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7+1 Errori da evitare nel Metal Detecting


Oggi, frugando nel mio archivio articoli, ne ho ritrovato uno che non credo di aver pubblicato e che riguarda alcuni dei più comuni errori commessi quando si pratica il detecting, specialmente da novizi (ma non solo!). Ho già pubblicato altri testi su argomenti simili ma credo che una bella “rinfrescata” non faccia mai male…

Da quando ho iniziato ad interessarmi all’hobby del detecting ho sempre cercato di imparare a conoscere al meglio lo strumento che utilizzavo, le sue funzionalità, le sue opzioni e regolazioni, per ottenere il massimo delle prestazioni possibili. Più mi documentavo, studiavo, provavo e riprovavo varie configurazioni e più diventavo “padrone” del mezzo ottenendo risultati sempre migliori. Per altro, oggigiorno, le macchine sul mercato offrono performance di buonissimo livello anche con una spesa contenuta perchè, è cosa nota, l’elettronica evolve di continuo a ritmi impressionanti permettendo di sviluppare cercametalli sempre più potenti ed efficaci. Ciò che evolve con tempi molto più lunghi è chi questi apparecchi li utilizza: l’operatore! Molto spesso la differenza tra una giornata ricca di ritrovamenti ed una magra non è tanto ascrivibile alla qualità del detector utilizzato ma dalla capacità dell’operatore di usarlo correttamente evitando in special modo errori grossolani che possono fare la differenza.

Specie tra i cercatori alle prime armi, ma anche tra quelli più esperti e smaliziati, spesso si notano alcuni comportamenti comuni che potremmo definire errati o quantomeno poco efficaci che tendono a ripetersi. Ahimè spesso il detecting è un hobby solitario e quindi lo scambio di esperienze pratiche e la correzione dei propri errori sono molto limitati. Sovente solo quando si partecipa a raduni o quando si esce in compagnia sarà possibile avere l’occasione per migliorare la propria tecnica o per accorgersi dei propri errori semplicemente osservando gli altri cercatori. Attenzione però! Spesso capita che anche cercatori cosiddetti “esperti” commettano errori anche gravi nell’utilizzo del detector. Sarà quindi utile approfondire alcuni aspetti basilari legati al funzionamento degli strumenti per capire come evitare di sbagliare. In questo mio breve articolo affronterò alcuni degli errori, dei fraintendimenti, delle errate convinzioni più comuni e diffuse che spesso condizionano il successo nella ricerca. Spero quindi che questo mio piccolo contributo possa aiutare il lettore ad usare meglio il proprio detector regalandogli ancora maggiori soddisfazioni.

Errore N.1 – La spazzolata scorretta…

Uno degli errori più comuni, anzi forse il più diffuso, è quello relativo allo scorretto modo di muovere la piastra sul terreno o, come si dice in gergo, nello “spazzolare”. Spessissimo ho visto sia principianti che cercatori più esperti muovere la piastra in modo scomposto e assolutamente poco efficiente. Per ottenere le migliori prestazioni bisogna sempre tenere conto di questi fattori:

  1. Posizione della piastra rispetto al terreno: essa va mantenuta sempre parallela al terreno e sollevata a circa 1-2 cm da terra. Evitate sempre di strofinare la piastra sul terreno sia per evitare di consumare la plastica del copripiastra o addirittura la resina della piastra stessa, sia per ridurre i possibili falsi segnali prodotti dagli inevitabili urti legati al trascinamento. Evitate anche l’errore opposto di tenere la piastra troppo sollevata dal terreno: ricordate sempre che per ogni cm di troppo, perderemo un cm di profondità nel terreno. Fate anche molta attenzione ad evitare il cosiddetto “Effetto Pendolo” ovvero di sollevare inconsapevolmente la piastra alle estremità dell’arco di spazzolata. La natura biomeccanica del nostro corpo tenderà naturalmente a produrre questo effetto ma, con un po’ di applicazione, dovremo cercare di contrastare per mantenere la piastra sempre parallela al terreno per tutto l’arco di spazzolata.
  2. Velocità di spazzolata: ogni modello di detector ha una sua velocità ottimale di spazzolamento. Non solo, cambiando la piastra al nostro detector con una di dimensioni diverse, dovremo spesso anche modificare la velocità di spazzolata per mantenere il livello di performance ottimale. Solitamente nei manuali che accompagnano i vari modelli è riportata la velocità ideale che spesso è tra 1 e 2 secondi per ogni arco di spazzolata (quindi 1 o 2 secondi per muovere da sinistra a destra e altri 1 o 2 secondi per andare da destra a sinistra). Normalmente i tempi indicati vanno piuttosto bene ma è sempre possibile effettuare delle semplici prove per verificare e trovare l’optimum. Il sistema più semplice è quello di seppellire una comune moneta ad una profondità piuttosto elevata e provare a cambiare velocità per verificare qual è la migliore ovvero quella che produrrà una segnalazione più nitida e solida. Una precisazione è d’obbligo: in terreni infestati da ferraglia o altra immondizia metallica, sarà sempre opportuno ridurre la velocità di spazzolata per dare il tempo alla macchina di segnalare i target buoni in mezzo a quelli indesiderati.
  3. Traiettoria di spazzolata: come consigliano i detectoristi più esperti, l’ideale sarebbe che almeno 1/3 di ogni spazzolata vada a sovrapporsi alla spazzolata precedente. Questa sovrapposizione è necessaria perché il volume di terreno che andremo a sondare, utilizzando detector dotati di piastra di tipo “concentrico” avrà una forma simile a quella di cono. Se non sovrapponiamo le spazzolate lasceremo tantissimi centimetri cubici di terreno inesplorati rischiando di perdere moltissimi target. Spesso chi, camminando durante la spazzolata, avanza troppo velocemente, traccia sul terreno delle virtuali “S” accumulando decine e decine di metri cubi di terreno non sondato. Una bella perdita di efficienza, non vi pare?

Errore N. 2 – Cavo avvolto male…

La maggior parte dei detector prevede il collegamento della piastra al controlbox per mezzo di un cavo dotato di connettore multipolare. E’ buona norma avvolgere il cavo intorno all’asta in modo abbastanza aderente in modo da evitare di avere il filo lasco e penzoloni. In questo caso infatti non solo diventa molto più alta la possibilità di impigliare il cavo medesimo in qualche ramo o pianta provocando stress e la possibile rottura del connettore al control box o di quello di collegamento alla piastra, ma è anche possibile che, muovendosi, il cavo venga intercettato dal cono di rilevazione del detector e produca un falso segnale.

D’altra parte non bisogna neanche eccedere in senso opposto e tenere il cavo troppo teso perché, nel caso in cui la piastra si muova dalla sua abituale posizione, sarà possibile che il connettore di collegamento alla bobina si danneggi. Basterà quindi lasciare il primo avvolgimento un po’ lasco e verificare che, ripiegando ed estendendo la piastra, il cavo non vada subito in trazione. I successivi avvolgimenti, su fino al controlbox, dovranno invece essere abbastanza aderenti. Se possibile usate dei fermacavo in velcro (spesso sono forniti di serie) posizionandone uno vicino alla piastra ed uno appena sotto il controlbox.

Errore N. 3 –  Eccesso di “Sensitivity”

Nel mondo del detecting c’è da sempre una equazione conosciuta da tutti e sempre, sempre, sempre, malcompresa: PIU’ SENSIBILITA’ = PIU’ PROFONDITA’. La maggior parte dei novizi non fa altro che accendere il detector e impostare la SENSITIVITY al massimo per raggiungere la massima profondità. Questo è assolutamente sbagliato!

E’ necessario regolare la sensibilità tenendo conto sia delle condizioni del terreno, che dei disturbi elettromagnetici presenti. Un’impostazione esagerata può infatti far “chiudere” la macchina rendendola instabile e quindi praticamente inutile. Un intelligente paragone è quello dell’utilizzo dei fari abbaglianti in presenza di forte nebbia. Praticamente la visibilità peggiora invece di migliorare. Utilizzare un livello di sensibilità troppo elevata in presenza di mineralizzazione ferrosa o salina o con forti disturbi EMI comporterà più svantaggi che vantaggi. In questi casi è utile ridurre il livello o addirittura cambiare tipo di piastra utilizzando quelle Doppia D o le SEF.

Errore N. 4 –  Eccesso di discriminazione

Quando si acquista un metal detector si vorrebbe che esso segnalasse solo oggetti desiderabili come monete e gioielli e che discriminasse con efficacia assoluta il ferro, la stagnola, la latta e tutti gli altri metalli che non ci interessa trovare. Il principiante quindi sarà tentato di alzare il livello di discriminazione a valori piuttosto alti, restringendo di fatto le segnalazioni ai metalli con conduttività più elevata come il bronzo, rame e argento. In questo modo si avrà la falsa sensazione di aver eliminato la maggior parte delle schifezze metalliche che potremmo incontrare. Errore!

La maggior parte dei detector in commercio utilizzano un sistema di analisi dei metalli basato sul cosiddetto “ritardo di fase” introdotto nel segnale trasmesso dalla bobina a seconda delle conduttività e della permeabilità magnetica dell’oggetto metallico che finisce sotto la piastra del nostro cercametalli. Questo “ritardo di fase” è però influenzato anche dalle condizioni del terreno, dalla profondità e dalla forma e posizione relativa dell’oggetto stesso. Una moneta, posta in posizione di taglio e in terreno fortemente mineralizzato, tenderà ad essere rilevata con un “ritardo di fase” diverso rispetto a quello di una moneta identica ma messa di piatto e sepolta sotto pochi cm di sabbia bianca. Normalmente la presenza di forte mineralizzazione ferrosa nel terreno tenderà a modificare il segnale delle monete verso la scala ferrosa, in special modo a profondità sostenute. Ecco quindi che utilizzare una discriminazione troppo forte può farci perdere target preziosi.

Errore N. 5 – Più il metal costa…più troverà!

Uno dei più grandi equivoci, più o meno involontari, che aleggiano nel mondo del detecting è quello che un cercametalli costoso trovi più target di uno economico. Se è vero che i modelli di fascia alta abbiano prestazioni decisamente superiori a quelle di uno entry-level, questa affermazione non può assolutamente essere presa come verità definitiva ed indiscutibile. E’ fondamentale saper utilizzare al meglio un detector per poterne sfruttare le sue potenzialità. Conosco cercatori che hanno avuto grandissime soddisfazioni da modelli economici mentre ci sono tanti operatori che hanno speso migliaia di Euro per acquistare detector top di gamma e poi hanno avuto risultati mediocri.

Ritorniamo sempre allo stesso punto: è l’operatore a fare veramente la differenza. Così come un pilota di Formula 1 sarà in grado di guidare al massimo sia il suo bolide da corsa che una comune utilitaria, un qualsiasi automobilista, messo al volante di una Ferrari da corsa, molto probabilmente finirà contro un muro alla prima curva. Vale la pena ricordare inoltre che, come ho già detto, oggigiorno i modelli economici offrono prestazioni strabilianti rispetto quelli di qualche anno fa e che la stragrande maggioranza dei target di solito viene rinvenuta entro i primi 15 cm di terreno, ovvero alla portata di detector anche non eccessivamente sofisticati. Con ciò non voglio dire che chi acquista un modello di fascia elevata stia buttando i suoi soldi. Penso semplicemente che sia utile un approccio graduale, partendo da modelli economici che ci diano la possibilità di divertirci e di accumulare quella esperienza e quella abilità necessaria per padroneggiare ed usare al meglio i modelli più costosi e sofisticati. Non abbiate fretta!

Errore N. 6 – Settaggi “in prestito”

Quante volte mi hanno chiesto quali settaggi uso col mio detector… Tantissime! Ogni volta però, salvo rarissime eccezioni, ho sempre sconsigliato il richiedente di utilizzare le mie impostazioni.

Non perché io ne sia geloso, anzi, ma perché i setting che possono essere perfetti per i miei terreni, possono essere assolutamente inefficaci negli altri.

La raccomandazione è quella di perdere un pochino di tempo per adattare i settaggi base forniti dal costruttore ai propri terreni ed al proprio stile di ricerca.

Solo così avremo la certezza di avere un detector impostato al meglio.

E’ ovvio però che per ottimizzare il tutto sarà necessaria una minima base di conoscenza teorica del funzionamento dei detector, in modo da capire “dove mettere le mani” nel modo più opportuno. Certo, è sempre possibile arrivare ad avere buoni risultati andando “a tentativi”, ma sono altrettanto sicuro che sia possibile risparmiare moltissimo tempo con un pochino di conoscenza tecnica.

Errore N. 7  – Scavi maldestri…

C’è una fase della ricerca che spesso viene sottovalutata: lo scavo. L’uso di strumenti inadatti o di una tecnica maldestra possono non solo rendere l’estrazione del target molto più complicata e faticosa ma anche produrre danni al target medesimo, rovinare il terreno in modo gratuito e, addirittura, mettere a repentaglio la sicurezza del cercatore! Innanzitutto dovremmo scegliere lo strumento più idoneo a seconda del tipo di terreno che ci troviamo ad esplorare: sand-scoop o pale da mare (con cestello forellato) per le ricerche in spiaggia; vanghe, vanghette, zappette o “maleppeggio” per i terreni; coltello da scavo per i parchi pubblici o altre zone dove è inopportuno scavare grandi buche.

Personalmente preferisco utilizzare una vanghetta (lunga tra i 75 e gli 88 cm) per scavare i miei target perché trovo l’uso della zappetta un po’ ostico sui miei terreni. Altresì uso un coltello da scavo quando mi reco nel locale parco pubblico in modo da ridurre al minimo le dimensioni della buca, anche perché la maggior parte dei target è piuttosto superficiale.

Una Regola d’Oro che dovrebbe essere sempre rispettata e che tutti i detectoristi con un minimo d’esperienza osservano come se fosse Vangelo: MAI SCAVARE AL CENTRO DEL SEGNALE! Questa semplice accortezza può, nel caso più semplice, ridurre le possibilità di rovinare il target con una palata o zappettata maldestra mentre, nel caso più drammatico, può evitarci il disastroso esito di un colpo dato ad un ordigno bellico inesploso che potremmo av

er casualmente rilevato. Purtroppo non si tratta di eventi rarissimi, anzi, chi effettua ricerche “militaria”, si trova spesso a fare ricerche in zone di battaglia dove il ritrovamento di bombe, granate ed altro munizionamento è abbastanza frequente. FATE ATTENZIONE!

Altra raccomandazione è quella di ricoprire sempre le buche dopo lo scavo. Non solo si tratta di una forma di rispetto della Natura, ma anche nei confronti del proprietario del terreno che non si vedrà “deturpato” il campo. E poi potrà anche evitare qualche brutta storta a chi, inavvertitamente, dovesse capitarci sopra.

Di errori potremmo continuare a parlarne all’infinito e non è detto che nel prossimo futuro non ci sia una “seconda parte” di questo articolo. Per il momento mi fermo qui, le batterie sono cariche e mi aspetta un bel campo da esplorare…

Ah… aggiungo in extremis uno degli errori più gravi che si possano commettere!

Errore N.7+1 – Non rispettare le Leggi vigenti

Come sicuramente sapete, nel nostro Paese ci sono delle Leggi che, in certo senso, limitano l’utilizzo del cercametalli in particolari zone, sottoposte a vincoli di carattere storico/archeologico ma anche ambientale/paesaggistico.

E’ buonissima norma, anzi direi che dovrebbe essere la prima cosa da fare quando si comincia a praticare questo hobby, è informarsi bene sulle Leggi e sulle zone di territorio dove non è ammessa, a pena di sanzioni amministrative e PENALI, la ricerca col detector.

Buona ricerca!

Leonardo Ciocca
AMD Tech Team
E: lciocca@amdtt.it

Leonardo/”Bodhi3″


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