TEST: Primo approccio al White’s TDI 300

Dopo tante peripezie, cattivo tempo, incidenti di rugby, preparativi per il matrimonio etc etc etc che mi hanno impedito di trovare il tempo e soprattutto la calma necessaria, mi accingo a scrivere le mie prime impressioni sul Pulse Induction (di tipo Motion-Search) White’s TDI 300.

Questa macchina, prestatami dal gentilissimo amico Stefano di Roma (non so proprio come ringraziarti per la disponibilità e per la simpatia!), è stata provata in diverse situazioni operative nei terreni delle mie parti (Sorry… No beach!).

Parlando della meccanica, il TDI 300 è nel perfetto stile White’s: asta scomponibile e box in ergal (staccabile e hip-montabile) dalle ottime qualità in termini di robustezza e solidità. La piastra è una concentrica da 12″ (o 300 mm…ecco perchè TDI 300) e il grip è “a pomello” (come quello del Minelab GPX 4500 per intenderci).

L’intera macchina, pur non essendo una piuma, è molto ben bilanciata e, anche in configurazione tradizionale (non hipmount) risulta agevole da usare anche per periodi lunghi. Le aste, come detto prima, sono scomponibili e il bloccaggio è affidato ai classici spring-lock e alle ghiere di serraggio.

Il controlbox è senz’altro un po’ retrò ma decisamente affascinante…

E’ dotato di tre lucine colorate che indicano il livello di carica, di alcuni pomelli e tre interruttori metallici.

I pomelli-potenziometri controllano il Gain, la Soglia (Threshold), il Pulse Delay, il Ground Balance e il Frequency (offset).

Il Gain è, come potete facilmente intuire, il guadagno di ricezione. Questo parametro ovviamente influenza in maniera drammatica la profondità raggiungibile dal MD.

La Soglia regolerà il livello del suono di sottofondo udibile in cuffia. E’ consigliabile aumentare il livello fino a quando non si sentirà un suono costante e non un “balbettio”.

Il Pulse Delay è il primo parametro “tipico” di molti metal detector Pulse Induction. In parole povere con questo pomello è possibile impostare il ritardo nel campionamento del segnale che viene effettuato al termine della trasmissione del treno d’onda.

A questo punto non posso non aprire una dovuta parentesi tecnica per spiegare (molto sinteticamente!) come funziona in soldoni un metal PI. Ovviamente chi volesse approfondire potrà trovare numerose spiegazioni all’interno del mio libro.

Bene… partiamo…

I PI, a differenza di tutti i metal VLF (i BBS/FBS della Minelab fanno caso a parte dato che sono prodotti che utilizzano tecnologia proprietaria. Vedi il mio libro per una spiegazione dettagliata di come funzionano queste tecnologie) non operano nel dominio delle frequenze ma bensì nel dominio del tempo. In parole terra terra, non si occupano di analizzare la variazione delle frequenze correlate ai campi magnetici trasmessi ma la differente variazione d’intensità del segnale ricevuto quando questo viene ad interagire con un target.

In pratica accade questo (ovviamente qui semplificherò tutto… mi perdoneranno gli ingegneri!):

1)      Il Metal trasmette un treno di impulsi ad alta intensità…BUM..BUM..BUM..BUM..BUM..

2)      La trasmissione si interrompe…

3)      Se il treno “becca” un target… interagisce con questo…

4)      Viene generato un campo elettrico nel target… che produce un campo magnetico (nota tecnica… questo campo magnetico indurrà nella piastra un segnale composto solo dalla parte RESISTIVA… La parte REATTIVA viene completamente a mancare essendo terminata la trasmissione del treno d’impulsi…)

5)      Dopo un tempo T (regolabile grazie al pomello Pulse Delay) viene campionato il segnale riveniente dal terreno…

6)      Viene quindi verificata l’intensità del segnale…

7)      Viene emesso un suono se questa intensità, dopo il tempo T, è ancora “viva” ed è collegabile alla presenza di un oggetto metallico.

Perchè, vi starete chiedendo, è possibile variare il periodo T?

Semplice… perchè il segnale legato a target ferrosi “DECADRA’” molto più velocemente rispetto a quello collegato ad oggetti dotati di maggiore conducibilità elettrica (non-ferrosi).

In altre parole, se io aumento il Pulse Delay (ossia il momento in cui viene effettuata l’analisi), è possibile che il segnale riveniente da un piccolo oggetto di ferro sia già “morto” prima del momento T. Tutto ciò si traduce semplicemente nella teorica discriminazione dei piccolo oggetti di ferro.

Per fare un esempio semplice semplice… Immaginate che un target ferroso sia come una persona ALFA che emetta un grido della durata esatta di 3 secondi mentre un target non ferroso sia come un’altra persona BETA che emetta gridi della durata esatta di 5 secondi e oltre. Ora… immaginiamo che io mi tappi le orecchie e che dia le spalle a queste due persone. Immaginiamo inoltre che, di fronte a me, ci sia una persona GAMMA che mi segnali visivamente quando una di queste persone inizi ad urlare. Dal momento che GAMMA mi farà un cenno, io potrò decidere a piacimento QUANDO riaprire le orecchie…

Va da se che se io voglio sentire solo le urla di BETA senza voltarmi a guardare, basterà che, a partire dal cenno di GAMMA io apra le orecchie ALMENO dopo 3 secondi…3 secondi e qualcosa…

Infatti se faccio così…oramai l’urlo di ALFA sarà già terminato. Avrò quindi effettuato una… discriminazione… Il Pulse Delay del PI funziona esattamente nello stesso modo!

Andiamo avanti…

Un altro parametro presente nel TDI è il cosiddetto Ground Balance (Bilanciamento del Terreno).

Questo pomello permette di adattare la performance del metal a seconda del livello di mineralizzazione del terreno. Senza entrare in disquisizioni tecniche che prenderebbero troppo spazio, è possibile bilanciare il TDI, specie in condizioni di mineralizzazione elevata, in modo che la sua risposta sia più “affidabile” e veritiera e vengano emessi meno falsi segnali. Per rendere effettivo questo bilanciamento andrà prima spostato l’interruttore GEB (Ground Exclusion Balance) su ON e poi andrà ruotato lentamente il pomello mentre si pompa la piastra sul terreno. Non appena la soglia diventa stabile ci siamo!

L’attivazione del GEB (posizione ON) ci permetterà poi di attivare efficacemente un altro tipo di discriminazione impostabile sul TDI 300!

Nel lato destro del box è presente un altro interruttore chiamato TARGET CONDUCTIVITY. Questo sarà posizionabile in tre diverse modalità (HIGH, ALL e LOW). In parole semplici sarà possibile impostare il metal in modo che segnali SOLO i metalli ad alta conducibilità (HIGH… Rame, bronzo, argento…), a SOLO a bassa conducibilità (LOW…Oro e alluminio) e TUTTI i metalli (ALL) attraverso due diversi toni…Acuto o Basso a seconda della conducibilità del metallo.

Giova ripetere che questa sistema di discriminazione è attivo SOLO quando il GEB è ON. Se il GEB viene posto a OFF, il TDI si comporterà come un PI tradizionale ovvero segnalando tutti i tipi di metallo nello stesso modo e sarà anche influenzato dalle eventuali anomalie legate alla mineralizzazione del terreno.

L’ultimo pomello, Frequency, è null’altro che un regolatore di offset (scarto) delle frequenze utilizzate dal metal. In caso di interferenze da parte di altri metal o legate a sorgenti EMI, sarà possibile tentare di eliminare il disturbo applicando un offset negativo o positivo.

Passiamo ora alla parte, credo, più attesa della recensione… parliamo di performance!

Prima di parlare di profondità, efficacia di discriminazione, separazione dei target etc è ASSOLUTAMENTE DOVEROSA una premessa.

Per molto tempo ho avuto parecchie remore nel pubblicare la mia recensione di questo affascinante strumento. Molti utenti dei vari forum, in passato, hanno ceduto alla tentazione di trattare questo metal alla stregua di un qualsiasi prodotto VLF criticandone la capacità discriminativa, mettendo in evidenza che altri metal sono in grado di raggiungere profondità notevolmente superiori etc etc.

Va fatto un chiarimento DEFINITIVO! Il White’s TDI è una macchina Pulse Induction e, come tutte le macchine costruite intorno a questa tecnologia, nasce con una specifica area d’applicazione in mente: la ricerca dell’oro “naturale”!

Quando parlo di oro “naturale” NON MI RIFERISCO ASSOLUTAMENTE ad anelli, catenine, orecchini o altri manufatti ma a piccole pepite, pagliuzze e minerali auriferi. E’ geologicamente provato infatti che, statisticamente parlando, questi tipi di target naturali siano più frequentemente rinvenibili in prossimità delle cosiddette sabbie nere ovvero ricchissime di mineralizzazione ferrosa.

Come tutti sapere, la mineralizzazione ferrosa estrema è il nemico numero uno della performance dei VLF. La tecnologia PI invece tende a risentire pochissimo di questo disturbo. Ecco perchè la maggior parte dei cercatori professionisti di metallo aurifero possiede almeno una unità PI nel suo arsenale di metal detector. Ovviamente i costruttori di MD, ivi compresa la White’s con il suo TDI ha cercato di rendere il suo prodotto “adattabile” anche alla ricerca di monete e di reliquie (relics) sia in terra che in spiaggia. La parola chiave è, appunto, “adattabile”…

E’ ovvio quindi che, se messo a confronto con le capacità discriminative di un VLF, un PI perda parecchi punti nella ricerca di monete o relics. Per un utente VLF è semplicemente impensabile di operare sempre in ALL METAL, come si farebbe con un PI “puro” e scavare tutti i segnali.

Riassumendo… Se cercate oro naturale… prendete un PI… Se volete macchine che discriminano… prendete un VLF… Se volete cercare monete sulle vostre spiagge “nere”… prendete un PI… Ma non vi lamentate poi se come performance in discriminazione il vostro PI non regge il confronto… E’ così… non c’è nulla da fare… Forse il Minelab GPX 4500 andrà molto meglio… Ma non me la sento ora come ora di spendere oltre 3000 euro per scoprirlo… 😀 😀 😀

Passiamo alla misurazione delle performance effettuate in condizioni di ricerca vera.

Ho usato il TDI in diversi terreni. La maggior parte erano caratterizzati da una mineralizzazione piuttosto sostenuta. Questo per verificare la bontà del GEB e della adattabilità del suo settaggio.

Come termine di paragone, ho usato alternativamente un M6, un DFX e un Fisher F75 per verificare l’effettiva capacità di ricerca della macchina TDI.

Ho provato la macchina sia in PI “puro”, ovvero con GEB OFF che con il bilanciamento attivo. La differenza in termini di profondità è palpabile. Mentre in GEB OFF è possibile tranquillamente rilevare un oggetto metallico grande come una bella moneta a circa 30-35 cm e oltre (a seconda delle condizioni del terreno), con il GEB su ON il target rischia di non essere sentito (sempre che abbiamo correttamente bilanciato la macchina) parecchi centimetri prima. Va detto però che, in condizioni di mineralizzazione davvero intensa, lavorare in GEB OFF (PI Puro) con alto gain è davvero difficile. La macchina è così sensibile da diventare instabile. Saremo quindi costretti o ad abbassare il gain o a passare in modalità GEB ON.

In quest’ultima modalità, impostando poi l’interruttore Conductivity su ALL, è possibile discriminare a livello acustico (dimenticavo… il TDI non è dotato di display!) i chiodi dalle monete di rame e bronzo o è possibile, impostando su HIGH, tagliare fuori tutti i target a bassa conducibilità.

Un trucco che ho imparato dagli americani, per discriminare ancora meglio il ferro è quello di ricorrere al cosiddetto UNDERBALANCING… Ovvero, attivare il GEB, pompare la piastra ruotando nello stesso tempo il pomello Ground Balance fino a stabilizzare la soglia.

A questo punto ci troviamo nella posizione “teoricamente” corretta. Ora, per raggiungere una discriminazione del ferro più aggressiva, basterà abbassare ancora un pochino il Ground Balance. Provate e vedrete che differenza!!! E senza perdere poi tanta profondità!

La velocità di spazzolata del TDI è piuttosto placida e lenta. Per coloro che non hanno mai usato PI, imparare a centrare un target con il TDI richiederà un po’ di pratica anche perchè non è dotato di pin-point. In pratica bisogna cercare di trovare la velocità corretta per avere un centraggio accurato.

La separazione del target è influenzata ovviamente sia dalle condizioni del terreno, che dalla conformazione spaziale dei target stessi e dalla velocità di movimento della piastra. Consiglio sempre di variare l’angolazione della spazzolata per ottenere un risultato migliore. Tenete però conto che la piastra da 300 ha una copertura notevole e quindi, inevitabilmente, la separazione ne risentirà decisamente.

Cercare con il White’s TDI 300 è una vera esperienza. E’ affascinante e misteriosa… I suoni che sentirete vi intrigheranno o li odierete a morte! 😀

E’ decisamente una macchina professionale, dal costo non proprio alla portata di tutti, ma assolutamente abbordabile per chi cerchi uno strumento per effettuare ricerche in condizioni che renderebbero addirittura impossibile il lavoro dei VLF anche di fascia alta.

Questo prodotto non fa per chi considera la discriminazione al primo posto. Non fa per chi cerca un prodotto facile da imparare ad usare… Non fa per chi non abbia la pazienza di ascoltare cosa ci dice il nostro Metal…

Per chi invece possiede queste qualità bhè… sarà amore a prima vista!

Happy TDI Hunting!

Bodhi3

2 pensieri riguardo “TEST: Primo approccio al White’s TDI 300

  • 23 Luglio 2010 in 18:00
    Permalink

    ottima spiegazione Leonardo piu’ facile di cosi non si puo’

    grazie

    Rispondi

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