RESTORATION

Storia, Tecnica e Restauro di un Elmetto Adrian mod.15


E’ con vero piacere che pubblichiamo un interessante articolo scritto e inviatoci dall’amico Patrizio “OBL” Prada sulla storia ed il restauro di un elmetto Adrian mod. 15. Patrizio, da vero appassionato di ricerche militaria e di restauro conservativo, ci guiderà passo passo dandoci spiegazioni dettagliate che, ne siamo sicuri, faranno felici molti cercatori.

Buona Lettura!

Leonardo/”Bodhi3″
AMD Tech Team

Schermata 2015-06-15 alle 13.19.25Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale gli eserciti non avevano dotato i propri soldati di protezioni per la testa, ad eccezione per cappelli in stoffa e caschi di cuoio. Quando le previsioni di una guerra lampo svanirono, lasciando il posto a una più logorante guerra di posizione, si intrapresero i lavori per proteggere il capo da schegge, shrapnell e rocce. Dopo  aver testato numerosi prototipi,  la Francia adottò l’elmetto Adrian (dal nome del suo inventore, Louis Auguste Adrian) distribuendolo alle truppe nell’ottobre 1915.  Tale modello era composto da 4 parti: la calotta, il crestino, la visiera ed il copri nuca.

Fu considerato il precursore degli elmetti moderni dal punto di vista costruttivo anche se tale processo venne condizionato dalla valenza estetica, ispirata agli elmetti da cavalleria.  Al contrario di come avveniva per gli elmetti austro-tedeschi, i francesi non effettuavano test balistici per constatarne l’effettiva funzionalità.
Schermata 2015-06-15 alle 13.19.33
Questo tipo di elmo era però molto fragile nella sua struttura: infatti bastava un urto laterale per comprometterne definitivamente l’utilizzo. Venne così sostituito nel 1916 da un modello di fattura più solida, costituito da due unici pezzi: la calotta (comprensiva di visiera e coprinuca) ed il crestino decorativo elettrosaldato in sei punti. Talvolta poteva essere corredato di alcuni accessori come la maschera protettiva per il volto ed i paraorecchi Lippman di produzione francese.  Per evitare il riflesso della luce sulla vernice dell’elemetto venivano realizzati dei telini in lana color grigio-verde oppure recuperando pezzi di tela dalle tende da campo sul quale veniva cucito il fregio di reparto.

Alcuni erano dotati di un portapiumetto, un accessorio aggiuntivo di metallo concepito per il fissaggio laterale del piumetto dei Bersaglieri.

PROCESSO DI RESTAURO

Schermata 2015-06-15 alle 13.19.40Ecco come si presentava l’elmetto subito dopo il ritrovamento. Si è deciso di procedere al trattamento tramite acido ossalico.  Tale acido è ottimo per far tornare alla luce la vernice, il colore o eventuali litografie rimaste nascoste sotto la ruggine per tanti anni. L’acido ossalico è uno degli acidi più adatti per fare ciò, dato che non è troppo aggressivo ed è molto stabile. E’ importante precisare che questo acido non fa miracoli: le condizioni iniziali del pezzo da trattare devono essere molto buone con ruggine superficiale e non passante. In questo caso è consigliabile trattare l’oggetto con altri prodotti atti a bloccare il processo di ossidazione del metallo.

MATERIALE UTILIZZATO
– Acqua
– Acido Ossalico (acquistabile anche online anche su Amazon)
– Vernice spray
– Eventuale forno per l’asciugatura
– Dispositivi di protezione individuale (guanti da laboratorio, occhiali protettivi, mascherina etc)

IMPORTANTE: Come tutti gli acidi è necessario osservare alcune norme durante l’utilizzo e lo smaltimento. Indossare guanti, occhiali e mascherina di protezione quando si opera con tali sostanze.

Per prima cosa è necessario rimuovere qualsiasi traccia di terriccio o radici presenti sull’oggetto da trattare. E’ molto importante in quanto questi “corpi estranei” potrebbero reagire con l’acido lasciando una patina gialla quasi impossibile da rimuovere successivamente. L’oggetto va immerso completamente in acqua calda (non bollente) assieme ad 1 cucchiaio e mezzo di acido per ogni litro d’acqua. Di tanto in tanto estrarre l’oggetto e pulirlo delicatamente per mezzo di uno spazzolino di nylon. Durante queste fasi è necessario fare molta attenzione in quanto l’acido in reazione tende ad indebolire la vernice: non andateci troppo pesante.

Ecco il nostro pezzo durante i quattro bagni:

Schermata 2015-06-15 alle 13.19.47

Una volta che l’acido ha terminato di reagire, l’acqua diverrà di un colore marrone ocra: a questo punto rimuovete immediatamente il pezzo dall’acido in quanto la sovraesposizione può irreparabilmente creare delle patine fastidiose da rimuovere.  Una volta tolto dalla soluzione acida è importante immergere per alcuni minuti il pezzo in acqua e bicarbonato di sodio: questo processo permette di ristabilire il Ph neutro dell’oggetto trattato, evitando che l’acido continui a lavorare nel tempo.
L’asciugatura può essere effettuata sia all’aperto che mediante un comune forno da cucina.

Schermata 2015-06-15 alle 13.19.56
Dopo essersi assicurati di aver eliminato tutta l’umidità residua è possibile passare al trattamento conservativo. Non sono un grande estimatore della vernice opaca, infatti preferisco utilizzare vernice lucida in spray. E’ anche possibile utilizzare olio di vaselina oppure cera d’api.

Il trattamento conservativo è forse la fase più importante di tutto il processo di restauro, in quanto determinerà la conservazione negli anni avvenire del vostro pezzo. Un trattamento effettuato di fretta o male potrebbe riservare, in futuro, delle sgradevoli sorprese come la ricomparsa di ruggine o il formarsi di crepe e fratture.

Buon Restauro!
Patrizio “OBL” Prada


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