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TEST: Piastra Detech SEF WSS 5×10… WOW!


La piastra DETECH SEF WSS 5"x10"

La piastra DETECH SEF WSS 5″x10″

Finalmente la primavera è arrivata e le piogge che hanno caratterizzato questo lungo inverno sembrano averci dato un po’ di tregua. E’ questa la stagione forse più bella per chi ama quest’hobby, magari insieme al primo autunno, perchè non c’è il problema dell’erba alta, delle zecche, delle vipere e della calura eccessiva. Questo miglioramento delle condizioni meteo mi ha permesso altresì di terminare una prova che per troppo tempo ho dovuto posticipare a causa delle piogge: il test della nuova piastra Detech SEF WSS 5”x10”!

Si tratta di una piastra piuttosto innovativa che mi è stata spedita direttamente dall’Ing. Rumen Kanev, direttore generale della Detech, azienda bulgara oramai celebre a livello internazionale per le piastre e per i suoi potenti detector VLF (basti citare l’EDS e il  Winner 1 e 2) e Pulse Induction. La produzione, da quanto dichiarato dal costruttore, comprende al momento modelli per Minelab E-TRAC, Garrett ACE, tutti i modelli della Tesoro, Teknetics Delta/Gamma/Omega/G2, Fisher Gold Bug/F5 e White’s Prizm/M6/MXT/MXT PRO/MX5/DFX.

La SEF 12x10 V-Nulled (bianca) a confronto con la White's D2 da 10"

La SEF 12×10 V-Nulled (bianca) a confronto con la White’s D2 da 10″

La forma, decisamente particolare, ricorda molto le celebri “Butterfly” SEF ma è molto più stretta e allungata. La colorazione stavolta è nera, a differenza dal modello SEF 12”x10” V-Nulled progettata appositamente per lo Spectra V3/V3i/VX3 o le SEF 9”x9” o 12”x12” montate da EDS e Winner. La piastra è dotata di serie di copripiastra, un accorgimento che apprezzo sempre davvero molto e che la Detech non dimentica mai. Questo semplice accessorio prolunga la vita fisica ed economica del prodotto proteggendolo da graffi e urti.

La piastra oggetto della prova è stata testata sul mio White’s DFX sia in ricerca vera che eseguendo test specifici nel mio test bed, appositamente preparato per l’occasione.

La White's Eclipse 6"x10"

La White’s Eclipse 6″x10″

Disponendo fortunatamente di diverse piastre accessorie per il mio detector, ho subito pensato di confrontare le prestazioni della bobina Detech con quella che, tecnicamente, più gli si avvicina, la celebre ed apprezzatissima White’s Eclipse 6”x10” DD. Ne ho una nuovissima e perfettamente tarata, arrivatami circa 2 mesi fa dalla sede scozzese della White’s dopo una sostituzione per un leggero malfunzionamento dell’esemplare che avevo prima. Non potevo non metterle a confronto… la curiosità era troppa…

Le due piastre messe a confornto

Le due piastre messe a confornto

Montare la piastra è semplicissimo e, vista da vicino, si nota la solita ottima qualità dei materiali Detech. La bobina è leggerissima pesando solo 412 grammi (compreso il cavo e il connettore) mentre la Eclipse 6×10 pesa 560 grammi, ben 148 in più (circa il 12%). Montata sul DFX lo rende ancora più agile e leggero rispetto a quando monta la piastra di serie Eclipse 950 concentrica da 9,5” (che pesa circa 510 grammi). La forma stretta e allungata della SEF WSS fa subito pensare che sia stata progettata per offrire il meglio di se in terreni con molto trash metallico, per la ricerca di oggetti minuscoli e per contrastare al massimo la mineralizzazione ferrosa o salina. E’ ora di verificare se la teoria combacia con la pratica…

TEST IN RICERCA VERA

Il luogo scelto per i test in ricerca vera

Il luogo scelto per i test in ricerca vera

Per iniziare a provare le prestazioni generali della nuova bobina mi sono recato in un bel colle a qualche kilometro di distanza da casa mia, ovviamente in una zona non sottoposta a vincoli archeologici o ambientali. Si tratta di un luogo piuttosto bello che attira moltissime persone per delle rilassanti passeggiate e per piccoli picnic. Mi aspetto quindi di trovare qualche moneta, qualche oggetto personale smarrito ma anche, ahimè, un bel po’ di immondizia metallica che purtroppo viene lasciata in giro da gente poco civile ed educata.

L’erba è bassa, il terreno è abbastanza morbido, si scava bene ed è connotato da una mineralizzazione medio-alta. Imposto la macchina con una versione modificata del  settaggio LARRY’S PROGRAM (vedi appendice), uno dei più famosi per DFX e che è possibile reperire facilmente nel web. Non è estremo come il BAZOOKA ma fa parte comunque dei programmi più performanti per questa macchina. Caricato il programma ed effettuato il bilanciamento aria-terra richiesto dal DFX la prima cosa che mi ha meravigliato è stata l’incredibile stabilità e silenziosità della macchina. Su quei terreni, con la Eclipse 6×10 o la 950 non è possibile ottenere una tranquillità paragonabile, con così pochi falsi segnali, se non abbassando l’AC Sensitivity ed in alcuni casi anche il PreAmp Gain. Invece la WSS mi ha permesso tranquillamente di usare il PreAmp a 4 (su un massimo di 4) e un AC Sensitivity di 83 (su un massimo di 85)!.

La soglia, durante la spazzolata, era piuttosto stabile, con solo qualche sporadico nulling veloce  a vuoto per via delle impostazioni “ultrapompate” e, ovviamente, quando sono passato sopra a oggetti discriminati. Di li a poco sono iniziati i primi ritrovamenti: una moneta da 200 Lire (ma queste non contano… non sei tu a trovarle… sono loro che trovano te…), un orecchino piccolissimo di bigiotteria, una monetina molto sottile e minuta (circa 5 mm di diametro per meno di 1 mm di spessore), un minuscolo anellino di bronzo (diametro circa 10 mm con uno spessore di 1 mm), quest’ultimo sotto oltre 12 cm di terreno. A qualche decina di metri ho trovato anche una bella medaglietta votiva in una zona davvero sporca con tanti pezzi di stagnola e frammenti di lattine di bibite. La cosa che mi ha colpito davvero tanto è stata la precisione e la definizione del segnale, specie quando l’oggetto nobile si trovava accanto a ferraglia o altri oggetti discriminati. Il Signagraph (il sistema visuale del DFX che utilizza una serie di barrette verticali che si sollevano in corrispondenza del tipo di metallo ed a seconda dell’intensità del segnale) molto spesso indicava i target con solo una barretta ad indicare una precisione di identificazione decisamente superiore a quella di altre piastre dove invece, per via dell’instabilità del segnale, le barrette si alzano in gruppo rendendo più difficile l’identificazione e meno precisa la discriminazione.

La reattività della piastra sul campo, proprio grazie alla sua forma ristretta in senso orizzontale e alla peculiare geometria SEF, portata all’estremo, permette di ottenere una separazione eccellente, superiore a quella già ottima della Eclipse 6×10.

Come profondità generale, essendo la piastra più stabile e performante, non ho dubbi che la WSS, ritrovamenti alla mano, sia superiore alla Eclipse. Fornirò poi dei dati da laboratorio ad ulteriore conferma.

Terminata la lunga sessione di prova in ricerca vera, mi sento davvero soddisfattissimo dalle prestazioni della SEF WSS. Non solo perché mi ha effettivamente fatto trovare diversi target su un terreno già passato diverse volte, ma anche per la nitidezza e precisione del segnale.

TEST DA BANCO

Test da banco con la SEF WSS

Test da banco con la SEF WSS

Come faccio spesso, mi sono divertito a mettere a confronto le due piastre anche con un test da banco. Mi sembra superfluo ripetere anche stavolta che questo tipo di test è solo indicativo e che va preso con le dovute riserve. Anche in questa occasione ho caricato sul DFX il programma LARRY modificato montando prima la Eclipse 6×10 White’s e successivamente rieseguendo i test con la Detech SEF WSS 5×10. La selezione di target utilizzata per le misurazioni è oramai diventata piuttosto familiare a chi legge i miei articoli. Ovviamente tutto ciò per offrire dei punti di riferimento costanti che possano essere utili per effettuare un

Lo stesso test, ripetuto con la White's Eclipse 6x10

Lo stesso test, ripetuto con la White’s Eclipse 6×10

minimo di comparazione. La prima cosa che ho notato è che, nelle condizioni di prova, la Eclipse era veramente al limite della stabilità. Ogni tanto qualche falso segnale mi faceva capire che sarebbe stato impossibile aumentare la sensibilità per guadagnare in performance. Viceversa la WSS è rimasta davvero silenziosissima, segno evidente che, volendo, avrei potuto (come ho fatto sulle prove in terra) “spingerla” un’altro po’ per ottenere risultati ancora migliori. Ma vediamo cosa è successo a parità di settaggi…

 

TARGET SEF WSS Eclipse Delta % Size
Filo oro 1mm 3.5mm 3.0 1.5 1.5 50.0 1
Filo nickel 1mm 12.5 7.5 5.0 40.0 1
Pepita nickel 8.5 6.5 2.0 23.5 1
Catenina oro 15.0 11.5 3.5 23.3 1
Filo oro 1mm 20cm 6.0 5.0 1.0 16.7 1
Chiodo ferro 34.0 25.0 9.0 26.5 2
Croce oro 16.5 13.0 3.5 21.2 2
Pezzetto stagnola 16.5 13.0 3.5 21.2 2
1 Cent 28.0 21.0 7.0 25.0 3
20 Pence UK 31.0 26.5 4.5 14.5 3
5 Cent 29.5 26.5 3.0 10.2 3
Quattrino 26.0 24.0 2.0 7.7 3
Medaglietta oro 26.0 24.0 2.0 7.7 3
200 Lire 33.0 27.0 6.0 18.2 4
Anello AG 2 29.5 24.5 5.0 16.9 4
100 Lire 28.5 24.0 4.5 15.8 4
Anello AG 1 28.0 24.5 3.5 12.5 4
50 Cent 31.5 28.5 3.0 9.5 4
20 Cent 28.5 26.0 2.5 8.8 4
10 Cent 28.5 26.0 2.5 8.8 4
Anello oro 30.0 28.5 1.5 5.0 4
2 Euro 31.0 29.5 1.5 4.8 4
Tappo corona 33.5 32.0 1.5 4.5 4
Fede oro 29.5 28.5 1.0 3.4 4
Pezzo piombo 35.5 28.5 7.0 19.7 5
Moneta russa 37.0 35.5 1.5 4.1 5
Lattina 50 cl 51.0 46.0 5.0 9.8 7

 

Come potete vedere, ho suddiviso i target a seconda delle loro dimensioni con un un numero da 1 a 7 dal più piccolo al più grande. Guardiamo subito la prima fascia di target, quelli minuscoli. La sensibilità della WSS rispetto alla Eclipse è sbalorditiva su questi target. Si va da un vantaggio minimo di un +16,7% ad addirittura un +50% con l’oggetto più piccolo, un pezzettino di filo d’oro puro del diametro di 1mm e lungo solo 3,5mm. La SEF riesce a sentire questa inezia a 3 cm mentre la Eclipse si ferma a 1,5 cm.

In fascia 2 il vantaggio si attesta tra il 21% e il 26% con un guadagno tra i 3,5 e i 9 cm.

Gli oggetti di fascia 3 vedono sempre un vantaggio della WSS con una percentuale che varia tra il 7,7% e addirittura il +25% nel caso della monetina da 1 EuroCent (+7 cm).
All’aumentare della grandezza dei target il vantaggio, sempre presente, inizia a comprimersi. In fascia 4 infatti andiamo da un +3,4% (fede in oro giallo) ad un +18,2% (moneta da 200 lire, sentita a ben 33 cm).

La fascia 5 comprende solo 2 oggetti: un pezzo di piombo amorfo e una moneta russa in mistura d’argento di dimensioni generose. E’ curioso notare come sul piombo la WSS guadagni un bel 19,7% (+7 cm) mentre sulla moneta ci sia uno scarto di solo 4,1% (+1,5).

La fascia 7, una lattina di birra da 50 cc è il target più grande analizzato. In questo caso c’è un guadagno di circa 5 cm (+9.8%). E la fascia 6? Bhè, essendo il salto tra gli oggetti in fascia 5 e 7 così netto e non avendo oggetti di dimensione intermedia a disposizione, ho preferito saltarla.

Giova ripetere che questo tipo di test sono solo indicativi. Permettono di farsi un’idea di massima sulla sensibilità teorica, ma solo le prove in ricerca vera potranno offrire una valutazione più affidabile e coerente.

TEST BED

La celebre prova dei mattoni mineralizzati...

La celebre prova dei mattoni mineralizzati…

Non potevo non mettere alla prova la SEF WSS nel mio test bed. Si tratta di una zona circoscritta di terreno a mineralizzazione piuttosto elevata. In questo terreno ho sepolto alcuni oggetti da qualche anno ed è molto utile per effettuare esperimenti e prove con un indice di affidabilità piuttosto elevato.

Il primo test è stato quello fatto con una moneta da 10 centesimi VEM sepolta a circa 20 cm. La SEF ha sentito egregiamente la moneta con un segnale solido e netto. La stessa moneta è stata sentita anche dalla Eclipse 6×10 ma con un segnale molto meno pulito.

Guardate la moneta messa in verticale, di taglio, tra i due mattoni

Guardate la moneta messa in verticale, di taglio, tra i due mattoni

Il secondo test ha visto la presenza dei mitici mattoni refrattari mineralizzati. La SEF ha sentito molto bene una moneta da 20 EuroCent sotto 2 mattoni (circa 7-8 cm) fermandosi solo con il 3° mattone. Anche mettendo la moneta in verticale tra due mattoni non ci sono stati problemi con una risposta molto più precisa e pulita rispetto alla Eclipse.

I test di recovery con la moneta e i chiodi di ferro

I test di recovery con la moneta e i chiodi di ferro

Ho fatto altre prove seppellendo monete vicino a chiodi di ferro ed anche in questi casi la piastra Detech si è comportata in modo eccellente. Per altro, la sua forma più stretta gli permette una separazione più efficace e da la possibilità, almeno ai possessori di DFX di impostare valori di recovery speed più reattivi.

CONCLUSIONI

Leonardo/"Bodhi3"

Leonardo/”Bodhi3″

Partiamo da una considerazione semplice: sarà difficile che io smonti la SEF WSS 5×10 dal mio DFX. Offre prestazioni fenomenali su ogni tipo di terreno dandomi ottima profondità e separazione e stabilità eccellenti. Non scenderà magari come una SEF 12×10 o una 15×12, ma per un utilizzo generale o per terreni fortemente inquinati da ferraglia è semplicemente incredibile. Se poi siete in cerca di una bobina capace di rilevare oggetti minuscoli o molto sottili, la SEF WSS 5×10 è ciò che fa per voi. Un acquisto consigliatissimo!

Cosa aggiungere? Bhè… Detech, hai fatto centro anche stavolta! Complimenti!

Leonardo/”Bodhi3”
AMD Tech Team Director

Informazioni:
DETECH LTD
Web: www.detech-metaldetectors.com

Distributore Ufficiale per l’Italia
Web: www.detechitalia.it

APPENDICE

Setting LARRY’S PROGRAM (modificato da Bodhi3)

Target Volume: a piacere
Audio Threshold: a piacere
Tone: a piacere
Audio Discrimination: On
Silent Search: Off
Mixed Mode: Off
AC Sensitivity: 80 se il terreno lo consente
DC Sensitivity: 50
Backlight: off
Ratchet PinPoint: OFF
SAT Speed: 8
Tone ID: ON
VCO: ON
Modulation: Off
AutoTrac: Off
TracView: Off
AutoTrac Speed: 8
AutoTrac Offset: +1
Track Inhibit: On
Fine GEB: Auto
Block Edit: Reject da -95 a -09, Accept da -10 a +93 Reject +94,+95
Learn Accept: Off
Learn Reject: Off
Recovery Speed: 15-30 a seconda del  trash
Bottlecap Reject: 7
HotRock Reject: 15
Sweep Speed: 5
Ground Filtering: 4
Visual Discrimination: Off
ICONS: Off
VDI Sensitivity: 90
DC Phase: DC On
Graph Averaging: On
GraphAccumlate: On
Fade Rate: 05
PreAmp Gain: 4
15 kHz: ON
VDI Normalized: OFF

DFX: Programmiamo la macchina col settaggio “BAZOOKA”


Qualche settimana fa, l’amico Andrea mi ha chiesto di aiutarlo a programmare il suo White’s DFX con il setting BAZOOKA. Molti di voi conoscono già questo famoso settaggio, realizzato qualche anno fa da un ragazzo americano molto popolare nel forum di DFXONLY.com

Questo settaggio devo dire che è straordinario! Permette di raggiungere performance notevoli per il DFX. L’ho apprezzato così tanto da averlo scelto per l’inserimento in appendice del mio libro.

Per aiutare Andrea, dicevo, che era in difficoltà con le impostazioni, ho deciso di realizzare un video dove spiego passo passo come inserire i dati del programma.

Ovviamente questo video-tutorial potrà essere utile per imparare a programmare la macchina con qualsiasi altro settaggio.

Spero che vi sia utile!

Leonardo/”Bodhi3″

DFX: Finalmente mostrato il bug della macchina White’s!


Salve!

Sabato mattina mi stavo godendo una magnifica giornata di sole nel locale parco pubblico. Avevo con me il mio fido DFX con piastra standard da 9.5″ e volevo provare il mio nuovissimo Garrett Propointer (fantastico!). Stavo operando in Correlate mode con settaggi molto “rilassati” dato che non è il caso di fare buche troppo profonde su quel terreno.

Ad un certo punto… PUFF! Qualcosa di davvero strano è accaduto…

Tempo fa lessi in un forum americano un post in cui si faceva cenno ad una stranissima schermata segreta del DFX. L’utente parlò di uno schermo con un numero enorme e con tre barre. Purtroppo non riuscii a documentare questa stranissima modalità e fu incapace di riprodurla con i comandi del MD.

Tutti gli altri utenti, compreso il sottoscritto, furono molto scettici sull’effettiva esistenza di questa strana schermata. Li per li pensammo ad un caso di “abbaglio” ma… Incredibile…  Era vero!

L’altra mattina, dopo ben oltre 4 anni di utilizzo, è capitata questa cosa stranissima anche a me. Fortunatamente nei paraggi avevo la mia macchina con dentro il mio telefonino con cui sono riuscito a fare un breve video…

Eccolo qui…

http://www.youtube.com/watch?v=SPec6YXHvQw

Strano vero?

Si comportava come una specie di grande modo Pinpoint, con le barre e le cifre che cambiavano a seconda della posizione dell’oggetto.

Purtroppo non sono più riuscito a riprodurre questo trick… chissà come ho fatto?

Ciao!

Leonardo/Bodhi3

DFX: Bazooka e Block Edit


Qualche giorno fa, un utente del forum, mi ha chiesto la cortesia di spiegargli in modo semplice come impostare i settaggi di discriminazione del famoso programma Bazooka (pubblicato, tra l’altro, in una appendice del mio libro).

L’uso del “Block Edit”  nel DFX/XLT ha sempre creato qualche problema, non perchè sia particolarmente complicato, ma semplicemente perchè il manuale, a tal riguardo, risulta decisamente poco chiaro.

Ma andiamo diritti al problema…

Il Programma Bazooka, che è tra l’altro il mio preferito, ha una discriminazione molto aperta. Questo perchè ambisce a lavorare a profondita davvero elevate che, obbligatoriamente, richiedono un livello di discriminazione minima per operare efficacemente.
Se guardiamo il programma infatti vediamo che i VDI sono:

RIFIUTATI da -95 a -71
ACCETTATI da -70 a +95

Come impostare velocemente questi valori nel DFX?
E’ veramente più facile da fare che da spiegare, credetemi… 😉

Tutto quello che devete fare è andare nel menù PRO OPTIONS e andare nel sottomenù DISCRIMINATION->BLOCK EDIT

Una volta arrivato li,  troverete una schermata che riporterà informazioni tipo queste:

——————————-
BLOCK EDIT
[v] ACCEPT         +72
[  ] REJECT

To Change Press ENTER
——————————-

Se ora si premono le frecce in alto o in basso si vedrà che quel “+72” (è un valore VDI) aumenterà o diminuirà a seconda del tasto premuto.

Per arrivare al nostro obbiettivo dovremo innanzitutto premere il tasto freccia che permetterà di portare quel valore a -95.

Ora controlliamo il segno di spunta accanto a ACCEPT e a REJECT (vedi sopra). Dato che dobbiamo iniziare a rifiutare i valori (ricordate? REJECT da -95 a -71!) premeremo il tasto ENTER per passare da ACCEPT a REJECT (o viceversa se l’impostazione presente fosse invertita).

A questo punto dovreste vedere una schermata più o meno così:
——————————-
BLOCK EDIT
[  ] ACCEPT         -95
[V] REJECT

To Change Press ENTER
——————————-

Benissimo… Siamo pronti ad operare!

Da adesso in poi cerchiamo di immaginare che ogni volta che premeremo la freccia per far aumentare quel valore VDI (-94, -93, -92 etc), esso verrà “PENNELLATO” con il valore REJECT. Potremo anche tener premuto il tasto freccia e veder scorrere velocemente i valori… Sappiate che da questo momento saranno tutti REJECT, come se gli avessimo passato sopra un pennello di vernice.

Quando saremo arrivati al valore -70, basterà premere il tasto ENTER per vedere il segno di spunta passare da REJECT a ACCEPT. Da ora in poi, premendo le frecce e variando quindi il VDI, andremo a “verniciare” questi valori con un nuovo colore: “ACCEPT”.
Ora basterà premere il tasto freccia per scorrere i valori in aumento… fino a +95.
Fatto questo premeremo il tasto MENU’ per terminare la procedura.

Cosa abbiamo fatto in sintesi?

1) Siamo andati all’estremo negativo dei VDI=-95
2) Ci siamo assicurati di aver scelto la “vernice” REJECT
3) Abbiamo,  con il tasto freccia, “pennellato” tutti i valori fino a -71
4) Siamo saliti di una unità, a -70
5) Abbiamo cambiato “vernice” con il tasto ENTER: ACCEPT
6) Con il solito tasto freccia abbiamo “pennellato” a salire tutti i valori da -70 a +95.
7) Alla fine abbiamo premuto MENU per dire al DFX che il nostro lavoro è finito.

Vedrete che è semplicissimo da realizzare…

Buona ricerca con Bazooka!!!
Bodhi3

DFX+V3+THEORY: Mixed Mode e Reverse Discrimination…


In questi ultimi giorni, con alcuni amici di ricerca, stiamo affrontando alcuni aspetti tecnici di una delle modalità di ricerca più sofisticate che siano utilizzabili con le macchine White’s di gamma alta (XLT, DFX e Spectra V3/i): il MIXED MODE.

Sintetizzando al massimo (rinvio per i dettagli ai manuale operativi dei rispettivi metal) il Mixed Mode è un settaggio che permette alla macchina di operare CONTEMPORANEAMENTE in modalità MOTION e in modalità NO-MOTION. Come è possibile vi chiederete? E’ semplice… Almeno a parole…

Immaginate, solo a titolo di semplice esempio, che la vostra macchina abbia la discriminazione settata in questo modo:

– Rifiutare tutto il ferro (VDI da -95 a -1)

– Accettare tutto il non-ferro (VDI a 0 a +95)

Esaminiamo ora i vari comportamenti della macchina nel caso di impostazione:

1)      MOTION

2)      NO-MOTION

3)      MIXED MODE

1) MOTION

Ora, se impostiamo il nostro metal in modalità MOTION (ovvero con identificazione del target), esso in linea di massima suonerà solo se la piastra è IN MOVIMENTO (ecco perchè MOTION) e se il target che passa sotto la piastra è, appunto NON FERROSO. Emetterò un tono specifico se il metal è impostato in MONOTONO o un tono con altezza correlata al tipo di metallo se ci troviamo in MULTITONO. Se invece il target è ferroso o non verrà segnalato (soppressione completa del segnale) o verrà annunciato con un suono “spezzato” e non solido (soppressione parziale del segnale).

Elemento chiave di questa modalità, giova ripetere, è la capacità di IDENTIFICARE il tipo di metallo.

2) NO-MOTION

Questa modalità, conosciuta anche come ALL-METAL, è caratterizzata dalla non necessità di movimento della piastra per dar luogo alla segnalazione di un target, molto spesso dalla incapacità di distinguere il tipo di metallo o, in altre parole, di DISCRIMINARE un target, dall’operare con un suono (detto “di Soglia”) completamente diverso da quello Motion e assolutamente svincolato dal tipo di target. Settando quindi il MD in NO-MOTION sentiremo i target ferrosi e quelli non ferrosi esattamente nello stesso modo. Un vantaggio immediato? La notevole maggiore sensibilità rispetto alla controparte MOTION

Elemento chiave di questa modalità: miglior performance assoluta in termini di profondità e di capacità di individuare oggetti minuscoli

3) MIXED MODE

Il MM (Mixed Mode) è una modalità di ricerca che, a quanto mi risulta, è esclusivo appannaggio di alcune macchine della White’s. in poche parole permette alla macchina, come ho scritto sopra, di operare CONTEMPORANEAMENTE in modalità MOTION e in modalità NO-MOTION. In questo caso, se il target è ferroso, il programma di discriminazione farà in modo che il suono sarà identico a quello della modalità NO MOTION, ovvero un bel suono di soglia che varia. Viceversa se il target è di tipo è non-ferroso, il nostro schema di discriminazione attiverà la parte MOTION con conseguente emissione di un tono specifico (MONOTONO) o di un tono correlato al VDI (multitono). In altre parole, con il MM avremo il massimo della duttilità e della potenza di entrambi i modi. E non solo! Come ho già avuto modo di spiegare, “…come ulteriore pregio del Mixed Mode, è la sua capacità di sfruttare la sensibilità di “prossimità” della piastra. In altre parole, mentre in modalità MOTION il target verrà segnalato acusticamente e visivamente solo quando si trova SOTTO la piastra, nel MIXED MODE, grazie alla componente NO-MOTION, il target inizierà ad essere percepito anche PRIMA dell’effettiva copertura della piastra. Tutto ciò è ovviamente dovuto all’ordinario principio di funzionamento dei modi MOTION e NO-MOTION.
Sono sicuro che molti di voi avranno già intuito il significato di quanto appena descritto. Avendo una sensibilità più “estesa” sarà più difficile farsi scappare target per colpa di una cattiva sovrapposizione della piastra. I principianti imparano presto che: “Una cattiva spazzolata è come tenere il metal spento!

Limiti d’uso del Mixed Mode

Ovviamente il Mixed Mode risente di alcuni limiti intrinseci nel suo utilizzo. Innanzitutto, come tutti sanno, utilizzare il Mixed Mode in un terreno ad alta concentrazione di spazzatura metallica equivale a bombardarsi le orecchie con suoni di ogni tipo e intensità. Praticamente l’anticamera alla pazzia più profonda! Il MM da il meglio di se in terreni a scarsa densità di target, dove è possibile apprezzare al massimo le sue doti di potenza e versatilità operativa.

Rimane però un ulteriore limitazione legata alla stessa tecnologia concettuale e implementativa del MM. Come ben analizzò Jeff Foster (che io considero mio primo Maestro e fonte di vera ispirazione) nel suo “Digging Deeper with the DFX” nella ricerca col Mixed Mode, il metal può trovarsi a seconda del tipo di target e della sua profondità, in una di queste 4 casistiche (si tenga a mente lo schema di discriminazione semplice che ho descritto all’inizio di questo articolo).

Come potete vedere, utilizzando il Mixed Mode otterremo una segnalazione di tipo Motion solo in caso di target Non Ferroso che si trovi ad una profondità ancora relativamente limitata e che quindi permetta ai circuiti della sezione Motion di identificare correttamente il target, associarlo ad un VDI e, passando attraverso la scrematura discriminativa, far suonare correttamente il metal detector.

Negli altri casi, a causa delle limitazioni intrinseche del metal, ci troveremo in delle situazioni di ambiguità. Se infatti sentiamo un suono di soglia variare, esso sarà dovuto ad un target ferroso superficiale? Da un target Ferroso profondo? O da un target NON ferroso così profondo che non ha permesso l’attivazione dei circuiti MOTION ma che è stato comunque rilevato da quelli NO MOTION?

Per quanto riguarda i casi 3 e 4 … non c’è nulla da fare… per toglierci il dubbio dovremo comunque scavare… Ma per i casi 1 e 2, come vedete il problema c’è…  Dovremo quindi studiare un sistema per limitare questa ambiguità onde evitare il più possibile di scavare “alla cieca”.

In altre parole…
Con il Mixed Mode e la discriminazione NORMALE… Se sentiamo variare il suono di soglia (NO MOTION)… Abbiamo 2 possibilità su 3 che il target alla fine si rilevi FERROSO…

Uno dei sistemi di ricerca più avanzati, che grazie alle peculiarità del NO-MOTION, possono aiutarci a risolvere il problema che ho appena finito di accennare è chiamato REVERSE DISCRIMINATION.

E’ doveroso premettere che si tratta di una tecnica avanzata e che richiede una certa esperienza d’uso del metal e di pratica applicativa per essere dominata a pieno.

In teoria si tratterebbe di operare, come dice il nome stesso, una INVERSIONE DELLA DISCRIMINAZIONE impostata sul nostro metal detector settato in modalità Mixed Mode.

Se prima rifiutavamo i VDI da -95 (Totalmente Ferroso) a -1 e accettavamo da 0 a +95 (Totalmente Non Ferroso) ora invertiremo esattamente questi valori: ACCETTIAMO DA -95 a -1 e RIFIUTIAMO DA 0 a +95.

“Bhè…A che serve questa stupidaggine?” direte voi… Abbiate un minuto di pazienza e sarà tutto più chiaro…

Ciò che abbiamo fatto non è altro che invertire la programmazione del Metal Detector in modo che “CIO’ CHE PRIMA ATTIVAVA LA MODALITA’ MOTION ORA INVECE ATTIVI LA PARTE NO-MOTION e CIO’ CHE PRIMA ERA GESTITO DALLA MODALITA’ NO-MOTION ORA LO SIA DA QUELLA MOTION”

Sono certo che qualcuno è già arrivato a capire il trucco…

Ecco come cambia la nostra casistica…

Come vedete, se ora sentite il segnale di soglia variare, o è un TARGET BUONO E SUPERFICIALE (Caso 2) o va comunque scavato per scoprirlo (Casi 3 e 4). In questo modo, grazie alla Reverse Discrimination avremo ridotto del 50% le possibilità di scavare e trovare un target non buono…ed in più, grazie alla maggiore sensibilità del modo NO-MOTION, sarà anche possibile trovare target buoni a profondità maggiori rispetto a quelli che troveremmo se il metal fosse impostato con la discriminazione normale!

In altre parole…
Con il Mixed Mode e la discriminazione INVERTITA… Se sentiamo variare il suono di soglia (NO MOTION)… Abbiamo 2 possibilità su 3 che il target alla fine si rilevi NON FERROSO… EVVIVA!!!!

Ovviamente ci sono anche altri sistemi per ridurre questa ambiguità (e se volete ne parleremo) ma nessuna è così performante come quella con Mixed Mode + Reverse Discrimination.

Questa è la teoria e la tecnica… Ora non rimane che andare sul campo e sperimentare!!!

Happy Reverse Hunting!

Bodhi3

TEST: In arrivo la prova delle White’s Deepscan DD 1400 8″x14″ e della Super 12″


Mentre mi preparo a stilare l’articolo della prima prova “sul campo” dello Spectra V3, avvenuta tra sabato e domenica, ho il piacere di annunciare che sono in arrivo, dopo essere state acquistate dall’amico del forum  Micciulino, le piastre White’s Eclipse DeepScan DD 1400 8″x14″ e la White’s Super 12″ .

La prima è una doppia D che darà il suo meglio nei terreni a mineralizzazione medio-alta e alta e la seconda è invece una bella “piastrona” concentrica da 300mm che promette ottime performance in terreni a mineralizzazione bassa e medio-bassa.

Restate sintonizzati!

Happy CoilTest Hunting!

Bodhi3

PS Di nuovo grazie a Stefano “Micciulino” per avermi anche concesso uno sconticino speciale “pro-matrimoniale”. 😀 😀 😀

THEORY+DFX+V3: Mono VS Multifrequenza


Facciamo un po’ di chiarezza sulla questione “Mono VS Multi Frequenza“…

Per capire meglio quando è preferibile usare una e quando tutte e tre le frequenze, è necessario sapere come il V3 (ma prima di lui il DFX) funziona in modalità multi frequenza.

Il brevetto White’s di Mark D. Rowan (“Method and apparatus for distinguishing metal objects employng multiple frequency interrogation” – US 6.879.161 B2) prevede che in caso di utilizzo di 2 o più frequenze, il trattamento dati avvenga sul cosiddetto segnale COMPOSITO ovvero ottenuto dalla combinazione degli “n” segnali rivenienti dalle “n” frequenze impiegate (nel caso DFX, n=2… in quello Spectra V3 n=3). Questa combinazione non è però una semplice somma dei segnali ma segue un interessante e intelligente algoritmo:

1)      Se il segnale è uguale per tutte le frequenze, IGNORA IL VALORE…
2)     Se il segnale è diverso, UNISCI I RISULTATI NEL SEGNALE FINALE COMPOSITO.

Perché questo sistema? Perché, come ho già trattato in un articolo riguardante la cosiddetta “signal subtraction”, si è notato che “PIU’ O MENO” tutte le frequenze reagiscono allo stesso modo nella parte NEGATIVA della scala VDI, ovvero in quella parte che riguarda la risposta a target ferrosi, ivi compresa la MINERALIZZAZIONE FERROSA DEL TERRENO!

Mmmm… Ma non è che questo sistema di combinazione dei segnali ha anche a che fare con il bilanciamento del terreno ? ESATTO!!! E’ proprio così! Se notiamo che le varie frequenze ritornano un segnale sempre “sostanzialmente” identico, al 99.9% significherà che abbiamo a che fare con un target ferroso o con il segnale riveniente dalla mineralizzazione ferrosa del terreno. Per contrastare appunto questo fenomeno (ovvero la mineralizzazione ferrosa) la White’s ha pensato ad un semplice “trucchetto”:

1)      Rileva la risposta alla mineralizzazione di ogni singola frequenza…
2)      Verifica che siano “più o meno” identiche…
3)      Allinea le risposte delle n frequenze e farle diventare uguali (SIGNAL SUBTRACTION!)
4)      Fa in modo che, in base all’algoritmo sopra indicato… Queste, dato che sono uguali, VENGANO IGNORATE!

Fermatevi un attimo a riflettere e vi renderete presto conto che questo tipo di gestione della multi-frequenza lega la SENSIBILITA’ del metal detector alla DIVERSITA’ DEL SEGNALE RIVENIENTE DALLE SINGOLE FREQUENZE UTILIZZATE. Più sono diverse le risposte, più il segnale composito evidenzierà il target rilevato.

Ahimè, il sistema di realizzazione del segnale composito non è immune da possibili problemi. Innanzitutto è sempre possibile che alcuni dati si perdano a causa della SOMMA CON ALGORITMO. Questo ovviamente pregiudicherà un l’efficienza della resa del multifrequenza in termini di sensibilità complessiva rispetto all’utilizzo in monofrequenza.  Secondo poi, a causa delle limitate risorse energetiche di cui il metal dispone, la potenza complessiva di trasmissione deve essere ripartita in modo uguale per le diverse frequenze, comportando poi, in fase di creazione del finale composito, un segnale in un certo senso “meno amplificato” .

Per farvi capire meglio cosa accade nel V3 e nel DFX, immaginate che la potenza massima COMPLESSIVA di trasmissione sia pari a PC=100%….

ATTENZIONE!!! I valori qui riportati non sono in valore assoluto ma sono espressi sottoforma di percentuale. Questo per dire che la potenza complessiva=100 del V3 non è uguale alla potenza complessiva=100 del DFX. E’ ben noto infatti che la quantità IN VALORE ASSOLUTO trasmessa dal V3 è ben superiore a quella del DFX!

Caso SPECTRA V3 MODALITA’ MONOFREQUENZA:

POTENZA FREQUENZA BASSA 2.5KHZ (PB) = 100/100
Oppure…
POTENZA FREQUENZA MEDIA 7.5KHz (PM) = 100/100
Oppure
POTENZA FREQUENZA ALTA 22.5KHz (PA) = 100/100
—–
POTENZA COMPLESSIVA: PB=PC=100 oppure PM=PC=100 oppure PA=PM=100

Caso DFX MODALITA’ MONOFREQUENZA:

POTENZA FREQUENZA BASSA 3KHz (PB) = circa 50-60/100
Oppure…
POTENZA FREQUENZA ALTA 15KHz (PA) = circa 50-60/100

POTENZA COMPLESSIVA: PB=PC=circa 50-60 oppure PA=PM=circa 50-60

Nota: Nel V3, in modalità Monofrequenza, TUTTA l’energia è riservata alla singola frequenza selezionata. In questo modo si otterrà il massimo risultato possibile per ogni tipologia avendo la possibilità di impiegare il 100% delle risorse senza alcun compromesso. Nel DFX invece, l’energia riservata alla singola frequenza è pari invece a circa il 50-60%. Ecco perché il DFX in modalità monofrequenza risulta MOLTO MENO performante rispetto alla stessa modalità per il V3.

Caso SPECTRA V3 MODALITA’ MULTIFREQUENZA:

POTENZA FREQUENZA BASSA 2.5KHZ (PB) = 33.3/100
POTENZA FREQUENZA MEDIA 7.5KHz (PM) = 33.3/100
POTENZA FREQUENZA ALTA 22.5KHz (PA) = 33.3/100

POTENZA COMPLESSIVA: PB+PM+PA=PC=100/100

Caso DFX MODALITA’ MULTIFREQUENZA:

POTENZA FREQUENZA BASSA 3KHz (PB) = 50/100
POTENZA FREQUENZA ALTA 15KHz (PA) = 50/100

POTENZA COMPLESSIVA: PB+PA=PC=100/100

Nota: La potenza complessiva è data dalla somma aritmetica delle tre frequenze che hanno, ognuna, un terzo delle risorse a disposizione. Va da se però che una segnale investigato con 1/3 della potenza non sarà MAI equivalente a quello riveniente dall’applicazione del 100% della potenza portando quindi ad una perdita di performance generale intorno al 5-10% (variabile a seconda del mutare di numerosi fattori). Ecco perché, sia per il DFX che anche per il V3, nel caso dell’utilizzo in Multi-frequenza avremo una performance, in termini di SENSIBILITA’ GENERALE, leggermente inferiore a quella ottenuta in monofrequenza. Dobbiamo però  ricordare che mentre il DFX può operare SOLO in “multi-frequenza con salt-compensate”, bilanciata contemporaneamente sia per mineralizzazione ferrosa che salina e, per questo, con un leggero calo di sensibilità globale, il V3 può lavorare sia in questa modalità sia in multi-frequenza “NO SALT” , bilanciata solo verso la mineralizzazione ferrosa e quindi con una migliore performance su terreni non salinizzati. Tutto ciò, oltre ad una scelta più oculata delle frequenze, una potenza in valore assoluto sensibilmente maggiore, la possibilità di avere un TX BOOST, una migliore gestione del segnale fanno risultare le performance GENERALI (sia in mono che in multifreq) del V3 nettamente superiori a quelle del già ottimo DFX.

Ribadisco però, e con questo concludo, che in ogni modo la sensibilità del V3 (e anche del DFX) risulta migliore in monofrequenza che in multifrequenza. Discorso invece assai diverso è la qualità della discriminazione tra i due modi operativi. Rimando ad un prossimo articolo l’approfondimento di questo aspetto.

Happy MonoVsMulti Hunting!

Bodhi3

THEORY+DFX+XLT+V3: S.A.T., Sweep, Recovery e AUTOTRAC Speed


Riporto qui alcuni quesiti posti dall’amico MAREAMAREA circa la Self Adjusting Threshold (SAT), la Recovery Speed e il Bilanciamento del terreno.

Ho aperto questa discussione, per rimarcare meglio i concetti su questi 4 parametri: Recovery Speed, Recovery Delay, Sweep Speed, SAT. Possono interessare maggiormente a chi usa i Whites, ma sono intrinseci nel software di ogni metal non programmabile (Bodhi3 mi corregga sè dico inesattezze).

Ciao Mario!

Innanzitutto diciamo che Recovery Speed e Recovery Delay sono la stessa cosa. Nel Vision V3 hanno semplicemente cambiato dizione da Speed a Delay ma il succo non cambia. Effettivamente questi 3 parametri interessano tutti i metal detector. Ahimè ci sono MD che possono permettere all’operatore di intervenire con delle correzioni automatiche o manuali, altri invece che sono FISSI su valori preimpostati dalla fabbrica.

Solo ora, vengo a conoscenza che il comando Recovery Speed è identico al Recovery Delay, cambia il nome, ma la funzione è la stessa.ossia :Velocità di recupero(identificazione del target in quel determinato istante). Suppongo che questa caratteristica del Recovery, più o meno sviluppata sia legata allo sviluppo più o meno sofisticato dell’ hardware del metal, e alla velocità di elaborazione del processore. Correggetemi se sbaglio !

Bravo… Vedo che le nostre chiacchierate su Skype portano grandi risultati!

La Recovery Speed in senso ampio indica la velocità con cui il nostro amato MD riesce ad essere nuovamente in grado di segnalare un target dopo averne segnalato un altro. Come scrissi un po’ di tempo fa, dovete sempre tenere conto che, in modalità MOTION/DISCRIMINATION, quando un metal rileva e segnala un target (che sia o meno discriminato), esso è progettato per perdere immediatamente sensibilità onde evitare, venendo immediatamente a contatto con altri target magari di diversa natura, di dare segnalazioni anche contrastanti che possono confondere l’operatore. E’ ovvio che, più è lunga la durata di questo “stordimento”, maggiore è la possibilità che si perdano target che si trovino in prossimità del primo rilevato. Se invece il periodo di “desensibilizzazione” è troppo breve può accadere che:

1) Il medesimo target, specie se non troppo piccolo, venga segnalato più volte causando ovviamente confusione

2) Che la segnalazione sia così breve da essere confusa con un falso segnale

E’ ovvio che la Recovery Speed è legata anche ad altri fattori critici del metal detector, sia legati all’elettronica, sia alla meccanica, sia all’operatore umano.

Una implementazione elettronica della Recovery rapida, equilibrata ed efficace permette una migliore separazione dei target ed una diminuzione del cosiddetto IRON MASKING.

Parlando di meccanica invece, la dimensione della piastra, la sua forma e la sua tipologia, ovviamente influenzano la resa della recovery. Legato a questo c’è il fattore umano, con la velocità di spazzolata. Bisogna infatti cercare di spazzolare ad una velocità corretta per tentare, per quanto possibile, di arrivare ad un tempo/spazio di recupero ottimale.

Passo al secondo punto che è quello dello Sweep Speed (velocità di spazzolata) o meglio chiamarla come dice Bodhi3, “boost del Ground Filter” ossia l’ottimizzazione della velocità per rendere efficace l’attvità di quel determinato filtro funzionante in quel momento.

Faccio un esempio pratico semplice (alla Bodhi3 ) : Se piove a dirotto

(filtri) ho bisogno di aumentare la velocità del tergicristallo per vedere meglio attraverso il parabrezza.

Bravissimo Mario! Il parametro Sweep Speed (SS) è senz’altro meglio vederlo come se fosse un “POTENZIATORE DEI GROUND FILTERS”. Come molti sanno, all’aumentare della mineralizzazione nel terreno, è opportuno aumentare di conseguenza il numero dei filtri applicati (il cui funzionamento è stato ampiamente trattato nel mio blog). La conseguenza diretta è che, per ottenere un funzionamento efficace al top, la macchina richiede un aumento di velocità della spazzolata. Ma cosa posso fare in condizioni di elevato inquinamento da immondizia ferrosa o in spazi angusti dove non è possibile “agitarsi” più di tanto? Bhè, le soluzioni possono essere 2…

La prima soluzione passa attraverso l’adozione di una piastra più stretta di quella standard. Tale soluzione geometrica comporta che la velocità con cui il target passerà sotto la piastra (Velocità=Dimensione Piastra diviso il Tempo di Passaggio del Target sotto la stessa) aumenterà rendendo dunque più efficace il filtraggio.

L’altra soluzione è di tipo elettronico: i DFX/XLT/V3 permettono di migliorare la resa dei filtri agendo sul parametro Sweep Speed che permette, tecnicamente, di regolare l’ampiezza periodale di campionamento del segnale. Valori minimi permettono un periodo di campionamento del segnale più esteso, valori massimi restringono questa “finestra”. Ciò si traduce, in parole povere, nella “simulazione elettronica” di una piastra più o meno piccola e quindi, pensando a ciò che ho scritto prima, più o meno performante a seconda del filtraggio applicato.

Chiarito a mio modo, questo concetto, passo al punto SAT, quello che potrebbe confondere le idee, almeno le mie le ha confuse.

Cosa è la SAT:SAT SPEED (velocità della soglia autoregolante)

Serve a regolare la velocità del bilanciamento automatico effettuato dal M-D

Usare numeri bassi per un movimento lento della piastra.

Usare numeri un pò più alti per un movimento normale della piastra ( circa 60 cm al sec ).

Usare numeri più alti per un movimento veloce della piastra.

Ahimè, come ti dicevo questa mattina su Skype, qui c’è un pochino di confusione.

La SAT (Self Adjusting Threshold) Speed NON REGOLA la velocità del bilanciamento automatico del terreno effettuata dal MD.

Dovete tenere sempre a mente che il suono di Soglia (Threshold), mano a mano che si spazzola, può prendere delle “derive” rispetto al suo valore medio, a causa di variazioni della mineralizzazione, dell’interazione con target ACCETTATI o RIFIUTATI e della eventuale presenza di interferenze elettromagnetiche. I vecchi modelli di MD di solito disponevano di un pulsantino (o di un “grilletto”) che permettevano all’operatore di resettare manualmente la soglia al suo valore medio. I Metal dotati di SAT possono invece occuparsi in maniera totalmente automatica di questa noiosa incombenza. E’ ovvio che in condizioni di maggiore variabilità delle condizioni di mineralizzazione o in posti dove ci sia parecchia immondizia, sarà utile aumentare il valore di questo parametro per fare in modo che la soglia “tenga il passo”. Parimenti, in condizioni più tranquille, è meglio abbassare tale valore per non sovraccaricare la macchina inutilmente.

Questa è la terminologia ed il significato, ma mi chiedo la SAT ha una relazione con la SWEEP SPEED?

Non penso siano la stessa cosa !

Regola la velocità di bilanciamento del metal, ossia regola con che frequenza il metal si bilancia nell’arco di un tempo stabilito ?

Ossia in un minuto il metal si bilancia 2 volte ?

Quindi il movimento più o meno veloce della piastra, può inficiare il corretto bilanciamento?

Mi pare che non ci siano correlazioni tra SWEEP SPEEED che serve per una cosa e SAT !

Possiamo dire che non ci sono relazioni dirette tra SAT e Sweep Speed. E’ ovvio però che ci possono essere effetti derivati dalle variazioni di questi parametri.

Colgo l’occasione per ricordare che la gestione automatica del bilanciamento del terreno, nei metal White’s, è affidato al cosiddetto AUTOTRAC. Esso, almeno in alcuni modelli, è addirittura programmabile nel senso che è possibile impostare una sorta di velocità di bilanciamento del terreno. Questo termine (Velocità) è però stato usato a sproposito perché tale concetto è legato al tempo mentre invece l’AUTOTRAC SPEED si basa su un fattore ben diverso.

Faccio alcuni esempi prima di entrare nel dettaglio…

Immaginiamo di spazzolare alla nostra velocità abituale e di aver impostato l’AUTOTRAC SPEED ad un valore pari a 10 (valore inventato!). Se abbiamo la possibilità di impostare anche la funzione TRACK VIEW (DFX/XLT/V3), il metal ci segnalerà sul display (con la scritta TRACK) quando sta materialmente ri-sintonizzandosi con il terreno. Immaginiamo che tale segnalazioni compaia circa ogni 5-6 secondi. Ora, se raddoppiamo il valore di AUTOTRAC SPEED ci potremmo aspettare di veder apparire la scritta TRACK non più ogni 5-6 secondi ma dopo 2 o 3… E invece…

E invece magari continua ad apparirci dopo 5-6 secondi… Ma allora questo AUTOTRAC SPEED come funziona?

Funziona semplicemente modificando la soglia minima di variazione con cui “scatta” la procedura di ri-bilanciamento automatico. Mi spiego meglio. Con valori di A.S. bassi, il Metal Detector rieffettuerà il bilanciamento solo se esso rileva una variazione RELATIVAMENTE GRANDE nella mineralizzazione del terreno. Con valori di A.S. elevati invece il metal sarà sensibile anche a variazioni minime. Come dire che è possibile impostare la “tolleranza” del metal a queste variazioni. E’ ovvio che, all’aumentare del valore di AUTOTRAC SPEED, è PIU’ FACILE E FREQUENTE che il metal rilevi minuscole variazioni di mineralizzazione, facendoci quindi credere che è AUMENTATA LA VELOCITA’ DI RI-BILANCIAMENTO. Semplice no? Ecco perché, in condizioni particolari (leggi dove la mineralizzazione è sostanzialmente costante o quasi nulla) variare questo parametro, come nello stupido esempio che ho fatto prima, potrebbe non sortire alcun effetto.

Happy TrackThis Hunting!

Bodhi3

TEST: Seconda prova della SEF 15×12 con White’s DFX


Questo sabato, giornata stupenda, ho effettuato la seconda uscita Test con la SEF 15×12 montata sul mio DFX.

La prima parte della mattinata si è svolta su un terreno arato, leggermente sabbioso, pochi sassi sepolti e mineralizzazione media; la seconda parte su un campo da pascolo con manto erboso basso, pochi sassi sepolti e mineralizzazione medio-alta. In entrambi i casi mi trovavo abbastanza vicino (circa 100 metri) ad un terreno dove si stavano svolgendo voli d’addestramento con piccoli elicotteri civili (ddu’ cojoni… un casino che non immaginate…)

Come la scorsa volta, ho iniziato prima a cercare caricando il programma di fabbrica RELIC. Quando devo testare un nuovo accessorio mi piace sempre partire da impostazioni “conservative” per vedere come se la cava in condizioni di relativa rilassatezza. Il peso (circa 700 e rotti grammi) della piastra si è rivelato più gestibile, forse grazie all'”allenamento” della settimana scorsa, al fatto che avendo preso un po’ di dimestichezza con la piastra tendevo a tenerla ancora più vicina al terreno (sforzando quindi di meno il polso per evitare il minimo contatto con gli ostacoli) ma soprattutto al fatto che ho imparato che questa piastra può (secondo me DEVE) essere mossa più lentamente delle altre.

Quello che ho appena detto contraddice in pieno la teoria del metal detecting che dice che sono le piastre piccole che possono essere usate lentamente senza perdere efficacia (chi legge il mio blog sa il perchè) mentre le più grandi andrebbero mosse con più brio. Il bello è che la SEF 15×12, anche a muoverla non troppo rapidamente, si rivela assolutamente performante permettendomi quindi di non affaticarmi troppo durante la spazzolata.

E’ ovvio, prevengo i vostri commenti, che aumentando la velocità di spazzolata le prestazioni aumenteranno leggermente, ma per ottenere quel pollice in più di profondità, vi costerà un bello sforzo… Decidete voi…

Come dicevo, i primi test sono stati effettuati su un campo arato. La dimensione delle zolle di terreno non era eccessiva ma comunque non si trattava di un terreno “piatto”. Normalmente sui campi arati le piastre grandi soffrono un po’ perché, non potendo seguire il profilo delle zolle in maniera aderente come è possibile fare con piastre più piccoline, siamo costretti a tenerle leggermente sollevate perdendo di profondità. In questo caso, per fortuna, le generose dimensioni della SEF 15×12 compensano almeno in parte questa perdita di profondità.

La stabilità della piastra anche stavolta è stata superlativa. Ho testato il mio DFX su quel terreno non solo con alcune Factory Preset (Relic, Jewelry e Jewelry/Beach) ma anche con programmi molto noti per le loro performance (es. Bazooka – vedi in fondo all’articolo ) e anche in questo caso la piastra si è comportata in maniera superba.

Memore dell’esperienza precedente, ho abbassato un pochino la DC Sensitivity in modo da avere un pin-point più preciso e, anche grazie all’esperienza accumulata, la mia precisione di individuazione e scavo è diventata “QUASI” assoluta. Ho scritto “QUASI” non a caso… fra poco spiegherò il perché…

Anche in questa condizione operativa i risultati non sono mancati e dopo un po’ (tenete conto che questo campo l’avevo già lavorato con la Eclipse 950 e con un ACE 250) sono iniziati a spuntare oggetti non ferrosi a varie profondità. Come al solito la profondità media è stata sicuramente superiore a quella ottenibile con la piastra standard in quelle condizioni di terreno. Dato il quasi inesistente inquinamento da ferro, non ho avuto modo di riprovare in modo intensivo la recovery speed e la sepazione dei target.

La seconda parte del test è avvenuta su un campo da pascolo bellissimo. Erbetta bassa bassa tipo campo da golf… sole stupendo… nessuno che scassava (a parte gli elicotteri che mi sorvolavano ogni 5 minuti!).

Dato che non avevo troppo tempo a disposizione, mi sono concentrato su alcuni test “artificiali”.

Ho scavato una bella buchetta da circa 22-25 cm (non vado in giro col righello!) e ci ho infilato dentro una moneta da 50 cents. Ho ricoperto il tutto e pigiato ben bene per far aderire la terra.

So per certo che ne la 950 ne la 6×10 sarebbero riusciti a sentirla con quella mineralizzazione (parliamo di un valore pari a 4 su 13.5 nella scala Jeff Foster dove 0 è mineralizzazione estrema e 13.5 è nessuna mineralizzazione) avendo già fatto quel test durante un’uscita precedente.

Bhè… la SEF la sentiva… e pure bene!

Per onestà va detto che l’audio era abbastanza solido e ripetibile mentre il Signagraph e il VDI erano piuttosto variabili anche se sempre con valori positivi. Dato che stavo usando il programma Bazooka che è notoriamente estremo e tende a dare anche diversi falsi segnali, ho pensato: “Ma non è che posso scambiare il segnale del mio target buono con un falso segnale e ‘tirare avanti’ senza fermarmi?” e allora ho voluto fare un secondo test che tagliava la testa al toro…

Ho abbassato i valori di AC Sensitivity da 80 a 67, la DC a 35 e il PreAmp Gain da 4 a 3.

Voi direte, “Ma che sei matto? Non sentirai una moneta manco se l’appoggi sulla piastra!!! Quei valori sono TROOOPPO bassi!”

Bhè… Il suono di soglia è diventato di velluto… Falsi segnali ZERO e… Passando la SEF sulla moneta: BEEEP!!! Beccata!!!! Impossibile confondersi ora!!! Ho fatto anche altre prove seppellendo altri oggetti ed ho avuto altre conferme. Morale della favola: se non siete interessati a profondità da sindrome cinese ma volete certezze e ottima profondità, NON SETTATE LA MACCHINA CON VALORI TROPPO ALTI! Seguendo questa filosofia mi sono trovato con una macchina ultra-stabile, silenziosissima e che, se segnalava qualcosa…era un target valido con un livello di confidenza di circa il 90%. E non ho perso tanto in profondità!

E’ certo che se siete interessati alla SUPER-PERFORMANCE dovrete, ma questo è comune a qualsiasi piastra, accettare un compromesso: settaggi “pompati”, un maggior numero di falsi segnali e quindi peggiore qualità di ricerca in senso ampio.

Un settaggio da super-esperti? Prendete il Bazooka, abbassate i valori di AC, DC e PreAmp ai valori che ho detto sopra, verificate di trovarvi in monofrequenza 15KHz, GEB Offset a +1, SweepSpeed a 1, HotRock Reject e BottleCap Rejection al minimo e Recovery Speed intorno a 10-12. Ground Filtering a seconda della mineralizzazione (se potete usare il valore 3 è meglio). Ma soprattutto VCO e MIXED MODE su ON…

So che il Mixed Mode non è per tutti… Causa parecchi mal di testa specie se siete in zone inquinate da ferro. Ma se non avete troppi problemi con la spazzatura metallica vi permette di iniziare a sentire il target prima di passarci sopra con la piastra! Divertimento assicurato!

Per concludere voglio tornare al discorso lasciato a metà sul PINPOINT….

Ho scritto che, con la pratica la precisione di scavo diventa QUASI assoluta. Infatti possono esserci i casi in cui potreste letteralmente diventare matti per trovare il target. Durante le mie ultime prove mi è capitato più di una volta di sentire un target con audio solido e signagraph solido. Verificavo la posizione col pin-point e, dopo aver individuato il punto esatto, iniziavo a scavare… Nulla…Eppure il meter è abbastanza preciso anche con la SEF… Scavo più a fondo… nulla… Allargo un po’ la buca…ancora nulla… Vado più giù… nulla… Eccheccacchio!

Poi, all’improvviso, mi ritorna in mente un brandello di un post di un forum americano dove si accennava a SEF e Segnali Fantasma. Bingo!

La SEF, per la sua particolare conformazione, spesso può ingannare l’operatore quando il target è messo con una particolare angolazione. Può accadere infatti che pur segnalando il massimo livello di segnale al centro della piastra, in realtà il target si trovi a lato della medesima. In altre parole il campo elettromagnetico è come se fosse deviato dall’angolazione del target e spostato lateralmente.

Ciò, a dire il vero, non capita di frequente, anzi, succede pochissime volte, ma quando succede è piuttosto noioso. Personalmente ho notato questo. Quando mi è capitato questo fenomeno, ho visto che, al lato della piastra, un paio di cm fuori dal suo bordo, il metal mi segnalava un altro target valido alla stessa profondità del primo. Scavando poi mi accorgevo che il target VERO si trovava più o meno in un punto a metà dei due target VIRTUALI segnalati.

A questo punto ho elaborato una strategia. Quando sospettavo una situazione del genere, usavo il PINPOINT per ispezionare l’area INTORNO al primo target segnalato per verificare la presenza del suo “Fantasma”. A quel punto scavavo tra i due punti e di solito funziona!

Ripeto… Su 100 segnali validi questo effetto fantasma potrà capitare 5-6 volte… Nulla di preoccupante quindi…e poi vi ho appena indicato come aggirare il problema.

Concludendo la mia prova riconfermo l’assoluta qualità di questo prodotto il cui acquisto consiglio vivamente specie a tutti coloro che cercano una piastra ultra-performante in profondità, copertura, stabilità e precisione nella discriminazione e nella separazione dei target.

Spero, nel prossimo futuro, di poter testare anche la sorella minore 12×10 per verificare, come dicono, che non perda troppo rispetto alla 15×12 garantendo però un peso sensibilmente inferiore.

Happy SEF Hunting!

Bodhi3

BAZOOKA PROGRAM PRG
BASIC ADJUSTMENTS: BAZOOKA
TARGET VOLUME 48 – 63 1 50
AUDIO THRESHOLD 0 – 42 2 15
TONE (AUDIO FREQ.) 0 – 255 3 231
AUDIO DISC. ON/OFF 4 ON
SILENT SEARCH ON/OFF 5 OFF
MIXED-MODE ON/OFF 6 OFF
A.C. SENSITIVITY 1 – 85 7 80
D.C. SENSITIVITY 1 – 60 8 50
BACKLIGHT 0 – 6 9 0
VIEWING ANGLE 1 – 25 10 25
PRO OPTIONS:
AUDIO RATCHET PINPOINT ON/OFF 1 OFF
S.A.T.SPEED 0 – 10 2 5
TONE I.D. ON/OFF 3 ON
V.C.O. ON/OFF 4 ON
MODULATION ON/OFF 5 ON
G.E.B. AUTOTRAC ON/OFF 6 ON
TRAC VIEW ON/OFF 7 OFF
AUTOTRAC SPEED 1 – 20 8 8
AUTOTRAC OFFSET -10 – +10 9 0
TRAC INHIBIT ON/OFF 10 ON
COARSE G.E.B. 0 – 255 11 AUT
FINE G.E.B. 0 – 255 12 AUT
DISCRIM-INATION DISC. EDIT -95 – +95  (n.a.) 13 REJ:-95,
BLOCK EDIT -95 – +95 14 -71
ACC:-70,
95
LEARN ACCEPT ON/OFF 15 OFF
LEARN REJECT ON/OFF 16 OFF
RECOVERY SPEED 1 – 40 17 16-20
BOTTLECAP REJECT 1 – 20 18 1
HOT ROCK REJECT 0 – 20 19 10-20
SWEEP SPEED 1 – 20 20 1
GROUND FILTERING 2 – 6 21 5
DISPLAY VISUAL DISC. ON/OFF 22 OFF
ICONS ON/OFF 23 PREF
V.D.I. SENSITIVITY 0 – 99 24 90
D.C. PHASE ON/OFF 25 ON
GRAPH AVERAGING ON/OFF 26 OFF
GRAPH ACCUMULATE ON/OFF 27 ON
FADE RATE 1 – 14 28 5
PREAMP PREAMP GAIN 1 – 4 29 3
MULTI FREQ. METHOD 2 FREQ. (BEST DATA) ON/OFF 30 OFF
2 FREQ. (CORRELATE) ON/OFF 31 OFF
V.D.I. NORMALIZED ON/OFF 32 ON
1 FREQUENCY (3kHz) ON/OFF 33 ON
1 FREQUENCY (15kHz) ON/OFF 34 OFF

TEST: Prima uscita con la SEF 15×12…


Come annunciato ieri, stamattina ho iniziato i primi test “live” della piastra SEF 15×12 che ho avuto in prestito da un gentile amico di ricerca.

Come molti sanno, i terreni che di solito frequento hanno una mineralizzazione ferrosa medio alta (in una scala da 1 a 15, di solito si attestano tra 10 e 12.5) quindi le piastre Doppia D dovrebbero avere un certo margine di vantaggio rispetto alle concentriche di pari misura.

La SEF (Symmetric Electro-Magnetic Field – Campo Elettro-magnetico Simmetrico), chiamata anche Butterfly (farfalla) per via della sua particolare geometria, rappresenta forse la massima evoluzione delle DoppiaD.

Progettata dalla Detech con un tempo di sviluppo di circa 3 anni, vede nel suo arsenale 5 modelli (prodotti poi per diverse marche e modelli di metal detector):

– SEF 8×6 (L’ultima nata!)

– SEF 12×10

– SEF 15×12 (Quella che sto testando)

– SEF 18×15

– SEF 21×17

Va da se che i numeri indicati sopra indicano le dimensioni verticali e orizzontali in pollici.

La piastra è arrivata a casa mia in un cartone bianco con il logo SEF arancio e rosso in fondo nero. Le dimensioni sono davvero ragguardevoli! Circa 38×30,5 cm!!! Rispetto a questo modello, la Eclipse 950, piastra standard da 9.5″ (circa 24 cm) del mio DFX sembra proprio piccolina!

Una delle mie preoccupazioni, ancora prima di ricevere questa piastra, era il suo peso. Avevo letto da diverse parti che le SEF, a partire dalla 12×10 in su, risultano piuttosto pesantine. Non appena ho sballato la confezione e ho sollevato la bobina ho tirato un mezzo sospiro di sollievo. Pur se veramente grandicella, la 15×10 non mi è sembrata poi così un macigno come avevo letto. Per pura curiosità l’ho messa su una bilancia alimentare e il display digitale mi ha indicato un peso di poco più di 700 grammi. All’incirca un paio di etti in più rispetto alla Eclipse 950. Tenendo conto che stiamo parlando di una piastra, la SEF, che è circa, fatte le debite proporzioni, il 30% più grande di quella standard, mi sembra che la differenza di peso sia piuttosto contenuta.

Stamattina, verso le 9.30, mi sono recato in un campo vicino casa mia che aspettava da un po’ di tempo di essere ri-spazzolato a dovere. Conoscevo bene la caratteristiche del terreno per averlo già iniziato a sondare con la Eclipse 950 e con la mia nuova Eclipse DD 6×10, la sua mineralizzazione media (misurata col metodo Jeff Foster) e il livello di umidità. Condizioni perfette ed ideali per un primo test serio per questa piastra.

Il montaggio è avvenuto senza alcun tipo di problema: la vite con bullone standard della White’s è perfetta per questo modello. Un veloce avvolgimento del cavo intorno all’asta del metal, l’inserimento dello spinotto con vite di sicurezza e via… accendiamo lo strumento!

La piastra, pur pesando 200 grammi in più rispetto alla 950 non sbilancia troppo il DFX in avanti. Il peso extra un po’ si sente, questo è vero, ma come si suol dire “pensavo peggio…”. Tenete conto che la piastra mi è stata prestata e quindi ho avuto la naturale tendenza di tenerla un po’ più sollevata da terra, con un evidente sforzo supplementare, per minimizzare i possibili contatti con pietre o altri ostacoli che potessero graffiarla eccessivamente. Da notare che la SEF viene venduta con il suo copri piastra, quindi è possibile, per chi l’acquista, iniziare subito a spazzolare senza troppe preoccupazioni.

Ho impostato, per iniziare, un programma di fabbrica, il RELIC, per vedere come si comporta con impostazioni piuttosto “tranquille” e conservative. La prima sensazione è stata quella di una stabilità sconcertante per le dimensioni di questa piastra. Silenziosa, stabilissima, senza falsi segnali, ha iniziato subito a far vedere di che pasta è fatta segnalando target non-ferrosi con audio solido e VDI e Signagraph piuttosto stabili. La profondità, con il programma standard caricato, mi ha subito meravigliato. Di solito, nei miei terreni, con il RELIC e la 950 o la 6×10 non si riesce a raggiungere profondità troppo elevate. Diciamo che la norma è tra i 5 e i 12-15 cm. Bhè, la SEF mi ha fatto subito scavare un target non ferroso delle dimensioni di una moneta a circa 20 cm!

Continuando a spazzolare, ho “pompato” il mio DFX con programmi molto più spinti. Mi aspettavo, da quello che avevo letto in alcuni forum, che la SEF facesse impazzire il Metal…
E invece? Ancora abbastanza stabile!!! Molto di più della 950 o della 6×10!

L’entusiasmo è cresciuto di pari passo all’aumento dei parametri di sensitività! E, di conseguenza, la profondità delle buche che la SEF mi ha fatto scavare. Tenete conto che alla fine delle quasi 5 ore di test, in un campo già parzialmente lavorato, ho scavato buche fino a 28-30 cm per target delle dimensioni medie di una moneta o anche meno!

La cosa per me più impressionante è stato non tanto il raggiungimento del top della profondità a 30 cm… ma il fatto che la MEDIA delle buche sia notevolmente più profonda di quelle che la 950 o la 6×10 mi hanno fatto fare. Questo perché, statisticamente, i target dalle mie parti non vanno mai troppo a fondo. Posso dire questo con una certa tranquillità datami dall’aver fatto un uso massivo della modalità di ricerca NO-MOTION che, come sapete, permette di raggiungere profondità assai superiori a quelle ottenibili in modalità MOTION.

Altro mio dubbio sulla SEF 15×12 riguardava la sua capacità di rilevare oggetti piccoli. Di solito le piastre grandi dimostrano di soffrire molto con target minuti. E invece, altra grande sorpresa!
La SEF mi segnala nettamente un target non ferroso a circa 10-12 cm: scavo e… Incredibile! Una monetina piccina piccina piccina! Circa 7 mm di diametro per uno spessore di circa 1 mm!!
Sono certo di aver stra-ripassato quel punto con la 950 e con la 6×10 senza aver avuto segnali affidabili e sono altrettanto stra-convinto che almeno la 950 non mi avrebbe mai segnalato correttamente quella monetina! Che dire? FANTASTICO!!!

Il Pin-point della piastra si rivela un po’ meno chirurgico della 950 ma senz’altro all’altezza della situazione. Come tutte le DoppiaD ci vuole un po’ di pratica ma dopo un po’ si impara ad individuare il punto di scavo con una discreta precisione. Tenete anche conto che l’incremento medio della profondità di rilevazione disturba sempre un po’ la precisione del pinpoint di QUALUNQUE piastra. Ecco perché la SEF ti costringe a fare un po’ di esercizi in più.

La separazione dei target si è rivelata assolutamente sorprendente. Non mi aspettavo, da una bobina così grande, una capacità così elevata di districarsi tra i vari target sepolti.

Ora vorrei dare qualche consiglio per chi userà questa piastra con il suo DFX: diminuite la Recovery Speed di circa un 30% e la Sweep Speed portatela al minimo (1). Questo per tarare la macchina alle generose dimensioni in larghezza della SEF. Impostate la PreAmp al massimo valore che permetta di tenere la macchina stabile collegandola ad un opportuno AC Sensitivity.

Abbassate pure tranquillamente un pochino la DC Sensitivity se sentite che il pin-point vi mette un po’ in difficoltà. Questo, ovviamente, se non siete pazzi come me ad usare il DFX in Mixed Mode.

Se volete andare sul velluto impostate il modo multi-frequenza Best Data e pompate pure le sensitivity per compensare la naturale perdita di performance di questa modalità rispetto alle Single-Frequency.

Se siete più temerari e il terreno ve lo consente, via con il 15KHz, PreAmp a 4 , AC sens a 80, Ground Filtering a 3-4, VCO su ON e Mixed Mode acceso! Vi divertirete sicuramente!!!!

Se proprio vogliamo trovare il pelo nell’uovo… Il peso extra della piastra… Ma ho già pensato di procurarmi una corda elastica (quella che si usa per fissare le cose sui portapacchi dell’auto) con i ganci per realizzare il mio “Swingy Thing” e risolvere anche questo problema. Per coloro che invece proprio non possano gestire questo piccolo peso in eccesso, magari la 12×10 può essere la soluzione…

Concludendo questo primo test, assolutamente POSITIVISSIMO, posso dire che la sensazione che mi ha lasciato la SEF 15×12 è questa: “Se c’è un target sotto terra… La SEF lo troverà!”

Happy Symmetric Hunting!

Bodhi3

DFX: Finalmente è arrivata la Eclipse DD 6″x10″!!!


Evviva!

Finalmente sono possessore di una piastra White’s Eclipse DD 6″x10″ per il mio DFX!

L’ho acquistata dall’amico CHIAVISTELLO del forum METALDETECTORPERTUTTI. Una persona davvero squisita e simpatica! E’ nuovissima, con tanto di copripiastra ed era ancora sigillata dal costruttore! Chiavistello l’aveva acquistata per il suo M6 ma, a causa di una serie di disguidi, quando gli è arrivata dall’inghilterra era ormai già passato ad un altro Metal Detector.

Dato che il terreno dove opero di solito ha una mineralizzazione medio-alta (sono in bassa Umbria), la piastra concentrica di serie Eclipse 950 9.5″ dimostrava di soffrire un po’ questa condizione operativa. Ora, con la DoppiaD, le cose dovrebbero andare meglio… NON VEDO L’ORA DI PROVARLA!

Happy DD Hunting!

Bodhi3

DFX: AUTOTRAC e condizioni estreme di ricerca


Una delle feature meglio riuscite del nostro amato DFX (e dell’XLT) è il cosiddetto AUTOTRAC. Questa funzionalità permette i mantenere automaticamente bilanciato il detector al variare della mineralizzazione di tipo ferroso del terreno.

Ci evita quindi di dover continuamente “risintonizzare” il bilanciamento mentre ci muoviamo sul nostro campo di ricerca.

Il sistema AUTOTRAC, modificabile attraverso il sottomenù PRO del DFX, è collegato in maniera diretta anche agli altri parametri G.E.B. (Ground Exclusion Balance).

Ho di seguito indicato quali sono questi parametri ed i valori che possono assumere:

# PARAMETRI VALORI
1 AUTOTRAC ON/OFF
2 TRACK VIEW ON/OFF
3 AUTOTRAC SPEED 1-20
4 AUTOTRAC OFFSET -10 / +20
5 TRAC INHIBIT ON/OFF
6 COARSE G.E.B. 0-255
7 FINE G.E.B. 0-255

1)     Innanzitutto, ovviamente, il parametro AUTOTRAC può essere ON o OFF abilitando o disabilitando la gestione automatica del bilanciamento del terreno. Ciò condizionerà di conseguenza tutti i restanti parametri.

2)     Il TRACK VIEW permette, se abilitato, di mostrare un “avviso di effettuato bilanciamento automatico” direttamente sul display. Se impostiamo su ON questa funzione, sul display apparirà ogni tanto la scritta “TRACK” che ci testimonierà l’effettivo nuovo bilanciamento. Secondo quanto esposto nei manuali White’s l’optimum sarebbe che questo avviso compaia ogni 3-5 spazzolate complete.

3)     AUTOTRAC SPEED permette di regolare con quanta frequenza debba essere effettuato il bilanciamento automatico. In condizioni di alta variabilità di mineralizzazione è consigliabile, come è intuibile, aumentare questo valore in modo che il sistema venga “aggiornato” sulle condizioni del terreno con maggiore frequenza in modo da garantire una migliore efficienza.

4) AUTOTRAC OFFSET può assumere valori positivi o negativi. Normalmente il sistema AUTOTRAC è piuttosto efficiente e preciso nel determinare il corretto livello di mineralizzazione del terreno e, di conseguenza, nel bilanciare la macchina. Può accadere però che, come ho già avuto modo di discutere in un vecchio articolo, target molto piccoli possano “sfuggire” al sistema di rilevamento del DFX perché il segnale risulta troppo debole per “sfondare” la barriera di sensibilità impostata. Settando l’OFFSET su valori leggermente positivi (+1 o +2) si fa si che il metal risulti “leggermente” più sensibile al terreno, aumentando di fatto il volume del segnale complessivamente rilevato (TERRENO MINERALIZZATO + EVENTUALI TARGET METALLICI). Va da se che, in questo caso, per target molto piccoli ove il segnale originale sarebbe stato troppo debole, si assiste ad una leggera amplificazione dello stesso che permette, in alcuni casi di “abbattere il muro” della sensibilità e dal luogo ad una segnalazione acustico/visiva. Viceversa, impostando valori AUTOTRAC OFFSET leggermente negativi (-1 / -2) si permette al DFX di gestire meglio le cosiddette HOTROCKS ovvero quelle pietre dotate di concentrazione anomala di mineralizzazione. Questo perché, il segnale complessivo indicato prima risulta più “smorzato” rispetto a quello con OFFSET 0 e quindi è più facile che questi “piccoli picchi” di segnale spurio vengano contenuti meglio.

5) Il TRAC INHIBIT è un’altra funzione utilissima del sistema di bilanciamento automatico del DFX. In condizioni di ricerca normale è molto utile che il nostro metal detector eviti di effettuare un nuovo bilanciamento automatico quando la piastra si trovi sopra un target metallico. E’ facile intuire che, se ciò invece avvenisse, ci troveremmo con una macchina con una taratura errata fino al successivo bilanciamento. Questo implicherebbe la possibilità neanche tanto remota di avere una macchina praticamente “cieca” per alcuni secondi. Vogliamo evitarlo no? Ecco che ci viene in aiuto il TRAC INHIBIT che, appunto, INIBISCE il tracking automatico in presenza di target metallici. Disabilitare questa funzione invece può essere utile quando ci si dedica prevalentemente alla ricerca di piccole pepite d’oro ovvero in condizioni di terreno che “naturalmente” sono condizionate da anomalie di carattere ferroso. Ritengo quindi che, nei contesti operativi della nostra penisola italiana, questo parametro possa essere tranquillamente lasciato sempre in posizione ON.

6+7) I COARSE e FINE G.E.B. rappresentano i gradi “Grossolano” e “Fine” del valore di bilanciamento manuale del terreno. In altre parole, disattivando l’AUTOTRAC, è possibile effettuare MANUALMENTE il bilanciamento del terreno. Va inoltre segnalato che, qual’ora l’AUTOTRAC sia invece attivo, accedendo a questi due parametri potremo visualizzare i valori che vengono letti in quell’istante dalla macchina. Ad un utente esperto tutto ciò può dare un’idea di quella che è la condizione del livello di mineralizzazione del terreno. Se abbiamo l’AUTOTRAC attivo e comunque andiamo a modificare il COARSE e FINE G.E.B., le variazioni potrebbero essere solo temporanee perché, dopo qualche istante, la sintonizzazione automatica potrebbe cambiare nuovamente questi valori in base alle mutate condizioni del terreno. Normalmente però è molto raro che si renda utile agire su questi valori in maniera manuale (ricordate sempre di disattivare l’AUTOTRAC!!!) perché il sistema automatico è notoriamente molto preciso ed affidabile. Potrebbe però in teoria capitare che, in particolarissime  e rare situazioni operative, il sistema AUTOTRAC possa non operare con l’efficacia da noi desiderata facendoci preferire un approccio manuale magari meno preciso ma più stabile. Per concludere su questi due parametri rimando i miei lettori al mio precedente articolo sulla misurazione della mineralizzazione secondo il metodo Jeff Foster dove si rende necessario, per arrivare al risultato, la modifica manuale del parametro COARSE.

Concludendo questo breve articolo vi lascio con un “trucchetto” che ho imparato dagli americani e che ho provato di persona in alcune occasioni.

In condizioni operative complesse ovvero con mineralizzazione medio/alta e sensibile “inquinamento” da ferraglia nel terreno è consigliabile seguire questa procedura:

1)     Trovare un punto nel terreno che non segnali presenza di metallo usando il PINPOINT.

2)     Disabilitare l’AUTOTRAC (AUTOTRAC OFF)

3)     Effettuare il bilanciamento ARIA/TERRA classico… come quello che si fa dopo aver caricato un programma ovvero…Premendo il tasto ENTER, piastra in alto,ENTER, piastra a terra, ENTER.

4)     Effettuate la vostra ricerca normale

5)     Ogni tanto rieffettuate il bilanciamento SOLO TERRA. Per eseguire il bilanciamento solo terra premete ENTER mentre tenete tirato a voi il grilletto del Pinpoint.

6)     Continuate le vostre ricerche…

Questo sistema serve a compensare l’errore introdotto nel bilanciamento automatico dalla forte presenza di mineralizzazione e dai rifiuti metallici che impediscono una corretta taratura. Va però ripetuto che si tratta di una procedura particolarmente valida in  condizioni estreme di ricerca.

Happy AUTOTRAC Hunting!

Bodhi3

DFX: Oggetti sottili, 15KHz, Legge di Lenz e “Skin Effect”…


Oggi vorrei spendere due parole sul perchè le frequenze più alte (nel caso del DFX i 15KHz) dovrebbero essere preferite quando si tenta di rilevare oggetti sottili (oggetti sottili in argento, catenine d’oro per esempio… 😉 )

A prescindere dai discorsi già fatti in questo blog relativi a discriminazione, frequenze e materiali indagati e sto alludendo al fatto che con le alte frequenze si riesce a discriminare meglio tra alluminio e oro, come molti di voi sanno già, l’uso del 15KHz si dimostra più “sensibile” agli oggetti minuscoli rispetto ai 3KHz.

Oggi vorrei anche TENTARE di spiegare il perchè (con parole spero semplici) da un punto di vista tecnico…

Come molti già sanno, il nostro metal detector, tramite il passaggio di corrente alternata nella sua bobina “trasmittente”, produce un campo magnetico che si propaga sia sopra che sotto la piastra.

Tralasciando la forma di questo campo magnetico e il suo legame con il tipo di piastra, ciò che ci interessa osservare è cosa accade quando questo campo magnetico, attraversando il terreno, incontra un oggetto metallico.

Quando ciò accade, grazie alla legge di induzione di Faraday, all’interno dell’oggetto metallico si genera una corrente elettrica appunto INDOTTA dal campo magnetico. Questa corrente ha un strano e particolare andamento… Ruota in circolo…come in un gorgo d’acqua…

Questa particolare corrente viene appunto chiamata CORRENTE EDDY (dalla parola inglese “eddy” che significa “vortice”).

Una breve citazione da Wikipedia non farà male… ehehehe

“Le correnti parassite o correnti di Foucault o correnti eddy (dall’inglese eddy: vortice) sono delle correnti indotte in masse metalliche conduttrici che si trovano immerse in un campo magnetico variabile o che, muovendosi, attraversano un campo magnetico costante o variabile. In ogni caso la variazione del flusso magnetico genera queste correnti.
Il fenomeno fu scoperto dal fisico francese Jean Bernard Léon Foucault nel 1851.

Il termine “eddy current” (letteralmente: correnti di vortice) deriva dal comportamento del remo quando lo si immerge nell’acqua e crea piccoli vortici mentre la barca avanza.”

Ora, se la frequenza che utilizziamo sarà 3KHz, le correnti eddy indotte nell’oggetto di metallo dovranno, dato che si tratta di correnti alternate, cambiare direzione di percorrenza esattamente 3.000 volte al secondo. Se utilizziamo i 15KHz, ovviamente, questo “gira di qua-fermati-vai nell’altra direzione-riparti” e così via accadrà 15.000 volte in un secondo.

Questi “STOP, GIRATI & GO!” continuativi sono i responsabili di un altro interessante effetto fisico descritto dal fisico russo Heinrich Lenz nella sua famosa legge. Questa legge (chi vuole può approfondire su internet o su un buon testo di fisica elettronica) ci dice che, nelle condizioni di alternanza di corrente eddy, si viene a creare un effetto elettrico di “auto-repulsione” che, in parole povere, spinge le correnti verso la superficie dell’oggetto metallico.

Questo fenomeno prende il nome di SKIN EFFECT (Effetto “Pelle”). Secondo la Legge di Lenz, questo effetto è tanto maggiore quanto più alta è la frequenza e tanto più sottile l’oggetto.

In altre parole, le correnti eddy di un oggetto sottile attraversato da un campo magnetico generato da una frequenza ALTA (15KHz), sono “PIU’ SUPERFICIALI”  rispetto a quelle di un oggetto sottile ma attraversato da un campo magnetico generato da una frequenza BASSA (3KHz).

Se guardiamo questi dati sperimentali ci renderemo immediatamente di cosa significhi.

In questa  tabella si è esaminato un pezzo di rame investito da campo magnetico generato a varie frequenze e si è calcolata la Profondità dell’Effetto Pelle. Essa rappresenta la profondità in Micrometri in cui la corrente si “muove”. Minore è la profondità (o lo “spessore della pelle”), maggiore sarà la resistenza al passaggio di corrente e, di conseguenza (per quello che ci interessa) l’identificabilità del nostro oggetto.

Frequenza Profondità Effetto Pelle (SKIN EFFECT) (in μm)
60 Hz 8470
10 kHz 660
100 kHz 210
1 MHz 66
10 MHz 21

Guardate tra 10 KHz e 100KHz come lo spessore si sia ridotto di oltre 2/3!

Concludendo, come avrete già intuito è proprio questa legge della fisica che ci permette di usare le frequenze alte (nel caso del DFX – i 15KHz) con maggiore profitto nella ricerca di oggetti molto piccoli e/o molto sottili.

Happy Skin Hunting!

Bodhi3