hanno adottato tutta una serie di sistemi hardware e software per contrastare tale effetto mediante piastre DD, “normalizzazione” della scala VDI, gestione efficiente dei filtri pur se operano a frequenze che, per la loro stessa natura, incontrano più difficoltà a causa dei sistemi ordinari di bilanciamento del terreno.

Happy BalanceVsFreq Hunting!
Bodhi3

PS Scusate per l’orripilante primo grafico… Sono in ufficio e ho solo il Paint di Windows. Il secondo grafico invece è (c) di Jeff Foster

THEORY+DFX+XLT+V3: S.A.T., Sweep, Recovery e AUTOTRAC Speed


Riporto qui alcuni quesiti posti dall’amico MAREAMAREA circa la Self Adjusting Threshold (SAT), la Recovery Speed e il Bilanciamento del terreno.

Ho aperto questa discussione, per rimarcare meglio i concetti su questi 4 parametri: Recovery Speed, Recovery Delay, Sweep Speed, SAT. Possono interessare maggiormente a chi usa i Whites, ma sono intrinseci nel software di ogni metal non programmabile (Bodhi3 mi corregga sè dico inesattezze).

Ciao Mario!

Innanzitutto diciamo che Recovery Speed e Recovery Delay sono la stessa cosa. Nel Vision V3 hanno semplicemente cambiato dizione da Speed a Delay ma il succo non cambia. Effettivamente questi 3 parametri interessano tutti i metal detector. Ahimè ci sono MD che possono permettere all’operatore di intervenire con delle correzioni automatiche o manuali, altri invece che sono FISSI su valori preimpostati dalla fabbrica.

Solo ora, vengo a conoscenza che il comando Recovery Speed è identico al Recovery Delay, cambia il nome, ma la funzione è la stessa.ossia :Velocità di recupero(identificazione del target in quel determinato istante). Suppongo che questa caratteristica del Recovery, più o meno sviluppata sia legata allo sviluppo più o meno sofisticato dell’ hardware del metal, e alla velocità di elaborazione del processore. Correggetemi se sbaglio !

Bravo… Vedo che le nostre chiacchierate su Skype portano grandi risultati!

La Recovery Speed in senso ampio indica la velocità con cui il nostro amato MD riesce ad essere nuovamente in grado di segnalare un target dopo averne segnalato un altro. Come scrissi un po’ di tempo fa, dovete sempre tenere conto che, in modalità MOTION/DISCRIMINATION, quando un metal rileva e segnala un target (che sia o meno discriminato), esso è progettato per perdere immediatamente sensibilità onde evitare, venendo immediatamente a contatto con altri target magari di diversa natura, di dare segnalazioni anche contrastanti che possono confondere l’operatore. E’ ovvio che, più è lunga la durata di questo “stordimento”, maggiore è la possibilità che si perdano target che si trovino in prossimità del primo rilevato. Se invece il periodo di “desensibilizzazione” è troppo breve può accadere che:

1) Il medesimo target, specie se non troppo piccolo, venga segnalato più volte causando ovviamente confusione

2) Che la segnalazione sia così breve da essere confusa con un falso segnale

E’ ovvio che la Recovery Speed è legata anche ad altri fattori critici del metal detector, sia legati all’elettronica, sia alla meccanica, sia all’operatore umano.

Una implementazione elettronica della Recovery rapida, equilibrata ed efficace permette una migliore separazione dei target ed una diminuzione del cosiddetto IRON MASKING.

Parlando di meccanica invece, la dimensione della piastra, la sua forma e la sua tipologia, ovviamente influenzano la resa della recovery. Legato a questo c’è il fattore umano, con la velocità di spazzolata. Bisogna infatti cercare di spazzolare ad una velocità corretta per tentare, per quanto possibile, di arrivare ad un tempo/spazio di recupero ottimale.

Passo al secondo punto che è quello dello Sweep Speed (velocità di spazzolata) o meglio chiamarla come dice Bodhi3, “boost del Ground Filter” ossia l’ottimizzazione della velocità per rendere efficace l’attvità di quel determinato filtro funzionante in quel momento.

Faccio un esempio pratico semplice (alla Bodhi3 ) : Se piove a dirotto

(filtri) ho bisogno di aumentare la velocità del tergicristallo per vedere meglio attraverso il parabrezza.

Bravissimo Mario! Il parametro Sweep Speed (SS) è senz’altro meglio vederlo come se fosse un “POTENZIATORE DEI GROUND FILTERS”. Come molti sanno, all’aumentare della mineralizzazione nel terreno, è opportuno aumentare di conseguenza il numero dei filtri applicati (il cui funzionamento è stato ampiamente trattato nel mio blog). La conseguenza diretta è che, per ottenere un funzionamento efficace al top, la macchina richiede un aumento di velocità della spazzolata. Ma cosa posso fare in condizioni di elevato inquinamento da immondizia ferrosa o in spazi angusti dove non è possibile “agitarsi” più di tanto? Bhè, le soluzioni possono essere 2…

La prima soluzione passa attraverso l’adozione di una piastra più stretta di quella standard. Tale soluzione geometrica comporta che la velocità con cui il target passerà sotto la piastra (Velocità=Dimensione Piastra diviso il Tempo di Passaggio del Target sotto la stessa) aumenterà rendendo dunque più efficace il filtraggio.

L’altra soluzione è di tipo elettronico: i DFX/XLT/V3 permettono di migliorare la resa dei filtri agendo sul parametro Sweep Speed che permette, tecnicamente, di regolare l’ampiezza periodale di campionamento del segnale. Valori minimi permettono un periodo di campionamento del segnale più esteso, valori massimi restringono questa “finestra”. Ciò si traduce, in parole povere, nella “simulazione elettronica” di una piastra più o meno piccola e quindi, pensando a ciò che ho scritto prima, più o meno performante a seconda del filtraggio applicato.

Chiarito a mio modo, questo concetto, passo al punto SAT, quello che potrebbe confondere le idee, almeno le mie le ha confuse.

Cosa è la SAT:SAT SPEED (velocità della soglia autoregolante)

Serve a regolare la velocità del bilanciamento automatico effettuato dal M-D

Usare numeri bassi per un movimento lento della piastra.

Usare numeri un pò più alti per un movimento normale della piastra ( circa 60 cm al sec ).

Usare numeri più alti per un movimento veloce della piastra.

Ahimè, come ti dicevo questa mattina su Skype, qui c’è un pochino di confusione.

La SAT (Self Adjusting Threshold) Speed NON REGOLA la velocità del bilanciamento automatico del terreno effettuata dal MD.

Dovete tenere sempre a mente che il suono di Soglia (Threshold), mano a mano che si spazzola, può prendere delle “derive” rispetto al suo valore medio, a causa di variazioni della mineralizzazione, dell’interazione con target ACCETTATI o RIFIUTATI e della eventuale presenza di interferenze elettromagnetiche. I vecchi modelli di MD di solito disponevano di un pulsantino (o di un “grilletto”) che permettevano all’operatore di resettare manualmente la soglia al suo valore medio. I Metal dotati di SAT possono invece occuparsi in maniera totalmente automatica di questa noiosa incombenza. E’ ovvio che in condizioni di maggiore variabilità delle condizioni di mineralizzazione o in posti dove ci sia parecchia immondizia, sarà utile aumentare il valore di questo parametro per fare in modo che la soglia “tenga il passo”. Parimenti, in condizioni più tranquille, è meglio abbassare tale valore per non sovraccaricare la macchina inutilmente.

Questa è la terminologia ed il significato, ma mi chiedo la SAT ha una relazione con la SWEEP SPEED?

Non penso siano la stessa cosa !

Regola la velocità di bilanciamento del metal, ossia regola con che frequenza il metal si bilancia nell’arco di un tempo stabilito ?

Ossia in un minuto il metal si bilancia 2 volte ?

Quindi il movimento più o meno veloce della piastra, può inficiare il corretto bilanciamento?

Mi pare che non ci siano correlazioni tra SWEEP SPEEED che serve per una cosa e SAT !

Possiamo dire che non ci sono relazioni dirette tra SAT e Sweep Speed. E’ ovvio però che ci possono essere effetti derivati dalle variazioni di questi parametri.

Colgo l’occasione per ricordare che la gestione automatica del bilanciamento del terreno, nei metal White’s, è affidato al cosiddetto AUTOTRAC. Esso, almeno in alcuni modelli, è addirittura programmabile nel senso che è possibile impostare una sorta di velocità di bilanciamento del terreno. Questo termine (Velocità) è però stato usato a sproposito perché tale concetto è legato al tempo mentre invece l’AUTOTRAC SPEED si basa su un fattore ben diverso.

Faccio alcuni esempi prima di entrare nel dettaglio…

Immaginiamo di spazzolare alla nostra velocità abituale e di aver impostato l’AUTOTRAC SPEED ad un valore pari a 10 (valore inventato!). Se abbiamo la possibilità di impostare anche la funzione TRACK VIEW (DFX/XLT/V3), il metal ci segnalerà sul display (con la scritta TRACK) quando sta materialmente ri-sintonizzandosi con il terreno. Immaginiamo che tale segnalazioni compaia circa ogni 5-6 secondi. Ora, se raddoppiamo il valore di AUTOTRAC SPEED ci potremmo aspettare di veder apparire la scritta TRACK non più ogni 5-6 secondi ma dopo 2 o 3… E invece…

E invece magari continua ad apparirci dopo 5-6 secondi… Ma allora questo AUTOTRAC SPEED come funziona?

Funziona semplicemente modificando la soglia minima di variazione con cui “scatta” la procedura di ri-bilanciamento automatico. Mi spiego meglio. Con valori di A.S. bassi, il Metal Detector rieffettuerà il bilanciamento solo se esso rileva una variazione RELATIVAMENTE GRANDE nella mineralizzazione del terreno. Con valori di A.S. elevati invece il metal sarà sensibile anche a variazioni minime. Come dire che è possibile impostare la “tolleranza” del metal a queste variazioni. E’ ovvio che, all’aumentare del valore di AUTOTRAC SPEED, è PIU’ FACILE E FREQUENTE che il metal rilevi minuscole variazioni di mineralizzazione, facendoci quindi credere che è AUMENTATA LA VELOCITA’ DI RI-BILANCIAMENTO. Semplice no? Ecco perché, in condizioni particolari (leggi dove la mineralizzazione è sostanzialmente costante o quasi nulla) variare questo parametro, come nello stupido esempio che ho fatto prima, potrebbe non sortire alcun effetto.

Happy TrackThis Hunting!

Bodhi3