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THEORY: Principi di funzionamento dei Metal Detector VLF/IB


Pubblico anche qui la risposta che ho inserito nel forum METALDETECTORPERTUTTI alla domanda dell’amico Robpd che chiedeva spiegazioni sul come i metal detector riescano a distinguere i vari metalli e che influenza abbia la frequenza operativa sulla ricerca…

Buona lettura!!!

Leonardo

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THEORY: Principi di funzionamento dei Metal Detector VLF/IB

Vuoi sapere cosa indica la frequenza operativa di un MD? E come faccia a riconoscere i vari metalli?

Cercherò di spiegartelo nel modo più semplice che conosco.

Il principio di funzionamento della maggior parte dei prodotti in commercio basati su tecnologia “Induction Balance” (Equilibrio di induzione) operanti con “Very Low Frequencies” (frequenze molto basse..da 1 a 30KHz) è più o meno il seguente.

Se si fa passare una corrente alternata all’interno della bobina trasmittente della piastra del nostro metal detector, grazie al principio di induzione, si genererà un campo elettromagnetico.

Questo campo magnetico circonderà la bobina assumendo la forma di una grande “ciambella”. In alcune zone di questa ciambella, fortemente legate alla forma della bobina, ci sarà una concentrazione maggiore di linee isomagnetiche che, come vedrai, permetteranno di individuare con maggiore intensità gli oggetti sepolti.

Le forme classiche di queste zone di maggiore intensità sono quella simil-conica per le piastre di tipo concentrico (vedi Fisher F2, White’s Coinmaster, molti modelli Tesoro etc), simil-conica schiacciata con piastre concentriche ovali (vedi GARRETT ACE 150/250, Fisher F5), a chiglia di nave per le piastre Doppia D (XP Goldmaxx, Fisher F75, Teknetics T2, White’s V3 etc)

Ti ricordo che questi “coni” e queste “chiglie di nave” (strette e lunghe) sono presenti simmetricamente sia sopra che sotto la piastra.

Andiamo avanti…

Questo campo magnetico pervade lo spazio intorno alla piastra sia in aria che in terra se, ovviamente, avviciniamo la bobina al terreno.

La produzione di questo campo magnetico è continua grazie al continuo flusso di corrente all’interno della bobina trasmittente.

Ora immagina questo “cono” (per semplicità) che inizia a penetrare il terreno.

Ma cavolo! Perchè mi dicono che le bobine presenti in una piastra sono due? L’altra a cosa serve?

Serve per “ricevere” il segnale trasmesso che sarà “alterato” dalla presenza di oggetti metallici sepolti.

Qualcuno si potrà domandare… Ma normalmente, anche in assenza di oggetti metallici nei paraggi, la bobina ricevente non capta la presenza di quella trasmittente?
La risposta è….Ni…

I progettisti, attraverso un attento posizionamento geometrico e delle correzioni elettroniche, fanno in modo che questo fenomeno sia minimo. Tali accorgimenti vengono tecnicamente definiti “NULLING” di una piastra.

Ora… Cosa accade quando un oggetto metallico si trova nel campo magnetico emesso dalla bobina trasmittente?

Semplice… Il campo elettromagnetico induce una corrente elettrica nell’oggetto metallico. Questa corrente è molto particolare. Segue un percorso circolare sulla superficie dell’oggetto intorno ad un asse. E’ come se fosse un “Vortice”. Queste correnti vengono appunto definite “Correnti Eddy” da Eddy che in inglese significa vortice.
Altro fenomeno che accade è la deformazione/alterazione del campo magnetico emesso. Questo fa perdere il famoso “Equilibrio di induzione” di cui abbiamo parlato all’inizio che poi è il responsabile del NULLING.

In altre parole, quando un oggetto metallico viene investito dal campo magnetico, fa perdere l’equilibrio che impediva alla bobina ricevente di sentire quella trasmittente.

Siamo arrivati alle correnti eddy… non divaghiamo…

Queste correnti producono a loro volta un campo magnetico molto molto più debole di quello emesso dalla bobina trasmittente.

La bobina ricevente capta questo campo magnetico debole che, a sua volta, genera per induzione una corrente alternata all’interno della medesima bobina.

A questo punto il segnale ricevuto può essere pre-amplificato, amplificato e analizzato dai circuiti dell’unità centrale del MD.

Ma come fa il detector a distinguere i vari metalli?
Finalmente arriviamo al cuore del quesito…

Devi sapere che ogni oggetto metallico, a seconda della sua composizione, della sua forma e della sua posizione, possiede, tra le tante caratteristiche, due fattori che sono particolarmente importanti: la permeabilità magnetica e la conduttività elettrica.

La prima misura l’attitudine di un oggetto a magnetizzarsi, il secondo la “facilità” con cui esso è in grado di condurre corrente elettrica.

Quasi ogni metallo possiede caratteristiche che lo identificano da questi due punti di vista.

Gli oggetti in ferro, per esempio, hanno una elevata permeabilità magnetica ma una bassa conduttività elettrica. D’altra parte l’argento ha una bassa permeabilità magnetica ma una altissima conduttività elettrica (non a caso i migliori cavi per impianti HIFI sono realizzati in argento o in rame argentato).

Ma, in pratica, questi parametri, come influenzano il nostro segnale ricevuto dal MD?

Semplice…

Il segnale trasmesso è connotato da una certa frequenza operativa…Si tratta, per fare qualche esempio, di quei 8.5 KHz dell’EUROACE, del 14 KHz dell’M6, dei 18 KHz dell’XP Goldmaxx.

Quando il campo magnetico investe gli oggetti e si da luogo alle eddy e al successivo campo magnetico e alla ricezione del nuovo segnale, ci sarà stato qualche altro cambiamento?

Risposta: SI!

Quello che cambia è un certo RITARDO TEMPORALE (detto “Ritardo di Fase”) tra il segnale trasmesso e quello ricevuto. Questo ritardo è influenzato in modo particolare da quei due parametri di cui abbiamo appena parlato.

Per fare un esempio… All’aumentare della conduttività, aumenterà il Ritardo di fase. Studiando questo ritardo sarà possibile tentare di individuare quale tipo di metallo stiamo investigando. Si tratta di una stima che soffre di numerosi limiti specie al variare della dimensione dell’oggetto, della sua forma regolare o irregolare, all’aumentare della distanza dell’oggetto dalla bobina, della eventuale compresenza di minerali ferrosi o alcalini che alterano la rilevazione e persino della posizione (di piatto o di taglio) dell’oggetto rispetto alla bobina.

Abbiamo allora (spero) capito, con una lunga e pallosa introduzione, i principi che permettono di rilevare e identificare un oggetto metallico…

Rimane ora da spiegare un’altra cosa… Le differenti frequenze operative utilizzate!

La fisica e le evidenze empiriche ci dicono che minore è la frequenza impiegata e migliore sarà la sensibilità e la precisione di identificazione di metalli a maggiore conduttività (rame e argento per esempio) e la capacità di “penetrazione” del terreno, viceversa frequenze più alte avranno minore penetrazione, migliore sensibilità e precisione su metalli a minore conduttività (oro sottile, alluminio) e su oggetti molto minuti e sottili. Frequenze intermedie sono usate per ottenere un compromesso tra le due esigenze.

Perchè le alte frequenze (maggiori di 15 KHz per esempio) sono più efficaci sugli oggetti molto piccoli e sottili?

Anche qui la fisica ci viene in aiuto per capire…

La Legge di Lenz ci dice che all’aumentare della frequenza che genera il campo magnetico, la corrente eddy indotta sull’oggetto metallico sarà sempre intensificata verso la superficie. In altre parole coinvolgerà in maniera più intensa solo gli strati più esterni dell’oggetto. E’ ovvio che se l’oggetto è minuto o sottile, utilizzare le frequenze alte sarà la scelta più intelligente ed efficace. Per altro le frequenze più alte sono, di solito, quelle meno disturbate dalle interferenze elettromagnetiche (EMI) derivanti dai tralicci dell’alta tensione, dai generatori elettrici, dalle auto etc.

Attenzione però… Le alte frequenze comportano due effetti collaterali principali…
In primis tendono ad essere le meno efficaci nel gestire la mineralizzazione salina/alkalina (che aumenta la conduttività del terreno o dell’acqua in cui è contenuta) e hanno anche una minore efficacia nel segnalare oggetti ad altissima conduttività a causa del particolare principio di funzionamento dei sistemi di bilanciamento del terreno (per ulteriori approfondimenti su questi aspetti consultate il mio blog).

Spero di essere stato utile e non troppo noioso…

Leonardo/Bodhi3

THEORY: I Segreti delle piastre SEF…


Piastra SEF 15"x12"

SEF è l’acronimo di Symmetric Electromagnetic Field (Campo Elettromagnetico Simmetrico) ed è una tecnologia proprietaria della francese  DETECH.

Le piastre SEF, dette anche “a farfalla” sono state prodotte per numerosi modelli di MD (Garrett, XP, Minelab, White’s, Fisher etc) ed in vari formati a partire dalla piccola 6×8 pollici fino alla gigantesca 21×17. Chi ha provato questi prodotti sostiene un netto miglioramento in profondità e nella gestione della mineralizzazione rispetto alle piastre standard concentriche e DD.

Alcuni definiscono le SEF come varianti delle piastre Doppia D (WideScan) con le due bobine ovali invece che a forma di D.

Lessi tempo fa un interessante post di Carl Moreland (attualmente Capo Ingegnere della White’s) su questo tipo di tecnologia che vorrei sintetizzare qui.

Carl ricordava che una delle cose più importanti per avere ottimi risultati e contenere gli effetti della mineralizzazione del terreno è legato all’avere un buon equilibrio di induzione (“Induction Balance”) tra la bobina trasmittente e quella ricevente… il cosiddetto NULLING insomma…

Le piastre vengono progettate proprio affinche questo equilibrio tra TX e RX sia il migliore possibile. Più c’è equilibrio tra TX e RX e migliore sarà la sensibilità della macchina.
La mineralizzazione del terreno è la prima responsabile del cosiddetto “Effetto Ground“, ovvero dello “schiacchiamento” del campo elettromagnetico emesso dalla bobina trasmittente. Questa deformazione viene rilevata dalla bobina RX (si parla di “accoppiamento”) e ciò implica una perdita di equilibrio di induzione causando una perdita di performance e falsi segnali.

Piastra "OO" del NEXUS

Secondo Carl, teoricamente parlando la migliore forma delle bobine per evitare questo problema sarebbe quello perfettamente circolare (OO) con una sovrapposizione simile a quella DD. Se le bobine sono perfettamente tonde, lo schiacciamento del campo elettromagnetico risulta essere simmetrico e preciso e se questa deformazione è simmetrica l’accoppiamento è minimo.

Il vantaggio delle OO rispetto alle DD è che queste ultime, a causa della notevole curvatura delle intersezioni tra parte dritta e curva producono delle concentrazioni di campo magnetico. Tutto ciò implica un campo TX non simmetrico e definito e da qui uno schiacciamento non simmetrico.

Se osserviamo le SEF noteremo che le bobine sono ovali e non sono perfettamente rotonde.
Questa forma implica che, nel lato dove la curva è più stretta (in alto e in basso) ci siano delle concentrazioni elettromagnetiche maggiori ma, ovviamente, non così drammatiche come nella doppia D. Ciò, alla fine dei giochi, si traduce in una migliore gestione della mineralizzazione rispetto alle DD. Ecco svelato il loro segreto…

Spero di essere stato utile…

V3i: SALT COMPENSATE vs SOIL TYPE: SALT


Scrivo questo articolo, che spero troverete utile, prendendo spunto da un dettaglio tecnico del White’s V3/V3i che in passato ha creato un po’ di confusione tra gli utenti.

Prima di iniziare voglio ringraziare l’amico Alberto “622Mac622” per i suggerimenti e per avermi fatto notare un piccolo errore stilistico.

Quando uscì il V3, tra le varie opzioni selezionabili c’era il ben noto SALT COMPENSATE.

Si trattava di una speciale modalità che permetteva di operare in multifrequenza sia in battigia che in acqua di mare senza particolari problemi di stabilità. Si trattò di una importante innovazione rispetto al precedente modello DFX  dato che, quest’ultimo, lavorava sempre in SALT COMPENSATE senza possibilità di disattivarlo. Cerchiamo di spiegare semplicemente come funziona questa modalità operativa partendo da un po’ di teoria di base.

Innanzitutto vorrei ricordare che i due tipi di mineralizzazione che più disturbano i metal detector VLF sono quella ferrosa (legata appunto al ferro e ai suoi minerali) e quella salina/alkalina connessa al sale marino e ai sali alkalini presenti “naturalmente” in alcuni terreni desertici e “artificialmente” nei prodotti fertilizzanti (es. Nitrato d’argento) ad uso agricolo. Per semplicità, nel proseguio dell’articolo, riferendomi alla mineralizzazione “salina” intenderò sia quella marina che quella alkalina.

Normalmente i modelli monofrequenza hanno grandi problemi di stabilità quando ci si avvicina all’acqua di mare per via della mineralizzazione salina che, combinata con l’acqua, ne aumenta la conducibilità facendola sentire al MD esattamente come un oggetto metallico.

Per gestire la mineralizzazione (sia ferrosa che salina) i moderni MD sono dotati di sistemi di bilanciamento del terreno che, sostanzialmente, sono di tre tipi: FISSO, MANUALE, AUTOMATICO.

Il Sistema FISSO (come quello montato sul Garrett ACE 150/250/EuroAce) è imposto dal costruttore che andrà a determinare statisticamente il punto di bilanciamento più probabile per i terreni dove il metal verrà venduto. Solitamente è pensato per compensare ESCLUSIVAMENTE la mineralizzazione ferrosa avendo un punto di compensazione molto vicino al valore di massima ferrosità.

Il Bilanciamento MANUALE (tipico dei vecchi prodotti ma mantenuto anche in moltissimi modelli nuovi insieme all’automatico) è invece regolato direttamente dall’operatore attraverso una fase di taratura e regolazione per mezzo di pomelli o digitando sulla tastiera fino ad ottenere una buona stabilità della macchina. Questo sistema ha il vantaggio di adattarsi molto meglio alle condizioni dei vari terreni e, in caso di utilizzo in battigia o in acqua, permette il bilanciamento per contrastare la mineralizzazione salina. Difetti? Sostanzialmente due: in primis ad ogni variazione di mineralizzazione del terreno costringe l’operatore ad una nuova taratura e in secundis questo sistema di bilanciamento non permette la contemporanea compensazione della mineralizzazione ferrosa e salina.

Il Sistema AUTOMATICO (di solito presente su tutti i modelli più sofisticati), presente nei modelli un po’ più sofisticati (e che siano tassativamente di tipo MOTION), permette un adattamento della macchina in modo completamente trasparente all’utente (salvo, a volte, una iniziale taratura che viene usata come riferimento d’avvio). E’ il MD stesso a monitorare le variazioni della mineralizzazione e ad auto-adattarsi senza bisogno di alcun intervento. Rovescio della medaglia? Alcuni sistemi non sono così efficaci da garantire una reale capacità di adattamento. Spesso poi i sistemi automatici sono programmati per bilanciare la macchina esclusivamente nel range della mineralizzazione ferrosa rendendo, di fatto, difficile se non impossibile la ricerca in battigia o in acqua.

Ciò che abbiamo osservato è che nessuno dei tre sistemi indicati è capace di gestire CONTEMPORANEAMENTE la mineralizzazione salina e ferrosa e che, molto spesso, solo il sistema MANUALE è in grado di bilanciare la mineralizzazione salina.

Per arrivare ad un sistema in grado di bilanciare CONTEMPORANEAMENTE la mineralizzazione ferrosa e quella salina, rimanendo nell’ambito dei prodotti VLF; dovremo ricorrere a modelli MULTIFREQUENZA (tipo Fisher CZ21, White’s DFX, V3/V3i e BeachHunter). Con questo termine indico espressamente i prodotti in grado di lavorare, nel medesimo istante, con più di una frequenza. Questo per escludere i detector PLURIFREQUENZA (tipo DEUS per esempio) o BROAD/FULL BAND SPECTRUM (come alcuni modelli Minelab) perchè i primi, pur potendo lavorare con varie frequenze, non lo fanno in modo contemporaneo e i secondi perchè funzionano con principi assai diversi da quelli qui illustrati.

I modelli multifrequenza, attraverso un ingegnoso “trucchetto” riescono ad ottenere il bilanciamento contemporaneo sia della mineralizzazione ferrosa che di quella salina/alkalina.

In pratica la prima cosa che i MD MultiFreq fanno è bilanciare innanzitutto la mineralizzazione salina sulle varie frequenze impiegate. Poi, dato che la risposta delle varie frequenze alla mineralizzazione ferrosa è “quasi” identica, i MD MultiFreq provvedono ad “allineare perfettamente” queste risposte semplicemente effettuando una sottrazione (“Signal Subtraction”). Questo fa si che il segnale riveniente dal ferro venga, in pratica, cancellato. In questo modo avranno raggiunto lo scopo cercato: bilanciare verso il sale (con un sistema automatico/manuale tradizionale) e verso il ferro (con il “Signal Subtraction”).

Nasce ora un problemino…

Chi ha un minimo di dimestichezza con i MD, sa bene che questa SALT COMPENSATION ha un peculiare effetto collaterale: la perdita drammatica di sensibilità sui piccoli oggetti in oro.  Questo perchè siffatti oggetti hanno una conducibilità relativamente bassa e che si affianca ai valori della mineralizzazione salina. Ecco quindi che, bilanciando il sale, si perde di conseguenza efficacia sull’oro sottile.

SALT COMPENSATE VS SOIL TYPE: SALT

Dopo questa doverosa introduzione, che sicuramente avrà annoiato il 99% dei lettori, entriamo nello specifico del tema in oggetto.

Il White’s DFX e il Fisher CZ21 funzionano SEMPRE in SALT COMPENSATE, esattamente nel modo sopra descritto, quando lavorano in multifrequenza (per informazione: il DFX può anche operare in monofrequenza). Bilanciano sia verso il sale che verso il ferro. Ciò è ottimo se si lavora in battigia dove questo sistema è l’ideale ma non è altrettanto buono quando si lavora sulla terra dove il sale non c’è e si rischia di perdere oggetti in oro sottile.

Se quindi si vuole usare l’eccellente discriminazione della multifrequenza c’è un rovescio della medaglia con la perdita di sensibilità sull’oro.

Il White’s V3 è stato il primo metal a tre frequenze che permettesse di lavorare con la compensazione del sale attivata (SALT COMPENSATE) o disattivata (3 Frequency – BEST DATA o CORRELATE).

Questo ha, ovviamente, risolto il problema sopra accennato quando si usa la multifrequenza.

Ma è possibile compensare il sale col V3 in MONOFREQUENZA?

La risposta semplice è NO. Il sistema di bilanciamento di questa macchina, quando opera in monofrequenza (2.5, 7.5 o 22.5 KHz) si limita a considerare il range della mineralizzazione ferrosa costringendo, di fatto, l’operatore a passare alla multifrequenza SALT COMPENSATE per lavorare in battigia/acqua marina.

E’ solo con il successivo V3i che questa possibilità è stata data.

Il V3i infatti, non solo può operare in multifrequenza senza (3-freqs) o con (SALT COMPENSATE) compensazione salina, ma è possibile avere la gestione del sale anche in monofrequenza attraverso l’impostazione del SOIL TYPE (Tipo di Terreno). Questo parametro permette al sistema di bilanciamento di aumentare l’estensione del punto di bilanciamento. Come ho scritto sopra, normalmente il sistema di bilanciamento del V3 era limitato alla zona del ferro. Ora con V3i è possibile impostare il SOIL TYPE in due modi: NORMAL e SALT. Il primo lascia le cose sostanzialmente invariate rispetto al V3 (Bilanciamento SOLO in zona ferrosa) mentre il secondo permette al sistema di raggiungere anche la zona del sale!

Attenzione! Vanno subito fatte due doverose precisazioni:

1)      Se si usa il V3i in Monofrequenza e si mette il SOIL TYPE su SALT si avrà 1 solo punto di bilanciamento… O sul sale… o sul ferro… Ecco la confusione generata da chi, quando uscì, sosteneva che questo parametro permetteva la gestione contemporanea delle mineralizzazioni anche in monofrequenza: completamente falso! In pratica il metal si comporta come, ad esempio, un M6 o un MXT quando si sposta il deviatore in posizione BEACH(M6)/SALT(MXT). Il sistema di bilanciamento ha maggiore libertà di “movimento” ma è pur sempre uno solo il punto bilanciabile. Rispetto però ad M6/MXT il V3i ha il vantaggio di poter essere bilanciato anche manualmente e quindi con maggiore efficienza a meno di repentine variazioni di mineralizzazione.

L'autore (Leonardo/Bodhi3) nella sua ormai leggendaria tenuta Desert Storm...

2)      Se si usa il V3i in 3-Frequencies e si attiva il SOIL TYPE su SALT si avrà una modalità “ibrida”. Il V3i avrà 1 solo punto di bilanciamento (o sale o ferro) e opererà in multifrequenza. Rispetto alla modalità SALT COMPENSATE potremmo avere una leggera minore soppressione dei target ferrosi per via del mancato Signal Subtraction ma una migliore sensibilità sull’oro sottile SE NON OPERIAMO in battigia. Se andiamo sull’acqua salata ovviamente il MD tenterà di bilanciarsi sul sale perdendo efficienza sull’oro sottile. Per altro, se sarà presente sabbia scura, la mineralizzazione ferrosa andrà in competizione con quella salina rendendo la vita dura al nostro metal. In questo caso (sale+ferro) la soluzione migliore è quella di usare il SALT COMPENSATE e non pensarci più.

Riepilogando: Quando usare il SALT COMPENSATE (SC – Multifrequenza), quando il SOIL TYPE: SALT (STS – Monofrequenza), quando il 3 FREQUENZE (3F – Multifrequenza) o quando la MONOFREQUENZA (MF – Monofrequenza)?

Ecco alcuni casi tipici a seconda di ciò che più ci interessa…

OBBIETTIVO: Migliore identificazione/discriminazione

1)      Sabbia asciutta: 3F
2)      Sabbia bagnata: SC
3)      Misto asciutta/bagnata: SC
4)      In Acqua: SC
5)      Terreno non mineralizzato: 3F
6)      Terreno con prevalente mineralizzazione ferrosa: 3F
7)      Terreno con mineralizzazione mista (ferrosa/alkalina): SC
8)      Terreno con prevalente mineralizzazione alkalina: SC

OBBIETTIVO: Performance pura (prima e seconda scelta)

1)      Sabbia asciutta: MF/3F
2)  Sabbia bagnata: STS/SC
3)  Misto asciutta/bagnata: SC
4)  In Acqua: STS
5)  Terreno non mineralizzato: MF/3F
6)  Terreno con prevalente mineralizzazione ferrosa: MF/3F
7)  Terreno con mineralizzazione mista (ferrosa/alkalina): SC
8)  Terreno con prevalente mineralizzazione alkalina: STS

Spero di essere stato utile…

Leonardo/Bodhi3

V3/V3i: Programma speciale per SEF 15×12…


Pubblico con un po’ di ritardo, chiedendo scusa all’Autore e a Voi lettori, un interessante articolo dell’amico Alberto “622Mac622” sul settaggio del White’s V3i/V3 quando si monta una piastra Detech SEF 15″ x 12″. Questa piastra, pur non essendo di tipo “v-nulled” quindi non perfettamente compatibile con V3/V3i, è possibile utilizzarla con qualche accorgimento che Alberto ci spiega nel suo articolo.

Buona Lettura!

Leonardo/Bodhi3

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In un periodo dove quasi tutti pensano al mare e ai metal PI ho deciso di fare uno strappo alla regola del silenzio e scrivere qualcosa…

Da un annetto (e gli amici del AMDTT sanno quanto questo cruccio mi sia stato a cuore ) sto tentando di far funzionare il White’s V3i con la piastra SEF 15×12.

Fino alla settimana scorsa la soluzione obbligata sembrava essere l’utilizzo delle 3 frequenze settando il “Correlate” in funzione della ricerca. Più che una vera soluzione questa era l’ennesima forzatura che portava a sacrificare la sensibilità in nome di quella stabilità che fa andare al massimo il V3i …Poi , mentre giocavo con un Garrett ACE, mi sono accorto che, nonostante la bassa frequenza, anche con la piastra maggiorata eccelleva sul piccolo al pari di un White’s M6 (ma perdendo in profondità nella sfida ) da quì l’idea di “vestire” la SEF con un programma a 2.5 KHz !

Appurato in precedenza che un Gain troppo alto finisce per schermare i segnali, ho impostato il programma con un Gain a 10 e una Discrimination (sensibilità MOTION) oltre i 90 e …… tutto funziona! La modulazione audio tende a smorzare i segnali e, visto che non sento disturbi e non voglio smorzare nulla, ho provveduto a disattivarla. Mi sono accorto che era necessario “normalizzare” la frequenza visto che i VDI vengono spostati in basso. Ho poi provato subito gli effetti verso l’alto (sempre parlando di scala VDI) con una bella fascetta di bomba di rame dalle dimensioni importanti di 6x 4 cm e mi sono accorto che il relativo VDI non superava il 92.  Ho proceduto dunque a settare la discriminazione togliendo il +94 e + 95 e una “fettina” di negativi da -95 a -70. Ho quindi accettato i VDI da -69 a +93.

Ho impostato il Ground Filter a 5 Hz .. poi a 7 Hz …ma mi è sembrato che poco cambiasse. A questo punto, per evitare di eccedere mi  sono fermato a 5 Hz ed ho scelto il tipo di terreno in SALT Ho poi riprovato il settaggio di terreno NORMAL perchè mi è sembrato che il SALT tenda a smorzare i segnali con VDI positivi bassi dove sono più carente in efficacia. Non ho problemi dato che il metal, nonostante il terreno (da dove hanno raccolto le cipolle ) umido e sconnesso a causa degli avvallamenti delle ruote dei trattori, resta stabile .

Ho bilanciato il metal, sembra fare i capricci: bastardo! Ho disattivato l’AUTOTRAC e stavolta, oltre i capricci si è pure incazzato !

Sono tornato all’ AUTOTRAC ON, impostando il suo SPEED a 26 e ho aumentato la S.A.T. a 22 – 24.

Miracolo! Il metal rimaneva zitto e bilanciato!

Ho colto anche l’occasione di verificare i disturbi EMI: con la piastra D2 di serie si stabilizzavava a -2; ora il miglior compromesso dell’ offset delle frequenze è stato +2 (la SEF è proprio un altro mondo!) .

Sono poi passato al tuning del RECOVERY DELAY:  solitamente lo imposto a 45 mentre stavolta l’ho testata da 30 a 60. Il segnale non aveva ritardi ma arrivava all’orecchio in modo differente, con modulazioni più o meno nette. Mi sono fermato a 50 visto che una piastra del genere di solito viene mossa a velocità inferiori della D2.

Altre impostazioni sono state fatta “a sentimento”: rispetto ai programmi normali sono stati abbassati i toni dei VDI più alti , ma solo perchè il mio udito tende a perdere gli acuti troppo secchi.

Aggiungo poi che in ricerca le schegge di rame si sono succedute a volontà ed ad ogni profondità . Una monetona da 10 cent del Re è uscita a oltre 40 centimetri, i piombini di salame ad oltre i 15 e una piccolissima moneta da 1 cent del Re a circa 7-9 cm sotto terra .

Ho notato inoltre che la piastra tende a sentire ampiamente gli oggetti superficiali abbondantemente oltre il bordo perciò prima di scavare è meglio fare un pinpoint accurato .

I limiti maggiori di questo programma sono legati all’effetto “ingombrante” del ferro che spesso tende a mascherare i segnali buoni; i vantaggi sono la pulizia della ricerca e le profondità raggiunte .

Il dubbio sull’effettiva sensibilità della piastra SEF non potrò certo togliervelo a parole, ma se avrete modo di provarla rimarrete stupiti. La sensibilità raggiunta su oggetti sottili supera ampiamente quella raggiungibile con la 7.5. Sono convinto che anche in spiaggia questa tipologia di settaggi possa garantire ricerche efficaci .

Con ciò non mi sento di consigliare l’acquisto “ad occhi chiusi” di una SEF per il V3i ma, visto che in tanti l’abbiamo per l’M6/MXT/DFX, può tornare molto utile rendendo il V3i semplice da usare (in quanto una volta settato basta ripetere il bilanciamento di tanto in tanto con un paio di pompate per riassettarlo) e soprattutto molto più performate rispetto alle (a parer mio ) insoddisfacenti alternative di piastre “V-Nulled” e maggiorate che la White’s ci propone .

Naturalmente aspetto impressioni e pareri…

Ciao a tutti ….

Alberto “622Mac622”

NEWBIE: Consigli per chi vuol ben iniziare…


In questi giorni ho avuto modo di fornire alcuni semplici consigli ad un novello cercatore che, appena comprato un Garrett ACE 250, si accinge a muovere i primi passi in questo affascinante hobby.

A futura memoria e per tutti coloro che seguono questo blog, riporto qui il testo.

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Estratto dal Forum “METALDETECTOR PER TUTTI

Se posso aggiungere un paio di suggerimenti…

1) UNA SPAZZOLATA SCORRETTA PORTA A RISULTATI MEDIOCRI

Una delle cose che più spesso vengono trascurate dai principianti è la cura della spazzolata. Spessissimo mi è capitato di vedere anche utenti considerati “esperti” spazzolare con dei movimenti da far rabbrividire!
a) Persone che tengono la piastra sollevata 10 e più centimetri dal suolo
b) Cercatori che agitano il detector facendogli fare il “pendolo” (sollevamento della piastra alle estremità della spazzolata
c) Utenti che spazzolano troppo lentamente o troppo velocemente
d) Detectoristi che fanno spazzolate cortissime o esagerate
e) Prospettori che tengono la piastra non parallela al terreno ma bensì inclinata in alto o in basso o che tengono l’asta troppo corta o troppo lunga

…e così via…

Queste tecniche errate sono spesso la prima causa delle loro prestazioni mediocri che poi vengono puntualmente imputate (erroneamente) al MD.
Controlla bene il tuo stile, magari fatti guardare da qualcuno mentre lo fai in modo che possa aiutarti a correggere le eventuali errori di impostazione.
Ricorda sempre che ogni cm che lasci tra terreno e piastra è un cm perso. Attento però a non strofinare la piastra sul terreno/sabbia perchè i falsi segnali ed un usura precoce sono in agguato. Cerca di mantenere circa 1 o 2 cm dal terreno.

2) Con Garrett ACE spesso se il suono dell’andata è diverso da quello del ritorno si tratta di materiali non nobili (ferro etc). In questi casi, per sicurezza, prova a spazzolare sopra il target, dopo averlo ben centrato col pinpoint, da diverse angolazioni. Se continua a dare suoni diversi al 95% è immondizia.

3) Spesso le lattine sono segnalate esattamente come monete buone. Questo problema è abbastanza comune anche con metal molto più costosi. Uno dei trucchi che si possono utilizzare per minimizzare questo problema è presto detto: quando ti capita di rilevare un target che potrebbe essere moneta o lattina (ora non ricordo su quale tacca vengono segnalate più spesso) centra l’obbiettivo col pinpoint e continua a spazzolare sopra l’oggetto aumentando lentamente l’altezza della piastra dal terreno. Di solito le lattine danno un segnale così forte che il tuo metal continuerà a sentirle bene (a meno che non siano proprio tanto profonde!) anche con la piastra a parecchi cm (20 e oltre) da terra, cosa praticamente impossibile che succeda con una comune moneta. Se quindi hai la piastra alta 10-20 cm da terra e il target continua ad essere rilevato correttamente, al 95% si tratta di una lattina e non di una moneta.
Questo stesso trucco può essere utilizzato per le catenine d’oro che il tuo amato ACE250 riesce a sentire fino ad alcuni cm. Dato che questo materiale ha la stessa conduttività della stagnola, prova ad usare lo stesso trucco di prima… Di solito la stagnola, specie se non è proprio piccolissima, viene sentita ad una distanza maggiore perchè quando appallottolata ha una superfice nettamente superiore a quella di una sottile catenina.

4) Abbi pazienza e cerca di scavare all’inizio tutto ciò che non è nelle prime due tacchette. Solo così, con qualche centinaio di buche sulle spalle, potrai imparare a conoscere a fondo questo strumento. Imparerai con l’esperienza che le segnalazioni qualche volta non dicono la verità e ti capiterà di trovare target buoni mentre il MD ti dirà che non lo sono…

Non sai quanta gente ho visto, anche con più dieci anni di MDing sulle spalle, che spazzola in maniera assolutamente sbagliata. La cosa triste è che poi si da la colpa al MD che non va… :D

Io, per esempio, mi sono accorto che quando sono molto stanco tendo a spazzolare in maniera poco uniforme e con leggeri rialzi tipo “pendolo”. A questo punto, quando me ne accorgo, mi riposo un po’ e poi riprendo il movimento corretto.

Ci sono poi quelli che io chiamo i “corridori” del Detecting… Ovvero quelli che avanzano così velocemente sul terreno che se la loro piastra rilasciasse una traccia in vernice si vedrebbero delle “S” strepitose. :D :D

In altre parole, non sovrapponendo affatto almeno una parte della spazzolata, lasciano tantissimi cm cubici inesplorati. Vorrei che il nostro amico novizio notasse bene (tu Alfredo so che ne sei ben consapevole e che non hai bisogno di questi semplici consigli) che ho usato il termine CM CUBICI e non CM QUADRATI.
Spesso non si pensa che quando si spazzola si ha che fare con l’esplorazione tridimensionale del terreno. Ci si concentra di più sulla copertura bidimensionale…
Errore comune ma sempre piuttosto importante!

Ricordo, come già accennato nel mio precedente thread, che per ogni cm che teniamo sollevata la piastra da terra perdiamo CM di profondità. Questa profondità è legata al VOLUME TRIDIMENSIONALE del campo elettromagnetico sensibile. Se non si tiene la piastra ad una distanza corretta dal terreno verranno persi MIGLIAIA di CM CUBICI alla fine della giornata. Chissà cosa potevamo trovare… ;)

Se poi all’altezza scorretta si aggiunge una mancata sovrapposizione delle spazzolate il danno è terribile!

Perchè?

Perchè la parte del campo elettromagnetico che raggiunge la massima profondità si trova sulla sommità dell’ideale cono sensibile (nel caso di piastre DD questo problema è teoricamente minore a causa della forma a “chiglia” del campo magnetico) ed è quindi molto più stretto rispetto alla parte più vicina alla piastra dove c’è la base del cono elettromagnetico.

Per evitare di “mancare” bersagli profondi con la punta del cono, sarà quindi necessario tenere la piastra più vicina possibile al terreno e fare spazzolate sovrapponendo almeno 1/3 (ideale sarebbe 1/2) della grandezza della piastra.

Se ora fate un piccolo sforzo di immaginazione e visualizzate il cono elettromagnetico in movimento… Quanti target abbiamo perso con le nostre spazzolate scorrette? ;)

(A questo punto l’amico Alessandro ha mosso la seguente critica)

Ciao Leonardo
ti ringrazio dei validi consigli…ma con quest’ultimo che hai dato non sarei del tutto d’accordo
hai perfettamente ragione a far notare che per rilevare più possibile in profondità la spazzolata dovrebbe essere quasi sovrapposta alla precedente proprio per l’effetto cono,ma nel caso della ricerca in spiaggia l’obiettivo è proprio quanti metri cubi di sabbia riesco a passare a fine giornata,per assurdo una spazzolata “perfetta”dovrebbe essere eseguita a 2/3 cm dalla quella prima e questo significa ripassare su terreno già passato con un’enorme perdita di tempo,sono dell’idea che i risultati migliori in quel contesto si ottengano proprio con una spazzolata sempre parallela e rasente al terreno ma spostata in avanti quasi dell’intera piastra,io non denigrerei troppo i “corridori” del Detecting…..ciao e ancora grazie

Ecco la mia risposta:

Ciao Alessandro!

Ti allego un grafico in cui, un po’ grossolanamente dato il poco tempo, si può evincere in modo più intuitivo la differenza di efficacia in termini di CM cubici analizzati. Come vedi ho messo a confronto la classica spazzolata “Runner” (Corridore) con quella “Overlap” (Sovrapposizione).
Le traiettorie viste da sopra sono piuttosto verosimili, specie se la velocità di spazzolata insieme a quella di avanzamento non sono lentissime. Se volessimo fare proprio i pignoli, potremmo evidenziare una leggera curva ad arco in direzione contraria a quella di avanzamento verso la fine della spazzolata ma, specie per i “runner” più…”runner” questa tende ad annullarsi. Anche per coloro che fanno “overlap” spesso questa sovrapposizione non è come si immagina. Teoricamente la spazzolata dovrebbe formata da una serie di archi che si sovrappongono l’uno con l’altro per un tot di cm. In realtà questo movimento non viene quasi mai ad essere eseguito correttamente, a meno che una persona non si concentri espressamente sui movimenti. Gli “Overlapper” quindi, lungi dall’essere perfetti, tenderanno solitamente a fare spazzolate a forma di “S” strettissima con oltre il 50% della lunghezza arco leggermente sovrapposto al precedente.

Se ci fermiamo solo al primo grafico (visione dall’alto) già possiamo notare come ci siano spazi enormi non coperti dalla spazzolata “runner”. Questo perchè l’avanzamento crea uno spostamento in diagonale particolarmente accentuato per ogni passata creando le famose “S”.
Se poi andiamo anche ad analizzare la visione laterale (in basso a sinistra) potremo ulteriormente notare come ci sono grandi volumi assolutamente non ispezionati. Tra l’altro, per l’intrinseco limite della rappresentazione grafica, quello che vedi è solo il volume MINIMO perso tra un passaggio e l’altro. Se si fa uno sforzo di immaginazione e si immagina cosa accade continuando a muoverci, il volume non esplorato aumenta progressivamente fino a quando non invertiamo nuovamente il senso di spazzolata. Questo sempre perchè dobbiamo considerare che, mentre muoviamo la piastra lateralmente, ci stiamo comunque spostando in avanti.

Sembrerà quasi banale ora analizzare i grafici “Overlap” che sono sulla destra. Pur nella loro grossolanità ci permettono molto chiaramente di vedere come gli “sprechi” siano sensibilmente inferiori anche se probabilmente non nulli data la difficoltà nel produrre una spazzolata sempre corretta.

Ovviamente se c’è bisogno di ulteriori chiarimenti sono a disposizione.

Ciao!
Leonardo/Bodhi3

TEST: Seconda prova Garrett ACE 250 VS Collanina d’oro da 4 grammi


Dopo essermi confrontato con l’amico NUMES che riportava valori diversi di rilevazione della catenina da 4 grammi (la sua è da 4.7 per 50cm) ho avuto il sospetto che le batterie utilizzate nella prima prova (nuove, di produzione cinese) potessero aver avuto un ruolo determinante. Ho provveduto quindi a rieffettuare il test con delle Duracell ULTRA nuovissime. Ecco i risultati…
Nota: Tra parentesi l’incremento rispetto alla prima prova.

Metal Detector: ACE 250
Settaggio: All Metal
Sensitivity: Massima
Target: Collanina in oro a maglia fina – Peso 4g
Location: Giardino di casa mia
Terreno: Mineralizzato (Valore 4.0 su 13.5 della Scala Jeff Foster)
Pile: Duracell ULTRA Nuove

Test in Aria
————–
Test “A”: Collanina aperta e distesa:
Segnale dubbio altalenante tra 2°-3°-4° tacca (Metallo Ferroso)
Distanza Massima Coerente (più del 75% di segnalazioni valide): 3.5 cm (+1.5cm)
Distanza Massima Assoluta (almeno il 30% di segnalazioni valide): 4.0 cm (+1.5cm)

Test “B”: Collanina chiusa e disposta “a binario”
Segnale dubbio altalenante tra 3°-4° tacca (Metallo Ferroso)
Distanza Massima Coerente (più del 75% di segnalazioni valide): 4.5 cm (+1 cm)
Distanza Massima Assoluta (almeno il 30% di segnalazioni valide): 5.5 cm (+1.5 cm)

Test “C”: Collanina chiusa e appallottolata
Segnale dubbio altalenante tra 3°-4° tacca (Metallo Ferroso)
Distanza Massima Coerente (più del 75% di segnalazioni valide): 4.5 cm (+1 cm)
Distanza Massima Assoluta (almeno il 30% di segnalazioni valide): 6.0 cm (+1.5cm)

Test Appoggiata a Terra
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Test “A”: Collanina aperta e distesa:
Segnale dubbio altalenante tra 1°-2°-3° tacca (Metallo Ferroso)
Distanza Massima Coerente (più del 75% di segnalazioni valide): 3.0 cm (+1.5 cm)
Distanza Massima Assoluta (almeno il 30% di segnalazioni valide): 5.0 cm (+2.5cm)

Test “B”: Collanina chiusa e disposta “a binario”
Segnale dubbio altalenante tra 1°-2° tacca (Metallo Ferroso)
Distanza Massima Coerente (più del 75% di segnalazioni valide): 4.0 cm (+2.0 cm)
Distanza Massima Assoluta (almeno il 30% di segnalazioni valide): 5.0 cm (+2.5 cm)

Test “C”: Collanina chiusa e appallottolata
Segnale dubbio altalenante tra 1°-2°-3° tacca (Metallo Ferroso)
Distanza Massima Coerente (più del 75% di segnalazioni valide): 4.0 cm (+2.0 cm)
Distanza Massima Assoluta (almeno il 30% di segnalazioni valide): 5.5 cm (+3.5 cm)

Test Sotto Terra
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Test “A”: Collanina aperta e distesa:
Segnale solido 1° tacca (Metallo Ferroso)
Distanza Massima Coerente (più del 75% di segnalazioni valide): 1.5 cm (+0.5 cm)
Distanza Massima Assoluta (almeno il 30% di segnalazioni valide): 2.5 cm (+1.0 cm)

Test “B”: Collanina chiusa e disposta “a binario”
Segnale dubbio altalenante tra 1°-2° tacca (Metallo Ferroso)
Distanza Massima Coerente (più del 75% di segnalazioni valide): 2.0 cm (+1.0 cm)
Distanza Massima Assoluta (almeno il 30% di segnalazioni valide): 2.5 cm (+1.0 cm)

Test “C”: Collanina chiusa e appallottolata
Segnale dubbio altalenante tra 1°-2° tacca (Metallo Ferroso)
Distanza Massima Coerente (più del 75% di segnalazioni valide): 2.5 cm (+1.0 cm)
Distanza Massima Assoluta (almeno il 30% di segnalazioni valide): 3.5 cm (+1.5 cm)

Conclusioni del secondo test:
Pur se con la sostituzione delle pile si sono notati incrementi di profondità da 0.5 a 3.5 cm nei test in aria e appoggiata al terreno, l’incremento medio con la catenina sotterrata è risultato molto più contenuto (tra 0.5 e 1.5 cm) e l’identificazione è comunque totalmente errata. Confermo quindi quanto sostenuto nelle conclusioni della prima prova ribadendo l’effettivo fallimento del test in condizioni di ricerca reali.

Happy BetterButStillNoGO Hunting!
Bodhi3

TEST: Garrett ACE 250 e catenine d’oro da 4 grammi…


Alcuni giorni fa, nel Forum Metal Detector Marche, qualche amico mi ha chiesto la gentilezza di effettuare un test rigoroso per verificare la capacità del Garrett ACE 250 di rilevare catenine sottili in oro.

Pubblico di seguito l’esito della prova e le mie considerazioni finali.

Metal Detector: ACE 250
Settaggio: All Metal
Sensitivity: Massima
Target: Collanina in oro a maglia fina – Peso 4g
Location: Giardino di casa mia
Terreno: Mineralizzato (Valore 4.0 su 13.5 della Scala Jeff Foster)

Test in Aria
Test “A”: Collanina aperta e distesa
Segnale dubbio altalenante tra 2°-3°-4° tacca (Metallo Ferroso)
Distanza Massima Coerente (più del 75% di segnalazioni valide): 2.0 cm
Distanza Massima Assoluta (almeno il 30% di segnalazioni valide): 2.5 cm

Test “B”: Collanina chiusa e disposta “a binario”
Segnale dubbio altalenante tra 3°-4° tacca (Metallo Ferroso)
Distanza Massima Coerente (più del 75% di segnalazioni valide): 3.5 cm
Distanza Massima Assoluta (almeno il 30% di segnalazioni valide): 4.0 cm

Test “C”: Collanina chiusa e appallottolata
Segnale dubbio altalenante tra 3°-4° tacca (Metallo Ferroso)
Distanza Massima Coerente (più del 75% di segnalazioni valide): 3.5 cm
Distanza Massima Assoluta (almeno il 30% di segnalazioni valide): 4.5 cm

Test Appoggiata a Terra

Test “A”: Collanina aperta e distesa
Segnale dubbio altalenante tra 1°-2°-3° tacca (Metallo Ferroso)
Distanza Massima Coerente (più del 75% di segnalazioni valide): 1.5 cm
Distanza Massima Assoluta (almeno il 30% di segnalazioni valide): 2.5 cm

Test “B”: Collanina chiusa e disposta “a binario”
Segnale dubbio altalenante tra 1°-2° tacca (Metallo Ferroso)
Distanza Massima Coerente (più del 75% di segnalazioni valide): 2.0 cm
Distanza Massima Assoluta (almeno il 30% di segnalazioni valide): 2.5 cm

Test “C”: Collanina chiusa e appallottolata
Segnale dubbio altalenante tra 1°-2°-3° tacca (Metallo Ferroso)
Distanza Massima Coerente (più del 75% di segnalazioni valide): 2.0 cm
Distanza Massima Assoluta (almeno il 30% di segnalazioni valide): 2.5 cm

Test Sotto Terra
Test “A”: Collanina aperta e distesa
Segnale solido 1° tacca (Metallo Ferroso)
Distanza Massima Coerente (più del 75% di segnalazioni valide): 1.0 cm
Distanza Massima Assoluta (almeno il 30% di segnalazioni valide): 1.5 cm

Test “B”: Collanina chiusa e disposta “a binario”
Segnale dubbio altalenante tra 1°-2° tacca (Metallo Ferroso)
Distanza Massima Coerente (più del 75% di segnalazioni valide): 1.0 cm
Distanza Massima Assoluta (almeno il 30% di segnalazioni valide): 1.5 cm

Test “C”: Collanina chiusa e appallottolata
Segnale dubbio altalenante tra 1°-2° tacca (Metallo Ferroso)
Distanza Massima Coerente (più del 75% di segnalazioni valide): 1.5 cm
Distanza Massima Assoluta (almeno il 30% di segnalazioni valide): 2.0 cm

Conclusioni:
Dall’esperienza fatta in situazioni controllate posso tranquillamente affermare che in ordinarie condizioni di ricerca l’ACE 250 non potrebbe garantire alcuna affidabilità nel rilevare correttamente tale tipologia di target. Con una normale velocità di spazzolata le possibilità concrete di segnalazione “solida e ripetibile” sono alquanto aleatorie. A ciò va aggiunto che IN NESSUN CASO la macchina ha dato indicazioni affidabili sulla reale natura del metallo riportando sostanzialmente valori che passano dalla 1° alla 3° tacca e solo raramente ha indicato i 5 US Cents (4° tacca, inizio oro).
Concludendo, pur se lo strumento è effettivamente in grado di segnalare questo target, anche se i maniera totalmente inaffidabile e di scarsa praticità in contesti reali, posso affermare con una certa convinzione che il test di rilevazione di una catenina sottile (4 grammi) con ACE 250 è sostanzialmente FALLITO.

Happy NoGO Hunting!
Bodhi3