Author bodhi3

BOOKS: “Alla Ricerca dei Tesori Perduti” di Lucio “Meth” Morelli


Vorrei raccomandare a tutti i lettori del mio blog un’interessantissima lettura!

Il testo di intitola:
“ALLA RICERCA DEI TESORI PERDUTI”

L’autore, Lucio “Meth” Morelli, da anni protagonista della scena Metal Detecting italiana ed esperto ricercatore, ha deciso di scrivere un agile vademecum per il cercatore. Questa prima edizione speciale, in vendita su ebay ad un prezzo speciale, sarà un ottimo strumento di educazione specie per le giovani generazioni.

Con le stesse parole dell’autore: “Con questo testo, sinteticamente vengono descritti alcuni dei metodi per ricercare la storia del nostro territorio ma la cosa più importante ( ed appagante ) e’ ricercare le tracce che hanno lasciato le popolazioni che ci hanno preceduto. Ogni popolazione che ha vissuto per secoli in un luogo ha “sicuramente” lasciato delle tracce dei segni evidenti e non…”
I principali argomenti trattati sono:

– Le leggi dello stato inerenti i la ricerca archeologica ed eventuali fortuiti ritrovamenti – come ci si comporta – quali sono le regole da seguire e le leggi da rispettare

– Lo studio della  cartografia del territorio – sia storica che attuale;

– Lo studio delle fotografie Aeree con la sovrapposizione delle medesime nella carte IGM

– L’individuazione e lo studio delle vecchie strade per capirne le origini

– Esempi di centuriazioni romane

– Lo studio dei toponimi

Per chi fosse interessato all’acquisto (il prezzo è di € 5,00) ecco l’indirizzo.

http://cgi.ebay.it/ws/eBayISAPI.dll?ViewIt…=STRK:MESELX:IT

Happy SupportGoodBooks Hunting!

Bodhi3

THEORY: Profondità degli oggetti, “SINKING RATE” e i vermi di Charles Darwin…


Oggi l’amico 1500g ha posto un interessante quesito riguardante la possibilità di fare una stima approssimativa dell’età dei ritrovamenti in base alla loro profondità.

Si chiedeva infatti se fosse possibile dedurre l’età approssimativa di altri oggetti trovati in quel terreno in base alla loro profondità (tenendo come punto di riferimento la profondità di quelli già trovati e datati)

Recentemente mi sono incuriosito anch’io a questo argomento dopo aver letto un articolo di tale NASA Tom, un esperto di detecting molto conosciuto. Lui analizzava il comportamento degli oggetti metallici sulla battigia e mi ha dato spunti molto interessanti per ulteriori ricerche. Uno dei fattori più determinanti è la DENSITA’ dell’oggetto e quella del terreno.

Tom sostiene che, sostanzialmente e specie in spiaggia, l'”affondamento” prosegue fino a quando la densità dell’oggetto non è pari a quella del terreno che sta attraversando. Quando le due densità saranno uguali, la corsa si arresterà.

Sulla terra invece, oltre alla densità, ci sono tanti fattori in più da tenere in considerazione.

L’amico Iomirai infatti ricordava anche l’attività di “movimentazione del terreno” operata da lombrichi e talpe e le violente escursioni termiche.

Confermo anch’io l’importanza di tali fattori…

Ovviamente è raro che talpe e lombrichi possano vivere felicemente sotto la sabbia, quindi il loro effetto (che sulla terra è importantissimo) è trascurabile. Gli sbalzi di temperatura invece possono far “muovere” l’oggetto.
Ovviamente, specie in spiaggia, i temporali e il forte vento fanno la loro parte togliendo sabbia da sopra…

Approfondendo un pochino la cosa, una scienza che ci potrebbe aiutare è la cosiddetta Geologia Forense.
Questa branca della geologia, applicata a questioni criminal/legali, ha, tra i suoi principali obiettivi “…la rilevazione di corpi sepolti di qualunque natura mediante l’applicazione di metodi geofisici “no dig” e la rilevazione con conseguente attività di indagine su crimini ambientali.”
In altre parole è proprio quello che ci interessa…

Con un po’ di destrezza (ehehehe) ho trovato e ho iniziato a leggere un ebook gigantesco americano dove si parlava del comportamento di oggetti appoggiati sul terreno (pensate ad una pistola) e ai fenomeni che intervengono per farla “sprofondare” nel terreno.

Pensate che uno dei pionieri di questi esperimenti è stato nientemeno che Charles Darwin… Il padre della teoria dell’Evoluzione!

Per chi volesse darsi un’occhiata all’interessantissimo articolo (in inglese) di NASA Tom…
“LOVE IS DEEP” by NASA Tom

A questo punto l’amico Linux-Ubuntu ci ha ricordato che:

“Per quanto riguarda l’affondamento dei metalli è ovvio che in terra, dove ci sono alberi con notevoli foglie (castagni ad esempio) o dove ci sono pascoli con erba alta incolta, gli oggetti “affondano” di più perchè coperti dal materiale che cade, non certo per un problema di “galleggiamento” 🙂
La sabbia è un caso a se stante essendo in movimento perenne”

Mi viene in mente però una riflessione: “E nel caso di terra dove non ci sono alberi o altre cose che, cadendo dall’alto, ricoprano gli oggetti?”

Secondo gli studi di Charles Darwin descritti nel suo trattato “The Formation of Vegetable Mould Through the Action of Worms, bisogna tenere conto che due oggetti, poggiati sul terreno di prova nello stesso momento, ma con caratteristiche diverse (N.d.B3. ad esempio una linguetta di lattina e una moneta), dopo un tempo “T” abbastanza lungo si ritroveranno a profondità sostanzialmente diverse. Questo,
Se fosse come Linux propone, ovvero la profondità fosse solo legata alla “ricopertura” dall’alto di foglie etc, entrambi gli oggetti  sarebbero alla stessa profondità perchè ricoperti dalla stessa quantità di materiale “caduto sopra”. E ciò sarebbe in evidente contraddizione con gli studi di Darwin.

Faccio un  esempio concreto. Quante volte vi è capitato di trovare una linguetta di lattina a 10 cm e magari li accanto una moneta del 1800 alla stessa profondità? Trascurando situazioni particolari che possano aver creato delle anomalie, non credo quindi che nel 1800 bevessero CocaCola (bhè… nel 1866 si… ma solo in bottiglia…ehehehe).

In effetti il cosiddetto “SINKING RATE” (Coefficente di ‘Affondamento’) è influenzato da diversi fattori (questi sono tra i più critici ma ce ne sono tanti altri – e, per correttezza e dovere di riconoscenza, molti sono stati già indicati nel corso della discussione dagli esperti partecipanti) :

1) Densità del terreno

2) Composizione chimica del terreno

3) Densità dell’oggetto

4) Forma dell’oggetto e sua posizione tridimensionale del terreno

5) Peso dell’oggetto (LA GRAVITA‘!!!!!!!!)

6) Materiale di cui è composto l’oggetto

7) Attività animale nel sottosuolo (lombrichi, talpe e altri micro-macro organismi viventi)

8) Fenomeni Climatici ivi comprese le variazioni di temperatura e umidità

9) Sovrapposizione di materiale organico o inorganico per “caduta dall’alto” (è quello al quale si riferiva Linux-Ubuntu) o per spostamento superficiale.

10) Variazioni vegetative (anche questo…)

11) Movimenti tellurici

12) Presenza di altri materiali/oggetti che impediscono il movimento dell’oggetto

… ) Altri fattori

99) Azione meccanica di operatori di metal detector che interrompono l’affondamento attraverso lo scavo ed il recupero dei medesimi oggetti 😉

Come si può vedere sono tanti i fattori da tenere in considerazione. Risulta quindi molto difficile tentare di costruire delle tabelline che ci possano aiutare nel mettere in relazione un particolare oggetto e la profondità ipotetica che potrebbe raggiungere.

Sarebbe bellissimo poter sapere in anticipo, in base all’età dell’oggetto che cerchiamo, sapere a quale profondità approssimativamente lo potremmo ritrovare, vero?

Le cose da analizzare, come potete immaginare sono un po’ troppe, almeno per poter fare una stima “sul campo” senza doversi portare a casa campioni di terreno da analizzare con spettroscopi, densimetri, gascromatografi etc etc. 😀

E’ però vero che è possibile ALMENO TENTARE di farsi un idea (come si domandava l’amigo 1500g), in base alle condizioni MEDIE del terreno e al tipo di ritrovamenti fatti, di cosa ci potremmo aspettare di trovare.

Io aggiungo che sarà più facile capire quello che, per differenza, ci potremmo aspettare di NON TROVARE. Almeno non così facilmente…

Mi spiego meglio…

Se in uno spazio limitato trovo qualche moneta da 200 lire del 1970-80 a circa 20 cm di profondità, TEORICAMENTE, RIPETO TEORICAMENTE, sarà difficile che nei paraggi riusciremo a trovare monete più antiche.

Pur se in questo caso si parla solo in modo totalmente ipotetico e tutto ciò è suscettibile di errore, la teoria ci direbbe che monete più antiche PROBABILMENTE sono “UN PO’ PIU’ GIU’” (secondo gli studi effettuati da Darwin) rispetto a quei 20 cm ai quali abbiamo trovato le monete da 200 lire. Ciò implicherebbe che le monete più antiche potrebbero trovarsi a profondità “FUORI PORTATA” dei nostri amati metal detector.

Ma, ripeto… E’ solo teoria… La pratica spesso ci dice il contrario… Caspita…Sti’ vermi… 😀

Happy WormSinking Hunting!

Bodhi3

DFX: Oggetti sottili, 15KHz, Legge di Lenz e “Skin Effect”…


Oggi vorrei spendere due parole sul perchè le frequenze più alte (nel caso del DFX i 15KHz) dovrebbero essere preferite quando si tenta di rilevare oggetti sottili (oggetti sottili in argento, catenine d’oro per esempio… 😉 )

A prescindere dai discorsi già fatti in questo blog relativi a discriminazione, frequenze e materiali indagati e sto alludendo al fatto che con le alte frequenze si riesce a discriminare meglio tra alluminio e oro, come molti di voi sanno già, l’uso del 15KHz si dimostra più “sensibile” agli oggetti minuscoli rispetto ai 3KHz.

Oggi vorrei anche TENTARE di spiegare il perchè (con parole spero semplici) da un punto di vista tecnico…

Come molti già sanno, il nostro metal detector, tramite il passaggio di corrente alternata nella sua bobina “trasmittente”, produce un campo magnetico che si propaga sia sopra che sotto la piastra.

Tralasciando la forma di questo campo magnetico e il suo legame con il tipo di piastra, ciò che ci interessa osservare è cosa accade quando questo campo magnetico, attraversando il terreno, incontra un oggetto metallico.

Quando ciò accade, grazie alla legge di induzione di Faraday, all’interno dell’oggetto metallico si genera una corrente elettrica appunto INDOTTA dal campo magnetico. Questa corrente ha un strano e particolare andamento… Ruota in circolo…come in un gorgo d’acqua…

Questa particolare corrente viene appunto chiamata CORRENTE EDDY (dalla parola inglese “eddy” che significa “vortice”).

Una breve citazione da Wikipedia non farà male… ehehehe

“Le correnti parassite o correnti di Foucault o correnti eddy (dall’inglese eddy: vortice) sono delle correnti indotte in masse metalliche conduttrici che si trovano immerse in un campo magnetico variabile o che, muovendosi, attraversano un campo magnetico costante o variabile. In ogni caso la variazione del flusso magnetico genera queste correnti.
Il fenomeno fu scoperto dal fisico francese Jean Bernard Léon Foucault nel 1851.

Il termine “eddy current” (letteralmente: correnti di vortice) deriva dal comportamento del remo quando lo si immerge nell’acqua e crea piccoli vortici mentre la barca avanza.”

Ora, se la frequenza che utilizziamo sarà 3KHz, le correnti eddy indotte nell’oggetto di metallo dovranno, dato che si tratta di correnti alternate, cambiare direzione di percorrenza esattamente 3.000 volte al secondo. Se utilizziamo i 15KHz, ovviamente, questo “gira di qua-fermati-vai nell’altra direzione-riparti” e così via accadrà 15.000 volte in un secondo.

Questi “STOP, GIRATI & GO!” continuativi sono i responsabili di un altro interessante effetto fisico descritto dal fisico russo Heinrich Lenz nella sua famosa legge. Questa legge (chi vuole può approfondire su internet o su un buon testo di fisica elettronica) ci dice che, nelle condizioni di alternanza di corrente eddy, si viene a creare un effetto elettrico di “auto-repulsione” che, in parole povere, spinge le correnti verso la superficie dell’oggetto metallico.

Questo fenomeno prende il nome di SKIN EFFECT (Effetto “Pelle”). Secondo la Legge di Lenz, questo effetto è tanto maggiore quanto più alta è la frequenza e tanto più sottile l’oggetto.

In altre parole, le correnti eddy di un oggetto sottile attraversato da un campo magnetico generato da una frequenza ALTA (15KHz), sono “PIU’ SUPERFICIALI”  rispetto a quelle di un oggetto sottile ma attraversato da un campo magnetico generato da una frequenza BASSA (3KHz).

Se guardiamo questi dati sperimentali ci renderemo immediatamente di cosa significhi.

In questa  tabella si è esaminato un pezzo di rame investito da campo magnetico generato a varie frequenze e si è calcolata la Profondità dell’Effetto Pelle. Essa rappresenta la profondità in Micrometri in cui la corrente si “muove”. Minore è la profondità (o lo “spessore della pelle”), maggiore sarà la resistenza al passaggio di corrente e, di conseguenza (per quello che ci interessa) l’identificabilità del nostro oggetto.

Frequenza Profondità Effetto Pelle (SKIN EFFECT) (in μm)
60 Hz 8470
10 kHz 660
100 kHz 210
1 MHz 66
10 MHz 21

Guardate tra 10 KHz e 100KHz come lo spessore si sia ridotto di oltre 2/3!

Concludendo, come avrete già intuito è proprio questa legge della fisica che ci permette di usare le frequenze alte (nel caso del DFX – i 15KHz) con maggiore profitto nella ricerca di oggetti molto piccoli e/o molto sottili.

Happy Skin Hunting!

Bodhi3

THEORY: Semplici considerazioni su profondità, discriminazione e pizza margherita…


Ciao a tutti!

Mentre aspetto che si cuocia la pizza che mi sta preparando la mia ragazza, vi butto giù due parole circa la relazione tra discriminazione e profondità di rilevazione in modalità MOTION. Premetto che non mi addentrerò troppo in disquisizioni troppo teoriche/ingegneristiche primo perchè non ne ho le competenze, secondo perchè in questo caso non serve, terzo perché quando ho fame ragiono male… 😀

In teoria questi due concetti potrebbero non avere nulla a che fare tra loro ma, basta riflettere un po’ per capire che in realtà un legame c’è…e pure abbastanza semplice da verificare.

Per semplificare ancora di più la chiacchierata, ho realizzato un orribile grafico che spero possa rendere più intuitivo il mio discorso. Chiedo ancora scusa per la sua bruttezza… l’ho fatto di fretta e sotto i morsi della fame di pizza.

Depth+Discrim

Sulla parte bassa del grafico troviamo un segmento che rappresenta la gamma completa dei cosiddetti VDI (Visual Discrimination Indication) ovvero, per semplificare, un numero che ci aiuta ad identificare il target. Per chi possiede un White’s DFX, XLT e, credo ma non sono certo MXT e M6, sa bene che la scala dei loro VDI va da -95 (Massimo ferroso) a +95 (Massimo Non ferroso). Non lasciamoci distrarre però dallo specifico modello. Questa rappresentazione è valida per la quasi totalità dei metal VLF. Anche l’ACE 250 indica il massimo ferroso a sinistra fino ad arrivare al massimo NON ferroso all’estremo destro. Alcuni modelli potrebbero invertire la destra con la sinistra ma il ragionamento non cambierebbe.

Come vedete, sulla sinistra ci sono i VDI dei target ferrosi e, man mano che ci si sposta verso destra, incontreremo i VDI dei target NON ferrosi (ovvero quelli “buoni”). Al centro c’è lo 0 che indica lo spartiacque tra ferrosi e non ferrosi (una parentesi… di solito sullo 0 e li intorno c’è il feedback della mineralizzazione da sale). X è il VDI esatto (ideale) dell’oggetto che andremo a rilevare con il nostro metal. Immaginiamo che sia una moneta che ci dia un valore VDI di 50 (valore totalmente arbitrario e usato solo per esempio)

Una parte del nostro segmento è stata colorata di rosso per indicare che quei valori sono stati DISCRIMINATI dall’utente attraverso i vari setting dei nostri metal (manopole, programmi, tacche etc etc)

Ho impostato un range a caso che parte dai VDI più ferrosi fino ad una piccola parte dei VDI NON ferrosi che potrebbe, realisticamente, essere la carta stagnola. Ripeto, è un range assolutamente arbitrario e mi serve solo per illustrare come, se si imposta una discriminazione TROPPO FORTE, si perda non solo parecchi target buoni PERCHE’ INCLUSI NELLA DISCRIMINAZIONE, ma si perda anche in profondità di rilevazione di target che, almeno in teoria, non dovrebbero ricadere nell’area DISCRIMINATA.

Alla sinistra del grafico trovate due frecce. Una che va dall’alto in basso e che indica la profondità e l’altra che al contrario va dal basso all’alto e che indica l’intensità (la “forza”) con cui viene segnalato un oggetto.

Tutti sanno infatti che, più un oggetto sepolto è in superficie, maggiore sarà l’intensità del suo segnale con cui verrà rilevata la sua presenza.

Il Triangolone nero è una area ideale dove, spostandoci verticalmente lungo la profondità, potrebbe ricadere il VDI dell’oggetto. Cosa significa? Molto semplice. Immaginiamo che l’oggetto metallico sia appoggiato SOPRA il terreno quindi alla profondità MINIMA TEORICA. Qui, come ho detto prima, l’intensità del segnale sarà massima e il VDI individuato dal 99,99% delle passate della piastra sarà (se il metal non è proprio una ciofeca :D) esattamente X=50, ovvero il valore che noi ci aspettiamo da quell’oggetto.

Se iniziamo a seppellire la moneta a 1, 2, 3, 5, 10  etc centimetri, ovvero AUMENTIAMO LA PROFONDITA’, l’INTENSITA’ DI SEGNALE DIMINUIRA’ e LA PRECISIONE DELLA MISURAZIONE DEL VDI DIMINUIRA’ IN PROPORZIONE. Ovvio direte voi, se il segnale è più debole è più facile che il metal sbagli ad interpretare i dati “dubbi” e che quindi il VDI sia più “ballerino” rispetto a quello, solido come una roccia, individuato prima.

Ecco infatti che l’oscillazione dei VDI si “allarga” rispetto al valore ideale di 50 ipoteticamente sia a destra che a sinistra. Nel grafico infatti vedete che la base del triangolone è la più ampia proprio perché è alla massima profondità rilevabile (e quindi alla minima intensità di segnale).

E qui entra in gioco la discriminazione!!!

Se una discriminazione troppo forte potrebbe non influenzare la ricerca se l’oggetto si trova ancora ad una profondità non eccessiva ove il range dei VDI è ancora abbastanza “stretto” da non ricascare nei valori RIFIUTATI dalla discriminazione! Nel grafico infatti si vede che , alle basse profondità, il triangolone non è toccato dalla zona rossa. Se invece aumentiamo la profondità e quindi l’oscillazione dei VDI, è più facile che essi ricadano nella “zona rossa” di rifiuto e il nostro metal, per tutta risposta, ci dia un segnale “spurio, inconsistente, rovinato o quantomeno molto dubbio” e non più uno solido e limpido.

Quante volte abbiamo lasciato in terra questi segnali che non ci convincono? Tantissime volte direi… Pure troppe… Bhè non è detto che sia stato un pezzo di ferro a generare quel “suonaccio”… potrebbe essere stato un oggetto buono che, dato che era troppo in profondità, ha confuso la macchina mandando qualche valore nel range di quelli da rifiutare a causa della discriminazione.

Semplice no?

Happy ThinkBeforeDig Hunting!

Bodhi3

THEORY: Una semplice introduzione alla teoria della discriminazione dei metalli


Il principio fondamentale di funzionamento della discriminazione dei metalli, almeno nei modelli VLF (Very Low Frequency – ovvero la maggior parte in commercio) è collegato al concetto di “ritardo di fase”. In parole povere (gli ingegneri e i fisici mi perdoneranno) il nostro metal detector, tramite la sua piastra emette un campo magnetico che finisce nel terreno. Questo campo magnetico, paragonabile ad un onda, interagisce con gli oggetti di metallo sepolti e poi “torna indietro” e viene ricevuto dalla piastra con un maggiore o minore ritardo (detto “di fase”). Se l’onda incontra un oggetto NON ferroso, avrà un ritardo di fase più lungo, viceversa gli oggetti ferrosi produrranno ritardi di fase più brevi.

E’ proprio interpretando questi “ritardi” che il nostro metal sarà in grado di identificare e, volendo, di discriminare i vari metalli sepolti.

C’è però un altro importante elemento di cui dobbiamo tener conto… LA FREQUENZA OPERATIVA DEL NOSTRO METAL!

Se volessimo creare una tabella dei vari ritardi di fase e costruire così una mappatura dei vari metalli non possiamo fare a meno di tenere in considerazione qual’è la frequenza che viene usata dal nostro metal per creare il campo magnetico di cui abbiamo parlato prima.

Se immaginiamo di segnare lungo un segmento i vari ritardi di fase relativi ai vari metalli, la “posizione relativa” (tecnicamente si parlerebbe di differenza di ritardo di fase del segnale) dei vari tipi di metalli è legata fortemente alla frequenza operativa utilizzata per rilevarla.

Faccio un esempio pratico che la maggior parte di voi potrebbe già conoscere…

Se utilizzo un metaldetector che opera ad una frequenza medio-alta, tipo 15-18 KHz, la differenza del ritardo di fase tra la stagnola e l’oro sarà più marcata. Viceversa, utilizzando invece un modello che emette una frequenza bassa (3KHz) tenderanno ad essere molto vicine, quasi a coincidere.

Si può ovviamente immaginare ciò cosa comporti. Con le alte frequenze si riesce a discriminare meglio tra stagnola e oro… con le basse invece, come si intuisce… non altrettanto bene se non addirittura non ci si riesce affatto…

Happy Phase Hunting!
Bodhi3