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TEST: QUEST Q40…agilità, semplicità e potenza ad un prezzo sbalorditivo!


di Leonardo Ciocca – (c) 2017 by AMD Tech Team

Dopo avermi permesso di testare il brillante “fratellino minore” Quest Q20, la Geotek Center mi ha gentilmente dato la possibilità di mettere le mani sul modello superiore, il QUEST Q40.

Si tratta di un detector VLF/IB monofrequenza a 13 kHz dalle caratteristiche tecniche davvero interessanti, dal design moderno e con un prezzo che sicuramente attirerà l’attenzione di tantissimi cercatori novizi ed esperti.

Questo nuovo detector condivide completamente la meccanica del Q20 ma nella dotazione di base include anche un set di cuffie wireless (tranquilli, anche le cuffie con filo sono incluse nella confezione) e viene venduto con la piastra DD “Blade” da 5”x9” o con la DD “Raptor” 9”x11” o con entrambe nell’edizione Combo.
Ma le differenze col Q20 non si fermano certo qui: migliore discriminazione, più settaggi, retroilluminazione, funzioni avanzate di gestione del ferro, bilanciamento anche manuale, frequency shift e diverse altre cose molto interessanti che vedremo in dettaglio nella recensione.

Come al solito, prima di parlare delle prestazioni sul campo, introdurrò il cercametalli descrivendo la meccanica, l’assemblaggio e le funzioni di controllo e il display…

MECCANICA E ASSEMBLAGGIO

La versione oggetto della prova è quella che include la piastra Raptor da 9″x11″, una bobina DD in configurazione ellittica “smudged” (con le estremità smussate)

Come già accennato, il Quest Q40 risulta meccanicamente identico al Q20 con un sistema di aste collassabili regolabili in lunghezza grazie a due camlock, un sistema di chiusura e bloccaggio che sta diventando sempre più popolare e che personalmente trovo molto efficace e preciso.

Quest Q40

Nella bella e compatta confezione arancione del detector troveremo: la piastra Blade/Raptor, tre aste (terminale, intermedia e superiore), il poggiagomito, le fascette con velcro per bloccare l’avambraccio, un cavetto USB per la ricarica della batteria LiPo integrata tramite un comune caricabatterie da cellulare, il set dadi e bullone per il fissaggio della piastra all’asta terminale, i gommini di protezione dell’innesto piastra, il sintetico ma chiaro manuale di istruzione e, ovviamente, il blocco display/controller/manico. Chi acquisterà la versione Q40 Combo avrà, come già detto, entrambe le piastre ed in più un cappellino QUEST e una sacca porta reperti. Disponibili per l’acquisto separato sono invece i copripiastra e la cover di protezione del display, che raccomando vivamente a tutti.

Ecco i vari componenti inclusi nella confezione (foto di archivio FCC):

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La prima sensazione che si prova maneggiando i vari componenti è di ottima solidità (con solo una piccola eccezione di cui parleremo fra poco) e qualità dei materiali, eccellenti finiture e indiscutibilmente un design moderno e accattivante che sta diventando praticamente “di moda” negli ultimi anni.

Il peso, ridottissimo, è di circa 1350 grammi con la piastra Raptor da 9”x11” e scende addirittura a 1050 grammi con la Blade da 5”x9”. Un vero peso piuma, tra l’altro molto ben bilanciato nella distribuzione dei pesi e quindi non affaticherà l’utente anche dopo lunghe sessioni di ricerca.

Anche il Q40, come il Q20, non ha un vero vano batterie ma quese sono interne e non removibili dall’utente. Si tratta di una batteria LiPo che dalle specifiche tecniche sarebbe da 2000 mAh ma, grazie ad una interessante foto fornita dalla FCC (Federal Communication Commission, l’ente federale statunitense deputato al controllo delle radio emissioni) ho scoperto che è da ben 2300 mAh, molto leggera ma che offre un’ottima autonomia d’uso. Ricordiamo, per la cronaca, che il Q20 ne monta una da 1200 mAh.
In base a quanto dichiarato dal costruttore, l’autonomia è di circa 30 ore se si utilizza lo speaker incorporato e di 20 se si usa la cuffia wireless. Ovviamente l’uso della retroilluminazione andrà a influire in modo significativo sulla durata della carica.

La capace batteria LiPo da 3.7V e 2300mAh (Foto FCC)

Questa soluzione, oramai stracollaudata anche su alcuni altri detector di altri marchi, ha pregi e difetti ma tutto sommato la trovo pratica e di provata affidabilità. Tra l’altro, in caso di estrema necessità, la sostituzione del blocco interno batteria è davvero cosa semplicissima per chi ha un po’ di abilità manuale (Nota: rivolgetevi sempre al vostro rivenditore per evitare di far decadere la garanzia!)

E’ importante aggiungere che il Quest Q40 è un detector Weather-Proof essendo certificato IP66.
Cercando velocemente su Google ho trovato una buona definizione di questo standard: “In questo grado di protezione, la penetrazione liquidi non deve danneggiare l’apparecchiatura. Il grado IP66 è garanzia di protezione totale alla penetrazione di corpi solidi e polveri, di penetrazione di liquidi da spruzzi, mareggiate e forti getti d’acqua in qualsiasi direzione”.
In sostanza il Q40 può essere usato tranquillamente anche durante forti piogge, in battigia e in zone polverose o sabbiose ma non può essere immerso completamente in acqua.

Anche il Q40 è dotato di uno speaker posteriore per chi volesse usarlo senza cuffie e, coperti da un pratico sportellino, un minijack da 3.5mm per il collegamento alle cuffie a filo e, come già accennato, una porta di connessione Mini-USB per la ricarica della batteria e, grande novità rispetto al Q20, per eventuali futuri aggiornamenti del firmware. Quest’ultima caratteristica l’ho apprezzata davvero tantissimo e spero vivamente che diventi praticamente uno standard per tutti i futuri metal detector per uso hobbistico.

Lo speaker integrato
(Foto FCC)

L’assemblaggio del Quest Q40, esattamente come accade per il Q20, è questione di pochi secondi ed è illustrato in modo molto chiaro nel manuale di istruzioni allegato. Avrete solo bisogno di un comune giraviti a croce e, seguendo le istruzioni, il detector sarà pronto e perfettamente adattato al vostro braccio. Per installare il blocco manico/display/controller dovrete infatti prima allentare le tre viti presenti, infilare l’asta superiore (riconoscibile dal piccolo foro che servirà per bloccare il poggiagomito) nel buco passante e posizionare il tutto a seconda delle dimensioni del vostro avambraccio. Fatto ciò basterà stringere le viti per bloccare il tutto.

Vi consiglio di non serrare subito le viti per permettervi delle piccole correzioni/adattamenti in modo da sistemare la meccanica in modo perfetto per voi. A questo punto potete infilare il poggiagomito e bloccarlo con la piccola vite in dotazione. Ahimè, come già accennato prima, data la sottigliezza dell’asta (poco più di un paio di millimetri), la vite ha pochissimo spessore su cui fare presa con la filettatura e può capitare che non regga benissimo causando un certo gioco del poggiagomito che è un po’ fastidioso. Tranquilli… è cosa da nulla e basta utilizzare una vite un po’ più grande per risolvere. Tra l’altro il distributore nazionale Geotek si sta occupando della cosa insieme al costruttore e probabilmente le prossime unità non presenteranno più questo piccolo fastidio e sarà possibile sistemare anche le macchine già in circolazione.

Una volta montato, grazie al sistema di aste collassabili, può essere ridotto a misure davvero contenutissime, adatte perfettamente ad uno zainetto.

DISPLAY E CONTROLLI

Anche il Q40, come il Q20, è dotato di un display LCD delle dimensioni simili a quelle di un telefonino che integra sia i tasti di controllo che l’elettronica del detector e la batteria LiPo.

Ecco altre foto degli interni (fonte FCC):

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Confrontato con il display del Q20, quello del Q40 è evidentemente molto più ricco di informazioni per l’utente. Le tacche (notch) della discriminazione, ben 20 contro le 10 del Q20, sono disposte in verticale sulla sinistra del display, accanto ad una comoda serigrafia che ci indica quali sono i valori legati ai target ferrosi, oro+bronzo+anelli e argento+monete. Nella parte superiore dello schermo troveremo le indicazioni del volume dell’audio, un’icona che indica se la retroilluminazione è attiva o meno (opzione non presente nel Q20), il valore di fase della mineralizzazione del terreno, un grafico a torta che ne indica l’intensità, il simbolo dello status delle cuffie wireless e, per finire, un semplice indicatore a 4 tacche del livello di carica della batteria.

Al centro del display, da sinistra a destra, troveremo una indicazione immediata della sensibilità impostata (con 8 segmenti che rappresentano i 99 livelli impostabili), l’indicazione ben visibile del VDI dei target (0-99) e il profondimetro. Troveremo poi due icone illustrative che aiuteranno gli utenti nelle procedure di bilanciamento del terreno ricordando di “pompare” la piastra sul terreno o in caso di OVERLOAD suggerendo di sollevare la piastra rispetto al suolo.

Appena sotto troveremo le indicazioni dei vari parametri impostabili dall’utente: G.C., TID+-, FeSen, Sync, Freq e Tone.

Per scorrere questi parametri basterà premere consecutivamente il tasto “M”, mentre per modificare i valori si useranno i tasti freccia su e giù.

Ecco una sintetica spiegazione di questi parametri:

G.C. = Bilanciamento Manuale del Terreno

Il Quest Q40 è dotato di sistema semi-automatico di bilanciamento del terreno, attivabile semplicemente premendo il tasto apposito (sulla destra della tastiera) e pompando la piastra sul terreno fino a quando non si stabilizza il suono emesso dallo strumento ma, vera chicca (non presente nel Q20), è possibile anche intervenire manualmente per impostare un valore quando il sistema semiautomatico avesse problemi o decidere, a seconda delle esigenze, di sovra o sottobilanciare la macchina.

TID+- = Discriminazione Notch

Una volta selezionato questo parametro, sarà possibile accendere o spegnere, premendo il tasto “M”, uno o più dei 20 segmenti legati alla discriminazione potendo quindi creare dei pattern anche non lineari, ovvero con salti e discontinuità, a seconda delle necessità dell’utente. Si tratta di una funzione molto comoda quando nel terreno ci sono target non desiderati diffusi come strappi di lattina, cartucce da caccia, pezzetti di stagnola che potremo andare a discriminare in modo molto selettivo.

FeSen = Audio del Ferro

Questo parametro ha due valori selezionabili: ON o OFF (acceso o spento). Chi possiede un Garrett AT PRO/AT MAX/ACE 400i già sarà familiare a questo parametro col nome di IRON AUDIO. Si tratta di una particolare modalità sonora che permette di riprodurre il suono “sgraziato e basso” dei target ferrosi anche quando discriminati. Il FeSen, quando impostato su ON, faciliterà l’utente esperto nel riconoscere i segnali dubbi, misti tra ferroso e non ferroso, che a volte vengono suonati quando un target nobile è molto vicino ad un oggetto ferroso.

SYNC = Sincronizzazione

Al momento questo parametro non ha alcuna funzione ma il costruttore ha annunciato che è stato riservato a futuri aggiornamenti

FREQ = Scarto di Frequenza

Molti detector di ultima generazione implementano una funzione molto utile in ricerca: il cosiddetto “Frequency Shift” ovvero dei piccoli scostamenti rispetto alla frequenza operativa principale che può risolvere i problemi di interferenza con sorgenti EMI o con altri detector presenti nelle vicinanze. Il Quest Q40 opera a circa 13 kHz ma, tramite la modifica del parametro FREQ, sarà possibile impostare frequenze leggermente superiori o inferiori (non indicate espressamente dal costruttore) per ridurre i disturbi. Anche questa feature è esclusiva del Q40 e non presente nel modello Q20.

TONE = Numero di toni

Quest’ultimo parametro permette all’utente di decidere quanti suoni andranno ad essere utilizzati per riprodurre i vari VDI rilevati. È possibile impostare un numero di toni da 1 a 6, cosa che invece nel Q20 era fissa a 3. Si tratta, anche in questo caso, di una caratteristica molto utile e comoda per il cercatore che potrà quindi adattare lo strumento a proprio piacimento.

Guardando la tastiera a membrana del Q40 non potremo non notare il tasto legato al PinPoint, di tipo VCO (Voltage Controlled Oscillator) ovvero con volume e timbro variabile a seconda del centraggio del target (che, quando premuto, attiva anche un misuratore a 2 cifre della profondità del target oltre a quello laterale a tacche) e il tasto dedicato al Bilanciamento del Terreno. Quest’ultimo tasto svolge sia la funzione appena detta che, in combinazione con i tasti freccia, quella di selettore dei programmi preimpostati di fabbrica (COIN, JEWERLY, BEACH, CUSTOM 1 e CUSTOM 2) che descriveremo fra poco.

Non resta che ricordare che, lateralmente, sono presenti dei tasti a membrana che permettono di regolare il volume audio dello strumento, l’attivazione/disattivazione della retroilluminazione (non possibile sul Q20) e la connessione con la cuffia wireless (anche questa feature non è disponibile sul Q20).

SETTAGGI DI FABBRICA E CUSTOM

Mentre il Quest Q20 offriva all’utente solo tre modalità di utilizzo: ALL METAL (Tutti i metalli), COIN (Monete) e JEWELRY (Gioielli), il Q40 aggiunge anche la modalità BEACH (Spiaggia) che permette di gestire la mineralizzazione salina in maniera più efficace e ben 2 settaggi CUSTOM regolabili dall’utente e che restano memorizzati anche spegnendo lo strumento.

Per selezionare una di queste impostazioni dovremo tenere premuto il tasto del Bilanciamento e usare i tasti freccia per scegliere il settaggio che ci interessa.

I vari programmi (ALL METAL, COIN, JEWELRY, BEACH, CUSTOM1 e CUSTOM2) non solo si differenziano per le impostazioni di discriminazione ma hanno differenti risposte di reattività che riassumo in questa semplice tabella:

SETTAGGIO REATTIVITA’ DISCRIMINAZIONE NOTE
ALL METAL Istantanea Nessuna Quasi No-Motion
COIN Intermedia VDI da 0 a 39 Molto stabile
JEWELRY Alta VDI da 0 a 19 Massima sensibilità
BEACH Bassa VDI da 0 a 19 Efficacia in battigia
CUSTOM 1+2 A seconda del settaggio di partenza

 

Dopo questa panoramica introduttiva è finalmente ora di passare alla prova vera e propria del Quest Q40.
Let’s go treasure hunting!!!

PROVE IN RICERCA VERA

Come amo fare di solito, ho iniziato a testare il Quest Q40 in ricerca vera, in diversi campi dalle caratteristiche piuttosto eterogenee.

La prima prova è stata effettuata in un campo erboso davvero molto bello e mai spazzolato prima, sulle colline che circondano Narni (TR), dal panorama mozzafiato.

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La mineralizzazione del terreno, relativamente contenuta, mi ha permesso di spingere i settaggi di sensitivity a valori piuttosto alti e, addirittura, in alcuni momenti sono potuto andare anche a fondo scala (99).

Accesa la macchina ho subito notato una certa differenza tra il Q40 e il Q20. Il Quest Q40 è sicuramente più “aggressivo” in termini di sensibilità mentre il Q20, macchina destinata sostanzialmente ai principianti, è decisamente più silenziosa e mansueta anche grazie alla scelta di una piastra molto più piccola.

In parole povere, si nota subito che il Q40 è notevolmente più performante in termini di potenza pura rispetto al fratellino minore. Di contro, la piastra maggiorata riduce un po’ la reattività e la separazione dei target. Ricordiamo però che è sempre possibile acquistare il Q40 con una piastra Blade da 5”x9” e renderlo una vera “scheggia” (N.d.R. Personalmente è la configurazione che preferisco e che raccomando a tutti.)

Il terreno che ho usato per mettere alla prova l’unità di è rivelato un vero e proprio “immondezzaio” (stendo un velo pietoso sull’inciviltà che deve aver contraddistinto chi lo frequentava, soprattutto per l’elevata quantità di frammenti di Eternit sepolti praticamente ovunque e che ho provveduto a segnalare alle autorità competenti) con stagnola, latta, chiodi, strappi di lattina, tappi e tanta altra zozzeria metallica.

In questo contesto il Q40 ha dimostrato una agilità davvero sorprendente, con una capacità di separazione dei target notevole e, soprattutto, con una stabilità di indicazione e discriminazione ai vertici di categoria.

Trovare target “buoni” in mezzo a tutto quel trash è stato davvero un’impresa ma il Q40 si è comportato davvero in modo egregio. Torno a ripetere che è dotato di una stabilità di indicazione dei VDI che molto spesso mi ha sconvolto per una macchina di questa fascia di prezzo, specialmente per target molto profondi.

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La sensibilità dello strumento si è rivelata ottima sia su target di grandezza normale che per quelli piuttosto piccoli, segno che la frequenza a 13 kHz è stata una scelta azzeccata per avere un detector versatile.

INIZIAMO A FARE SUL SERIO…

Dopo aver messo alla prova il Quest Q40 su diversi terreni “vergini”, con ottimi risultati, ho voluto testare la macchina in zone che avevo già abbondantemente spazzolato con cura. Questo per verificare se lo strumento potesse offrire un vantaggio operativo trovando altri target nobili.

Mi sono recato quindi nei pressi di un vecchio casolare con annesso terreno agricolo arato dove, col permesso del proprietario, un mio caro amico, avevo già trovato numerose monete e altri oggetti interessanti.

Il terreno intorno al casolare, recentemente bagnato da abbondanti piogge e coperto da un bel manto d’erba, aveva una mineralizzazione media ed un sensibile inquinamento da ferraglia. La prima cosa che ho notato è il minor disturbo percepito dal Q40 dalle correnti elettrostatiche che si sviluppano sull’erba bagnata rispetto al Q20. In un fazzoletto di terreno relativamente minuscolo e già abbondantemente spazzolato con cura con macchine top di gamma, in meno di 2 ore sono riuscito a rilevare diverse monete a profondità di tutto rispetto per una piastra comunque non esagerata. Con un bel colpo di fortuna ho anche trovato un gavettino della Seconda Guerra Mondiale, purtroppo schiacciato probabilmente dal passaggio di un trattore.

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Anche portando il Q40 sul terreno arato ho avuto grandissime soddisfazioni con una precisione di rilevazione mirabile.

La discriminazione del ferro è decisamente efficace. Durante tutta la sessione di prova non ho mai avuto problemi con chiodi o altri piccoli pezzi di ferro. Ovviamente i pezzi grossi come i ferri di cavallo o di bovino ingannano il Quest come qualsiasi altro detector VLF.

È stato un vero piacere notare come il centraggio dei target è assolutamente preciso anche con target profondi ed è esattamente al centro della piastra. Tra l’altro, il pinpointer integrato è molto ben implementato e offre all’utente una indicazione molto accurata sia della posizione che delle dimensioni del target.

Altro punto a favore del Q40 è la geometria della piastra Raptor che si è dimostrata molto efficace anche nel terreno agricolo permettendomi di districarmi con agilità in mezzo alle zolle.

La vicinanza di tralicci dell’alta tensione, ahimè spesso molto problematici con il Q20, non è stato un ostacolo al Q40 grazie alle opzioni di Frequency Shift già illustrate in precedenza.

I test sono poi proseguiti in terreni a mineralizzazione piuttosto robusta dove ho potuto verificare la bontà del sistema di bilanciamento che, cosa eccellente, dà il meglio di sé. La macchina resta stabile anche con sensibilità elevate e il numero di falsi segnali è davvero contenuto rispetto a quelli emessi da altri strumenti anche di fascia superiore.

La recovery speed è stata testata anche in ricerca vera, con risultati eccellenti, come potete vedere nelle foto e nel video che seguono.

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Lavorando sui terreni mineralizzati ero veramente curioso di verificare non solo la profondità generale ma, soprattutto, la consistenza e stabilità della identificazione e discriminazione dei target. È ben noto infatti che all’aumentare della mineralizzazione i VDI tendono ad andare “alla deriva” verso il basso. Con una certa sorpresa ho potuto constatare che il Q40 tende a mantenere piuttosto stabili i valori, cosa che in alcuni momenti mi ha fatto addirittura pensare ad una sorta di compensazione algoritmica dei valori. Ovviamente provvederò ad investigare in maniera più approfondita su questo aspetto e vi terrò aggiornati.

TEST IN AMBIENTE CONTROLLATO

Dopo aver stressato notevolmente il detector in ricerca vera, su richiesta di tanti miei lettori, ho voluto sperimentare la macchina in ambiente controllato.

Su un terreno mineralizzato vicino alla mia abitazione, ho sepolto delle monete da 20 EuroCent a profondità progressive e con alcuni piccoli handicap che potessero simulare delle condizioni realistiche: una moneta a 10 cm circondata da ferraglia, a 15 cm, a 20 cm con un chiodo vicino e a ben 30 cm.

Il Quest Q40, come vedrete dal video, ha superato brillantemente tutti i test e addirittura, con la monetina a 30 cm, fornendo quasi sempre una identificazione VDI precisissima!


La recovery speed, messa alla prova con le monete a 10 e a 20 cm, è risultata eccellente e senza esitazioni.

Se poi in queste situazioni difficili si utilizza il FeSen (Iron Audio) acceso, la rilevazione sarà ancora più chiara e nitida.

CONCLUSIONI

Dopo le grandissime soddisfazioni datemi dal fratellino Q20 temevo che il Q40 non rispettasse le aspettative ma, ancora una volta, la Quest ha sovvertito i pronostici e mi ha decisamente entusiasmato.

Il Quest Q40 si è dimostrata realmente una macchina completa, versatile, potente, agile e precisa. Fa veramente piacere che nel nostro hobby vengano introdotti modelli dal costo relativamente basso (al momento della pubblicazione sotto i 500 Euro per le versioni con una sola piastra e circa 550 per l’edizione combo con 2 piastre) per con tante qualità e con un’attenzione al dettaglio che troppo spesso sono state dimenticate anche dalle aziende major. Se poi aggiungiamo la possibilità di futuri aggiornamenti caricabili tramite il connettore USB, l’impermeabilità, la leggerezza, la velocità, la stabilità VDI, le cuffie wireless e col filo in dotazione, la retroilluminazione, la customizzazione e, soprattutto, un prezzo incredibilmente basso per quanto viene offerto al cercatore, sicuramente il Quest Q40 si pone come nuovo standard di riferimento assoluto per tutti i competitor internazionali.
E’ una macchina divertente, potente, versatile, semplice da utilizzare e che sorprenderà anche i possessori di detector di prezzo molto più elevato.

Cosa resta da dire? Bhè… Buona ricerca e Buon Anno a tutti!

Leonardo Ciocca
AMD Tech Team
E: lciocca@amdtt.it

Per informazioni e prezzi:
GEOTEK CENTER
T: 0744 812752
W: www.geotekcenter.it
E: info@geotekcenter.it


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